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“Cordaro dice che nessuna sanatoria potrà vedere la luce col governo Musumeci? Bene, siamo felici, ma allora lui e tutto l’esecutivo regionale mettano subito la retromarcia e cassino l’articolo 18 del disegno di legge governativo sull’edilizia che, per quanto ne possano dire, è un condono a tutti gli effetti e quindi da cancellare, senza se e senza ma”.
Il deputati 5stelle della Commisione Ambiente  dell’Ars Giampiero Trizzino, Valentina Palmeri, Stefania Campo e Nuccio Di Paola, rispondono così all’assessore regionale all’Ambiente  che ieri ha negato l’esistenza di un condono per le zone con inedificabilità relativa nascosto tra le pieghe del disegno di legge governativo, che ieri i quattro deputati hanno denunciato pubblicamente.
“La cosa assurda – sostiene Trizzino – è che Cordaro nega non solo il tentativo di sanatoria nelle zone a inedificabilità relativa, ma, da quanto apprendiamo dalle sue dichiarazioni, nega anche l’esistenza stessa della inedificabilità relativa, cosa che ci lascia a dir poco interdetti. Stupisce e non poco, infatti, che non ricordi l’istituto disciplinato dall’articolo 32 della Legge 47/1985. In ogni caso, qualora fosse stato colpito da amnesia, siamo pronti ad aiutarlo: l’inedificabilità è relativa in tutti quei casi in cui sia condizionata da un parere dell’autorità preposta alla tutela di un vincolo. Sia esso idrogeologico, archeologico, paesaggistico e così via”.
“Quanto poi – prosegue Trizzino – alle presunte sentenze delle Sezioni riunite del CGA che Cordaro porta a sostegno delle sue tesi, viene quasi da sorridere, perché in verità l’atto a cui fa riferimento è un semplice parere del CGA (e non una sentenza, come afferma lui), che in quanto tale ha natura meramente amministrativa e non giurisdizionale. Dunque neanche una sentenza. Di contro invece, esistono fiumi di sentenze (vere, non pareri) che dicono l’opposto”.
“In pratica  – spiega Palmeri – si vorrebbe estendere la sanatoria del terzo condono edilizio del 2003 anche per quelle domande relative ad immobili costruiti in aree vincolate. Fatto, tra l’altro, palesemente incostituzionale perché andrebbe ad incidere anche sul regime sanzionatorio penale”.
” La verità – sostengono  i quattro deputati  – è che con questa manovra di basso livello non si fa altro che allargare la maglia degli abusi condonabili anche a quelli commessi in aree vincolate, come ad esempio nelle zone sottoposte a vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici”.
 “Alla faccia – concludono – della sicurezza e della tutela del territorio. Questo è lo scempio che si vorrebbe consumare con la firma del governo Musumeci. Peccato per loro che ce ne siamo accorti. E ora faremo le barricate per fare carta straccia di questa norma”.

Storico uomo di sinistra, è stato consigliere comunale ad Agrigento per diversi anni.

Persona perbene e garbata lo si incontrava per la città pronto in qualsiasi momento a segnalare disguidi e problemi da trasferire nel Civico consesso. Attento alle problematiche dei cittadini i quali non hanno mai disdegnato di fare da portavoce per la risoluzione degli stessi.

Impegnato da sempre nel settore dell’edilizia era attualmente presidente della Confedilizia della federazione agrigentina.

Nelle prime ore di stamattina il suo cuore ha cessato di battere.

Le condoglianze di tutto lo staff di sicilia24h.it

Ho atteso qualche giorno dall’inizio della fase 2 di questo tempo di pandemia, per dire ciò che vedo e che penso.
Una fase di mezzo, questa, che ha contorni strani e tanta incertezza.
Qualcosa sì, qualcosa no, tanta confusione, mille domande senza risposte, qualche abuso di potere (quelli non mancano mai), regioni che fanno a modo loro, l’Italia che stenta a ripartire tra cavilli burocratici, incentivi che forse non arriveranno mai e la paura come leitmotiv di un anno che malgrado vorremo dimenticare, faremmo meglio a ricordare affinché alcune cose non accadano più.

