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Nel  giro di pochi minuti tempo, gli agenti del Comando di Polizia Municipale hanno rintracciato  e denunciato all’autorità giudiziaria, una donna di 60 anni, tale C.V., ritenuta responsabile di avere investito un centauro e subito scappare, omettendo il soccorso.

Il fatto sarebbe accaduto in via Salvo d’Acquisto verso le ore 11,00 di stamani.

A darne notizia il Comandante della P.,M. di Licata, Giovanna Incorvaia, precisando “che la donna rischia una pena da 6 mesi a tre anni di reclusione, oltre alla sospensione della patente (che nel fattempo è stata immediatamente ritirata) da 1 a 3 anni”.

Premesso che chi occupa un ruolo politico/istituzionale deve aspettarsi critiche a cui può,  al limite, rispondere con  toni adeguati al ruolo e avevamo già consigliato al Sindaco di assumere un atteggiamento consono al suo ruolo e di non fare selfie o video che cadono in discussioni sterili e di basso livello ma dobbiamo ancora una volta soffermarci su cosa e  quanto riferito dal Sindaco Carmina nel suo video del 10/5 sera, i sottoscritti Consiglieri Comunali  esprimiamo il nostro dissenso a quanto da Lei detto, oltre che per la sostanza  soprattutto  per i toni e le parole utilizzate.

“Paga mamma stato non pagano i cittadini” è una affermazione imbarazzante, visto che tra l’altro anche gli empedoclini pagano le tasse allo Stato. “Invitare sorridendo  a stare a casa gli ultra settantenni per risparmiare i soldi per le terapie intensive” non è da Sindaci ma da cabarettisti . “Non rompere”…una inqualificabile caduta di stile specialmente detto da un primo cittadino. Riteniamo che queste espressioni tra l’altro denotano uno scarso senso democratico e che  lo spettacolo esibito mette alla berlina l’intera nostra comunità.

Invitiamo la Sindaca a riflettere prima di parlare e chiediamo con determinazione che episodi di questo basso livello politico non abbiano a ripetersi.

Lo dichiarano i Consiglieri Comunali Di Emanuele Valentina, Scimè Alfonso e Todaro Giuseppe.

I poliziotti del Commissariato di Canicattì hanno tratto in arresto un rumeno di 20 anni, S.I.R., a carico del quale figurano diversi pregiudizi di polizia per rapina, furto e ricettazione.

Il giovane, sin dallo scorso mese di Dicembre, era sottoposto alla misura alternativa della detenzione domiciliare presso una Comunità Alloggio per Disabili Psichici; tale misura alternativa alla detenzione era stata originata da un provvedimento di cumulo delle pene derivanti da quattro distinte  condanne del Tribunale per i Minorenni di Palermo per ricettazione, furti aggravati in abitazione, tentata rapina aggravata –  che aveva determinato la pena da espiare a anni 5 mesi 3 giorni 25 di reclusione, oltre ad euro 1.730,00 di multa.

L’attuale provvedimento di revoca veniva decretato dalla grave condotta tenuta dal giovane che, arbitrariamente, si era allontanato dalla struttura, rendendosi irreperibile, fino al 9 maggio data in cui era stato rintracciato.

Dopo le formalità di rito, S.I.R. veniva tradotto presso la Casa Circondariale “Pasquale Di Lorenzo”  di Agrigento.

Niente, non ce la facciamo proprio ad essere umani.
Non siamo cambiati in meglio. Smentiti tutti i buoni propositi.
Siamo rimasti urlatori, odiatori, leoni da tastiera pronti a sentenziare, a offendere, a trasformare il diritto di parola in un ammasso di libero sfogo a insulti sessisti, omofobi, volgari e a nulla è valso il pronostico di divenire empatici, nei confronti del prossimo.
Egoisti, affamati di protagonismo e di qualche like, incitatori di odio; ecco come appare il popolo della rete in queste ultime ore dopo al liberazione di Silvia Romano.
E così le stesse persone che dai comfort delle loro abitazioni si sono lamentate in questi due mesi di quarantena, che hanno detto di essere in crisi, depressi, che “si sono sentiti come in prigione” durante il lockdown, prendono la parola e sputano veleno sulla ragazza tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia.
Neanche era scesa dall’aereo e già era stata investita da insulti, ed illazioni.
E’ incinta, è diventata musulmana, si è sposata, si spartirà i soldi con i sequestratori“.
Ma questi sono gli insulti più discreti.
Perché ci sono anche quelli di una donna (il che è tutto dire)  – il cui video gira in rete da più di un giorno – che chiama “sciacquina” Silvia Romano e quelle come lei che – a suo dire – non sanno fare nulla. Cito testualmente: “abbiamo finanziato il terrorismo con il denaro di questi riscatti della sciacquina di turno che deve andare in Africa o in Siria a portare la propria clamorosa incompetenze“.
E poi lui, un certo Giovanni De Rose ex comandante della Polizia Municipale di Cosenza che commenta (e poi cancella, ma gli è andata male perché lo screen-shot lo inchioda alla responsabilità) con queste parole: “4 milioni sono per chi l’ha messa incinta. Ma l’avete vista Silvia Romano ara faccia? Anzi, n’ha fattu pure u sconto il montatore islamico. Atrica viagra“.

