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Caro infermiere di Casteltermini, siamo vicini a te, ma stavolta hai toppato

Virale. Come un qualsiasi whatsapp che nel giro di poco tempo invade i cellulari di un intero del paese, di una intera provincia, di una intera regione.

Al centro dell’attenzione un giovane infermiere di Casteltermini, purtroppo, e sottolineiamo purtroppo da Covid 19.

Per questa triste vicenda non possiamo non essere vicini al giovane infermiere castelterminese, al quale auguriamo una immediata guarigione e la fine di questo incubo.

Nel contempo, però, spiace tantissimo assistere a quanto sta accadendo attorno ad una vicenda che ormai è finita nelle grinfie di quel pericoloso percorso mediatico che si chiama whatsapp, messaggistica poco affidabile che collega il mondo intero in pochi secondi.

Il fatto: l’infermiere chiama al cellulare il titolare del supermercato e lo apostrofa in malo modo sol perché, giustamente (e sottolineiamo giustamente) questi si “è permesso” di dire al proprio genitore (che nel frattempo si era recato nell’esercizio commerciale), di nutrire un certo timore circa la sua presenza all’interno del market; tale circostanza avrebbe potuto creare qualche problema agli altri clienti sistematici che quotidianamente si recano a fare la spesa presso il supermarket. Tra l’altro, Casteltermini, è un piccolo paese della montagna dove tutti sono a conoscenza di fatti, uomini, cose e personaggi.

Noi riteniamo legittima la difesa del titolare del supermercato; pur non di meno il titolare, per rompere ogni indugio, riferisce al genitore dell’infermiere affetto da Covid 19 che sarà cura sua far recapitare a casa tutto quanto occorre alla famiglia.

Apriti cielo! Il genitore torna a casa e racconta tutto al figlio. Quest’ultimo ritiene opportuno chiamare il titolare del supermercato e registrare la telefonata (un gesto, questo, che comunque non rende onore a nessuno).

Quell’audio, “chissà come e perchè”, diventa immediatamente virale. L’universo mondo ne viene in possesso tanto da aprire una aspra discussione sui social.

Nel colloquio l’infermiere vuole rivoluzionare il mondo. Si scaglia contro il titolare del market invitandolo (eufemismo) ad essere più moderno e dare l’esempio per far cambiare quella mentalità accattona (più o meno) che ruota attorno a Casteltermini.

Non solo; l’infermiere, nervoso e incazzato, non riesce a dare il giusto significato alle parole del titolare del supermercato. Ha confuso la dabbenaggine al posto di una sacrosanta e giustificatissima paura che ognuno di noi avrebbe avuto.

Circolano voci, delle quali non abbiamo nessuna certezza, che risulterebbero essere contrarie rispetto a quello che dovrebbe essere il modus vivendi di una persona affetta da Covid 19. E siccome noi non ci crediamo, riteniamo opportuno fare qualche domanda all’infermiere in questione, fermo restando che è libero anche di non rispondere visto e considerato che non rappresentiamo alcun tribunale.

  • E’ vero che la mamma, convivente, è affetta da Covid 19?
  • Circola una foto, mentre l’infermiere abbraccia la propria nonna; può riferire come è morta la nonna?
  • Il padre, abita nel piano di sotto dove attualmente il proprio figlio sta passando la quarantena. Per quale motivo, chiunque, non dovrebbe preoccuparsi di una vicinanza così limitata (pur rispettando ogni comportamento che impone la legge)?
  • Corrisponde al vero che il titolare del supermarket, quando il padre si è presentato all’ingresso dell’esercizio, pur rimanendo fuori, abbia chiesto la relativa certificazione e quest’ultimo non era in possesso di nulla?

Basterebbe rispondere a queste semplici domande per avere più chiaro il quadro della situazione. Non solo per il sottoscritto, ma per quanti sono venuti in possesso dell’audio di quella telefonata.

E non siamo pochi…

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