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Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 15 di oggi, così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 35 (0 ricoverati, 105 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 18 (3, 145, 11);

Catania, 444 (27, 529, 99);

Enna, 18 (2, 378, 29);

Messina, 136 (24, 372, 57);

Palermo, 299 (17, 244, 35);

Ragusa, 18 (0, 72, 7);

Siracusa, 17 (1, 205, 29);

Trapani, 15 (0, 120, 5).

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 15 di oggi, in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 148.871 (+2.892 rispetto a ieri), su 127.725 persone: di queste sono risultate positive 3.442 (+2), mentre attualmente sono ancora contagiate 999 (-138), 2.170 sono guarite (+139) e 273 decedute (+1).

Degli attuali 999 positivi, 74 pazienti (0) sono ricoverati – di cui 7 in terapia intensiva (0) – mentre 925 (-138) sono in isolamento domiciliare.Il prossimo aggiornamento regionale avverrà domani.

Riavviare la trattativa regionale sulle tematiche lasciate in sospeso e sulla liquidazione dei premi agli operatori sanitari. Lo chiede la Fsi-Usae Sicilia Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, che ha sollecitato al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e all’Assessore regionale della Salute Ruggero Razza un’ immediata convocazione per la determinazione e la firma dell’accordo contrattuale, obbligatorio, per la suddivisione delle risorse economiche agli operatori sanitari.

“Sono trascorsi due mesi dall’invio della nostra richiesta di convocazione per il finanziamento straordinario regionale destinato a specifica indennità di disagio per gli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Covid-19, per la ripartizione delle risorse derivanti dagli art. 1 e 3 del D.L. 18 del 2020 e per la revisione e finanziamento dell’indennità di malattie infettive che deve essere estesa a tutto il personale impegnato nelle attività Covid-19 e pertanto vogliamo far ripartire la trattativa”-  affermano Pier Paolo Di Marco, Salvatore Di Natale, Maurizio Cirignotta, Salvatore Ballacchino, Salvatore Bracchitta, Renzo Spada e Calogero Coniglio componenti della segreteria regionale Fsi-Usae Sicilia.

“E’ arrivato il momento di ringraziare non solo moralmente chi ha rischiato la vita tutti i giorni per difendere la salute dei cittadini siciliani, tutti gli operatori sanitari, teniamo a citarli con rispetto, medici, infermieri, tecnici di radiologia e laboratorio analisi, fisioterapisti, ostetriche, oss, personale del 118, ecc. che si sono spesi senza remore durante la emergenza del Coronavirus, che ancora ci attanaglia, ma riconoscendo anche il loro lavoro in prima linea nel fronteggiare l’emergenza Covid-19, mediante premi economici. Le regioni Lombardia, Puglia, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna hanno già sottoscritto l’accordo con i sindacati e nelle altre regioni stanno per concludersi”.

“Per la Fsi-Usae Sicilia è doveroso gratificare il lavoro e i sacrifici degli operatori sanitari, con un riconoscimento economico, da modulare a seconda del grado di esposizione al rischio, tra chi si trova in prima linea nell’emergenza e chi lavora in altri reparti, in accordo con i sindacati, inoltre come già fatto da altre regioni ribadiamo la necessità di trovare una soluzione occupazionale per gli operatori sanitari che hanno dato disponibilità a collaborare con contratti a tempo determinato fino a fine emergenza”.

“Il personale sanitario non si è tirato indietro, la classe politica faccia altrettanto. Per questo – concludono i componenti della segreteria regionale della Fsi-Usae Sicilia – chiediamo sia convocato con urgenza il tavolo di contrattazione regionale”.

Sono 106 i migranti, ospiti della nave quarantena Moby Zazà che hanno terminato il periodo di sorveglianza sanitaria. Arrivato l’esito dei tamponi, risultati negativi, la nave è rientrata nel Porto Empedocle (Ag) per procedere allo sbarco dei migranti che saranno trasferiti in un centro d’accoglienza. Sull’imbarcazione, che subito dopo tornerà in rada davanti a Porto Empedocle, restano 126 persone. Ieri il garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, che aveva acquisito dal ministero dell’Interno alcuni dati, ha reso noto che sulla Moby Zazà c’erano 232 migranti.

