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A Ravanusa i contagiati da 2 sono scesi a 1 grazie alla guarigione di un soggetto che era infettato. I guariti n provincia di Agrigento, complessivamente, sono 99. Restano ricoverate nelle strutture ospedaliere tre soggetti, mentre 1 è in struttura lowcare. Si riduce il numero delle persone in quarantena: sono 8.

Così la situazione nei Comuni agrigentini:

COMUNE STORICO POSITIVI GUARITI DECEDUTI ATTUALI CONTAGI
AGRIGENTO 13 9 2 2
ARAGONA 1 1 0
CALTABELLOTTA 1 1 0
CAMASTRA 1 1 0
CAMPOBELLO DI LICATA 5 5 0
CANICATTI’ 7 6 1
CASTELTERMINI 4 1 1 2
FAVARA 5 4 1 0
LAMPEDUSA E LINOSA 1
LICATA 9 8 1 0
MENFI 12 11 1 0
MONTALLEGRO 1 1 0
NARO 1 1 0
PALMA DI MONTECHIARO 9 8 1 0
PORTO EMPEDOCLE 6 5 1
RAFFADALI 3 3 0
RAVANUSA 4 3 1
REALMONTE 2 1 1
RIBERA 8 7 1 0
SANTA MARGHERITA 4 3 1 0
SCIACCA 26 19 4 3
SICULIANA 2 1 1
TOTALE PROVINCIA 125 99 13 12

Così nelle province siciliane:

Caltanissetta, 51
Catania, 627
Enna, 67
Messina, 291
Palermo, 365
Ragusa, 29
Siracusa, 33
Trapani, 16

Ci pensavo da tempo.
Pensavo che avrei voluto porle un po’ di domande, perché dopo l’ascolto del disco “Mister Puccini in jazz” di Cinzia Tedesco (qui la recensione) una serie di curiosità mi avevano fatto visita e allora ho atteso il momento propizio che è arrivato in questi giorni, e così malgrado la distanza, abbiamo chiacchierato e ne è nata una delle più belle interviste mai realizzate.

Lei, Cinzia Tedesco, eclettica, simpatica, prorompente, disarmante nel suo essere per niente diva, è fatta per il 100% di identità artistica.
Abbiamo parlato del suo disco, di come è nata l’idea, dei suoi straordinari compagni di viaggio, dei progetti futuri, dell’importanza dell’ascolto, della gavetta e del lavoro d’insieme.
Ha le idee chiare Cinzia Tedesco, è così lucida nella visione del mondo della musica.
Abbiamo disquisito sul perché si facciano tanti dischi, dell’Italia spiccatamente esterofila, di come si possa andare controcorrente quanto si ha un’idea e un progetto che tocca un repertorio “eterno”.

Come si conserva il segno distintivo di un artista?
Cos’è la bravura? Di cosa è fatta?

Questo e tanto altro ancora.
Grazie, Cinzia.

 

Buona Visione 

Simona Stammelluti 

Questo è quanto!

La Guardia di Finanza che si fa i fianchi così; indaga, cerca, sbircia. E scopre l’inferno.

Un inferno che, come al solito, colpisce il cuore della Sicilia, dei siciliani, dei pazienti, degli ammalati, dei bisognosi.

Sia chiara una cosa: l’opposizione, ossia il Movimento 5Stelle, così come Rifondazione Comunista e una sparuta parte del PD (Nello Dipasquale) sta puntando il dito contro il malaffare che ha colpito la Sanità siciliana che vede coinvolti Direttori, amministratori, politici e imprenditori.

Gli onorevoli di cui nel titolo cosa fanno? Attualmente impegnati in una guerra senza confini per continuare a spartire posti di potere, direzioni, sottogoverni. Il tutto in piena emergenza coronavirus!

La Savarino, La Rocca Ruvolo, Gallo, lo stesso Pullara non fanno altro che plaudire i signori che vengono piazzati nei posti di potere, augurando loro buon lavoro. Basta, nulla più.

Applausi. E nel frattempo la gente muore; muore di malaria, come il caso di Loredana Guida, la collega giornalista agrigentina deceduta anche, e non solo, perché all’ospedale di Agrigento manca un reparto di malattie infettive. Scoppia il caso; Razza, l’enfant prodige, promette urbi et orbi. Cala il silenzio. C’è una scappatoia, un mezzuccio per tagliare corto alle domande imbarazzanti. Recita testualmente: “C’è una indagine in corso…”. Oppure: “Ho inviato gli ispettori…”

La Procura di Agrigento apre una inchiesta. Menomale, perché a livello politico nessuno conosce e riconosce la questione morale.

