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“Tutta l’Italia è zona rossa” – torna a sostenere il Sindaco di Agrigento Lillo Firetto precisando che :  “Tutti siamo in emergenza. Tutta l’ Italia sia considerata zona rossa per gli enormi danni economici subiti da molti settori produttivi, principalmente quello culturale e del turismo. Per le emergenze che stiamo affrontando ogni giorno. Per le conseguenze che tutti stiamo sopportando . Quel che sta subendo Agrigento, la provincia e tutta la Sicilia è ben noto.  Il Governo nazionale richiede senso di responsabilità e sacrificio a tutti, cittadini e amministratori, in tutto il Paese. Il Governo nazionale – conclude Firetto –  con la stessa responsabilità garantisca che tutte le famiglie e le imprese possano avere stesse condizioni per contrastare e superare questa crisi”.

Due riberesi che sono risultati positivi al tampone sono stati posti in quarantena. Ancora non chiare le cause del contagio; forse è avvenuto fuori dal territorio di Ribera.

Il sindaco Pace, che ieri ha diffuso un videoappello ai riberesi sull’osservanza scrupolosa delle norme contenute nei decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Presidenza della Regione, invita la popolazione a vigilare in modo ancora più serrato.

La precauzione è il modo principale per prevenire il contagio e la sua diffusione. Rimanere a casa, uscendo solo per necessità, è certamente la difesa migliore.

“La politica, anche quella siciliana, sia all’altezza della sfida. Con le dovute cautele e precauzioni non si deve fermare l’attività legislativa del
parlamento regionale. Occorre dare un segnale di maturità: in un momento in cui si chiede, giustamente, di mantenere operativi i servizi amministrativi essenziali, non possono essere i deputati regionali a disertare dai loro compiti. L’Ars si assuma le proprie responsabilità, anche per non lasciare solo il governo regionale nell’affrontare i giorni difficili che abbiamo davanti”.
Lo dichiara il presidentre della commissione antimafia all’Ars Claudio Fava.

La provincia di Agrigento si colloca al secondo posto in Sicilia dopo Catania. Quasi certamente ad alzare il numero dei casi in provincia di Agrigento  è Sciacca con il caso sorto all’interno dell’ospedale Giovanni Paolo II.
Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 17 di oggi (lunedì 9 marzo), così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.
In totale sono 54 i pazienti, di cui 19 ricoverati (uno in terapia intensiva per precauzione), 34 in isolamento domiciliare e uno guarito, come già comunicato ieri:
Agrigento, 11; Catania, 27; Enna, 1; Messina, 2; Palermo, 10; Ragusa, 1; Siracusa, 2.
Il prossimo aggiornamento avverrà domani. Lo comunica la presidenza della Regione Siciliana.
Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitare il sito dedicato www.siciliacoronavirus.it o chiamare il numero verde 800.

In seguito al decreto del Governo per contenere la diffusione del Coronavirus Covid-19, si rende necessario predisporre responsabilmente alcune misure di sicurezza. L’ingresso agli uffici dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia sarà limitato, si potrà accedere uno alla volta, mantenendo una distanza di sicurezza di almeno un metro dal personale.

Invitiamo tuttavia i colleghi a presentarsi personalmente presso i nostri uffici solo in caso di pratiche urgenti, non risolvibili telefonicamente o via web.
Sempre in base alle disposizioni governative si informa che i corsi di formazione promossi dall’Ordine regionale sono sospesi fino al 3 aprile.

Restano comunque validi i corsi online.

Orbene. Qui la situazione si è fatta davvero drammatica. La cosa che fa più specie è che a renderla tale c’è solo lo stesso coronavirus (che ormai impazza in modo inesorabile) ma quanto il comportamento di un nutrito gruppo di persone, soprattutto giovani, il quale, dimostrando muscoli di carta e miserevoli sfide contro chi, da un momento all’altro può azzannarti, continua imperterrito a mostrare non certo una sana cultura verso un problema che sta straziando l’Italia, l’Europa e il mondo intero.

Il gruppo di persone che ieri sera ha riempito il centro della movida di San Leone, come a dire…io me ne fotto del coronavirus, non avendo la benchè minima percezione di andare assolutamente contro quelle che sono le fresche regole ministeriali, ha voluto mostrare non sappiamo a chi e a che cosa, la propria “forza”; se poi a questo nutrito (ahimè) gruppo di giovanissimi “eroi dei poveri” si aggiunge anche la superficialità (eufemismo bello e buono) di due ragazze che, per un momento di gloria assolutamente infausto, registrano un audio per dimostrare la loro scarsissima conoscenza di ciò che vuol dire vivere la vita sociale e non contribuire a renderla pericolosa, la frittata è fatta.

Signori miei, qui si rischia seriamente il disastro, la pandemia e persino la morte! Siamo arrivati al punto che un medico, oggi, si trova costretto a scegliere chi dovrà  far morire fra due pazienti (o meglio, chi dovrà far vivere) per mancanza di assistenza, di posti, di tutto. Al danno, la beffa: se un medico dovesse scegliere tra uno di questi giovani “eroi” e una persona anziana, sceglierebbe proprio il giovane!!!