Una fase 2 e un’Italia che si spacca in altrettante parti.
Chi ha paura e chi no.
Chi non ce la fa a reagire e chi invece mostra guizzi pericolosi di incoscienza.
I navigli a Milano pullulano da giorni di gente senza mascherina e in conclamato assembramento, i casi di contagio crescono, molti puntano (giustamente) il dito contro la stupidità umana che rasenta a volte limiti assolutamente incomprensibili.
Ma insomma, non aspettavano altro? Ok, ma il buonsenso almeno attivatelo!
Anche al Sud, in Calabria per esempio, dopo il decreto regionale della Santelli che autorizza l’apertura dei bar con i tavolini fuori, la situazione è la medesima.

C’è un’Italia che va a fare la Movida, che non attendeva altro, mentre ci si chiede, cosa non abbiano capito del fatto che il contagio è ancora attivo, che bisogno stare lontani e che tocca proteggersi. Niente. Non hanno capito niente. Alcuni sembrano investiti da una sorta di reset innescatosi al suono delle parole “fase 2” come se il silenzio assordante della morte che avanzava nei mesi passati, fosse solo l’audio di un film in prima serata.

E come sempre il vivere (per fortuna, direi) mostra un’altra faccia … sempre che la si voglia vedere, però. Perché anche nella comunicazione – va detto – c’è quel che fa più clamore e dunque ha più visibilità.

E allora vorrei provare a far emergere come non esista solo il popolo della movida e degli aperitivi, ma anche una fetta enorme di individui che necessitano di una vera e propria riabilitazione al vivere; persone alle quali le parole “fase 2” hanno fatto paura, hanno dato sgomento. Rimaste a lungo immobili, anche le parti del corpo non rispondono subito come prima. C’è una propriocezione di cui riappropriarsi e paure da vincere e fiducia da recuperare. Una riabilitazione fisica ed emotiva in piena regola; una riabilitazione che comprende non solo la libertà di movimento, ma anche una socialità alla quale ci siamo lentamente ed inesorabilmente disabituati in questi mesi. E allora potrebbe accadere – non sarebbe affatto strano – di sentirsi impacciati, spaventati, titubanti mentre ci si relaziona in questa fase 2, mentre ci si sente a disagio emotivamente, mentre si cercano parole da dire e volontà di apertura al mondo.

Sì, perché alcuni hanno vite sospese, sospese tra la voglia di riappropriarsi della propria esistenza e quella vocina che dice (succube e ostaggio ancora della paura): “quasi quasi non esco più“.
C’è chi lo teme, il ritorno alla vita.
Una sorta di incertezza, come quando si cammina sul ciglio di un precipizio, quando guardare oltre fa paura, ma sai che per arrivare dall’altra parte, devi andare.
Ma dove?
Come?
Basterà infilarsi un vestito bello e uscire, impacciati nel non sapere cosa sarà di quell’uscita e di quell’apertura al mondo?

La riduzione di vita sociale in questi mesi, ha amplificato azioni senza orari e in maniera inversamente proporzionali, ha azzerato i sensi di colpa. Ore ed ore davanti alla Tv, il dolce far niente, il forno a pieno regime, con una fase ampissima di “rimando a chissà quando gli impegni e le responsabilità“. Ecco, dentro al termine “responsabilità” si annida una ennesima doppia faccia.

Responsabilità da riprendere sulle spalle, perché costretti ad abbandonarle nella fase 1, per salvare la pelle.
Responsabilità nel salvarsi la pelle, ancora, mentre ci si riappropria delle responsabilità di una vita lavorativa e sociale.

Sembra un gioco di parole.
Difficile da dire quanto da attuare.