Parole al limite del reato penale, gravi, gravissime. Questi sono messaggi violenti, misogini, che fanno orrore. Ne potrei citare ancora e ancora, ma mi fermo qui, perché questa vuole essere una riflessione su quanto possa essere deleteria la superficialità con la quale ci rivolgiamo agli altri. Lo facciamo tutti i giorni, quasi senza farci caso. Non ci mettiamo mai nei panni degli altri, mai … figuriamoci se abbiamo provato a metterci nei panni di una ragazza di 24 anni che viene rapita e che resta per 18 mesi nelle mani dei sequestratori.

Lo ammetto, appeno ho visto Silvia scendere le scale dell’aereo con l’abito tradizionale somalo, mi sono posta qualche domanda, ma l’unico sentimento che mi ha pervaso è stata la commozione di saperla salva, mentre riabbracciava la sua famiglia.

No, non credo che vada tutto bene come lei dice.

Credo che abbia subìto uno choc, che in qualche modo le sia stato fatto il lavaggio del cervello, credo che la sua vita sia stata terribile in quei mesi.
Una vita che ha dettagli a noi completamente sconosciuti.
Credo che abbia avuto paura, ma che poi abbia alternato momenti di rassegnazione, alla paura.
Ed ora ha bisogno di essere sostenuta e di trovare un po’ di pace.
E le accuse e le minacce che mezza Italia le sta rivolgendo non assomigliano per nulla a quella pace di cui la ragazza necessita.

Dovrà raccontare tutto agli inquirenti.
Ha incominciato a farlo.
Racconta dei trasferimenti, spesso ore e ore di cammino a piedi, di essere stata trattata bene, di non aver subìto violenza, di aver dormito a terra su un giaciglio, di non aver mai visto in faccia i 6 uomini con cui si spostava, che uno solo di essi parlava un po’ di inglese, che aveva chiesto un quaderno per appuntare pensieri e sentimenti e poi di aver chiesto il corano. “Sono stati mesi di paura, di riflessione e di preghiera”, dice Silvia, che adesso si fa chiamare A’isha che significa”Viva“.

Le organizzazione che praticano il traffico degli occidentali con cui spesso finanziano le loro attività criminali, hanno una doppia faccia e questo si evince dai racconti di chi è stato rapito, a volte torturato anche e poi ha fatto ritorno. C’è una sorta di primitivismo delle bande che vivono nelle grotte armate fino ai denti, e poi quella finta gentilezza con cui trattono gli ostaggi tenendoli sotto scacco dal punto di vista psicologico. Spesso vengono minacciati, gli ostaggi, e poi costretti a vedere video di finte esecuzioni, per destabilizzarli, per annientarli.
Non ci dimentichiamo chi nelle mani dei sequestratori è stato torturato e poi ucciso.

C’è poi la questione del riscatto, che riguarda gli affari esteri e come lo Stato Italiano gestisce situazioni come questa e ce n’è stata più d’una, se ricorderete.
C’è la questione di come alcuni giovani che partono per missioni umanitarie non sono tutelati abbastanza in zone così a rischio.
Ma queste sono altre storie, che analizzeremo dopo.

Adesso non si possono chiudere gli occhi sull’odio sociale, che è sinonimo di qualcosa che in maniera grave contagia sempre più.

E’ musulmana?
Sarà mai questo il problema?
Qualcuno viene a dirvi quale dio pregare?
Le sarà stato fatto il lavaggio del cervello?
C’entrerà la sindrome di Stoccolma?

