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In seguito al decreto del Governo per contenere la diffusione del Coronavirus Covid-19, si rende necessario predisporre responsabilmente alcune misure di sicurezza. L’ingresso agli uffici dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia sarà limitato, si potrà accedere uno alla volta, mantenendo una distanza di sicurezza di almeno un metro dal personale.

Invitiamo tuttavia i colleghi a presentarsi personalmente presso i nostri uffici solo in caso di pratiche urgenti, non risolvibili telefonicamente o via web.
Sempre in base alle disposizioni governative si informa che i corsi di formazione promossi dall’Ordine regionale sono sospesi fino al 3 aprile.

Restano comunque validi i corsi online.

Orbene. Qui la situazione si è fatta davvero drammatica. La cosa che fa più specie è che a renderla tale c’è solo lo stesso coronavirus (che ormai impazza in modo inesorabile) ma quanto il comportamento di un nutrito gruppo di persone, soprattutto giovani, il quale, dimostrando muscoli di carta e miserevoli sfide contro chi, da un momento all’altro può azzannarti, continua imperterrito a mostrare non certo una sana cultura verso un problema che sta straziando l’Italia, l’Europa e il mondo intero.

Il gruppo di persone che ieri sera ha riempito il centro della movida di San Leone, come a dire…io me ne fotto del coronavirus, non avendo la benchè minima percezione di andare assolutamente contro quelle che sono le fresche regole ministeriali, ha voluto mostrare non sappiamo a chi e a che cosa, la propria “forza”; se poi a questo nutrito (ahimè) gruppo di giovanissimi “eroi dei poveri” si aggiunge anche la superficialità (eufemismo bello e buono) di due ragazze che, per un momento di gloria assolutamente infausto, registrano un audio per dimostrare la loro scarsissima conoscenza di ciò che vuol dire vivere la vita sociale e non contribuire a renderla pericolosa, la frittata è fatta.

Signori miei, qui si rischia seriamente il disastro, la pandemia e persino la morte! Siamo arrivati al punto che un medico, oggi, si trova costretto a scegliere chi dovrà  far morire fra due pazienti (o meglio, chi dovrà far vivere) per mancanza di assistenza, di posti, di tutto. Al danno, la beffa: se un medico dovesse scegliere tra uno di questi giovani “eroi” e una persona anziana, sceglierebbe proprio il giovane!!!

E poi le nostre orecchie devono essere umiliate e mortificate nell’ascoltare quegli indicibili watsapp? Vergognoso e assolutamente vomitevole.

Questa gente, anzi, quella gente, non ha ancora compreso che, agendo in netta contrapposizione con le nuove normative legislative, potenzialmente può uccidere i suoi genitori, i suoi anziani nonni o chiunque sia un suo congiunto; sfidare una situazione che ancora oggi risulta difficile da contrastare anche all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sembra assolutamente inopportuno, inquietante e socialmente pericoloso.

(Un pensiero lo rivolgiamo anche a coloro i quali, due sere fa, in fretta ed in furia, sono scappati via dalle zone pericolose per venire a sbarcare in Sicilia. Abbiano l’accortezza e la rettitudine morale di informare della loro presenza e soprattutto della loro provenienza gli organi competenti).

Le due ragazze, in quel video, scherzano, si divertono, quasi sghignazzano per un motivo che, ormai è certo, neanche loro riescono a comprendere la gravità.

Io, ieri sera, sono rimasto a casa. Gli “eroi di cartapesta” che invece hanno riempito le piazze della movida sanleonina e agrigentina, pensano di avere qualcosa in più rispetto alla normalità delle persone. Secondo voi, gentili lettori, sono una spanna sopra o sotto il cielo?

Sorprende, infine, come l’avvocato Scozzari, persona attenta e cauta, si sorprenda (scusate il gioco di parole) e minaccia l’universo mondo che in queste ore sta riempendo di insulti sui social la sua povera assistita, rea di aver registrato quel “memorabile” video.

Certo, non è bello essere riempiti di insulti per qualsiasi motivo o per qualsiasi causa. Ma l’avvocato Scozzari farebbe prima (e meglio) a spiegare alle sue assistite (più che a difendere l’indifendibile) che con il loro comportamento danno uno spaccato micidiale e pericolosissimo di quello che dovrebbe essere il futuro. E se il futuro è questo….