Enorme, ingombrante la parola “Responsabilità”, quella che i nostri genitori ci chiedevano di avere quando passavamo dall’adolescenza all’età adulta, quando abbiamo incominciato a fare i conti con le conseguenze delle possibili nostre scelte, come quando dovevamo scegliere se cambiare casa o andare a convivere o accettare un lavoro lontano dalla famiglia, o se drogarci oppure no.

E’ l’equilibrio della responsabilità, quello che dovremmo tutti riacquistare.
E forse non basteranno una manciata di giorni con sopra scritto “fase 2”

 

Simona Stammelluti

“Se confermato l’arrivo della nave-quarantena a Porto Empedocle per la gestione sanitaria dei migranti che giungono sulle nostre coste,  l’appello di noi sindaci, di un corridoio umanitario e sanitario per questa ulteriore emergenza, è stato ascoltato”.
Lo ha dichiarato il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto che ha spiegato come questa sia “una richiesta più che giustificata dal particolare momento storico”.
“Siamo la citta dell’accoglienza da 2600 anni e continueremo a esserlo – ha concluso Firetto. – Ma in questa fase occorre garantire salute e sicurezza”.

“In un momento cosi’ difficile per la nostra economia sara’ fondamentale sfruttare i fondi europei e gli incentivi statali nel nome del buonsenso. Ci chiediamo se in Sicilia siano replicabili le medesime forme di convenzione stipulate tra Regione Lombardia e GSE per potenziare ed efficientare il sistema sanitario, facendo rifermento a un team bilaterale di esperti, cosi’ da sfruttare al massimo le risorse a disposizione da parte delle istituzioni”.

Lo afferma in una nota il vicecapogruppo della Lega alla camera Alessandro Pagano.

“Nella nostra Regione, che ha contributi per 30 milioni attualmente inutilizzati, se i Liberi consorzi utilizzassero queste cifre per progetti di efficientamento energetico per esempio si produrrebbe un effetto ‘leva’ di almeno 4 volte tanto, oltre che benefici finanziari. Per tale ragione intendiamo sollecitare l’Assessore alla sanita’, Ruggero Razza, e l’Assessore agli Enti Locali, Bernadette Grasso, ormai usciti brillantemente dalla emergenza Covid, affinche’ non si perda tale modello di sviluppo per ripartire economicamente”, conclude Pagano.

Sono stati segnalati in particolare problemi interpretativi in ordine all’art.10 dell’Ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n.18 del 30.4.2020.

“L’Ordinanza – rileva la Protezione civile – recita “È autorizzato nelle superiori giornate domenicali il servizio di consegna a domicilio e di asporto dei prodotti alimentari e affini”.

Ciò significa che nelle giornate domenicali tutti gli esercizi commerciali che praticano servizio a domicilio o di asporto sono autorizzati ad essere aperti per poter fornire il suddetto servizio. Ne consegue che bar, pasticcerie, ristoranti, ed esercizi similari che vendono prodotti alimentari o affini quali: prodotti da forno, rosticceria, cibi cotti, pasticceria e similari possono garantire il servizio evitando gli assembramenti e garantendo il rispetto delle distanze interpersonali. Le persone che vorranno fruire del servizio dovranno, comunque, indossare le mascherine quando in fila per l’asporto. Per la suddetta ammessa finalità ne consegue che è possibile l’eventuale spostamento da fuori comune.

Inoltre, a ulteriore chiarimento della circolare 14 dell’8 maggio si precisa che l’Art.7 del Decreto Legge 9 marzo 2020, n.14 prevede che le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 2, lettera h), del decreto-legge 23 febbraio 2020, n.6, non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che vengono sottoposti a sorveglianza.

