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L’uso e l’abuso di parole, quando  uno strumento utile può diventare dannoso. Riflessione

 

Siamo sinceri, quante volte ci è capitato di straparlare e poi riflettere su come avremmo potuto evitare liti, disappunti, offese ed umiliazioni?

Quanto, l’uso inappropriato di parole ha provocato crisi, distruzioni o lanciate al limite, addirittura guerre?

È proprio vero che siamo capaci di gestire questo patrimonio insieme a tutte le emozioni che ne scaturiscono, una volta usato?

Una delle nostre pecche più  comuni è quella di non porci mai le domande esatte per avere poi le giuste risposte. A volte basta una piccola ma necessaria riflessione.

Cos’è la parola? Dal vocabolario Treccani, leggiamo che si tratta di un “Complesso di fonemi, cioè di suoni articolati, o anche singolo fonema (e la relativa trascrizione in segni grafici) mediante i quali l’uomo esprime una nozione generica, che si precisa e determina nel contesto d’una frase.”

Leggendo il suo semplice significato, pensiamo sia facile anche l’utilizzo, ma non sempre le due cose si accomunano. Pensiamo alla semplicità dei fiori di campo, nascono in modo spontaneo, senza nessuna manipolazione né alcuno interesse da parte dell’uomo.

Normalmente siamo portati a pensare che tutto ciò che nasca “spontaneamente”, debba per forza avere una natura semplice, scontata, ma pensiamo invece a tutto quello che sta dietro alla nascita di un fiore, di un mero ed infestante filo d’ erba a quanti e quali processi si innescano affinché possa nascere.

Creando una estensione mentale, anche le parole potrebbero essere uguali a ciò che si trova in natura, ossia: semplici, articolate, emozionanti, ripugnanti, gradevoli, scontate, riprovevoli, bellissime, significative, orribili, dannose deleterie e chissà quanti altri aggettivi.

Su una cosa però, penso che tutti potremmo essere d’accordo, “la parola è un dono”  e come tutto ciò che ci viene donato, dovrebbe essere trattata con rispetto e soprattutto con gratitudine, se pensiamo che essa è il nostro mezzo di comunicazione primario insieme al linguaggio del corpo.

L’utilizzo di questo dono però non ci consente di farne un uso indiscriminato, talvolta usato come arma di difesa o di attacco, capace anche di uccidere. Si, perché le parole possono uccidere e non solo in senso metaforico, ma anche moralmente e fisicamente,  con la stessa precisione di un affilato strumento chirurgico.

Tutto questo può forse apparire esagerato, in realtà non lo è affatto.

Le parole sono l’esternazione di tutto ciò che ci appartiene, ergo, ogni tipo di personalità sana o malata ne farà un uso consono alla propria natura.

Fresche, dotte, semplici, complicate, articolate, inutili o menzognere, le parole rappresentano tutto ciò che  siamo ed è proprio questo il motivo per cui se ne può fare un uso  e un disuso, finanche alla deviazione  ed alla pericolosità delle stesse, usate come vere e proprie armi in grado di procurare molto male se non addirittura la morte.

Pensiamo ad esempio al reato di “ istigazione al suicidio”, in realtà chi lo pratica non fa nulla tranne che “istigare”, ossia indurre ad azioni indegne, illecite ed autolesioniste, attraverso l’abuso di azioni e parole per la manipolazione di soggetti individuati come vittime.

Pensiamo al bullismo, al cyber bullismo ed altri reati  del web e a tutto il male che hanno provocato fino al raggiungimento per diversi soggetti perseguitati, di  atti estremi. Ecco che le parole diventano assassine.

Ma non solo.

Rimanendo nel tanto discusso quanto venerato mondo del web, la comunicazione non controllata oltre alla velocità con la quale è possibile veicolare l’informazione, ha prodotto caos, vera disinformazione e non pochi incidenti diplomatici.

Ecco che le parole diventano false e fuorvianti.

Vogliamo parlare del dark web, mondo sommerso del “Dio internet” dove è possibile fare e trovare di tutto, pronto a nutrire ogni perversione della natura umana?

Ecco come le parole diventano estreme, dubbie, ingannatrici e foriere di azioni illegali.

Voglio offrire attraverso le mie parole, un occasione per riflettere; spiegare la natura di questi fenomeni e quale impatto hanno avuto e purtroppo continuano ad avere sulla società, è compito non facile di esperti e forze dell’ordine.

Casi limite? Non credo, visto il proliferare di questi crimini. Certo è, che l’essere umano, dovrebbe adottare dei filtri, pensare a cosa sia giusto oppure no, adoperarsi in modo che questo prezioso strumento venga, attraverso il metodo e la coscienza, usato nel modo più appropriato in modo che altri non possano esserne danneggiati.

Prendiamo esempio dai poeti, dai grandi autori, che tanto hanno lasciato al mondo attraverso le parole scritte e declamate; pensiamo ai grandi filosofi, che hanno fatto dell’arte del pensiero la loro scienza; agli oratori, ai grandi leader che hanno cambiato il mondo con parole accorate e pensieri superiori, eroi della comunicazione nell’accezione più nobile del termine; pensiamo a chi guarisce attraverso le parole, chi da’ sostegno e conforto, chi difende, chi ama.

Dall’uso all’abuso, il passo è davvero breve, ma noi siamo esseri pensanti (tranne sporadiche eccezioni) e se solo volessimo dedicare qualche secondo in più della nostra vita per cercare le parole giuste, qualcuno di certo ci ringrazierebbe.

Abusare di un dono così grande non è sempre la scelta giusta.

Ho sempre pensato che il parlare a vanvera, malamente o indiscriminatamente, sia solo frutto della gratuità delle parole, perché se dovessimo comprarle una ad una, di certo si farebbe molta più attenzione ad usarle con cura e non sprecarle.

Pensiamoci.

 

3 COMMENTI
  • Sabrina 8 Maggio 2020

    Un articolo che riflette la realta’ come un vero specchio.
    Complimenti

  • Angelo 8 Maggio 2020

    Semplificando: la mattina appena alzati e prima di parlare, connettiamo la bocca al cervello.

  • Alfonso Civiltà 9 Maggio 2020

    Pensi che dopo le armi di distruzione di massa la “parola” è l’arma piu indiscriminatamente usata dall’animale umano. Pensa un po, per esempio, a quanto è stata travisata, abusata e manipolata la parola di Dio. Quante guerre, omicidi, carneficine e stermini si sono perpetrati nei secoli in nome di quella parola. E quanta violenza, più o meno velata, viene fuori tutti i giorni anche nei post più innocenti. Accendere il cervello prima di aprire la bocca; un’operazione semplice, quasi banale ma che risulta difficile non per l’interruttore ma perchè spesso, manca il cervello. Ottimo input Claudia.

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