E comunque, in caso di un eventuale processo, l’avvocato Scozzari farebbe bene prima di entrare in Tribunale a prendere a calci nel sedere le due giovani donne.

Così, tanto per rendere più chiaro il casino che hanno creato.

Tornavano dal nord, ognuno di loro per svariati motivi, forse non riflettendo bene sui contenuti del nuovo decreto legge o molto più probabilmente perché non avranno fatto in tempo a rientrare prima della emanazione dello stesso decreto.

Sta di fatto che un primario dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e tre due medici anestesisti sono attualmente in quarantena (obbligata) in attesa dei dovuti accertamenti.

Tale circostanza non esclude il fatto che possono non essere effettuati alcuni interventi operatori già programmati e che abbiano precedenza solo i casi urgenti.

Sui social circola un video di due ragazze nei pressi di un locale pubblico ad Agrigento che affermano una di provenire da Milano, dalla zona rossa, e una da Roma, e di essere ad Agrigento. Ebbene, ovviamente il proprietario del locale si dissocia da quanto accaduto. Nel frattempo la Polizia ha individuato le due ragazze, le ha condotte in Questura, e le ha denunciate per procurato allarme. Una è di Favara, e l’altra è di Agrigento. E il proprietario del locale, il Dacanto, afferma: “In queste ore sta girando un video che ritrae due ragazze, una delle quali afferma di provenire dalla zona rossa. Il video è stato girato all’esterno del nostro locale e non appena ne siamo venuti a conoscenza abbiamo provveduto a segnalare alle competenti autorità il fatto affinché venissero individuate le ragazze riprese nel video e adottati gli opportuni provvedimenti. Tutto ciò per garantire anzitutto la salute dei nostri clienti. Teniamo a precisare che il video risale certamente ad una data antecedente all’8 marzo poiché ieri sera lo staff di Dacanto ha chiuso precauzionalmente il locale dandone oggi, prima ancora di venire a conoscenza del video, opportuna comunicazione tramite i social network”.

Il decreto Conte dell’8 marzo impone severe restrizioni agli assembramenti pubblici, al fine del rispetto dell’importante misura di prevenzione al contagio del coronavirus quale è il distanziamento sociale. Ebbene, a fronte di ciò, il Soprintendente ai Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari (nella foto), annuncia che fino al 15 marzo negli uffici della Soprintendenza di Agrigento prosegue l’attività d’ufficio ma non si riceve il pubblico, a meno che non si tratti di dimostrati casi di necessità e urgenza.

Quanti e dove sono in Sicilia i posti di terapia intensiva a pressione negativa? Ecco la risposta: in Sicilia in tutto sono 58 i posti letto a pressione negativa, e oltre 40 si trovano nel Catanese. Nel dettaglio: 2 al Sant’Elia di Caltanissetta, 12 al Gravina di Caltagirone, 9 al Cannizzaro di Catania, 4 al Garibaldi di Catania, 11 al Vittorio Emanuele di Catania, 5 all’Umberto primo di Enna, 5 al Cervello di Palermo, 2 al Policlinico di Palermo, 4 al Maggiore di Modica, 2 all’Umberto primo di Siracusa, 1 al Sant’Antonio Abate di Trapani, e 1 al Vittorio

L’Ordine dei Medici di Agrigento, presieduto da Giovanni Vento, rivolge un accorato appello a tutti i cittadini, insieme ai familiari, che provengono dalle zona dichiarate a rischio coronavirus, ad osservare un periodo di quarantena al proprio domicilio, anche in assenza di sintomi clinici, e di informare al loro arrivo nei Comuni di residenza il medico curante o il dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria di Agrigento. L’Ordine dei Medici di Agrigento invita inoltre i medici di famiglia, in virtù del loro radicamento nel territorio e della conoscenza dei nuclei familiari, a sorvegliare coloro che, domiciliati per motivi di lavoro o di studio nelle zone a rischio, sono intenti a rientrare nei Comuni di residenza. L’Ordine dei Medici confida nel senso di responsabilità e nell’impegno di ogni cittadino al fine di garantire la salute dell’intera collettività.

