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Videoconferenze e privacy: Zoom nella bufera, Elon Musk vieta l’utilizzo ai dipendenti

Il boom dei servizi per la teleconferenza ha messo sotto il mirino piattaforme e tecnologie che stanno vivendo un successo insperato, almeno prima dell’arrivo della pandemia. Le azioni di Zoom, l’app per videoconferenze hanno raddoppiato valore dall’inizio dell’anno. E proprio Zoom da alcuni giorni è nella bufera. Space X, la compagnia spaziale di Elon Musk, vieta ai dipendenti di usare l’app che più di ogni altra sta registrando un boom di download post-coronavirus. Secondo il sito Reuters, alla base del divieto ci sarebbero “importanti problemi di privacy e sicurezza”. “Comprendiamo che in molti stanno usando questo strumento per conferenze e riunioni, ma si prega di utilizzare e-mail, messaggi o il telefono come mezzo di comunicazione alternativo”, scrive l’azienda Space X in una email rivolta i dipendenti, il 28 marzo, giorno in cui ha disabilitato l’uso di Zoom.

Lunedì l’Fbi ha lanciato un servizio di “allerta” su Zoom dopo aver ricevuto segnalazioni di individui non identificati che invadono le sessioni scolastiche, un fenomeno noto come “zoombombing”. L’indagine è partita dopo la segnalazione del procuratore generale di New York, Letitia James, che ha intimato alla società di risolvere il problema, impedendo ai pirati informatici di “ottenere accesso furtivo alle webcam dei consumatori”.

I problemi per Zoom erano però iniziati una settimana prima quando il sito The Intercept aveva scritto che l’app non era crittografata e che la società potrebbe visualizzare le sessioni. Si è scoperto cioè che le riunioni di Zoom non avvengono utilizzando la crittografia end-to-end tra i partecipanti, nonostante la società indichi questa sicurezza sul proprio sito. Si tratta invece di una più semplice crittografia TLS, attraverso la quale Zoom può, potenzialmente, vedere e sentire tutto.

Domenica scorsa Zoom ha aggiornato la sua policy sulla privacy. Ma, come da giorni sostengono gli esperti di cybersecurity, sono moltissime le nuove piattaforme a rischio di intrusione da parte di criminali informatici.

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