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“Tutelare il personale della sanità che è oggi impegnato contro il Coronavirus è indispensabile. Non è solo un fatto di tutela dei diritti di questi lavoratori, ma è quanto va garantito perché la prima linea di difesa dell’intero paese non sia esposta a rischi più del necessario.”
È quanto affermano Marianna Caronia e Igor Gelarda della Lega che sottolineano le “notizie allarmanti che ci arrivano da più parti, per cui sembra invece che questo non sia chiaro e che molti operatori della sanità, interi settori operativi e reparti siano se non del tutto abbandonati comunque sguarniti di adeguati strumenti e
protezioni.”
I due citano in particolare i casi registrati a Palermo “al 118, i cui operatori vedono negarsi il diritto ad avere le mascherine FFP2 prescritte dal Ministero della Sanità o le tute protettive, ed è il caso dell’Ospedale Cervello dove nonostante casi di contagi fra il personale, non sono disponibili dispositivi di protezione per chi deve continuare a lavorare.”
Per Caronia e Gelarda “la situazione è davvero disperata se siamo arrivati al punto che addirittura dall’Assessorato alla sanità si dichiara che gli operatori del 118 possono utilizzare delle semplici mascherine chirurgiche invece di quelle prescritte in una nota ministeriale del 22 febbraio!
La Sicilia e il suo sistema sanitario non possono essere lasciati in queste condizioni. Gli operatori del 118, i medici e tutto il personale sanitario devono subito essere protetti, anche perché da loro dipende in questo momento la tenuta dell’intera regione.
La Lega chiede con forza alla Protezione Civile nazionale d’intervenire, rifornendo la nostra regione e la nostra sanità.”

CARCERI S.PP. DI GIACOMO: OLTRE DIECIMILA DETENUTI POTREBBERO USCIRE DALLE CARCERI, DIPENTE TUTTO DAI TRIBUNALI DI SORVEGLIANZA. PER EVITARE ALTRE RIVOLTE E DAVASTAZIONI ESERCITO E NORME SPECIALI CHE INCIDANO PESANTEMENTE SU CHI DEVASTA E USA CELLULARI. 3000 SOLDATI PER LA SICILIA

“Nelle mani dei magistrati ci sono circa diecimila detenuti per i quali, per la nota situazione dell’emergenza sanitaria da coronavirus ed all’interno di un quadro giuridico già normato e certo, ci sono alcune condizioni di sospensione pena che i tribunali di sorveglianza ed il magistrato potrebbero portare fuori dal carcere secondo una “proposta” di provvedimento di natura esclusivamente “sanitaria-umanitaria””. È quanto sostiene il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo: “Il magistrato di Sorveglia può concedere licenze ai detenuti in semilibertà e permessi a quelli sottoposti a regime art.21 per un massimo di 45 giorni, un periodo che consentirebbe di “governare” la fase oggi più acuta di diffusione del contagio da coronavirus e allentare le tensioni nelle carceri”. In proposito – spiega il segretario del S.PP. Di Giacomo – il tribunale di sorveglianza può avvalersi di tre leggi: la 354/75 che regolamenta la detenzione domiciliare; la 199/2010 (cosiddetta legge Alfano) e la 207/2003 (cosiddetto indultino). Il Tribunale di Sorveglianza – è bene precisarlo – può intervenire nei casi di richiesta da parte dei detenuti con pene residue inferiori ai due anni e solo in alcuni casi superiori. Come è bene precisare che questi benefici non sono automatici e sono applicabili in presenza di una serie di requisiti, primo fra tutti la buona condotta. La platea degli eventuali aventi diritto supera abbondantemente le 25 unità. Come sindacato e in coerenza con la battaglia ingaggiata per la legalità e per il riconoscimento del lavoro dei servitori dello Stato – polizia penitenziaria – ovviamente sappiamo bene che nessun appartenente a clan o organizzazioni criminali, per intenderci sottoposti al 41 bis, potrà mai beneficiarne. Siamo consapevoli che in assenza di norme specifiche e di un’assenza totale di decisioni politiche non c’è altra strada perché né il migliaio di nuovi agenti di polizia penitenziaria né le risorse destinate agli istituti che hanno subito i danni provocati dalle rivolte di questi giorni serviranno nel breve-medio periodo a risolvere l’emergenza che nelle carceri è sanitaria ma anche di sicurezza. Per questo appare necessario per i prossimi mesi avvalersi dell’esercito per presidiare l’esterno dei penitenziari; inoltre, serve con urgenza un provvedimento di legge semplicissimo ed in tempi rapidissimi che scoraggi altre rivolte prevedendo contro chi partecipa a proteste, istiga, devasta, aggredisce il personale di polizia penitenziaria o altri detenuti più deboli, utilizzi telefonini o chi cerca di introdurre cellulari, siano applicate pene severe non inferiori nel minimo a 5 anni e in regime di reclusione duro”