I medesimi operatori sospendono l’attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19. Si significa, pertanto, che tutti gli appartenenti alle Forze Armate, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco o operatori che svolgono servizi essenziali che sono sottoposti a sorveglianza non devono sottostare a isolamento fiduciario all’ingresso in Sicilia, anche in caso di licenza, se sono

sottoposti a sorveglianza sanitaria. In caso contrario, dovranno sottoporsi alle disposizioni previste dall’art.11 dell’Ordinanza n.18 del 30 aprile 2020 del Presidente della Regione Siciliana”.

Così commenta il sindaco Cuffaro sulle proposte in materia di tributi locali avanzate dall’opposizione. Tre proposte che lasciano basito il Sindaco, in quanto non rispondenti alle norme ed alla realtà dei fatti. Tra l’altro, queste forze politiche, intervengono dopo un’assenza totale,  in un momento di emergenza assoluta,  che ha visto il sottoscritto impegnato H 24 per fronteggiare le urgenze giornaliere  sia dal punto di vista personale, che come amministratore.

Nessuno può negare che  Raffadali si è distinta per molte iniziative considerate linee guida per molte altre realtà  territoriali. Prima di riscontrare le loro richieste mi sento in dovere di  esternare la mia personale opinione sull’origine di tali proposte stante che, conoscendo gli attuali consiglieri del PD locale,  dubito fortemente la loro condivisione in quanto conoscitori della macchina amministrativa, del bilancio comunale e delle leggi tributarie.

Cosa diversa per il “nuovo” che emerge nel PD locale, il quale non conoscitore della macchina amministrativa e del relativo bilancio, forse per superficialità, non ha opportunamente affrontato gli argomenti.

La stessa cosa vale per l’altro gruppo politico firmatario della richiesta, i cui componenti si sono contraddistinti per  la loro assenza politica, superficialità e qualunquismo, tanto da essere stati, da me, accomiatati.

Analizziamo in dettaglio le proposte da loro avanzate:

  • Abbattimento TARI per le attività commerciali che hanno chiuso la saracinesca a causa dell’emergenza sanitaria”.

La legge che disciplina la Tari impone la copertura integrale dei costi del servizio a carico dei cittadini, norma ribadita, altresì, dal regolamento comunale all’art.12. Quindi sarebbe stato corretto fare una  proposta di modifica del suddetto regolamento comunale, al fine di non fare pagare le attività produttive danneggiate dall’imposizione della chiusura e,  nello stesso tempo, indicare i soggetti a cui fare gravare questo costo, aumentando loro la tariffa. Attualmente, siamo in attesa dell’applicazione di una nuova normativa prevista nella legge di bilancio 2020, molto farraginosa. C’è un tavolo tecnico con l’ANCI nazionale, aperto da mesi, proprio per superare le criticità di applicazione di questa nuova normativa che dovrebbe consentire, al Consiglio Comunale, di poterla regolamentare. Trovo, altresì,  doveroso sottolineare che nella stessa legge vi sono delle rilevanti novità  nei confronti dei soggetti con ISEE inferiore o pari a € 8.265,00, ovvero dovrebbero avere diritto ad un bonus TARI. Quindi come sopra detto, la potestà regolamentare in materia è rimasta di competenza del Consiglio Comunale,  e non del SINDACO.

  • “Totale abbattimento per l’anno 2020 della TOSAP, COSAP per le attività commerciali.”

Tale intento è stato esternato dal sottoscritto anzitempo, per come verificabile  dai miei bollettini serali, organizzando  e facendo una  riunione con gli esercenti locali interessati, ove era presente anche il  segretario Regionale della C.N.A., condividendolo all’unanimità.

Successivamente, l’argomento è stato discusso in sede di Direttivo Regionale ANCI, di cui ne faccio parte, il quale lo ha condiviso e trasmesso, come emendamento, alla Commissione Bilancio,  per poi essere  discusso ed approvato nella finanziaria regionale. Oggi, anche grazie a noi, è legge. Quindi non conoscete la legge, però auspicate di fare demagogia e populismo, ignorando la stessa.   Se questa è la classe dirigente che si proietta ad amministrare questo comune, lascio giudicare agli altri.

