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I casi coronavirus in Sicilia. Il picco contagi e la resistenza del sistema sanitario. Autorizzati nuovi laboratori per l’analisi dei tamponi: esito test anche all’ospedale di Agrigento.

Sono 1.168 gli attuali positivi al coronavirus in Sicilia. Dall’inizio dei controlli i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 11.079. Sono risultati positivi 1.260, mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.168 persone. Sono ricoverati 500 pazienti, di cui 75 in terapia intensiva, 668 sono in isolamento domiciliare, 53 guariti e 39 deceduti.

L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha già prospettato, rilanciando le previsioni degli esperti, una forbice di contagi compresa tra i 4500 e i 7000 contagi da covid 19 in Sicilia entro metà aprile. Ed il presidente della Regione, Nello Musumeci, adesso conferma. “Sì, le proiezioni peggiori, disastrose, parlano di 7.000 contagiati in Sicilia. Noi – aggiunge – immaginiamo 600 posti letto in rianimazione sui quali già si lavora da diversi giorni, e poi aree destinate a ospedalizzazione di pazienti che non necessitano di terapia intensiva”. Al momento i numeri dei contagi in Sicilia testimoniano altro rispetto a quanto previsto, ma la matematica in tale caso, purtroppo, è una opinione. Infatti, Musumeci raffredda e sussurra con cautela: “E’ chiaro che i numeri non devono illudere, perché da noi non è ancora arrivato il picco. E’ solo un campanello d’allarme e noi stiamo lavorando in funzione di questa onda lunga attesa per inizio o metà aprile”. Poi, a fronte di quanti ritengono che, se l’onda dei contagi che tormenta il nord dovesse abbattersi anche al Sud, in Sicilia, si rivelerà una immane sciagura, Nello Musumeci altrettanto raffredda e replica: “L’idea che se arriva al Sud il fenomeno del Nord sia la catastrofe io la respingo, perché alcuni hanno decisamente un’idea sbagliata del Sud. La sanità siciliana, al di là di quello che si dice al Nord, è riuscita ad affrontare il problema, e sta lavorando per affrontarlo, con preoccupazione, ma occupandosi di quello che serve fare. Poi Dio pensa a tutto il resto, naturalmente”.

Nel frattempo, anche in Sicilia si ritiene opportuno praticare quanti più tamponi è possibile. E a tal fine sono stati aumentati i laboratori di analisi che esaminano il tampone. In Sicilia finora vi sono stati 12 laboratori operativi. Da oggi, sabato 28 marzo, saranno 20, sia pubblici che privati. E i privati sono stati selezionati da una commissione sulla base dell’avviso pubblico dell’assessorato regionale della Sanità e rispondono ai criteri previsti dalle disposizioni dell’Istituto superiore di sanità. Altre strutture sono al momento in corso di autorizzazione. Tra le strutture pubbliche destinate all’esame tampone del covid-19 vi sono l’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, poi a Palermo l’Istituto zooprofilattico, l’Ismett e il Buccheri La Ferla.

E poi altri ancora a Caltanissetta, Catania, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Ragusa, Siracusa e Marsala. L’assessore Ruggero Razza spiega: “Sì, è vero, più tamponi inevitabilmente significa e significherà anche un aumento del numero di positivi, ma questo, come vedremo poi, non deve sempre allarmare. Ovviamente si spera sempre in aumenti contenuti e che la curva non esploda, o quantomeno tenerla sotto controllo. Ci sono state anche polemiche per la presunta lentezza dell’arrivo dei tamponi, ma ora, con l’aumento dei laboratori, almeno tale problema dovrebbe essere risolto”. Nel frattempo il numero dei tamponi eseguiti in Sicilia è aumentato progressivamente. Nei primi 20 giorni ne sono stati effettuati 3294, con un media di 150 circa al giorno, poi la media è stata di 500 al giorno, e poi, ad esempio tra mercoledì e giovedì scorso, sono stati 1400.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Grazie alla denuncia dell’On. Nello Dipasquale, la Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto una inchiesta per chiarire le cause che hanno portato al decesso del Direttore del Parco Archeologico della città aretusea Calogero Rizzuto.