Non lo sappiamo. 
E il non sapere dovrebbe essere il primo imprescindibile monito, affinché non sia l’odio a regnare sulla vita degli altri.

 

Simona Stammelluti 

 

Il rione Acquasanta del capoluogo siciliano è rimasto, però, il centro del potere dei Fontana. Un potere mafioso ripercorso da un indagine biennale dei finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria, guidati dal colonnello Saverio Angiulli e coordinati dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta. Nell’inchiesta, a cui ha lavorato anche Roberto tartaglia, oggi al Dap e prima alla Commissione antimafia, sono coinvolti degli insospettabili come Daniele Santoianni, ex broker di una società fallita e concorrente del Grande fratello 10 o il commercialista milanese Paolo Remo Attilio Cotini.

In carcere per mafia finiscono i fratelli Gaetano, Giovanni, Angelo (tutti e tre avevano un ruolo direttivo nella famiglia mafiosa che fa parte del mandamento dell’Acquasanta ) e Rita Fontana. Il ruolo direttivo viene contestato anche a Michele e Giovanni Ferrante. Arrestata pure la madre dei Fontana, Angela Teresi,sempre per mafia: avrebbe gestito la cassa del mandamento.

Custodia cautelare in carcere anche per la compagna di Gaetano Fontana, Michela Radogna (non per mafia), per il drappello degli uomini più fidati che agivano agli ordini dei Fontana e per coloro che si occupavano di imporre il pizzo, gestire la raccolta delle scommesse sportive, vendere droga e truccare le corse dei cavalli in giro per l’Italia.  Gli animali sarebbero stati dopati per vincere le gare o i fantini avversari convinti con le minacce a frenare la corsa dei cavalli in maniera che gli uomini dei Fontana andassero all’incasso delle vincite. C’è tutto questo nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Piergiorgio Morosini. Avrebbero trasportato i soldi in contanti da Palermo a Milano dove sarebbero stati investiti in diverse attività commerciali, tra cui la gioielleria “Luxury Hours” sequestrata nei mesi scorsi nel quadrilatero della moda milanese.

Nel blitz di oggi sono stati posti sotto sequestro beni per circa 15 milioni di euro, fra immobili e attività commerciali (bar, imprese di imballaggi e manutenzioni nautiche, ditte di distribuzione di caffè, centri di scommesse on line, negozi di frutta verdura e una fabbrica di ghiaccio). Sotto sequestro una dozzina di cavalli spediti a gareggiare negli ippodromi di Siracusa, Torino, Villanova D’Albenga (Savona), Milano e Modena.

I fratelli Fontana sono figli di Stefano, reggente della famiglia dell’Acquasanta e oggi deceduto, che ha passato il bastone del comando a Gaetano. Dal 2010, dopo avere finito di scontare una condanna per mafia, era sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Milano. Ed è annunciando la sua prossima scarcerazione che i picciotti del racket iniziarono a minacciare chi non voleva pagare il pizzo.

Nell’inchiesta si torna a parlare dei Cantieri navali di Palermo, da sempre al centro degli interessi del clan. Ora le infiltrazioni sarebbero avvenute in alcune cooperative a cui veniva imposta l’assunzione di personale poi capace di orientarne le scelte generali. Infiltrazioni pure al mercato ortofrutticolo con alcuni grossisti costretti a pagare il pizzo per aiutare i detenuti o vendere la merce ai prezzi imposti dalla mafia.

