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Toto Cacciato consiglia un libro da leggere, “Il prete bello”

Il bel romanzo di Goffredo Parise, in una copia del 1969.

Giorni di ansia questi che stiamo attraversando, stare in casa è necessario, l’apporto divagante di una lettura può alleggerire apprensione e tensione, almeno per un momento.

 Autore di rilievo, tra i tanti  pregevoli scrittori della seconda metà del Novecento, Goffredo Parise è stato scrittore di successo,  giornalista e sceneggiatore; puntuale nelle analisi della vita sociale che osservava e frequentava, (dalla miracolata Milano, alla travolgente Roma).  E’ stato anche inviato speciale, in  America  e in Vietnam.

IL PRETE BELLO è tra i primi romanzi della sua felice scrittura, chiara e scorrevole e ricca di immagini,  di scene e di personaggi fortemente  caratterizzati. Nella storia narrata ne “Il Prete bello” c’è qualcosa di farsesco, ma fondamentalmente è pervasa di tristezza  e di amara considerazione della vita;  le tante piccole e grandi sciagure che continuano a riproporsi nel suo romanzo, fantasticando intorno a quella corte tra le contrade di Vicenza, la sua città, sono originate dalla sua forza immaginativa, ma anche dalla realtà intensamente  osservata e vissuta.

Il romanzo è del 1954, (Garzanti Editore), e nel dipanare delle pagine l’autore elabora e manifesta le sue qualità: comprende fortemente la realtà che narra, la penetra, la vive e la elabora. Tutto come se avesse una grande esperienza di vita vissuta, ma Gofferedo Parise nel 1954 aveva soltanto 25 anni.

Il racconto ci da anche uno spaccato di vita dei primi anni Cinquanta, quando era ancora presente il ricordo della guerra e si attraversava il dopoguerra tra lutti, carestie, e diciamo pure, fame e mancanza di tutto.

Infatti, il ragazzino protaginista, ad un’offerta: ”Ho dei biscottini”, affinche rivelasse un piccolo segreto dice: “io, che ero quall’affamato che ero, risposi prontamente: Me li dia, me ne dia un po’”.

I personaggi del romanzo sono ben distinti, tutti vivino con i propri problemi e la fatica della sopravivenza, sono  ben risolti e vanno da chi non ha niente, ma tanta fame e miseria, a chi ha qualcosa e poco può dare. Una vita intensa di rapporti, di piccole aspirazioni e grandi desideri.

La città, Vicenza, come tante altre cose, è  cambiata, ma ancora verso la fine degli anni del Novecento, nei vicoli, nei cortili, nelle stradine del centro, pareva che ci fosse ancora, nell’ombra umida degli androni profondi e bui, l’alito e l’impronta di quei personaggi, Ma ci sarà  ancora la macchia di neve all’angolo, a terra, in inverno, il cielo chiaro in primavera, il raggio di sole inclinato  sulle facciate storiche prima del tramonto: i luoghi descritti e vissuti.

Cena e Sergio, due ragazzini, instancabili protagonisti di infinite ricerche per soddisfare le loro più elementari necessità, ma anche appassionati  ai loro giochi: la desiderata bicicletta, le corse sfrenate, le lunghe scorribande, fino allo sfinimento.

Quegli anni sono stati per loro gli anni eroici dell’adolescenza, unici e irrepetibili.

La figura dominante del romanzo è  Don Gastone, il prete che appare bello a tutta la corte della cominità, alle donne del Comitato e alla Signorina Immacolata, animatrice di tutto quanto può accadere, tra piccoli eventi, massainscena  di oratorio,  commediole e drammi.

Intanto trascorsi gli anni del dopoguerra, e trascorsi anche gli anni Cinquanta, già nei primi anni Sessanta si parlava di Miracolo economico.

Rileggere un romanzo di qualità, come quello di Goffredo Parise, negli anni di quella edizione 1969, e rileggerlo, ora, dopo tanti, tanti anni, si scoprono nuovi pensieri e nuove riflessioni.

Sono sicuramente diversi, sia il lettore, con l suo vissuto, e anche il libro, che ora spinge ad altre considerazioni e interpretazioni

 Toto  Cacciato

 

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