  • “Totale abbattimentoper l’anno in corso di TASI e IMU per tutte le famiglie beneficiarie dei buoni spesa Covid-19”.

La Tasi, per l’anno in corso,  è stata soppressa con la legge di Bilancio 2020 (L. 160/19), per cui siete arrivati notevolmente e clamorosamente in ritardo.

Relativamente all’IMU, la stessa legge di bilancio 2020,  mira a valorizzare gli ambiti discrezionali, rimessi sempre alla potestà regolamentare del Consiglio Comunale, che entro il 30 giugno 2020 deve  approvarla per l’anno in corso. I commi dell’art. 1 della succitata legge che disciplinano ciò vanno dal 750 al 755, hanno validità per l’anno in corso,  per poi applicare il contenuto del comma 756 nel 2021. Ponendo l’obbligo, comunque, di approvare un nuovo regolamento comunale che disciplini i criteri delle nuove aliquote in coerenza con lo schema di riferimento che il MEF determinerà nei prossimi mesi. Ciò premesso, corre opportuno evidenziare che questa amministrazione tiene in seria considerazione le fasce economiche più deboli, anche in vista dell’emergenza epidemiologica in corso, al punto di volere adottare aliquote IMU differenziate per famiglie economiche disagiate. Allo stato attuale,  si è nella impossibilità di quantificare e di individuare i soggetti che realmente hanno subito un danno dall’emergenza in corso, ma lo faremo a tempo debito cercando di sostenere tutti. Tuttavia, legge permettendo, si sta studiando una modalità di beneficio utilizzando gli stessi parametri del bonus TARI,  rispettando i criteri di equità e ragionevolezza. Mio malgrado non posso accogliere la Vostra richiesta di esentare, ai fini IMU, i soggetti contenuti nell’elenco dei beneficiari del “bonus”,  in quanto non rientra nel potere discrezionale dell’amministrazione comunale che può solo stabilire principi e criteri, ma non identificare i soggetti beneficiari. In ogni caso, si è provveduto a verificare lo status IMU degli stessi, rilevando che la quasi totalità sono esenti dal pagamento  in quanto risultano assegnatari di alloggi popolari,  proprietari di prima casa o in affitto.

Ed ancora, il premio sulla raccolta differenziata erogato dalla Regione Siciliana, ad oggi è inutilizzabile perché  trattasi di una voce di bilancio indeterminata ed indeterminabile, oltre a non essere consentito dalle leggi di contabilità. Relativamente alla cifra di € 348.059,79, non si comprende da dove rilevata, visto che non risulta tra i dati contabili di questo Comune per l’anno 2019.

Sperando di essere stato esaustivo,Vi ricordo che per ogni nuova spesa o beneficio non previsto in bilancio,  è necessario trovare la relativa copertura finanziaria. Colgo l’occasione per chiederVi, di evitare di rincorrere il populismo e/o uomini politici, che penso, non sono da noi stimati, onde evitare di turbare gli equilibri di bilancio e portare il Comune verso il  dissesto finanziario. Sapete bene che un eventuale dissesto finanziario danneggerebbe in modo irreparabile la collettività di Raffadali, levando, tra l’altro, agli amministratori la possibilità di aiutare chi sta veramente attraversando un momento di difficoltà. La normativa oggi è molto dinamica ed in continua evoluzione. Stiamo assistendo ha una emanazione di ordinanze e decreti giornalieri, da dove si evince la volontà di aiutare chi ha subito un danno e contemporaneamente di salvaguardare lo Stato.

In periodo di pandemia è difficile legiferare per aiutare tutti e nello stesso tempo salvaguardare la salute di tutti. Viviamo la circostanza giorno per giorno, valutiamo le proposte che si evolvono quotidianamente cercando di applicarle al meglio. Impegniamo lì le energie, invece di sprecarle creando  confusione demagogica. Adoperatevi direttamente e responsabilmente, se lo volete,  per il bene comune facendo  proposte costruttive per superare questo   inaspettato e difficile periodo.