“Non vogliamo lasciare alcun margine di dubbio al Governo regionale. Si tratta del primo caso in Italia: un codice di autoregolamentazione condiviso e sottoscritto dalle parte sociali, già inviato a Palazzo d’Orleans con destinazione il presidente Musumeci, Mimmo Turano, assessore alle Attività Produttive, Ruggero Razza, assessore alla Salute, ma  indirizzato anche a Palazzo dei Normanni e in particolare a Orazio Ragusa, presidente della Terza Commissione Legislativa dell’Ars. “CNA Sicilia, facendo leva anche sul sostanziale via libera arrivato da Roma, torna a sollecitare la riapertura immediata dei centri di estetica e degli acconciatori.  “Non ci sono più alibi” per il  segretario regionale della Confederazione, Piero Giglione. “In Sicilia – spiega – ormai il contesto sanitario e lo scenario di indirizzo politico nazionale confluiscono verso un’unica soluzione, che è quella della ripresa delle attività artigianali e commerciali”. CNA, assieme alle altre Organizzazioni datoriali dell’artigianato (Claai, Casartigiani e Confartigianato)e alle sigle sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, ha contribuito a realizzare quella dimensione di sicurezza, fondamentale per aprire le porte della Fase 2  agli altri segmenti produttivi.  “Proprio ieri  mattina, al termine di un apposito incontro a distanza- afferma Giglione – sono state definite e firmate le linee guida che riguardano le prescrizioni e i dispositivi da adottare nei saloni e nelle strutture del benessere da parte degli operatori e delle operatrici che si occupano della cura della persona. Un rigido vademecum che mette al centro l’igiene, la pulizia e la sicurezza, la cui applicazione, in perfetta sintonia con gli assetti generali del protocollo, rappresenta un’assoluta garanzia per  i clienti e per gli stessi operatori. A questo punto – osserva ancora Giglione – noi abbiamo fatto a pieno la nostra parte a difesa e salvaguardia delle categorie produttive che sono ormai allo stremo delle forze, al limite del collasso finanziario dopo due mesi di lockdown,  adesso tocca alla Regione che, alla luce di una convergenza di fattori positivi, partendo dalla curva del contagio ormai vicina allo zero, è chiamata – conclude il segretario regionale della CNA – ad adottare i conseguenziali provvedimenti destinati, sulla base delle fresche indicazioni del Premier Conte, non possono non riguardare anche i bar, i ristoranti e le attività al dettaglio”.

“Nessun Cambio è all’ordine del giorno”. Quella che arriva, dopo le indiscrezioni che darebbero fuori dal Governo Regionale Alberto Pierobon, è una netta smentita che viene direttamente da Lorenzo Cesa. “La fiducia a Pierobon è assoluta e la sua riconferma scontata”.
A Lorenzo Cesa fa eco il coordinatore regionale Terrana che domani parteciperà al vertice. Terrana ha le idee chiare “L’UDC ha preferito a qualsiasi politico un esperto di fama in materia ambientale, per accelerare quel processo riformatore che tanto sta a cuore a Musumeci, nel delicato e strategico settore dei rifiuti e dell’energia. Consolidiamo la posizione di Pierobon le cui scelte tecniche hanno una connotazione politica molto chiara e sono sotto gli occhi di tutti. Il risultato per la Sicilia e i siciliani è la nostra priorità”.

Oggi un’altra persona è guarita dal coronavirus ad Agrigento. Speriamo d’ora in poi di aprire sempre con buone notizie. Dobbiamo essere scrupolosamente attenti in questa fase di riavvio, soprattutto con le attività che verosimilmente dal 18 maggio saranno autorizzate a riaprire. Abbiamo chiesto come Comuni che ci vengano comunicate per tempo le nuove indicazioni sulle riaperture, così che ciascuna delle attività interessate possa in modo appropriato prepararsi e disporre gli adeguamenti di sicurezza  necessari.

In provincia il numero di positivi scende proprio per effetto del numero di guariti. In Sicilia i nuovi casi di positività  al coronavirus in 24 ore sono 12. Una persona purtroppo è deceduta. Complessivamente in Italia 744 nuovi casi in un giorno. 179 morti, 14 in più di ieri. 1.401 guariti. Diminuiscono i ricoveri anche in terapia intensiva. Prudenza e la ripresa sarà più rapida”.

Noto che il silenzio da parte del gruppo dirigente leghista locale (o quel che ne rimane vista la copiosa emorragia di esponenti e di consensi) si è rotto soltanto quando si è cominciato a parlare di poltrone sul quale poggiare il loro sedere (che evidentemente è l’unica cosa che gli brucia).

Tale silenzio si è rotto attraverso una nota del commissario provinciale agrigentino della lega nord, Massimiliano Rosselli, col quale mi complimento per l’involontaria comicità del suo elaborato.

Tuttavia non posso esimermi dal sottolineare alcune distrazioni da parte dell’autore:

Innanzitutto avrebbe potuto allegare il presunto provvedimento di espulsione della sottoscritta anziché citare i rumors di stampa. Inoltre, avrebbe dovuto spiegare il motivo per il quale, in sede consiliare, la mia ex collega di partito ha continuato a definirmi “la mia capogruppo” fino al giorno della mia fuoriuscita.

Infine, avrebbe dovuto studiare la differenza tra Eurobond e MES. Differenza che, in tutta evidenza, non conosce e dalla quale si evince la sua crassa ignoranza in materia.