(ANSA)

I consiglieri comunali di opposizione di Agrigento Marco Vullo, Giuseppe Picone, Angelo Vaccarello, Gianluca Urso, Salvatore Borsellino, Alessandro Sollano, Teresa Nobile e Salvatore Falzone intervengono dopo le polemiche a seguito delle ordinanze di chiusura dei locali alle 24.00 e la regolamentazione sulla vendita e il consumo del cosiddetto food and beverage che rischia di penalizzare soprattutto commercianti e attività.

“Questo il nuovo provvedimento, considerato ‘’sperimentale’’ per il mese di giugno e deciso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica al quale hanno partecipato il questore, i comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, il sindaco di Agrigento e il commissario straordinario del Libero consorzio comunale.Tutto ciò ci lascia ancora una volta molto dubbiosi e potrebbe rappresentare un’altra mazzata per le attività commerciali.

Non deve passare inosservato quanto si è verificato lo scorso fine settimana, “in cui si è registrata, specialmente da parte dei più giovani, un’eccessiva affluenza nei pressi di taluni locali del capoluogo e nelle relative adiacenze.

Sperimentare sui settori che più sono stati penalizzati dall’ondata del Covid, crediamo sia un grosso errore. Ed ecco che riaffiora il famoso detto ‘rigirare il coltello nella piaga’. In questo caso non si tratta ovviamente di scene sanguinose come il coltello (impugnato da chi detiene il potere decisionale) che fionda sulla ferita (metafora della crisi economica) ma senza dubbio la corrispondenza con tale situazione è reale e la drammaticità è la stessa. I commercianti agrigentini, come quelli di tutta Italia, hanno già attraversato, silenziosamente, mesi di profonda crisi senza ricevere alcun supporto economico per la loro sopravvivenza; e mentre il governo nazionale incentiva la ripartenza degli esercizi commerciali, quello locale si impegna nel troncare ogni possibilità di ripresa! Non è il caso di colpevolizzare chi ci governa per la diffusione del Covid-19 ma è giusto che chi di dovere si assuma la responsabilità dei provvedimenti stabiliti. L’attuale amministrazione sarà responsabile di una nuova e grave, se non mortale, batosta economica che i commercianti non dovrebbero subire.”

L’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, interviene in seguito alla diminuzione della balneabilità delle spiagge agrigentine:

“Agrigento continua a fare passi indietro in tema di spiagge balneabili. Oltre ai soliti luoghi sottratti alla balneazione, come la zona del caos, di zingarello e drasy, per i rischi connessi al pericolo di crolli della falesia. Oltre ai soliti luoghi sottratti alla balneazione per l’inquinamento, come la foce del fiume Akragas e del fiume Naro, quest’anno si sono aggiunti altri 2 luoghi non balneabili: la spiaggia di Marenostrum, per colpa della condotta premente delle fogne presente sulla spiaggia, che spesso si rompe, perchè sballottata dalla forza del mare ed un tratto della spiaggia delle dune, per colpa della presenza di una ventina di ferri in mare, residuati dallo smontaggio dell’ex chiosco Oceanomare.
Andiamo sempre indietro, come i gamberi!!!”

Ieri, personale del Commissariato di P.S. di Licata traeva in arresto quattro minori in esecuzione dell’Ordinanza Applicativa delle Misure Cautelari della Custodia Cautelare in Carcere e del Collocamento in Comunità.

I quattro nel mese di febbraio u.s., in concorso tra loro, nonché con altro soggetto non ancora identificato, avevano aggredito con ingiustificata ferocia due cittadini extracomunitari, rispettivamente di nazionalità egiziana e tunisina, colpendoli con calci e pugni e l’utilizzo un coltello e un casco, con le aggravanti di avere commesso il fatto in più persone riunite.

I quattro minori, due ragazzi e due ragazze, cagionavano alle loro vittime gravi ferite per le quali si rendeva necessario il loro ricovero presso il locale nosocomio. A causa delle gravissime ferite riportate da uno dei due malcapitati presi di mira dal “branco”, per ragioni apparentemente futili, i Sanitari si adoperavano con estrema celerità per salvargli la vita, sottoponendolo a più interventi chirurgici. Dei quattro minori arrestati, dopo le formalità di rito, così come disposto dall’A.G. competente, due sono stati tradotti presso l’istituto Minorile “Malaspina” di Palermo mentre gli altri due per i quali è stata disposta la misura del collocamento in Comunità, sono stati collocati presso una struttura individuata dalla Direzione dei Centri per la Giustizia Minorili.

