Home / 2020 / Maggio (Pagina 2)

Nel febbraio 2019 con propria Ordinanza il Tribunale di Agrigento confermava le ragioni dei  lavoratori che si erano opposti al licenziamento senza giusta causa  da parte  della TUA ( Azienda che si occupa del trasporto urbano di Agrigento e gode di finanziamento pubblico).

In data 26.05.2020 davanti al Tribunale di Agrigento si è conclusa, in primo grado, la causa del lavoratore Giuseppe Donisi (seg. gen. prov. della Filt Cgil di Agrigento) con esito pienamente favorevole a quest’ultimo che ha visto totalmente riconosciute le proprie ragioni e in particolare l’illegittimità e la inconsistenza del licenziamento ingiustamente subito, il diritto a riprendere servizio e al risarcimento dei danni subiti, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il licenziamento di Giuseppe Donisi (che sino ad allora in tanti anni di servizio non aveva mai subito neppure un semplice richiamo), così come quelli che la società ha irrogato ad altri 11 lavoratori nello stesso periodo (dicembre 2017) sin da subito, a dire il vero,  è apparso del tutto fuori luogo e irragionevole. L’Azienda in questione, infatti, ha licenziato 12 suoi lavoratori tra cui il seg. gen. prov. della Filt Cgil di Agrigento  Giuseppe Donisi, accusandolo di interruzione di pubblico servizio. L’Azienda si è avvalsa di un investigatore privato, che a suo dire avrebbe riscontrato che durante il servizio, il lavoratore si sarebbe nascosto sotto un albero in contrada Calcarelle in Agrigento anziché effettuare la ripartenza di una corsa. Pertanto, il lavoratore che sin da subito ha chiarito di non avere mai interrotto alcuna corsa dato che egli si è sempre fermato al capolinea di contrada Calcarelle come da sempre stabilito dall’azienda, si è  rivolto al Giudice chiedendo di annullare l’ingiusto licenziamento.

Oggi,  l’irragionevole operato della società è stato ribadito anche dalla sentenza del Tribunale di Agrigento e del resto non a caso anche dopo il licenziamento i mezzi della TUA continuano tutt’oggi a fare la ripartenza proprio sotto l’albero in questione. Appunto il lavoratore quel giorno si trovava alla solita fermata, la stessa da più di 40 anni quella che da sempre è stata indicata come il punto in cui dovevano fermarsi prima di ripartire all’orario prestabilito. Inoltre, per la corsa che va dalla c.da   Calcarelle verso Piazzale Rosselli nessuna denuncia o lamentela è emersa né per quel giorno né, a dire il vero, per altri giorni.  Ma c’è di più,  perché anche dopo l’ordinanza di reintegra emessa dal Tribunale alcuni mesi addietro al lavoratore Giuseppe Donisi,  nonostante gli venisse pagato lo stipendio, non è stato consentito di prestare neppure un solo giorno di lavoro effettivo ( ci chiediamo perché la collettività deve dare contributi ad un’azienda che si permette il lusso di pagare  10 lavoratori per non farli lavorare). Qualche settimana fa, infine, nel periodo dell’emergenza sanitaria, Giuseppe Donisi (e gli altri colleghi ingiustamente licenziati) sono stati posti dall’Azienda in cassa integrazione a zero ore (tutto a carico dello Stato, su cui abbiamo parecchie perplessità sulla legittimità dell’atto per ottenere il finanziamento pubblico considerato che non lavoravano) mentre gli altri dipendenti dell’azienda almeno in parte hanno continuato a lavorare.

Resta l’amarezza nel constatare che l’Azienda anziché prendere atto del proprio errore continua imperterrita nel perseguire strade che la portano a sbattere; al contrario, incredibilmente il lavoratore dovrà anche difendersi in un procedimento penale, attivato su accuse dell’azienda per fatti, a nostro parere assolutamente inconsistenti e infondati, ovviamente, anche qui, aspettiamo con fiducia il lavoro della Magistratura.

Questi incresciosi episodi stanno arrecando a Giuseppe Donisi e agli altri lavoratori come lui ingiustamente licenziati un danno che va ben oltre il lato economico.

