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Stamattina il primario del reparto di Cardiologia dott. Giuseppe Caramanno ha diramato un comunicato stampa di precisazione, attraverso il quale ha fatto chiarezza su quanto sta accadendo in queste ore, in questi giorni, proprio nel reparto da lui diretto.

Oltre alla verità, sacrosanta verità, il dott. Caramanno ha anche chiarito alcuni aspetti torbidi che stanno ruotando attorno a questa vicenda. Girano scritti volgarmente anonimi con accuse nei confronti del reparto di Cardiologia, di Emodinamica e persino dell’ospedale intero.

C’è persino chi vuole speculare, in un prossimo futuro, su una eventuale improbabile fortuna di natura economica dovuta al decesso di propri congiunti. Lo schifo nello schifo, la forma più miserabile di sciacallaggio allo stato puro.

Tale circostanza, per fortuna solo per uno sparutissimo gruppo di colleghi, ha consentito l’apertura di un dibattito su whatsApp, i cui contenuti (solo alcuni, per fortuna) fanno anche dimenticare di essere un iscritto ad un nobile Ordine come quello dei Giornalisti.

E Caramanno, lasciato inesorabilmente da solo dai vertici sanitari, ha dovuto in prima persona chiarire anche questi aspetti che, francamente, meritavano ben altri megafoni, come l’Asp di Agrigento, che avrebbe dovuto scendere in campo a gamba tesa per difendere il proprio comparto attualmente “sotto attacco” di vili ed anonimi scritti.

E al dott. Caramanno, unitamente a tutti i suoi colleghi che in questo momento lottano anche contro la morte per tutelare la salute nostra, tocca anche difendersi da questi attacchi che sono peggiori del coronavirus.

L’Asp di Agrigento, invece, questa mattina, è intervenuta con un comunicato stampa “decisivo e straordinario” che riguarda l’apertura di uno sportello e di un numero telefonico a disposizione per avere conforto psicologico per determinati pazienti. Per carità, ci vuole anche quello, ma pensiamo che in questo momento ci siano altre più drammatiche comunicazioni che andrebbero esposte, come ad esempio i casi di positività che riguardano Agrigento (che sembrerebbero essere in aumento). E quelli di tutto il territorio provinciale?

Togliamo la parentesi e chiediamo all’Asp: “Grazie per il supporto psicologico che avete creato stamattina, ma ad Agrigento e provincia i casi positivi al Covid 19 sono aumentati?”

Asp, se ci sei batti un colpo.

La Corte d’Assise di Palermo ha condannato quattro dei sei imputati dell’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà, aggredito a bastonate a pochi metri dal suo studio legale, nei pressi del palazzo di giustizia della città, e poi morto in ospedale il 26 febbraio del 2010. Sono stati inflitti 30 anni di reclusione al boss Antonino Abbate, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, poi 24 anni a Francesco Arcuri e 22 anni Salvatore Ingrassia. E poi 14 anni al dichiarante Antonino Siragusa a cui i giudici hanno riconosciuto l’attenuante speciale della collaborazione con la giustizia. Sono stati assolti Francesco Castronovo a Paolo Cocco. La Procura ha invocato invece per tutti i sei imputati la pena dell’ergastolo. La Corte ha riconosciuto una provvisionale di 100mila euro ciascuno alla moglie e ai figli del penalista. Poi 70mila euro sono stati riconosciuti alla madre di Fragalà, nel frattempo deceduta, 25mila alla Camera Penale e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, e 10mila euro al Consiglio Nazionale Forense.

Scende in campo il primario del reparto di Cardiologia ed Emodinamica dell’ospedale di Agrigento San Giovanni di Dio dott. Giuseppe Caramanno. Il tutto per fare chiarezza su i fatti che recentemente hanno posto al centro delle attenzioni il reparto che dirige. Non mancano, purtroppo, alcune mistificazioni messe in giro artatamente.

Il dott. Giuseppe Caramanno dichiara: “Purtroppo, in questo periodo, in piena emergenza coronavirus, circolano molto spesso notizie false costruite artatamente da alcuni per creare panico, disagio e allarme sociale, e chissà quale ipotetico e fantasioso vantaggio economico, immaginano di trarre, infatti ho letto in questi gg alcuni messaggi che mistificano in maniera indegna la realtà dei fatti.

Io in qualità di primario del reparto che mi onoro di dirigere, ho il dovere, prima da professionista e poi dal punto di vista umano, di ristabilire la verità.

Cosa è accaduto, in questi gg, nella nostra struttura?

  • Il 16/03 è stata ricoverata presso la nostra unità operativa una sig.ra di 76enne di Favara, inviata da un cardiologo del territorio, che necessitava dell’impianto di PM che poi veniva impiantato l’indomani, subito dopo un arresto cardiaco transitorio. Nonostante il medico dei guardia insistentemente avesse chiesto più volte alla sig.ra, se fosse stata a contatto con persone a rischio coronavirus, ella rispondeva negativamente; e dopo avere effettuato una radiografia del torace, molto sospetta, veniva sottoposta a TAC toracica, suggestiva per infezione da COVID-19 per cui veniva effettuato un tampone per confermare il sospetto. Nel frattempo solo dopo 12 ore dal ricovero la paziente ammetteva di essere stata vicina a un congiunto proveniente da Milano. L’esito del tampone risultato positivo ci induceva a trasferire la sig.ra in un centro COVID-19
  • A seguito della positività della suddetta paziente a distanza di 24 h tutti gli operatori sanitari della cardiologia e due pazienti venivano sottoposti a tampone risultato poi positivo in un emodinamista e in un’ausiliaria che non avevano avuto nessun contatto con la signora in questione, mentre tutti gli altri erano negativi.
  • Infine un paziente di Mussomeli ricoverato dal 22/02 per grave scompenso cardiaco, il 16/03 veniva sottoposto a coronarografia e a controllo radiografico del torace che risultava sospetto per polmonite da coronavirus, si decideva quindi di eseguire il tampone che non è stato possibile effettuare perché il paziente la mattina del 19/03 è deceduto e nonostante ciò veniva effettuato lo stesso. Il 21/03 si apprendeva che il paziente era positivo al coronavirus
  • Analizzando tutti i dati a disposizione possiamo concludere che ragionevolmente :
  • la prima paziente sia stata contagiata altrove, sicuramente non in ospedale
  • Il pz deceduto, COVID-19 positivo, abbia contagiato sia l’emodinamista che l’ausiliaria
  • Resta da chiarire quando e dove il pz deceduto abbia contratto l’infezione da Coronavirus
  • Non esiste nessun focolaio nella Cardiologia di Agrigento