E poi le nostre orecchie devono essere umiliate e mortificate nell’ascoltare quegli indicibili watsapp? Vergognoso e assolutamente vomitevole.

Questa gente, anzi, quella gente, non ha ancora compreso che, agendo in netta contrapposizione con le nuove normative legislative, potenzialmente può uccidere i suoi genitori, i suoi anziani nonni o chiunque sia un suo congiunto; sfidare una situazione che ancora oggi risulta difficile da contrastare anche all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sembra assolutamente inopportuno, inquietante e socialmente pericoloso.

(Un pensiero lo rivolgiamo anche a coloro i quali, due sere fa, in fretta ed in furia, sono scappati via dalle zone pericolose per venire a sbarcare in Sicilia. Abbiano l’accortezza e la rettitudine morale di informare della loro presenza e soprattutto della loro provenienza gli organi competenti).

Le due ragazze, in quel video, scherzano, si divertono, quasi sghignazzano per un motivo che, ormai è certo, neanche loro riescono a comprendere la gravità.

Io, ieri sera, sono rimasto a casa. Gli “eroi di cartapesta” che invece hanno riempito le piazze della movida sanleonina e agrigentina, pensano di avere qualcosa in più rispetto alla normalità delle persone. Secondo voi, gentili lettori, sono una spanna sopra o sotto il cielo?

Sorprende, infine, come l’avvocato Scozzari, persona attenta e cauta, si sorprenda (scusate il gioco di parole) e minaccia l’universo mondo che in queste ore sta riempendo di insulti sui social la sua povera assistita, rea di aver registrato quel “memorabile” video.

Certo, non è bello essere riempiti di insulti per qualsiasi motivo o per qualsiasi causa. Ma l’avvocato Scozzari farebbe prima (e meglio) a spiegare alle sue assistite (più che a difendere l’indifendibile) che con il loro comportamento danno uno spaccato micidiale e pericolosissimo di quello che dovrebbe essere il futuro. E se il futuro è questo….

E comunque, in caso di un eventuale processo, l’avvocato Scozzari farebbe bene prima di entrare in Tribunale a prendere a calci nel sedere le due giovani donne.

Così, tanto per rendere più chiaro il casino che hanno creato.

Tornavano dal nord, ognuno di loro per svariati motivi, forse non riflettendo bene sui contenuti del nuovo decreto legge o molto più probabilmente perché non avranno fatto in tempo a rientrare prima della emanazione dello stesso decreto.

Sta di fatto che un primario dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e tre due medici anestesisti sono attualmente in quarantena (obbligata) in attesa dei dovuti accertamenti.

Tale circostanza non esclude il fatto che possono non essere effettuati alcuni interventi operatori già programmati e che abbiano precedenza solo i casi urgenti.

Sui social circola un video di due ragazze nei pressi di un locale pubblico ad Agrigento che affermano una di provenire da Milano, dalla zona rossa, e una da Roma, e di essere ad Agrigento. Ebbene, ovviamente il proprietario del locale si dissocia da quanto accaduto. Nel frattempo la Polizia ha individuato le due ragazze, le ha condotte in Questura, e le ha denunciate per procurato allarme. Una è di Favara, e l’altra è di Agrigento. E il proprietario del locale, il Dacanto, afferma: “In queste ore sta girando un video che ritrae due ragazze, una delle quali afferma di provenire dalla zona rossa. Il video è stato girato all’esterno del nostro locale e non appena ne siamo venuti a conoscenza abbiamo provveduto a segnalare alle competenti autorità il fatto affinché venissero individuate le ragazze riprese nel video e adottati gli opportuni provvedimenti. Tutto ciò per garantire anzitutto la salute dei nostri clienti. Teniamo a precisare che il video risale certamente ad una data antecedente all’8 marzo poiché ieri sera lo staff di Dacanto ha chiuso precauzionalmente il locale dandone oggi, prima ancora di venire a conoscenza del video, opportuna comunicazione tramite i social network”.

Il decreto Conte dell’8 marzo impone severe restrizioni agli assembramenti pubblici, al fine del rispetto dell’importante misura di prevenzione al contagio del coronavirus quale è il distanziamento sociale. Ebbene, a fronte di ciò, il Soprintendente ai Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari (nella foto), annuncia che fino al 15 marzo negli uffici della Soprintendenza di Agrigento prosegue l’attività d’ufficio ma non si riceve il pubblico, a meno che non si tratti di dimostrati casi di necessità e urgenza.

Quanti e dove sono in Sicilia i posti di terapia intensiva a pressione negativa? Ecco la risposta: in Sicilia in tutto sono 58 i posti letto a pressione negativa, e oltre 40 si trovano nel Catanese. Nel dettaglio: 2 al Sant’Elia di Caltanissetta, 12 al Gravina di Caltagirone, 9 al Cannizzaro di Catania, 4 al Garibaldi di Catania, 11 al Vittorio Emanuele di Catania, 5 all’Umberto primo di Enna, 5 al Cervello di Palermo, 2 al Policlinico di Palermo, 4 al Maggiore di Modica, 2 all’Umberto primo di Siracusa, 1 al Sant’Antonio Abate di Trapani, e 1 al Vittorio