Ciò premesso, avevo già avuto modo di precisare quanto amaramente mi fossi pentita di aver ingenuamente aderito a un partito del quale, evidentemente, non conoscevo abbastanza la (triste) storia e della quale non avevo intuito la malafede. Pertanto, ringrazio Rossella per il fatto che ci tiene a spostare indietro nel tempo le lancette della mia fuoriuscita dal partito “lega nord”, poiché per me significa mettere meno giorni nel computo del periodo per il quale mi sono imposta di pagare ammenda.

Ora, però, venendo alle cose serie, mi corre l’obbligo di ripetere le ragioni che avevo già espresso e che hanno determinato cotanta irritazione nei leghisti.

Ribadisco come non si possa assolutamente affidare l’assessorato regionale all’agricoltura a un uomo appartenente a un partito che ha sempre sabotato e discriminato i prodotti del Sud. Gravi colpe, a questo proposito, sono da attribuire all’ex ministro Luca Zaia (nuovo totem dei leghisti, creato ad arte per far dimenticare l’orrore causato dalla giunta leghista lombarda).

Ora, pare che i leghisti si vogliano “accontentare” dell’assessorato ai Beni Culturali. Peggio mi sento!

Ma veramente vogliamo affidare la gestione del teatro di Taormina, del Duomo di Monreale, delle saline di Marsala a gente della risma dei vari Borghezio e Calderoli? Politici vandali che potrebbero al massimo pensare di utilizzare il Tempio della Concordia come teatro della sagra della salamella.

Per favore non offendiamo la memoria del professor Tusa e non affidiamo quanto abbiamo di più prezioso a chi non ha la sensibilità adeguata per comprenderlo.

Regole chiare e  liquidità questo chiedono a gran voce gli amministratori di circa 120 Enti locali siciliani  riuniti, oggi pomeriggio, in videoconferenza per discutere delle tantissime criticità scaturite dalla pandemia da COVID-19 che oltre a creare una gravissima emergenza sanitaria ha messo in ginocchio tutte le categorie produttive con perdite economiche esponenziali per imprenditori e cittadini.

“I comuni hanno bisogno di  anticipazioni di cassa come strumento per ottenere liquidità – hanno dichiarato Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di ANCI Sicilia per unanime decisione di tutti i presenti – e lo sblocco dei FCDE (Fondo Crediti Dubbia Esigibilità) per fronteggiare la difficile crisi economica in atto e garantire i servizi alle fasce più deboli della popolazione allo stremo”.

“Sono necessarie regole certe che permettano, prima del 18 maggio, agli imprenditori di pianificare e mettere in atto tutti gli interventi necessari per la messa in sicurezza e finanziamenti compensativi delle spese sostenute a fondo perduto”. Continuano Orlando e Alvano

“Chiediamo che venga rifinanziata l’Ordinanza della Protezione Civile del 29 marzo u. s.  per sostenere i tanti ‘nuovi poveri’ vittime dei provvedimenti nazionali e regionali che hanno imposto drastiche e necessarie misure  di contenimento del contagio mettendo in ginocchio imprenditori e lavoratori e   risorse a fondo perduto per permettere  una compensazione della fiscalità locale e in particolare della TOSAP e della tassa di soggiorno per ristoratori alberghi, bed and breakfast con il fine di incentivare la ripartenza di un settore fondamentale per i nostri territori  quale è il turismo”. Aggiungono Orlando e Alvano.

“Nell’esprimere apprezzamento per l’ottimo lavoro svolto dall’Assessore regionale alla sanità, Ruggero Razza per prevenire l’emergenza da COVID-19 – conclude il presidente Orlando –  chiediamo che si colga questa occasione per non smantellare gli ospedali cosiddetti minori o di montagna che invece rappresentano un importante presidio sanitario per centri spesso sguarniti di altre strutture sanitarie e chiediamo un incontro ANCI Sicilia-Governo nazionale-Governo regionale per sollecitare soluzioni economiche straordinarie e interventi di liquidità  possano essere garantite  risorse certe e spendibili che permettano alle nostre comunità di ripartire”.

“La Assemblea straordinaria – ha dichiarato, infine, a nome di tutti i presenti il Presidente Leoluca Orlando – ha chiesto  al Governo regionale, entro il 15 giugno, di rendere spendibili e con chiarezza di procedure e rendicontazione le somme della legge regionale straordinaria di stabilità”