Nel febbraio 2019 con propria Ordinanza il Tribunale di Agrigento confermava le ragioni dei  lavoratori che si erano opposti al licenziamento senza giusta causa  da parte  della TUA ( Azienda che si occupa del trasporto urbano di Agrigento e gode di finanziamento pubblico).

In data 26.05.2020 davanti al Tribunale di Agrigento si è conclusa, in primo grado, la causa del lavoratore Giuseppe Donisi (seg. gen. prov. della Filt Cgil di Agrigento) con esito pienamente favorevole a quest’ultimo che ha visto totalmente riconosciute le proprie ragioni e in particolare l’illegittimità e la inconsistenza del licenziamento ingiustamente subito, il diritto a riprendere servizio e al risarcimento dei danni subiti, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il licenziamento di Giuseppe Donisi (che sino ad allora in tanti anni di servizio non aveva mai subito neppure un semplice richiamo), così come quelli che la società ha irrogato ad altri 11 lavoratori nello stesso periodo (dicembre 2017) sin da subito, a dire il vero,  è apparso del tutto fuori luogo e irragionevole. L’Azienda in questione, infatti, ha licenziato 12 suoi lavoratori tra cui il seg. gen. prov. della Filt Cgil di Agrigento  Giuseppe Donisi, accusandolo di interruzione di pubblico servizio. L’Azienda si è avvalsa di un investigatore privato, che a suo dire avrebbe riscontrato che durante il servizio, il lavoratore si sarebbe nascosto sotto un albero in contrada Calcarelle in Agrigento anziché effettuare la ripartenza di una corsa. Pertanto, il lavoratore che sin da subito ha chiarito di non avere mai interrotto alcuna corsa dato che egli si è sempre fermato al capolinea di contrada Calcarelle come da sempre stabilito dall’azienda, si è  rivolto al Giudice chiedendo di annullare l’ingiusto licenziamento.

Oggi,  l’irragionevole operato della società è stato ribadito anche dalla sentenza del Tribunale di Agrigento e del resto non a caso anche dopo il licenziamento i mezzi della TUA continuano tutt’oggi a fare la ripartenza proprio sotto l’albero in questione. Appunto il lavoratore quel giorno si trovava alla solita fermata, la stessa da più di 40 anni quella che da sempre è stata indicata come il punto in cui dovevano fermarsi prima di ripartire all’orario prestabilito. Inoltre, per la corsa che va dalla c.da   Calcarelle verso Piazzale Rosselli nessuna denuncia o lamentela è emersa né per quel giorno né, a dire il vero, per altri giorni.  Ma c’è di più,  perché anche dopo l’ordinanza di reintegra emessa dal Tribunale alcuni mesi addietro al lavoratore Giuseppe Donisi,  nonostante gli venisse pagato lo stipendio, non è stato consentito di prestare neppure un solo giorno di lavoro effettivo ( ci chiediamo perché la collettività deve dare contributi ad un’azienda che si permette il lusso di pagare  10 lavoratori per non farli lavorare). Qualche settimana fa, infine, nel periodo dell’emergenza sanitaria, Giuseppe Donisi (e gli altri colleghi ingiustamente licenziati) sono stati posti dall’Azienda in cassa integrazione a zero ore (tutto a carico dello Stato, su cui abbiamo parecchie perplessità sulla legittimità dell’atto per ottenere il finanziamento pubblico considerato che non lavoravano) mentre gli altri dipendenti dell’azienda almeno in parte hanno continuato a lavorare.

Resta l’amarezza nel constatare che l’Azienda anziché prendere atto del proprio errore continua imperterrita nel perseguire strade che la portano a sbattere; al contrario, incredibilmente il lavoratore dovrà anche difendersi in un procedimento penale, attivato su accuse dell’azienda per fatti, a nostro parere assolutamente inconsistenti e infondati, ovviamente, anche qui, aspettiamo con fiducia il lavoro della Magistratura.

Questi incresciosi episodi stanno arrecando a Giuseppe Donisi e agli altri lavoratori come lui ingiustamente licenziati un danno che va ben oltre il lato economico.