Il fascicolo, per il momento a carico di ignoti e senza ipotesi di reato, è frutto della lettera al Prefetto di Siracusa, Giusi Scaduto, inviata dal parlamentare regionale Emanuele Dipasquale che ha denunciato dei presunti ritardi sia nel ricovero del paziente sia nei risultati dei tamponi, arrivati dopo 5 giorni. Il Procuratore capo di Siracusa, Sabrina Gambino, che coordina l’inchiesta, valuterà se sono configurabili omissioni o ritardi che possano avere inciso sulla sorte del direttore della Regione Siciliana.

Nel frattempo si è scatenata una vera e propria guerra a colpi di comunicati stampa tra l’onorevole ragusano e il direttore dell’Asp di Siracusa Lucio Ficarra.

Dopo il decesso di Rizzuto, Ficarra, diramava un comunicato ufficiale con il quale “oltre a rassicurare la cittadinanza circa l’impegno dell’Asp per fronteggiare l’emergenza epidemiologica in atto, che è stata approntata un’organizzazione accurata per l’accettazione ed il trattamento dei soggetti affetti da coronavirus che sino a questo momento sta dando prova di funzionare adeguatamente”.

Nello stesso comunicato, però, il direttore dell’Asp di Siracusa aggiungeva: “Purtroppo vi sono dei casi (sin ora per fortuna limitati) di soggetti rispetto ai quali non è possibile evitare l’esito infausto. Diventa cruciale, pertanto, da parte degli utenti, attenersi scrupolosamente alle indicazioni dei sanitari, ne è riprova quest’ultimo caso in cui sarebbe stato preferibile accettare il ricovero proposto nell’immediatezza dai sanitari in ragione della presenza di conclamati elementi di rischio”. 

E l’on. Dipasquale, appresi i contenuti del comunicato dell’Asp di Siracusa, ha definito “aberranti le dichiarazioni del direttore dell’Asp Ficarra che suscitano serie perplessità sul decesso dell’arch. Rizzuto. Inopinatamente – continua Dipasquale – il direttore dell’Asp Ficarra afferma che l’architetto Rizzuto avrebbe rifiutato il ricovero al primo contatto con la struttura sanitaria siracusana, cosa non vera ma che lascerebbe un’ombra pesantissima sulla sanità guidata da Ficarra perché sarebbe inconcepibile se, ancorché rifiutato il ricovero, in presenza di conclamati elementi di rischio, il paziente fosse stato lasciato libero di andarsene senza adottare le misure per casi di tale gravità”.

La guerra è aperta. Adesso la palla passa in mano alla Procura della Repubblica di Siracusa che dovrà far luce sulla morte dell’architetto Rizzuto.

Il direttore dell’Asp di Siracusa, Lucio Ficarra, non è un volto nuovo per l’utenza sanitaria agrigentina; lo stesso, infatti, ha diretto l’Asp della Città dei Templi per diversi anni. Di lui si ricorda, soprattutto, il giorno in cui ha lasciato la direzione di Agrigento, quando da autentico “eroe” si autoproclamava un potente risparmiatore dell’Asp agrigentina, per avere lasciato nelle sue casse dell’Asp circa venti milioni di euro…

Peccato che qualche anno dopo nella città di Agrigento moriva di malaria Loredana Guida, giovane giornalista, dopo un via vai (discutibile) dall’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento attualmente al vaglio dalla Procura agrigentina che, ovviamente, ha aperto una inchiesta.

Precisiamo che non esiste alcun collegamento tra il direttore dell’Asp siracusana e la morte di Loredana. Ma tale circostanza non può non farci ricordare che all’ospedale di Agrigento, nel 2020, manca un reparto di malattie infettive. Del resto, né i suoi predecessori né i suoi successori hanno ancora provveduto a dotare il nosocomio agrigentino di un fondamentale servizio che renderebbe onore alla sanità siciliana, a quella agrigentina e soprattutto a dare speranza e dignità ad un popolo di 450 mila persone.