A Siracusa muore Calogero Rizzuto, Direttore del Parco Archeologico; come? Non si sa…

Anche in questo caso la Procura della Repubblica apre una inchiesta. Del caso si occupa la Rai, La 7 e persino Papa Francesco.

L’universo mondo chiede la testa di Lucio Ficarra, direttore Asp di Siracusa, certamente fra i più chiacchierati in Italia. Dove è stato lui non ha lasciato buoni ricordi. Ciò non vuol dire che abbia operato male; ma di profumo nessuna ombra. Suscitano perplessità le dichiarazioni che rilascia, tranne a Giletti, perché si nega, non certo da eroe. Anzi, il Ficarra minaccia; non spara, non accoltella, non promette un posto in una bara. La sua minaccia è la denuncia, la querela. Un modo per intimidire chi lo critica.

Non si capisce bene perché tutti i deputati dell’Ars lasciano solo Nello Dipasquale che ha avuto il coraggio di denunciare la fine mesta di Calogero Rizzuto. Dove sono la presidente della Commissione Sanità Margherita La Rocca Ruvolo, il vice presidente Carmelo Pullara, il componente Riccardo Gallo, Giusi Savarino? Forse stanno ancora litigando, c’è qualche pedina ancora da piazzare.

Ficarra fa di peggio. Ad una collega giornalista che lo intervista dichiara testualmente: “Sono stato chiamato dalla Regione all’Asp di Siracusa per definire le procedure per l’apertura del nuovo ospedale aretuseo”. Un investimento da 150 milioni di euro. E quando la giornalista lo incalza, lui seraficamente dichiara: “Io devo fare un passo indietro? Se ne traggano le conseguenze… Adesso basta, ho detto più di quello che dovevo dire…”

E’ possibile tutto ciò?

Fa specie, su questa vicenda, il silenzio assoluto di Claudio Fava, sempre pronto ad  intervenire in ogni situazione attorno alla quale si avvertono disagi e anomalie. Vigile su tutto, controllore d’altri tempi, non interviene di fronte a situazioni pericolose ed imbarazzanti come le drammatiche vicende di malasanità avvenute a Siracusa e ad Agrigento. Perché Fava, è rimasto in silenzio? Un mistero.

L’ex componente della Commissione antimafia e attuale vice presidente della Commissione alla Sanità Carmelo Pullara, indagato in questa brutta vicenda denominata “Sorella Sanità”, poverino, inveisce contro i gonfiatori di palloni.

Chi sono i gonfiatori di palloni? Quei maledetti siti on line, mascalzoni e malfattori, che hanno il solo peccato di riportare le notizie. E siccome la notizia del giorno è l’indagine che colpisce l’onorevole licatese, non bastano un milione di metri cubi di aria per poter gonfiare miliardi di palloni.

Onorè, ascuta a mia. Cerca di difenniti, comu fannu tutte le persone perbene, e un fari u chiangi minestra. Sta tranquillu ca si vinci, tutti semu felici.

 

In tutto 23 persone, gli indagati di una maxi inchiesta che coinvolge in piena la Sanità siciliana. Diciotto le persone fisiche, cinque quelle giuridiche.

La Guardia di Finanza ha svelato un intreccio perverso su un sistema che avrebbe consentito di pilotare appalti milionari della Sanita’ in Sicilia.

L’indagine, che coinvolge imprenditori e funzionari pubblici, ha portato all’arresto di dieci persone accusate, a vario titolo, di corruzione. Gli investigatori avrebbero accertato un giro di mazzette che ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo per un valore di quasi 600 milioni di euro.

In carcere è finito l’imprenditore di Canicattì Salvatore Manganaro, 44 anni il quale, secondo gli inquirenti viene ritenuto il faccendiere del Direttore Generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, anche esso finito in carcere.

Ancora una volta viene tirato in ballo il deputato regionale Carmelo Pullara, 48 anni di Licata, vice presidente della Commissione Sanità ed ex componente della Commissione Antimafia Siciliana. Il deputato licatese, in questa vicenda solo indagato, verrebbe accusato di turbativa d’asta in quanto avrebbe chiesto un favore per una ditta al Direttore Generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, in cambio di un sostegno alla nomina di quest’ultimo ai vertici dell’ufficio sanitario.