“Il Messaggero” pubblica oggi lunedì 9 marzo, sulla prima pagina del quotidiano in edicola, un editoriale del giornalista e scrittore agrigentino Matteo Collura, che si sofferma sull’emergenza coronavirus in Italia legata attualmente ai rientri dal nord Italia verso il Sud, rievocati nel titolo “Gli irresponsabili che invertono il cammino”. Il titolo è allusivo al celebre film “Il cammino della speranza”, quando il “cammino” è stato al contrario, dal sud verso il nord alla ricerca di una speranza di vita migliore. A parte l’inversione del cammino, Matteo Collura sottolinea il grave risvolto di tale “irresponsabile” rientro di massa, ovvero la non adeguatezza delle strutture sanitarie del sud a sorreggere e supportare il potenziale afflusso di persone che purtroppo si profila. Il testo integrale dell’articolo di Matteo Collura:

Il coronavirus (e purtroppo siamo solo all’inizio) è riuscito in quello che nessuno avrebbe mai immaginato: ha invertito il “cammino della speranza”, quello che dalla fine dell’Ottocento ha visto spostarsi, dalle regioni meridionali a quelle del settentrione, folle di disoccupati in cerca di lavoro. È bastata qualche ora, sabato sera, perché in Lombardia (a Milano soprattutto) un gran numero di studenti e di lavoratori fuori sede provenienti dal Sud desse l’assalto alle stazioni ferroviarie e dei pullman, all’aeroporto di Linate e Malpensa, persino agli autonoleggi, per fare rotta in direzione della Puglia, della Campania, della Calabria, della Sicilia. Nello scriteriato fuggi-fuggi nessuno ha pensato che questo esodo alla rovescia avrebbe attizzato chissà quanti focolai nelle zone d’Italia finora rimaste quasi prive di contagio. Per questo è giusto definire a dir poco irresponsabili coloro che hanno fatto trapelare, prima che venisse ufficialmente divulgato, il decreto che limita la mobilità in Lombardia e in altre quattordici aree provinciali del Nord.
Come faranno adesso Sicilia e Calabria a difendersi, con i presidi ospedalieri che si ritrovano? Come faranno campani e pugliesi? Da siciliano che da monti anni vive a Milano, so che non è una semplice battuta quella che dice che il migliore medico, per i siciliani, è il pilota ai comandi dell’aereo che, in caso di malattia, li porta al Nord. In situazioni normali, sappiamo tutti che negli ospedali di Milano, Pavia, Brescia, Bologna, Verona (per indicarne soltanto alcuni) una buona parte dei ricoverati proviene del sud. Per questo, quando il coronavirus si è manifestato in Italia, con evidente concentrazione in Lombardia, in Veneto e in Emilia, ci siamo detti che questo era un vantaggio, perché in quelle regioni le strutture ospedaliere sono di buon livello (in alcuni casi di eccellente livello).
Conosco i pronto-soccorsi di Palermo e di Agrigento, dove in situazioni normali gli ammalati e traumatizzati sono tenuti per ore, alcune volte per notti intere, su brandine, nei corridoi. Come si provvederà – e con tutto il cuore ci auguriamo che non ce ne sia bisogno – a fornire le strumentazioni necessarie, le camere asettiche, tutto ciò che serve per combattere e debellare le polmoniti?
In questo stesso giornale avete già letto, o leggerete, gli appelli dei presidenti delle regioni Puglia, Calabria, Sicilia, Campania. In sintesi, un appello ai lavoratori fuori sede o agli studenti che tornano nelle loro case, tra i propri familiari, di fare marcia indietro, se sono in tempo, o di sottoporsi a una volontaria quarantena (“isolamento fiduciario” lo chiamano), per non mettere a rischio le loro regioni d’origine. Lo stesso, immagino, hanno fatto o faranno i governatori di Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata.
Un paradosso, questo, che ieri è venuto a ribaltare quanto finora si è detto dell’Italia del Nord in relazione al suo Sud. Tutta una letteratura racconta di uomini e donne che, a costo di duri sacrifici, hanno lasciato le loro misere case per cercare una vita migliore per sé e per i propri figli. E ricordate, nel cinema, quanta pena, quanto dolore? Due soli titoli possono bastare a renderne l’idea: “Rocco e i suoi fratelli” e “Il cammino della speranza”. Un cammino ora, pazzescamente e in una notte ripercorso in tutta fretta, al contrario. Chissà quante altre sorprese, governati come siamo, ci riserverà questo Covid-19.
Matteo Collura