«Il dato relativo ai contagi del Coronavirus in Sicilia che abbiamo diffuso oggi, è incoraggiante, ma non deve farci abbassare la guardia. Esso, infatti, appare coerente con i report degli ultimi giorni, depurati dei piccoli focolai che si erano evidenziati, ma con uno spettro di analisi più ampio in considerazione dell’aumento dei laboratori e quindi dei tamponi processati. Allo stesso modo, va segnalato che anche il dato dei ricoveri e delle terapie intensive è cresciuto di alcune unità e non in maniera esponenziale. Tuttavia l’attenzione deve rimanere altissima, rispettando le prescrizioni previste dai protocolli».

Lo dichiara l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza.

Prima di tutto un minuto di silenzio per tutte le vittime da Covid-19.

E’ cominciata così, ieri mattina, la riunione del Consiglio dell’Ordine degli architetti riunitosi da remoto grazie a una piattaforma concessa in uso dal Consiglio nazionale degli architetti, poi proseguito con diverse e interessanti novità.

“In considerazione della grave emergenza da Sars-CoV-2– racconta Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento – abbiamo deliberato l’acquisto di due pompe siringa utili all’infusione controllata dei farmaci che doneremo ai reparti di Anestesia e Rianimazione dei presidi ospedalieri San Giovanni di Dio ad Agrigento e Giovanni Paolo II a Sciacca”.

Il presidente Cimino ha anche messo a disposizione, per i servizi tecnici e di competenza, il proprio dipartimento di Protezione civile attraverso una nota inviata alla Prefettura e agli organi di Protezione civile regionali e provinciali.

“Sono lieto – conclude Alfonso Cimino – di rappresentare un Consiglio composto da quindici professionisti che nutrono una grande sensibilità per tutto ciò che accade fuori dalle porte del Consiglio – Il nostro pensiero è rivolto ai cittadini che, come noi, vivono questa fase di emergenza capace di mettere in crisi la nostra esistenza e il nostro territorio. Ciò nonostante, stiamo continuando ad affrontare i problemi che riguardano la nostra professione, il nostro futuro di architetti, delle nostre famiglie e della nostra provincia”.

Emergenza coronavirus e iniziative di solidarietà. Sul sito dell’Arcidiocesi di Agrigento, all’indirizzo www.diocesiag.it, è attivo il “contatore” delle donazioni con l’importo della Campagna raccolta fondi “Diamoci una mano”, promossa dalla Caritas dell’Arcidiocesi di Agrigento. Il “contatore” è aggiornato quotidianamente. Per le vostre donazioni consultate pertanto il sito.

Si è tenuta oggi la 1^ riunione dell unità di crisi covid-19 dell Asp di Agrigento: presenti il direttore sanitario dell asp , i capi dipartimento di chirurgia e di medicina ed urgenza, l ‘Ordine provinciale dei Medici ed Odontoiatri e i direttori delle unità operative di anestesia e rianimazione. Dopo  attenta e analitica disamina delle opportunità organizzative atte ad affrontare al meglio il diffondersi del contagio COVID-19 si è convenuto di condividere quanto proposto dai direttori delle unità di anestesia e rianimazione, peraltro già prospettato dalla direzione Asp, i quali ritengono che è necessario al fine di ottimizzare gli organici a disposizione di concentrare gli eventuali pz COVID DA TRATTARE presso gli ospedali di Agrigento e di Sciacca.

Nell ipotesi di ulteriore necessità di posti gli ospedali di Ribera, Canicatti e Licata potranno far fronte alle necessità mediche e chirurgiche dei distretti orientali e occidentali della provincia.