La Cgil, inoltre, sottolinea che ha avuto modo più  volte di denunciare le non poche criticità e le lacune del servizio espletato dalla TUA nel Comune di Agrigento in questi anni, come ad  esempio, per ricordarne solo qualcuno, il servizio di Montaperto – Giardina Gallotti che per le caratteristiche strutturali e morfologiche del territorio il servizio pubblico viene espletato con mezzi non omologati, bisogna aggiungere  anche l’assenza del doppio agente ( tra l’altro  imposto dalla Motorizzazione), necessario per espletare il servizio in manovra che avviene anche in retromarcia. Su questo tema nel dicembre scorso il Dirigente comunale rispondendo ad una interrogazione consiliare, aveva riferito che si sarebbe provveduto alla soluzione del problema; naturalmente dopo quasi sei mesi non si è fatto nulla.

                                                                    

Il sig. A F., originario di Ribera, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della I.S.B. srls, società recentemente costituita con lo scopo di acquistare e gestire un impianto di frantumazione di inerti sito nel territorio di un Comune siciliano, aveva chiesto l’iscrizione alla white list per potere avviare la propria attività.

In particolare, la white list è un elenco di imprese legittimate a contrarre con la Pubblica Amministrazione, nonché abilitate a richiedere l’iscrizione in elenchi speciali, curato dal Ministero dell’Interno.

La richiesta di iscrizione era stata tuttavia respinta dal Ministero dell’Interno in considerazione di presunti rapporti parentali dei soci e dell’Amministratore con soggetti controindicati, nonché avuto riguardo ai presunti legami di un soggetto che, per un breve periodo di tempo, aveva ricoperto la carica di Amministratore della Società in questione.

In particolare, la motivazione del diniego si incentrava intorno ai presunti rapporti che legherebbero l’Amministratore F.A. con la famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, noto comune dell’Agrigentino.

La Società aveva allora impugnato il predetto provvedimento di diniego dinanzi al TAR Sicilia, sede di Palermo, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo altresì la sospensione cautelare del provvedimento ricordato.

Tuttavia il TAR rigettava l’istanza di sospensione cautelare, assumendo che il provvedimento impugnato fosse validamente giustificato dalle ragioni addotte dall’Amministrazione.

La Società, tuttavia, impugnava il predetto provvedimento con ricorso in appello cautelare dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo la sospensione degli effetti del provvedimento del Ministero dell’Interno.

Con il ricorso in appello cautelare, i legali della Società contestavano sia le ragioni indicate nel provvedimento dell’Amministrazione, sia la motivazione del TAR Sicilia, chiarendo che il sig. F.A. non aveva mai avuto rapporti di alcun genere con la famiglia mafiosa di Ribera, che in ogni caso gli elementi addotti dall’Amministrazione erano assai risalenti e che la famiglia di tale soggetto aveva da sempre operato nel settore senza che mai le fosse stato opposto alcun rilievo. Aggiungevano inoltre che gli altri elementi rilevati dall’Amministrazione non erano ragionevolmente idonei a ritenere sussistente il pericolo di condizionamento, essendo non sufficientemente circostanziati, generici ed indeterminati.

Il CGA ha accolto l’appello cautelare proposto con il patrocinio degli avv.ti Rubino e Valenza, con un’ordinanza assai pregevole ed articolata, certamente destinata a costituire una pietra miliare nella materia e a dare nuovi spunti nel dibattito sul punto che è in corso in questi anni.

Ed infatti, sovvertendo la linea dettata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, e con delle argomentazioni nuove ed originali, il Giudice d’appello siciliano, facendo riferimento anche alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte costituzionale ha affermato il principio secondo cui il mero rapporto di parentela con soggetti asseritamente controindicati non può essere considerato idoneo al fine di legittimare il dubbio in ordine alla sussistenza del pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata.

E dunque, anche a volere ritenere che il pericolo di infiltrazione mafiosa possa essere dedotto a seguito di una valutazione meramente probabilistica (fondata cioè sul riscontro di una mera probabilità, e non una certezza dell’infiltrazione), dovrebbe comunque tenersi conto del fatto che “nessuno studio scientifico contemporaneo in materia criminologica” ha mai evidenziato come l’essere parenti di soggetti controindicati aumenti la probabilità che l’impresa sia infiltrata dalla criminalità organizzata.

Pertanto, conclude il Giudice di appello siciliano, l’Amministrazione ha illegittimamente denegato l’iscrizione che la Società aveva richiesto, con conseguente obbligo di ammettere l’impresa nella white list.

