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I Carabinieri della Radiomobile della Compagnia di Sciacca hanno arrestato un uomo di 24 anni, di Ribera, sorpreso, ad un posto di blocco anti – coronavirus, nella sua automobile lungo la statale 115 in territorio di Sciacca, in contrada Bordea, in possesso di tre panetti di hashish nascosti nel filtro dell’aria dell’auto. La droga, del peso complessivo di 300 grammi e per un valore di mercato di oltre 2mila euro, è stata sequestrata. Il riberese, oltre l’arresto, è stato denunciato e risponderà all’autorità giudiziaria anche della violazione dell’articolo 650 del codice penale per non aver rispettato gli obblighi previsti per contrastare l’emergenza Covid-19. Ecco il video operativo dei Carabinieri…

Due Comuni siciliani, Agira in provincia di Enna, e Salemi in provincia di Trapani, da oggi martedì 24 marzo sono zona rossa. Così ha disposto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, dopo avere ascoltato i rispettivi due sindaci. Il provvedimento si è reso necessario dopo che le Aziende sanitarie hanno segnalato ad Agira il contagio di 9 cittadini, di cui 3 deceduti, e ulteriori 6 a cui è stato effettuato il tampone e sono in attesa di risultato. Ed a Salemi la positività di 15 persone e ulteriori 21 in attesa dell’esito del test, oltre a un anziano già deceduto. Fino al 15 aprile ad Agira ed a Salemi vi sarà il divieto di accesso e allontanamento dal territorio comunale e la sospensione di ogni attività degli uffici pubblici, ad eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Potranno entrare e uscire dal paese solo operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nella assistenza dell’emergenza nonché gli esercenti le attività consentite sul territorio e quelle strettamente strumentali alle stesse.

A Villafrati, in provincia di Palermo, sono adesso 69 le persone positive al coronavirus tra gli assistiti e il personale di una casa di riposo. Un anziano di 90 anni, già ospite della struttura, è morto ieri nell’ospedale di Partinico. Altri 9 sono ricoverati nello stesso ospedale trasformato in Covid Hospital. Anche Villafrati è zona rossa. Così ha disposto, con una propria ordinanza, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, dopo avere ascoltato il sindaco di Villafrati, Francesco Agnello. Fino al 15 aprile, a Villafrati vi è il divieto di accesso e di allontanamento dal territorio comunale, e la sospensione di ogni attività degli uffici pubblici, ad eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Potranno entrare e uscire dal paese solo gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nell’assistenza alle attività inerenti l’emergenza, nonché esclusivamente per la fornitura delle attività essenziali del territorio comunale.

La ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha replicato al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in riferimento ai rientri dal nord ed agli approdi incontrollati a Messina. La ministro Lamorgese ha dichiarato: “Non rispondono al vero le accuse del presidente Musumeci – mosse per di più in un momento in cui le Istituzioni dovrebbero mostrarsi unite nel fronteggiare l’emergenza – secondo le quali sarebbe in atto un flusso incontrollato verso le coste siciliane, tant’è che finora tutte le persone che hanno traghettato sono risultate legittimate a farlo”.

Nel corso delle ultime ore, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha rassicurato che il traffico sullo Stretto di Messina si è normalizzato. Musumeci ha commentato: “Finalmente a Roma si sono svegliati, ci voleva la protesta dura e determinata. Allo Stretto di Messina il traffico si è normalizzato. Passa soltanto chi ha il diritto di passare, esattamente come prevedeva la mia ordinanza, quella del presidente della Regione Calabria e quella del governo nazionale. Sono pochissime le persone che si sono presentate all’imbarco a Villa San Giovanni e che naturalmente sono state fermate e bloccate. E a Messina una decina sono state denunciate dall’autorità giudiziaria. E’ tornata una situazione di normalità e questo grazie a uno spiegamento di forze che nelle ultime ore, dopo la nostra protesta, è stato predisposto a Villa San Giovanni, mentre a Messina continuano a lavorare le guardie regionali del Corpo forestale che già avevamo mandato sin dal primo giorno. Sono contento. Mi ha chiamato il prefetto di Reggio Calabria per rassicurarmi, e la stessa cosa ha fatto il prefetto di Messina. Ci vuole la voce grossa per ottenere legittimi diritti. Andiamo avanti e intanto per questo momento il pericolo è scongiurato”.