Non dimentichiamoci dei poveri, di chi, da anni, guadagna ciò che gli serve per mangiare, giorno dopo giorno, senza alcuna tutela, senza conto in banca.
Per loro occorre fare qualcosa, è necessario un aiuto immediato da parte innanzitutto delle istituzioni locali, basta con i comizi e le grida, di alcuni, tanto forti quanto inutili.
Al primo cittadino e a tutta la classe politica chiediamo: cosa sta facendo Agrigento per gli ultimi?
Non è un’accusa, né una polemica, ma semplicemente una domanda lecita e non invadente, ma una domanda che pretende una risposta, per rassicurare e far sentir parte di una comunità seria e premurosa, quei cittadini che oggi temono di morire di fame.
L’emergenza in corso è evidente, agli occhi di tutti, ma ai poveri di ieri, non ancora scomparsi e ai quali urge un aiuto concreto e immediato, si aggiungeranno presto i neo-poveri, piccoli imprenditori, artigiani, liberi professionisti, frutto di questa incresciosa crisi economica e sanitaria.
E per questo, ai rappresentanti nazionali, chiediamo di occuparsi, mentre affrontano l’attuale emergenza Covid, dell’emergenza di domani, più vicina e pericolosa di quanto si possa immaginare.
Dice bene Matteo Renzi: “Non Bisogna morire di Covid ma non dobbiamo nemmeno morire di fame”.
Lo dichiarano i giovani di Italia Viva Agrigento.

“È essenziale in questo momento trovarsi pronti a ricevere quei pazienti che dovessero avere necessità di ricovero. La Città di Agrigento vedrà allestito all’interno del nosocomio agrigentino uno spazio a ciò destinato, che tenga in considerazione le valutazioni di carattere tecnico, medico e certamente anche le connotazioni di tipo logistico.
Ciò che mi preme sottolineare è l’importanza che vi sia anche nella città Agrigento, un punto di ricezione e assistenza sanitaria per eventuali nostri concittadini che abbiano necessità di cure Ospedaliere e che di queste possano fare uso, come è nelle aspettative, nell’ospedale del capoluogo. Gia ieri abbiamo chiesto chiarimenti sullo screening imposto dal presidente della regione Siciliana con la sua ordinanza sui soggetti in completamento di quarantena e sul personale sanitario.
Sono stati attivati nuovi laboratori che renderanno più spedita la diagnosi e che ci dovranno permettere di dare attuazione alle verifiche periodiche sul personale sanitario.
Tutti i fronti vanno tenuti saldi.
I cittadini a casa a fare la loro parte tra mille difficoltà e fatiche. Gli enti a fare il loro dovere e all’altezza di questo difficile momento” .

Non si ferma, nonostante l’emergenza covid-19, l’attività del Libero Consorzio Comunale di Agrigento per il risanamento ambientale. L’Ufficio Gare del Libero Consorzio ha infatti aggiudicato l’appalto relativo all’Accordo Quadro per la raccolta e il conferimento in discarica dei rifiuti abbandonati su tutto il territorio provinciale e sulle strade di competenza del Libero Consorzio (provinciali, ex consortili ed ex regionali). Il nuovo appalto, progettato dal Settore Ambiente, avrà durata biennale e consentirà di proseguire le attività di rimozione di ogni tipologia di rifiuti (da quelli solidi urbani a quelli speciali, compresi amianto ed altri classificati come pericolosi).

L’appalto, dell’importo a base d’asta di 330.000,00 euro per due anni (compresi oneri per la sicurezza pari a 9.900,00 euro non soggetti a ribasso) e gestito integralmente in modalità telematica, è stato aggiudicato provvisoriamente  alla MEDITERRANEA SERVIZI DI SBALANCA IGNAZIO, con sede a Racalmuto, che aveva già effettuato il servizio nel precedente appalto, ed ha offerto il ribasso del 67,21%.

Dopo il completamento delle verifiche tecniche da parte del personale tecnico e amministrativo del Libero Consorzio si procederà alla stipula del nuovo contratto, che consentirà di proseguire le attività di risanamento ambientale portate avanti negli anni con grande efficienza su tutto il territorio provinciale e sulla rete viaria, nonostante le perduranti difficoltà economiche dell’Ente, che ha incrementato le somme in  bilancio per garantire un ulteriore miglioramento del servizio, assegnato ai Liberi Consorzi (ex Province Regionali) dall’art. 160 della legge regionale n. 25 del 1993.