Nell’ambito delle misure urgenti poste in essere per contrastare efficacemente l’emergenza Coronavirus, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento ha individuato, presso i presidi ospedalieri di Agrigento, Sciacca, Licata e Canicattì, la disponibilità immediata di posti letto per il trattamento, non in terapia intensiva o sub-intensiva, di pazienti affetti da Covid-19. Sono stati inoltre potenziati gli organici del personale infermieristico con l’immissione in servizio, a partire dall’inizio della prossima settimana, di circa 50 unità dedicate specificamente alla cura delle persone affette da Coronavirus.

Oltre a questi provvedimenti l’ASP di Agrigento ha siglato un importante protocollo con l’ASP di Caltanissetta che prevede l’ottimizzazione e la rimodulazione dei reparti di terapia intensiva delle due province. In considerazione del fatto che presso l’ASP di Caltanissetta, diversamente da quanto in atto ad Agrigento, sono attivi 10 posti in Malattie Infettive e 10 posti in Pneumologia, le Direzioni Strategiche delle due Aziende, previo consenso da parte dell’Assessorato Regionale della Salute, hanno ridefinito la distribuzione numerica e qualitativa dei pazienti bisognosi di cure in terapia intensiva. Nello specifico viene stabilito con efficacia immediata che i posti in terapia intensiva presso l’ASP di Caltanissetta siano dedicati esclusivamente al trattamento di casi Covid-19 e che gli stessi accolgano non solo i pazienti del comprensorio nisseno ma anche quelli, eventuali, provenienti dalla provincia di Agrigento. Per converso l’ASP di Agrigento, che non tratterà i pazienti Covid-19 in terapia intensiva, destinerà i sedici posti di terapia intensiva “ordinaria” attualmente disponibili (otto presso l’ospedale di Agrigento e otto a Sciacca)sia ai pazienti “non Covid-19” agrigentini che quelli della provincia di Caltanissetta. Per effetto di quanto stabilito, nel corso della prossima settimana l’ASP di Caltanissetta procederà a trasferire i propri pazienti già in cura presso il reparto di terapia intensiva di Agrigento. Le due Aziende Sanitarie si terranno in stretto contatto informando costantemente il SEUS 118 per la gestione delle emergenze.

In riferimento all’articolo titolato : “il sagrato dell’ex chiesa di San Pietro “conteso”, deciderà la Cassazione”, lo scrivente Avv. Alessio Americo, procuratore e difensore della Società Coop. Sociale Temenos ritiene necessario effettuare alcune precisazione e correzioni.
La chiesa di San Pietro è e rimane una chiesa anche se chiusa al culto dal 1953.
Con verbale di contestazione di violazione amministrativa, Agenti del Comando di Polizia Municipale di Agrigento hanno accertato che la Società Coop. Sociale Temenos ha violato gli artt. 11 e 20 del Regolamento Comunale per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, comminando relativa sanzione.
Con nota prot. n. 62641 del 09/08/2017 la società Temenos contestava il verbale perché fondato su un errato presupposto. In vero la Piazza San Pietro non è un bene rientrante nel patrimonio comunale. In data 25/10/2017, pur in assenza di riscontro alla nota prot. n. 62641 del 09/08/2017, il Comune di Agrigento notificava la diffida al ripristino dei luoghi.
Temenos soc. coop. Sociale proponeva formale opposizione dinanzi al Tribunale civile di Agrigento. Il Tribunale dichiarava la propria incompentenza per valore in favore del Giudice di Pace di Agrigento. Riassunta la causa dinanzi al Giudice di pace di Agrigento, quest’ultimo dichiarava il proprio difetto di giurisdizione in favore del Tribunale Amministrativo.
Dinanzi al Giudice Amministrativo non si costituiva il Comune di Agrigento, mentre l’Arcidiocesi depositava propria memoria difensiva senza fornire alcun chiarimento sulla effettiva titolarità dello spazio antistante la Chiesa di San Pietro.
Il Tar “ritiene di non potere condividere le pur articolate difese svolte dalla ricorrente (in punto di giurisdizione, incidentale, del Giudice amministrativo ex art. 8 c.p.a.) atteso che, nella particolare fattispecie in esame, parte in causa non è il solo Comune, ma anche l’Arcidiocesi di Agrigento che, nella prospettazione di parte ricorrente, dovrebbe essere il proprietario dell’area oggetto dell’ordine di sgombero
di cui alla diffida impugnata.
Tali profili esulano, ad avviso del Collegio, dalla giurisdizione del Giudice Amministrativo. Ciò stante, il Giudice Amministrativo, non ritenendo condivisibile l’impostazione seguita dal Giudice di Pace di Agrigento – il quale ha indicato quale giudice munito di giurisdizione il Giudice amministrativo –, ha sollevato conflitto negativo di giurisdizione. Il processo conseguentemente è stato sospeso fino alla pronuncia della Suprema Corte di Cassazione sul conflitto negativo di giurisdizione.
Nel merito, la titolarità della Piazza San Pietro è certamente da attribuire all’Arcidiocesi di Agrigento che ha stipulato regolari contratti di affidamento (comodato e locazione commerciale) con la Società Coop. Sociale Temenos concedendo a quest’ultima, per finalità turistiche e culturali, la Chiesa di San Pietro e relative pertinenze; pertinenze che vengono dettagliatamente individuate nella “ Nota Integrativa atto di comodato del 07/12/2001.
In detta ultima nota si dichiara che” la proprietà della Chiesa di San Pietro comprende, oltre i locali della stessa, anche la casa canonica annessa e la piazza (sagrato) antistante l’ingresso principale”. Sull’attività commerciale svolta, si evince chiaramente dalla lettura del contratto di locazione immobiliare del 01/09/2011 che: “La locazione viene concessa allo scopo di destinare l’immobile de quo per l’esercizio
commerciali di servizi di intrattenimento alla persona (bar caffettera, libreria, infopoint, organizzazione di iniziative ed eventi culturali ecc. ) per finalità turistico- culturali.”.
Pertanto nessuna “espressa esclusione di ogni attività commerciale” è stata imposta dall’Arcidiocesi di Agrigento, ma anzi è stata disposta espressa autorizzazione in tal senso.