Secondo caso di coronavirus a Canicattì.
Terzo caso di coronavirus a Palma di Montechiaro: si tratta di una persona, come il precedente, dello stesso nucleo familiare del medico di 70 anni primo caso positivo, attualmente ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Sant’Elia a Caltanissetta.
E’ positiva al coronavirus un’anziana di 92 anni di Montallegro, ricoverata all’ospedale di Ribera per sintomi influenzali.
Sciacca altri tre contagiati, tra cui il familiare di un operatore sanitario in servizio all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” già positivo.
Ad Agrigento è positiva al coronavirus un’ausiliaria di Cardiologia al “San Giovanni di Dio”, dove già un medico emodinamista è risultato positivo. Inoltre è risultato positivo il tampone effettuato dopo la morte su di un paziente di 70 anni ricoverato in Cardiologia lo scorso 25 febbraio per scompensi cardiaci e poi deceduto. Il medico emodinamista positivo è colui che ha praticato la coronarografia al settantenne.
Favara è positiva una operatrice socio-sanitaria che ha prestato servizio all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. La donna è in quarantena domiciliare.
Una donna di Ribera è risultata positiva al coronavirus. Lei avrebbe dovuto partorire al Punto Nascite dell’ospedale “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca ma il feto è morto nell’utero. Il tampone è stato praticato dopo la morte endouterina. Il Punto Nascite di Sciacca, prima di essere nuovamente operativo, è stato accuratamente disinfettato. Accertamenti medici sono in corso al fine di risalire alla causa della morte del feto.
Raffadali primo caso di positivo al coronavirus in paese. L’uomo è già in auto-isolamento da 10 giorni.
Siculiana è positivo al coronavirus un anziano ultranovantenne ospite di una casa di riposo fino al 20 marzo e attualmente ricoverato a Marsala.

Stamattina il primario del reparto di Cardiologia dott. Giuseppe Caramanno ha diramato un comunicato stampa di precisazione, attraverso il quale ha fatto chiarezza su quanto sta accadendo in queste ore, in questi giorni, proprio nel reparto da lui diretto.

Oltre alla verità, sacrosanta verità, il dott. Caramanno ha anche chiarito alcuni aspetti torbidi che stanno ruotando attorno a questa vicenda. Girano scritti volgarmente anonimi con accuse nei confronti del reparto di Cardiologia, di Emodinamica e persino dell’ospedale intero.

C’è persino chi vuole speculare, in un prossimo futuro, su una eventuale improbabile fortuna di natura economica dovuta al decesso di propri congiunti. Lo schifo nello schifo, la forma più miserabile di sciacallaggio allo stato puro.

Tale circostanza, per fortuna solo per uno sparutissimo gruppo di colleghi, ha consentito l’apertura di un dibattito su whatsApp, i cui contenuti (solo alcuni, per fortuna) fanno anche dimenticare di essere un iscritto ad un nobile Ordine come quello dei Giornalisti.

E Caramanno, lasciato inesorabilmente da solo dai vertici sanitari, ha dovuto in prima persona chiarire anche questi aspetti che, francamente, meritavano ben altri megafoni, come l’Asp di Agrigento, che avrebbe dovuto scendere in campo a gamba tesa per difendere il proprio comparto attualmente “sotto attacco” di vili ed anonimi scritti.

E al dott. Caramanno, unitamente a tutti i suoi colleghi che in questo momento lottano anche contro la morte per tutelare la salute nostra, tocca anche difendersi da questi attacchi che sono peggiori del coronavirus.

L’Asp di Agrigento, invece, questa mattina, è intervenuta con un comunicato stampa “decisivo e straordinario” che riguarda l’apertura di uno sportello e di un numero telefonico a disposizione per avere conforto psicologico per determinati pazienti. Per carità, ci vuole anche quello, ma pensiamo che in questo momento ci siano altre più drammatiche comunicazioni che andrebbero esposte, come ad esempio i casi di positività che riguardano Agrigento (che sembrerebbero essere in aumento). E quelli di tutto il territorio provinciale?

Togliamo la parentesi e chiediamo all’Asp: “Grazie per il supporto psicologico che avete creato stamattina, ma ad Agrigento e provincia i casi positivi al Covid 19 sono aumentati?”

Asp, se ci sei batti un colpo.

La Corte d’Assise di Palermo ha condannato quattro dei sei imputati dell’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà, aggredito a bastonate a pochi metri dal suo studio legale, nei pressi del palazzo di giustizia della città, e poi morto in ospedale il 26 febbraio del 2010. Sono stati inflitti 30 anni di reclusione al boss Antonino Abbate, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, poi 24 anni a Francesco Arcuri e 22 anni Salvatore Ingrassia. E poi 14 anni al dichiarante Antonino Siragusa a cui i giudici hanno riconosciuto l’attenuante speciale della collaborazione con la giustizia. Sono stati assolti Francesco Castronovo a Paolo Cocco. La Procura ha invocato invece per tutti i sei imputati la pena dell’ergastolo. La Corte ha riconosciuto una provvisionale di 100mila euro ciascuno alla moglie e ai figli del penalista. Poi 70mila euro sono stati riconosciuti alla madre di Fragalà, nel frattempo deceduta, 25mila alla Camera Penale e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, e 10mila euro al Consiglio Nazionale Forense.