Stamattina il pubblico è ritornato alla Valle dei Templi: un piccolo assalto, quasi rispettoso, ma che ha avuto la forza emblematica di un ciclone. In poche ore sono state registrate centinaia e centinaia di prenotazioni sull’app YouLine che permette di visitare i siti monitorando gli ingressi. E il pubblico, compatto, si è presentato ai cancelli del Parco archeologico – aperto solo il varco Giunone -, seguendo tutte le norme di sicurezza.

Distanziamento, mascherine, controllo della temperatura: alla Valle dei Templi si entrerà gratuitamente fino a domenica 7 giugno. Sabato e domenica, e martedì prossimo (2 giugno) dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30; negli altri giorni, dalle 15 alle 19. Si entrerà ogni mezz’ora, gruppi da 25 persone, ogni giorno tra 200 e 300 visitatori. Dall’8 giugno al 13 luglio, orario unico dalle 14 alle 20, poi si cambierà per aprire anche in notturna. Durante la settimana gratuita #laculturariparte, gli addetti di CoopCulture – che cura i servizi di biglietteria e accoglienza – effettueranno un controllo assiduo lungo il percorso, faranno rispettare le norme di distanziamento (almeno 1,5 metri tra i visitatori, muniti di mascherina per tutto il tragitto) e impediranno di abbandonare il percorso di visita già tracciato. Questo perché l’intero Parco archeologico è sottoposto a lavori di manutenzione e adeguamento alle norme di sicurezza contro la pandemia. Oltre ai templi noti in tutto il mondo, i visitatori potranno riscoprire le imponenti “macchine” edili dell’esposizione a cielo aperto “Costruire per gli dei”, organizzata da MondoMostre, che è stata prorogata fino al 31 dicembre. Le opere appaiono quasi improvvisamente, accanto ai templi che, virtualmente, contribuirono a costruire, creando un vero e proprio choc temporale.

Per evitare code agli ingressi, è obbligatorio prenotare, cliccando sul link https://youline.eu/laculturariparte.html e verificando la disponibilità nel giorno e nella fascia oraria prescelta. Il codice di prenotazione ricevuto andrà esibito all’ingresso del Parco. Non sarà consentito, per ragioni di sicurezza e per mantenere il distanziamento, l’ingresso a coloro che non avranno preventivamente utilizzato il sistema di prenotazione on line.

“Le recenti decisioni del Comitato dell’Ordine pubblico,seguite da quelle del sindaco di Agrigento, in ordine alla chiusura anticipata per ristoratori alle 24.00 ed alla limitazione del consumo di bevande alcoliche da asporto a partire dalle 21.30 sino al 30 giugno 2020, seppur orientate dalla apprezzabile intenzione di ridurre gli assembramenti, rappresentano un ostacolo in più per gli operatori commerciali già fortemente penalizzati dalla pandemia”. Lo dichiara il consigliere comunale Giorgia Iacolino che continua:
“Senza contare che il ricorso agli assembramenti è il più delle volte collegato a comportamenti inappropriati di ragazzi che pure vogliono riconciliarsi con la normale vita di relazione. Serve allora una riflessione delle Autorità preposte, che, con una curva di contagi estremamente favorevole ed in una stagione corta come l’estate, conclude Giorgia Iacolino, contemperi la primaria esigenza di salute pubblica con quella di iniziativa economica degli operatori economici, pub, bar e ristoranti e ambulanti, anche attraverso il condivisibile rafforzamento delle attività di pattugliamento e controllo, già deciso dal Comitato per l’Ordine pubblico, e con la consapevole assunzione di comportamenti responsabili dei giovani della nostra comunità “.

Il restyling della rotonda Giunone è costato 400.000 € , cioè tanti quanti soldi il Comune aveva di bisogno per risistemare una buona parte del tessuto viario della città.

La somma necessaria è stata interamente finanziata da Anas, società quest’ultima responsabile dell’importante snodo viario. Al Comune di Agrigento è spettata la progettazione, che a titolo “gratuito” è stata curata da un “architetto”(e qui sono nate discussione con ordini professionali che hanno chiesto rispetto).