“Già ieri avevo comunicato dopo avere interloquito con la direzione dell’Asp di Agrigento la creazione e l’attivazione di 38 posti Covid nei diversi presidi ospedalieri della provincia ed, al contempo, la trasformazione a terapia intensiva delle sale operatorie non dedicate ad urgenza così come da linea regionale già sposata su tutto il territorio a seguito mio suggerimento”.  A darne comunicazione è il deputato regionale l’On. Carmelo Pullara vice presidente VI Commissione sanità all’Ars.
“In particolare, come dicevo già, l’adibire le sale operatorie dei singoli presidi ospedalieri -sottolinea Pullara-  consente di aumentare i posti di terapia intensiva ad Agrigento e Sciacca e di crearne a Canicattì Licata e Ribera.
Infatti sono state destinate a terapia intensiva 1 sala operatoria ad Agrigento, 2 a Licata,  3 a Sciacca e 1 a Ribera, determinando l’attivazione di ulteriori 14 posti letto di terapia intensiva così distribuiti:  2 posti letto ad Agrigento, 4 posti letto a Licata 3 posti letto a Sciacca 5 posti letto a Ribera tutti di terapia intensiva. A questi si aggiungeranno 2 posti letto di terapia intensiva a Canicattì con i due ventilatori polmonari in arrivo. Certo sono tutte soluzione tampone, in estemporanea, dettate dall’urgenza ma sono fatti e non inutili e demagogiche chiacchiere.
Ringrazio – conclude Pullara – la direzione dell’Asp di Agrigento ed il personale tutto che ha saputo recepire i suggerimenti e porli in essere nel giro di poche ore. Alla stessa direzione però chiedo un ulteriore sforzo sull’ospedale di Sciacca interessato ormai da diversi casi con Covid positivo, anche a fronte del panico che nella stessa cittadina di va diffondendo. Occorre una immediata santificazione di tutto l’ospedale di Sciacca per l’appunto, dopo avere già proceduto al blocco dei ricoveri ed alle dimissioni possibili per come correttamente già fatto dalla direzione dell’Asp. Santificazione che oggi può avvenire in poche ore con il personale e pazienti presenti a mezzo di apparecchiature in commercio dotate di specifica tecnologia. Sono certo che la direzione dell’Asp coglierà l’invito, qualora dovessero essere necessarie deroghe ovvero autorizzazioni sarò da cerniera con l’assessorato ovvero la struttura commissariale di neo formazione affidata al dott. Antonio Candela.”

Abbiamo sentito forte l’esigenza in un momento di paura, incertezza e sconforto nazionale, esprimere il nostro sentimento di apprezzamento  nei confronti di tutti i medici e del personale dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, che a vario titolo, stanno correndo dei rischi di contagio del virus Covid 19, per occuparsi delle nostre vite, cosi come cita lo slogan riportato nel manifesto lungo 5 metri affisso all’ingresso dell’ospedale di Agrigento, incitandoli a non mollare
Restiamo uniti seppur a debita distanza. Andrà tutto bene alla fine . E se poi, qualcosa non dovesse andar bene comunque non è la fine…
Un grazie di cuore da noi di sicilia 24h.it, Omnia Congress, Tipografia Maira e Rete Civica della Salute.