Scende in campo il primario del reparto di Cardiologia ed Emodinamica dell’ospedale di Agrigento San Giovanni di Dio dott. Giuseppe Caramanno. Il tutto per fare chiarezza su i fatti che recentemente hanno posto al centro delle attenzioni il reparto che dirige. Non mancano, purtroppo, alcune mistificazioni messe in giro artatamente.

Il dott. Giuseppe Caramanno dichiara: “Purtroppo, in questo periodo, in piena emergenza coronavirus, circolano molto spesso notizie false costruite artatamente da alcuni per creare panico, disagio e allarme sociale, e chissà quale ipotetico e fantasioso vantaggio economico, immaginano di trarre, infatti ho letto in questi gg alcuni messaggi che mistificano in maniera indegna la realtà dei fatti.

Io in qualità di primario del reparto che mi onoro di dirigere, ho il dovere, prima da professionista e poi dal punto di vista umano, di ristabilire la verità.

Cosa è accaduto, in questi gg, nella nostra struttura?

  • Il 16/03 è stata ricoverata presso la nostra unità operativa una sig.ra di 76enne di Favara, inviata da un cardiologo del territorio, che necessitava dell’impianto di PM che poi veniva impiantato l’indomani, subito dopo un arresto cardiaco transitorio. Nonostante il medico dei guardia insistentemente avesse chiesto più volte alla sig.ra, se fosse stata a contatto con persone a rischio coronavirus, ella rispondeva negativamente; e dopo avere effettuato una radiografia del torace, molto sospetta, veniva sottoposta a TAC toracica, suggestiva per infezione da COVID-19 per cui veniva effettuato un tampone per confermare il sospetto. Nel frattempo solo dopo 12 ore dal ricovero la paziente ammetteva di essere stata vicina a un congiunto proveniente da Milano. L’esito del tampone risultato positivo ci induceva a trasferire la sig.ra in un centro COVID-19
  • A seguito della positività della suddetta paziente a distanza di 24 h tutti gli operatori sanitari della cardiologia e due pazienti venivano sottoposti a tampone risultato poi positivo in un emodinamista e in un’ausiliaria che non avevano avuto nessun contatto con la signora in questione, mentre tutti gli altri erano negativi.
  • Infine un paziente di Mussomeli ricoverato dal 22/02 per grave scompenso cardiaco, il 16/03 veniva sottoposto a coronarografia e a controllo radiografico del torace che risultava sospetto per polmonite da coronavirus, si decideva quindi di eseguire il tampone che non è stato possibile effettuare perché il paziente la mattina del 19/03 è deceduto e nonostante ciò veniva effettuato lo stesso. Il 21/03 si apprendeva che il paziente era positivo al coronavirus
  • Analizzando tutti i dati a disposizione possiamo concludere che ragionevolmente :
  • la prima paziente sia stata contagiata altrove, sicuramente non in ospedale
  • Il pz deceduto, COVID-19 positivo, abbia contagiato sia l’emodinamista che l’ausiliaria
  • Resta da chiarire quando e dove il pz deceduto abbia contratto l’infezione da Coronavirus
  • Non esiste nessun focolaio nella Cardiologia di Agrigento

Mi preme sottolineare ancora una volta che, nonostante i casi verificatisi nel reparto di Cardiologia del nostro nosocomio, i cardiologi agrigentini continuano a svolgere regolarmente il proprio lavoro, dopo avere sanificato i locali e disposto la quarantena dei soggetti risultati positivi.

Come già ribadito, è probabile che nelle prossime settimane pazienti COVID-19 potranno presentarsi nel nostro reparto, specialmente quelli affetti da infarto miocardico acuto che afferiscono direttamente in sala di Emodinamica, senza transitare dal pronto soccorso.

In queste settimane abbiamo potuto constatare che alcuni pazienti stanno sottovalutando i  sintomi dell’infarto ritardando il ricovero o addirittura restandosene a casa per paura del contagio con conseguenze spesso disastrose, per cui invito coloro che presentano sintomi come dolore toracico o difficoltà respiratorie a chiamare subito il 118 che provvederà ad eventuale ricovero in ospedale dove ci sono a disposizione dei professionisti che tratteranno tempestivamente al meglio tutte le patologie cardiache”.

Con ordinanza sindacale n. 12 del 22 marzo 2020, il sindaco di Bivona ha deciso di dare una ulteriore stretta alla modalità di fare la spesa per i propri concittadini. Lo scopo è offrire maggiore sicurezza pubblica per evitare occasioni di contagio da Covid-19 limitando i contatti sia tra gli stessi cittadini che tra gli utenti e operatori della distribuzione alimentare. A partire da oggi, lunedì 23 marzo, saranno solamente due le modalità previste per fare la spesa. Una è quella della “Spesa Programmata”. Il cittadino contatta l’attività commerciale e comunica la lista dei prodotti da acquistare. Poi in orario concordato andrà a pagare e ritirare la spesa. L’altra modalità è la spesa a domicilio; si potrà ordinare telefonicamente e la spesa verrà consegnata direttamente a casa.