Noi non discutiamo l’abbellimento, il bello piace a tutti, ma perché questo sperpero di denaro quando accanto alla rotonda, una delle strade che attraversa la valle e porta proprio alla rotonda(Via Giuseppe LOGGIA), è inibita alle due ruote e con un limite di velocità alle 4 ruote “vietato dal codice della strada”???

“noi da anni gridiamo che ANAS NON RISPETTA IL PROTOCOLLO e il nostro territorio viene bistrattato fin troppo dai suoi vertici, siamo consapevoli di ciò che scriviamo, la gestione Anas è uno dei problemi da risolvere con immediatezza per il rilancio della nostra Provincia (Ponte Morandi, Ponte Petrusa, Gallerie Spinasanta), Abbandono di tutte le strade a gestione Anas, basta fare un giro per osservare come vengono manutenute a vista d’occhio etc. etc. etc.) è proprio di queste ore la dichiarazione del Presidente Musumeci che ha tuonato contro i vertici Anas, “Il governo Musumeci ha affidato a un pool di avvocati il compito di redigere una relazione per quantificare i danni economici e di immagine che l’Anas ha procurato all’isola per non avere portato a termine alcuni cantieri ritenuti strategici e fondamentali. “Il 15 giugno il gruppo ci darà l’esito del lavoro e noi procederemo di conseguenza giudizialmente nei confronti di Anas”, dice il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in conferenza stampa.

Palazzi di giustizia svuotati. Processi penali rinviati.Udienze che slittano forse di un anno. “Un’amnistia mascherata” la battezzano gli avvocati di tutta Italia che, senza soldi per  mesi, sono furibondi e riconsegnano la toga. La crisi della Giustizia si riflette implacabilmente sui professionisti del settore,gli avvocati i quali vivono con le parcelle “quando vengono pagate”. Quella degli avvocati purtroppo è una categoria nelle cui fila corre una impietosa “inflazione” basta vedere il numero degli avvocati iscritti all’albo di Agrigento.Molti giovani avvocati toccano con mano l’improvvisa precarietà,lo dimostrano i numeri delle richieste delle “famose” 600 euro al netto di ripensamenti ,da parte delo Governo. Per non parlare dei “praticanti” dei grandi studi legali,i quali  piombano  per la prima volta nel grande vortice della cassa integrazione. La grande crisi affonderà la  lama sulla pelle delle nuove generazioni,quando  lo Stato chiederà loro  di pagare le scadenze fiscali. Solo pochi di loro ottemperanno a tali scadenze,tirando fuori quel gruzzoletto messo da parte con tanti sacrifici. Gli avvocati attendono naturalmente la sospirata “grande” ripresa,forse a giugno o forse a settembre. Il futuro?  è facile immaginarlo : Tribunali “intasati” e tempi biblici per i processi, con fisiologica ripercussione sulla fonte di sostentamento vitale di una larga fascia della categoria, soprattutto quella più debole, non supportata da sussidi dignitosi, peraltro non ricevuti nei giusti tempi.  Sarebbe auspicabile un intervento a supporto alla liquidità degli avvocati, le stesse adottate per le imprese colpite dall’emergenza Coronavirus.

Nel frattempo il Governo, alle prese con la pandemia,detta le “regole”  sanitarie per tutti i cittadini italiani,dimenticando il sistema giustizia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti : centinaia di linee guida e protocolli di udienze diversificati per ogni Tribunale. Tribunale che vai giustizia che trovi. Tutto questo, purtroppo, equivale a giustizia disattesa per migliaia di cittadini. Diceva Platone: “il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo”.

Aldo Mucci, segretario sindacato Sgb

In riferimento ai servizi in oggetto, siamo a chiedere un incontro urgente nel merito dell’attuale situazione dettata dall’emergenza Covid 19. Come noto il decreto “Cura Italia”, agli artt. 47 e 48, proprio in relazione anche alla fattispecie in oggetto ed alla rimodulazione dei servizi nell’attuale fase emergenziale, prevede che “le pubbliche amministrazioni forniscono, avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione”.