Io ritorno alle incombenze ed al lavoro frenetico di questi giorni, credo vivamente che sia molto più importate di fare una banale politica. Non è il momento.

 

 

“Quando la curva del contagio in Sicilia evidenzia un sostanziale controllo della pandemia da Coronavirus, la elaborazione della Fase 2 deve orientare il governo regionale verso la ripresa della normalità dell’assistenza sanitaria. Ripresa Attività ambulatoriali e chirurgiche da tempo programmate, riattivazione attività di screening e riapertura dei reparti assistenziali, che avevano dovuto lasciare spazio all’area Covid, rappresentano il percorso naturale del sistema sanitario regionale in linea con le attese degli utenti. Sono certa che il governo regionale, pur nella consapevolezza del rilievo dell’area riservata al covid 19 nella programmazione in corso, accompagnerà la graduale ripresa delle attività cliniche e chirurgiche di ospedali ed ambulatori-conclude Giorgia Iacolino – per garantire la tempestività e la pienezza della risposta sanitaria a livello di prevenzione e per tutte le altre patologie, oltre l’emergenza Coronavirus “.
Lo dichiara il consigliere comunale Giorgia Iacolino

Il sig. F.R. 52 anni di Canicattì, titolare di una azienda agricola , otteneva dei finanziamenti pubblici a valere sulla misura 1.2.1 bando 2009 prima sottofase del PSR 2007/2013, per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario.

In particolare  l’Assessorato regionale dell’agricoltura dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea- dipartimento regionale dell’agricoltura approvava l’istanza di finanziamento presentata dall’imprenditore di Canicattì, per l’effetto disponendo la concessione del contributo pari a circa 300.000 euro.

Il progetto veniva  realizzato interamente dal sig. F.R. con  effettuazione del relativo collaudo dei lavori da parte dei tecnici dell’assessorato competente .

Senonchè la medesima amministrazione regionale, con successivo provvedimento adottato a ben sei anni di distanza rispetto dalla realizzazione dei lavori e dall’effettuazione del relativo collaudo, comunicava al sig. F.R. il provvedimento di revoca del contributo, richiedendo altresì il rimborso delle somme in concreto erogate, in ragione dell’intervenuta informativa antimafia interdittiva resa dalla Prefettura di Agrigento nei confronti dell’imprenditore di Canicattì.

Pertanto il sig. F.R. proponeva ricorso innanzi al TAR Palermo, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, per l’annullamento del provvedimento di revoca del contributo.

In particolare gli avvocati Rubino e Marino hanno censurato il provvedimento impugnato censurando la violazione degli art. 92 e 94 del D.Lgs. 159/2011, considerato che le opere oggetto del contributo revocato erano state eseguite ed ultimate ben prima dell’adozione del provvedimento di revoca e che al momento dell’adozione del decreto concessorio nonché al momento dell’erogazione dell’ultimo SAL in esito all’accertata ultimazione delle opere, nessun provvedimento interdittivo era stato adottato nei confronti del sig. F.R.

Inoltre i citati difensori  hanno rilevato come da ultimo il provvedimento interdittivo su cui si fondava l’impugnata revoca del contributo fosse stato annullato con sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa.

Si è costituito in giudizio l’Assessorato regionale dell’Agricoltura, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, per chiedere il rigetto del ricorso.

Il TAR Sicilia, Palermo, Sezione Prima, condividendo le tesi difensive degli Avvocati Rubino e Marino,  ha accolto il ricorso dell’imprenditore di Canicattì ed ha annullato il provvedimento di revoca del contributo.

Pertanto, per effetto del provvedimento reso dal TAR, l’imprenditore di Canicattì non dovrà restituire all’amministrazione regionale l’importo del finanziamento erogato pari a circa trecentomila euro.