Le carceri sono in fermento a seguito del decreto Conte dell’8 marzo che vieta i colloqui fisici con i familiari dei detenuti. Rivolte, anche violente con aggressioni e sequestri di poliziotti penitenziari, oltre che con incendi, si sono scatenate in tanti penitenziari della Penisola. In Sicilia è accaduto un tentativo di evasione dal carcere Ucciardone a Palermo. Alcuni detenuti, per protesta contro lo stop alle visite in carcere per l’emergenza coronavirus, hanno tentato di scavalcare la recinzione dell’istituto di pena per tentare di fuggire. Il tentativo è stato bloccato dalla polizia penitenziaria. Il carcere è circondato dai carabinieri e polizia in tenuta antisommossa. Anche le mura del carcere sono presidiate. Le strade attorno al vecchio carcere borbonico sono chiuse. Ieri sera la protesta è scattata anche al Pagliarelli, il secondo carcere di Palermo.

L’aggiornamento, in evoluzione, dei casi coronavirus in Sicilia. Le regole da applicare per contenere la diffusione del contagio, tra igiene e distanziamento sociale.


Il tavolo regionale siciliano di monitoraggio sul coronavirus ha comunicato all’Unità di crisi nazionale che sono 53 i casi di contagio in Sicilia. Dall’inizio dei controlli, i laboratori regionali di riferimento, ovvero i Policlinici di Palermo e Catania, hanno eseguito 791 tamponi, di cui 729 negativi e 9 in attesa dei risultati. Al momento, quindi, sono stati trasmessi all’Istituto superiore di sanità 53 campioni, di cui 7 già validati da Roma (tre a Palermo e quattro a Catania). Risultano ricoverati 18 pazienti (sei a Palermo, cinque a Catania, due a Messina, uno a Caltanissetta, tre ad Agrigento e uno ad Enna) di cui nessuno in regime di terapia intensiva, mentre 35 sono in isolamento domiciliare. Nel frattempo, la presidenza del Consiglio dei ministri, che lavora a stretto supporto con l’apposito Comitato tecnico scientifico, raccomanda l’applicazione delle precauzioni per contenere la diffusione del contagio. Le persone anziane, o con patologie soprattutto immuno-depressive, evitino di uscire da casa. E’ importante il distanziamento sociale, nei luoghi pubblici e privati: almeno un metro, anche se la soglia di sicurezza è un metro e ottanta. Lavare spesso le mani, e tutti i luoghi di lavoro o di assembramento sociale, pubblici e privati, siano dotati di sapone liquido disinfettante. Arieggiare spesso i luoghi chiusi, sia pubblici che privati, e procedere ad una costante disinfezione di pavimenti e superfici. Poi, come secondo ordinanza appena firmata dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, le persone che rientrano in Sicilia da zone a rischio si pongano in isolamento domiciliare volontario e contattino il proprio medico di famiglia. Così è anche per coloro che presentino sintomi sospetti, ovvero la febbre superiore a 37 e mezzo e la tosse con affanno. Non recarsi mai in pronto soccorso e, semmai, rivolgersi alle tende pre – triage allestite nei pressi dei pronto soccorso. Informazioni al telefono 1500, e in Sicilia anche alla Sala operativa della Protezione civile al numero verde 800 45 87 87. Per le richieste di soccorso è invece valido il numero unico delle emergenze, il 112. Ancora in Sicilia è a disposizione un sito internet all’indirizzo www.siciliacoronavirus.it. Ed in riferimento alle regole per il contenimento del contagio, anche l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha pubblicato sulla copertina della sua pagina Facebook un messaggio istituzionale della Regione Siciliana, e si legge: “Se vuoi bene a te e ai tuoi cari, rispetta le regole, la tua prudenza è la sicurezza di tutti”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)