Attualmente i servizi risultano invece sospesi, cittadini ed utenti non ricevono alcun supporto ed i lavoratori sono stati collocati a casa senza stipendio, mentre riteniamo che i medesimi servizi possano essere riprogettati ed erogati in modalità in linea con la previsione normativa, assicurando la ripresa e la continuità sia per i cittadini che per il personale coinvolto. Ancora, sta crescendo la preoccupazione del personale impegnato nel settore e già adesso, come dicevamo, lasciato a casa a senza stipendio, ed al quale è già stata comunicata l’imminente riorganizzazione delle modalità del servizio che pregiudicherà e comporterà, già dal prossimo anno scolastico, e comunque a breve, il taglio drastico e la cancellazione delle loro posizioni lavorative. Richiediamo quindi incontro urgente sulla materia sopra brevemente accennata, da svolgere, ove necessario, anche in modalità videoconferenza”.

Gli uffici della Direzione Generale ASP e quelli del Distretto Sanitario di Agrigento, ospitati all’interno della Cittadella della Salute al viale della Vittoria, resteranno chiusi lunedì prossimo, 1 giugno, per consentire la sanificazione degli ambienti da eventuali minacce legate al Covid-19.

Le operazioni rientrano nell’ambito di un fitto calendario di interventi già avviati dall’ASP di Agrigento e che, in questa ulteriore fase, sono partiti lo scorso 27 maggio presso il CSM ed il Sert di Sciacca, sono proseguiti oggi, 29 maggio, con il trattamento dei locali del CSM di Ribera, continueranno domani, sabato 30 maggio, con il Sert e CSM di Agrigento e, dopo la descritta programmazione del primo di giugno, interesseranno i successivi venerdì dello stesso mese: il 5 con il PTA poliambulatorio di Agrigento, il 12 giugno presso gli uffici sanitari di Santa Margherita del Belìce, il 19 al poliambulatorio, assistenza sanitaria di base e consultorio familiare di Porto Empedocle ed il 26 al PTA poliambulatorio di Favara. Il calendario di sanificazione prevede anche un appuntamento il 3 luglio, ad Agrigento, presso i locali della neuropsichiatria infantile, del consultorio familiare e dell’ufficio vaccinazione.

 

Nella giornata di ieri i militari della Guardia Costiera hanno sequestrato circa 1000 metri di rete abusiva posizionata nello specchio acqueo portuale.

Questo genere di pesca illecita mediante l’impiego di reti non segnalate e meticolosamente occultate, oltre a violare specifiche norme di settore, rappresenta un serio rischio per la sicurezza delle imbarcazioni e delle navi in transito nel porto, soprattutto con l’aumento del traffico diportistico durante la stagione estiva.

Il Comandante del Circomare cittadino esprime il proprio soddisfacimento per il lavoro svolto dai militari, aggiungendo che continuerà l’attività di monitoraggio e repressione, finalizzata alla tutela dell’ambiente marino, al rispetto delle norme sulla pesca ed alla salvaguardia della sicurezza in mare.

Agenti e Ufficiali di P.G. del Commissariato di P.S. di Licata, nella mattina del 26 maggio, nell’ambito di attività investigativa mirata alla prevenzione e repressione dei reati concernenti le armi e munizioni illegalmente detenuti, procedevano all’arresto di A.A., classe ‘74, con precedenti, poiché  colto in flagranza del reato di detenzione illegale di arma comune da sparo (rivoltella con tamburo a sei colpi) e nr. 6 (sei) cartucce inesplose con ogiva camiciata calibro 9×19 (cartucce in dotazione alle Forze di Polizia). Nello specifico, nel corso di una perquisizione locale ex art. 41 TULPS, eseguita all’interno della casa rurale dell’uomo, sotto una vasca idrica in fibra cemento, priva di acqua ed attigua alla porta di ingresso del predetto immobile, appoggiata e cementata su due grosse pietre, in un anfratto ricavato tra le pietre, veniva rinvenuta una rivoltella (con tamburo a sei colpi) avvolta in un panno e nr. 6 cartucce calibro 9×19 avvolte in un fazzolettino di carta, a sua volta racchiuso con carta alluminio da cucina, il tutto riposto all’interno di un sacchetto di plastica protetto da un panno. Attesa la flagranza di reato di detenzione illegale di munizionamento e arma da sparo e la gravità dell’evento, gli uomini del Commissariato procedevano all’arresto dell’uomo.

Dopo gli accertamenti di rito, l’arrestato, per disposizione del Sostituto Procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Agrigento, D.ssa Gloria ANDREOLI, veniva accompagnato presso l’abitazione della madre, ove permarrà agli arresti domiciliari.