A Licata si registra il primo caso di Coronavirus. E’ positivo, infatti, il tampone che le autorità sanitarie hanno eseguito su una persona, non anziana.

Questa persona è in buone condizioni di salute, non è ricoverata in ospedale, è in quarantena nella propria abitazione. Ovviamente sono in quarantena anche tutti i familiari e controlli vengono eseguiti su chi è stato a contatto con lei negli ultimi giorni.

Altri due casi risultati positivi al tampone. Si tratta di due saccensi. La notizia è stata confermata dal sindaco Francesca Valenti. Dati in aumento che confermano come Sciacca sia da considerare focolaio (ci dispiace per chi si sente “impaurito” da tale termine) a causa del caso scoppiato nella struttura ospedaliera del Giovanni Paolo II e poi diffusosi al suo interno prima che si ufficializzasse il caso.

La situazione è davvero delicata ed è per tale motivo che bisogna mettere in atto tutte quelle semplici e delimitate misure previste dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, disobbedendo le quali si incorre in reati penali,ma soprattutto al rischio di contagio.

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Sospese le attività chirurgiche non urgenti nel pubblico e nel privato. Novità su accesso in farmacia. Le messe in diretta facebook.


Sono 156 i casi di coronavirus in Sicilia, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale. Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento (ossia i Policlinici di Palermo e Catania) sono 2.100. Sono stati trasmessi all’Istituto superiore di sanità, invece, 156 campioni (26 più di venerdì 13 marzo).
Risultano ricoverati 53 pazienti (quattordici a Palermo, ventitré a Catania, cinque a Messina, uno a Caltanissetta, tre ad Agrigento, due a Enna, due a Siracusa e tre a Trapani) di cui 11 in terapia intensiva, mentre 97 sono in isolamento domiciliare, quattro sono guariti e due deceduti.

Nel frattempo la Regione Sicilia ha sospeso in tutte le strutture sanitarie le attività chirurgiche, sia negli ospedali pubblici che nelle cliniche private, come ulteriore misura per contenere l’emergenza coronavirus. L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, spiega: “Ho disposto ai dirigenti delle strutture sanitarie e all’Aiop, l’associazione delle cliniche private, di sospendere con decorrenza immediata tutte le attività chirurgiche non di urgenza. E ho invitato la stessa Aiop a diffondere la disposizione alle strutture di ricovero private accreditate alla Regione”. Inoltre, ancora a contenimento dell’epidemia da coronavirus, l’assessore Razza con una propria circolare ha regolamentato l’accesso ai servizi delle farmacie dell’Isola. Durante la fase di emergenza, anche nelle ore diurne si procederà come avviene ordinariamente alla sera, ovvero mediante gli sportelli posti all’esterno della farmacia o con la porta d’accesso chiusa. E Razza aggiunge: “Questa misura riguarderà esclusivamente quelle farmacie che in questa fase non sono in grado, per ragioni strutturali, di poter adottare tutte le misure previste dalle direttive nazionali finalizzate al contenimento del contagio del virus. L’utenza non dovrà pagare alcun diritto addizionale”. Ed ancora nel frattempo la Chiesa condivide e aderisce in modo esemplare al rispetto del “restate a casa”, dispensando i fedeli dalla partecipazione e dal precetto festivo. L’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, ha diffuso un messaggio: “Secondo le indicazioni della Cei, la Conferenza episcopale italiana, dispongo che rimangano chiuse al pubblico le chiese parrocchiali e non parrocchiali, e in generale gli edifici di culto di qualunque genere. I fedeli sono di conseguenza dispensati dall’obbligo di soddisfare al precetto festivo. Ci sembra doveroso e responsabile dare un segnale che mostri coerenza con quello che il Paese sta vivendo. Mentre ve lo chiedo (come già stanno facendo altri vescovi) ne avverto tutta la pesantezza perchè potrebbe passare il segnale che il Signore venga dopo cose quali la spesa, la farmacia. Lo ripeto: se scegliamo questa ulteriore misura è solo per tutelare la salute nostra e dei nostri fratelli e per evitare che il sistema sanitario vada in tilt. Sin da adesso vi ringrazio per la comprensione che userete nei confronti di quanto vi sto chiedendo e sono fiducioso che, con l’aiuto del Signore, riusciremo a superare questo momento di dura prova. So che molti sacerdoti si stanno organizzando con dirette facebook o altro. Mi sento di incoraggiare questi sforzi e di valorizzarli nel migliore dei modi. Tutti potete avere la certezza che i sacerdoti continueranno a esercitare il loro ministero”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)