Ancora un altro agrigentino fra gli indagati. Si tratta dell’imprenditore canicattinese Vincenzo Li Calzi, 45 anni, che si occupa di forniture ospedaliere.

Sono complessivamente 23 gli indagati della maxi inchiesta che alle prime luci dell’alba si è letteralmente abbattuta sul mondo della sanità siciliana. Ai domiciliari sono finiti Antonio Candela, 55 anni, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, gia’ commissario straordinario e direttore generale dell’Asp 6 di Palermo; Giuseppe Taibbi, 47 anni di Palermo, ritenuto il faccendiere di riferimento di Candela; Francesco Zanzi, 56 anni, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie Spa; Roberto Satta, 50 anni di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie Spa; Angelo Montisanti, 51 anni di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram Spa e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Crescenzo De Stasio, 49 anni di Napoli, direttore unita’ business centro sud di Siram Spa; Ivan Turola, 40 anni, di Milano, referente occulto di Fer.Co. srl; Salvatore Navarra, 47 anni di Caltanissetta, Presidente del consiglio di amministrazione di PFE Spa. E’ stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attivita’ professionali, imprenditoriale e pubblici uffici nei confronti di Giovanni Tranquillo, 61 anni, di Catania referente occulto di Euro&promos Spa e di PFE Spa, e di Giuseppe Di Martino, 63 anni, originario di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara. Sono tutti a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilita’, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata liberta’ degli incanti.

Antonio Candela, ricordiamo, era attualmente il coordinatore dell’emergenza Covid in Sicilia.

Medaglia d’argento al merito della sanità pubblica, era finito sotto scorta dopo avere denunciato ai magistrati le pressioni per pilotare gare di appalto che riguardano pannoloni e materiale sanitario.

Candela, nel corso di una intercettazione, si definisce il capo condomino della sanità, mentre il gip che sta curando l’inchiesta lo definisce una pessima personalità

Nell’inchiesta “Sorella Sanità” il Gip lo definisce “una pessima personalità”.

“Sabato 23 maggio torneremo a commemorare le vittime della strage di Capaci. Per il 28esimo anno ricorderemo il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Non sarà come negli anni precedenti un palcoscenico a beneficio dell’ipocrisia e della retorica. Le misure anti-Covid, almeno per quest’anno, ci risparmieranno le consuete passerelle da parte di un’antimafia di professione che si confonde tra i tanti che realmente credono nei valori della giustizia e della legalità. Un’antimafia di professione che sempre più spesso abbiamo visto coinvolta in scandali politici e giudiziari”.

Lo afferma Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Il valore della memoria sta nell’aiuto che dobbiamo trarne per costruire, mattone su mattone, una società più sana. Ben vengano dunque le commemorazioni, il ricordo di Uomini come Falcone, Borsellino e quanti altri furono uccisi da vile mano assassina, ma non possiamo fermarci a vivere nel ricordo del passato. Oggi più che mai il nostro impegno deve essere quello di chiedere a gran voce che venga strappata quella ragnatela che continua ad avvolgere i tanti misteri delle stragi del ’92, a partire dal dossier mafia-appalti, l’indagine voluta da Falcone e che Borsellino avrebbe voluto venisse portata avanti, che in molti ormai ritengono sia stata la vera causa degli attentati.

Era stato Giovanni Falcone – prosegue Ciminnisi – il primo a comprendere che per trovare e sconfiggere la mafia era necessario indagare i grandi flussi economici dai quali la stessa traeva la sua linfa vitale, avviando indagini patrimoniali e bancarie per ricostruire i tortuosi percorsi del denaro proveniente dai traffici illeciti. Fu Falcone il primo a subire le conseguenze del voto del Consiglio Superiore della Magistratura che – in un gioco di correnti quale quello che attualmente emerge – portò allo smantellamento del suo metodo di lavoro che aveva conseguito brillanti risultati nella lotta alla mafia, riportandolo indietro di un decennio.

Ricordo le parole di Falcone, quando negli anni ‘80,  ai tempi del maxiprocesso, quando iniziò a deporre Buscetta, incontrai il Giudice per chiedere che venissero assicurati alla giustizia gli assassini di mio padre, vittima innocente di mafia. Il Giudice Falcone mi rassicurò, mi disse che non sarebbero rimasti impuniti e mi fece una carezza paterna.