La Cgil, inoltre, sottolinea che ha avuto modo più  volte di denunciare le non poche criticità e le lacune del servizio espletato dalla TUA nel Comune di Agrigento in questi anni, come ad  esempio, per ricordarne solo qualcuno, il servizio di Montaperto – Giardina Gallotti che per le caratteristiche strutturali e morfologiche del territorio il servizio pubblico viene espletato con mezzi non omologati, bisogna aggiungere  anche l’assenza del doppio agente ( tra l’altro  imposto dalla Motorizzazione), necessario per espletare il servizio in manovra che avviene anche in retromarcia. Su questo tema nel dicembre scorso il Dirigente comunale rispondendo ad una interrogazione consiliare, aveva riferito che si sarebbe provveduto alla soluzione del problema; naturalmente dopo quasi sei mesi non si è fatto nulla.

                                                                    

Il sig. A F., originario di Ribera, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della I.S.B. srls, società recentemente costituita con lo scopo di acquistare e gestire un impianto di frantumazione di inerti sito nel territorio di un Comune siciliano, aveva chiesto l’iscrizione alla white list per potere avviare la propria attività.

In particolare, la white list è un elenco di imprese legittimate a contrarre con la Pubblica Amministrazione, nonché abilitate a richiedere l’iscrizione in elenchi speciali, curato dal Ministero dell’Interno.

La richiesta di iscrizione era stata tuttavia respinta dal Ministero dell’Interno in considerazione di presunti rapporti parentali dei soci e dell’Amministratore con soggetti controindicati, nonché avuto riguardo ai presunti legami di un soggetto che, per un breve periodo di tempo, aveva ricoperto la carica di Amministratore della Società in questione.

In particolare, la motivazione del diniego si incentrava intorno ai presunti rapporti che legherebbero l’Amministratore F.A. con la famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, noto comune dell’Agrigentino.

La Società aveva allora impugnato il predetto provvedimento di diniego dinanzi al TAR Sicilia, sede di Palermo, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo altresì la sospensione cautelare del provvedimento ricordato.

Tuttavia il TAR rigettava l’istanza di sospensione cautelare, assumendo che il provvedimento impugnato fosse validamente giustificato dalle ragioni addotte dall’Amministrazione.

La Società, tuttavia, impugnava il predetto provvedimento con ricorso in appello cautelare dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo la sospensione degli effetti del provvedimento del Ministero dell’Interno.

Con il ricorso in appello cautelare, i legali della Società contestavano sia le ragioni indicate nel provvedimento dell’Amministrazione, sia la motivazione del TAR Sicilia, chiarendo che il sig. F.A. non aveva mai avuto rapporti di alcun genere con la famiglia mafiosa di Ribera, che in ogni caso gli elementi addotti dall’Amministrazione erano assai risalenti e che la famiglia di tale soggetto aveva da sempre operato nel settore senza che mai le fosse stato opposto alcun rilievo. Aggiungevano inoltre che gli altri elementi rilevati dall’Amministrazione non erano ragionevolmente idonei a ritenere sussistente il pericolo di condizionamento, essendo non sufficientemente circostanziati, generici ed indeterminati.

Il CGA ha accolto l’appello cautelare proposto con il patrocinio degli avv.ti Rubino e Valenza, con un’ordinanza assai pregevole ed articolata, certamente destinata a costituire una pietra miliare nella materia e a dare nuovi spunti nel dibattito sul punto che è in corso in questi anni.

Ed infatti, sovvertendo la linea dettata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, e con delle argomentazioni nuove ed originali, il Giudice d’appello siciliano, facendo riferimento anche alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte costituzionale ha affermato il principio secondo cui il mero rapporto di parentela con soggetti asseritamente controindicati non può essere considerato idoneo al fine di legittimare il dubbio in ordine alla sussistenza del pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata.

E dunque, anche a volere ritenere che il pericolo di infiltrazione mafiosa possa essere dedotto a seguito di una valutazione meramente probabilistica (fondata cioè sul riscontro di una mera probabilità, e non una certezza dell’infiltrazione), dovrebbe comunque tenersi conto del fatto che “nessuno studio scientifico contemporaneo in materia criminologica” ha mai evidenziato come l’essere parenti di soggetti controindicati aumenti la probabilità che l’impresa sia infiltrata dalla criminalità organizzata.

Pertanto, conclude il Giudice di appello siciliano, l’Amministrazione ha illegittimamente denegato l’iscrizione che la Società aveva richiesto, con conseguente obbligo di ammettere l’impresa nella white list.