Una carezza fatta a un ragazzino che chiedeva giustizia per suo padre. Una carezza che oggi mi brucia, perché dopo le stragi – anche noi appartenenti al mondo delle associazioni – abbiamo commesso l’errore di seguire pedissequamente i guru dell’antimafia che ci hanno portato a dar credito a falsi pentiti, depistatori e carrieristi, allontanandoci dalla verità.

Questo 23 maggio, ricorderò così il sacrificio di Giovanni Falcone, lontano da passerelle, da ogni retorica e ipocrisia. Commemoriamo i nostri eroi – conclude Giuseppe Ciminnisi – ma facciamo un mea culpa, cambiamo rotta e ripartiamo dall’insegnamento di Giovanni Falcone: Seguite i soldi, troverete la mafia!

Riesumate il dossier mafia-appalti!”

Parma rimarrà Capitale italiana della Cultura anche per il 2021. A causa del Coronavirus, la cittadina emiliana, non ha potuto giovarsi del titolo, pertanto, il Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, ha disposto un’ulteriore modifica della procedura di selezione attualmente in corso per il conferimento del titolo di “Capitale italiana della cultura”, dove è in corsa anche Palma di Montechiaro.
Allo stesso tempo il Segretario Generale MiBACT  ha provveduto ad emanare il decreto di ulteriore modifica che, considerato il contesto emergenziale, prevede un maggiore lasso di tempo per la presentazione dei dossier di candidatura, nonché la facoltà di revisionare quelli già trasmessi, garantendo parità di trattamento e pari opportunità a tutti i candidati.
Pertanto, le città in gara per il 2022, compresa la città del Gattopardo, avranno tempo fino al prossimo 31 luglio per la presentazione dei dossier di candidatura. Inoltre, entro il 12 ottobre la giuria provvederà a selezionare i 10 progetti finalisti da convocare in audizione al Ministero. Entro il 12 novembre si provvederà alla raccomandazione al Ministro da parte della Giuria circa la «Capitale italiana della cultura» per l’anno 2022.
A Palma di Montechiaro, malgrado l’emergenza Covid-19, il gruppo di lavoro istituto dal sindaco, Stefano Castellino, ha continuato a lavorare. Pertanto, il lavoro è a buon punto, ma con trenta giorni in più, c’è la possibilità di aggiungere altri dati.

Rifondazione Comunista plaude all’azione dell’Autorità Giudiziaria sul sistema delle esternalizzazioni dei servizi nella sanità pubblica, presente anche nella catena della Grande Distribuzione, che si intreccia con quello clientelare-politico-mafioso. Non è solo corruzione sistemica (e ormai sistematica), è anche, se non di più, un rodato meccanismo di sfruttamento del lavoro prevalentemente manuale, della mancata applicazione dei CCNL di settore, in favore dei famigerati “contratti Multiservizi” o “servizio sociale”. Capiremo dagli sviluppi dell’inchiesta se le mazzette vengono anche e principalmente dalla mancata applicazione dei CCNL socio-sanitari-assistenziali, con aggiudicazioni farlocche in dispregio del Codice degli Appalti. Viene infatti utilizzato ampiamente lo strumento del ricatto occupazionale del mancato subentro e/o quello dell’accordo sindacale basato sulla rinuncia all’anzianità di servizio.
Rifondazione, per porre un freno a questa grave situazione, chiede l’applicazione del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50 del 2016 come modificato dal d.lgs. n. 56 del 19 aprile 2017) che prevede espressamente all’art. 50: “1. Per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti inseriscono, nel rispetto dei principi dell’Unione europea, specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo l’applicazione da parte dell’aggiudicatario, dei contratti collettivi di settore di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
Da un punto di vista politico, lo scandalo che investe alcuni vertici della sanità di stampo manageriale, nominati da Musumeci in Sicilia, non è che l’ultimo di una lunga serie e che hanno coinvolto le Giunte dei suoi predecessori di centrodestra e di centrosinistra, da Crocetta a Raffaele Lombardo a Cuffaro. Una mafia bianca dove l’intreccio tra corruzione, privatizzazioni, destinazione delle risorse pubbliche è asservito a garantire accumulazioni illecite. E che non ha pudore di sfruttare il lavoro nero e servile, approfittando della evaporazione dei controlli, a partire da quelli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si conferma ancora una volta la necessità di una radicale riforma della sanità, riconducendola ai principi costituzionali della pubblicità, del controllo dal basso, della partecipazione delle e dei cittadine/i, della rottura dei conflitti di interesse e del connubio tra il mondo del settore privato e le sue proiezioni politiche e manageriali.

“La chiusura dell’albo dei formatori in Sicilia sia il punto di partenza per garantire a questi lavoratori delle certezze sul futuro occupazionale dopo anni di scaricabarile da parte della politica. Occorre però vederci chiaro ed è per questo che chiedo formalmente all’assessore regionale Lagalla il numero complessivo dei soggetti richiedenti la conferma dell’iscrizione all’albo, il numero degli operatori degli ex sportelli multifunzionali che hanno presentato richiesta, il numero dei soggetti richiedenti già titolari di trattamenti pensionistici e l’elenco complessivo dei richiedenti suddiviso per fasce d’età”.

A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che, dopo aver incontrato una rappresentanza di lavoratori della formazione professionale in Sicilia, insieme alla collega Jose Marano, ha depositato una richiesta di accesso agli atti all’assessorato regionale alla formazione sulla Procedura per la conferma dell’iscrizione all’albo di cui all’articolo 14 della legge regionale n. 24/1976.

“Vogliamo sapere  – spiegano i deputati – perché sono necessarie a una stima realistica del numero dei richiedenti l’iscrizione perché questi vivono condizioni differenti e, conseguentemente, possono avere esigenze o prospettive di ricollocazione differenti. Siamo al fianco dei lavoratori e vogliamo vederci chiaro quanto loro – sottolineano Di Paola e Marano. Per questa ragione continuiamo a fare fiato sul collo alla Regione fino a quando non sarà operativo il fondo di garanzia che noi stessi abbiamo voluto che si rimpinguasse nella recente finanziaria del COVID -19 con 15 milioni di euro grazie ai quali saranno pagati gli arretrati ai formatori. E’ indispensabile che la Regione provveda quanto prima (o comunque dia tempi certi) anche all’erogazione di quanto dovuto in relazione agli anni passati e non ancora corrisposto ai lavoratori. Come purtroppo sanno gli operatori infatti, non godendo di cassa integrazione, potranno ottenere il ristoro per i periodi di inattività grazie a questo fondo che dovrà coprire gli anni 2013, 2015 e 2019. I lavoratori non siano schiavi degli umori della politica” – concludono i deputati.

“Al di là delle contestazioni specifiche, l’inchiesta della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza conferma che la sanità in Sicilia resta un tragico bancomat al servizio della politica, e viceversa. Per scambiarsi poltrone, carriere, denari ed appalti.
È triste dover commemorare Giovanni Falcone senza che i governi che si sono succeduti in questi 28 anni abbiamo saputo mettere in campo, oltre alle frasi di circostanza, strumenti idonei ad evitare che la corruzione resti il naturale terreno di incontro tra appalti e politica”.
Lo ha dichiarato il Presidente della commissione regionale antimafia e anticorruzione Claudio Fava

“Le notizie di oggi purtroppo ci raccontano ancora una volta di appalti truccati e corruzione, dove a farne le spese sono ancora una volta la sanità siciliana e i cittadini.  Questa mattina in Sicilia tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione “sorella sanità”, anche l’attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus, Antonino Candela e Fabio Damiani, attuale direttore generale dell’Asp 9 di Trapani. Sarebbe indagato anche il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista “Idea Sicilia popolari Musumeci presidente” e oggi componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità. L’accusa degli inquirenti sarebbe di turbativa d’asta, in quanto avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina”.
Lo dichiarano i deputati siciliani del MoVimento 5 Stelle, Piera Aiello, Vita Martinciglio e Vincenzo Maurizio Santangelo.
“Non è più tollerabile apprendere rappresentanti delle istituzioni che lucrano sulla sanità pubblica, tanto più nel periodo emergenziale che stiamo vivendo e che ha mostrato a tutti l’importanza di una Sanità pubblica efficiente e libera da ogni forma di criminalità. Dobbiamo continuare a lavorare per far sì che ogni tipo di mafia o criminalità organizzata non abbia più facile terreno in Italia e soprattutto nella nostra Sicilia”, concludono”.