Mi preme sottolineare ancora una volta che, nonostante i casi verificatisi nel reparto di Cardiologia del nostro nosocomio, i cardiologi agrigentini continuano a svolgere regolarmente il proprio lavoro, dopo avere sanificato i locali e disposto la quarantena dei soggetti risultati positivi.

Come già ribadito, è probabile che nelle prossime settimane pazienti COVID-19 potranno presentarsi nel nostro reparto, specialmente quelli affetti da infarto miocardico acuto che afferiscono direttamente in sala di Emodinamica, senza transitare dal pronto soccorso.

In queste settimane abbiamo potuto constatare che alcuni pazienti stanno sottovalutando i  sintomi dell’infarto ritardando il ricovero o addirittura restandosene a casa per paura del contagio con conseguenze spesso disastrose, per cui invito coloro che presentano sintomi come dolore toracico o difficoltà respiratorie a chiamare subito il 118 che provvederà ad eventuale ricovero in ospedale dove ci sono a disposizione dei professionisti che tratteranno tempestivamente al meglio tutte le patologie cardiache”.

Con ordinanza sindacale n. 12 del 22 marzo 2020, il sindaco di Bivona ha deciso di dare una ulteriore stretta alla modalità di fare la spesa per i propri concittadini. Lo scopo è offrire maggiore sicurezza pubblica per evitare occasioni di contagio da Covid-19 limitando i contatti sia tra gli stessi cittadini che tra gli utenti e operatori della distribuzione alimentare. A partire da oggi, lunedì 23 marzo, saranno solamente due le modalità previste per fare la spesa. Una è quella della “Spesa Programmata”. Il cittadino contatta l’attività commerciale e comunica la lista dei prodotti da acquistare. Poi in orario concordato andrà a pagare e ritirare la spesa. L’altra modalità è la spesa a domicilio; si potrà ordinare telefonicamente e la spesa verrà consegnata direttamente a casa.

“Riteniamo necessarie, ovviamente nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, la convocazione urgente dell’Assemblea regionale siciliana e la possibilità di poter riunire le commissioni per consentire ai deputati di potere esercitare appieno, in questo drammatico momento per tutto il Paese, le proprie funzioni di indirizzo e di controllo soprattutto in materia sanitaria”.

Lo scrivono in una nota i deputati della Commissione Salute, servizi sociali e sanitari dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo (presidente), Carmelo Pullara (vice presidente), Francesco Cappello (vice presidente), Francesco De Domenico (segretario), Elvira Amata, Giuseppe Arancio, Nicola D’Agostino, Riccardo Gallo, Giuseppe Galluzzo e Giorgio Pasqua.

“Appare quanto mai utile un confronto in Aula con il presidente della Regione per avere un aggiornamento ufficiale e dettagliato su tutti i provvedimenti assunti per affrontare l’emergenza Coronavirus, sia sul piano sanitario sia su quello economico, e per poter dare il nostro contributo con spirito collaborativo. Anche in considerazione della confusione che si sta creando in questi giorni tra decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ordinanze della Presidenza della Regione Siciliana crediamo sia doveroso trovare un punto di sintesi da condividere in Aula e valutare con attenzione le istanze che arrivano dai territori e dai sindaci dell’Isola”.

Non ce la faremo mai.
Non ce la faremo mai ad uscire da una situazione di crisi se già nelle piccole cose non siamo in grado di rispettare gli altri, gli spazi comuni e le semplici regole che sono complementari a quelle che ci vengono imposte per la sopravvivenza.

E’ che non siamo mai stati davvero “addomesticati”, educati, convinti a rispettare  le regole.

Quelli che fino a ieri guidavano senza cintura, con il cellulare in una mano e la sigaretta nell’altra, che passavano con il rosso, che non lasciavano la spazzatura negli appositi mastelli, sono gli stessi che ad oggi, nell’era del coronavirus, gettano dalle auto in corsa, mascherine e guanti dopo l’utilizzo, malgrado ci siano appositi contenitori fuori alle attività commerciali, sinonimo del fatto che nulla hanno capito circa la gravità del momento e del perché ci tocca proteggerci con mascherine e guanti monouso.

E sono irrispettosi tanto quanto quelli che ancora si accingono ad entrare al supermercato come se nulla stesse accadendo, senza guanti e senza mascherina.

E così accade che lungo le strade, diretti alle loro case, pensando di non essere visti, abbassano con disinvoltura i finestrini e voilà, via guanti e mascherine che non servono più. Il bello è che questi incivili, maleducati, inetti, lo fanno spesso pensando di non essere visti. E qui casca l’asino: perché non sempre può andare bene.

Scrivo questo articolo perché dopo il mio post pubblico su Facebook di ieri sera, nel quale dicevo a chiare lettere ai miei concittadini che fanno schifo, con questa loro modalità completamente priva di rispetto è dei luoghi, è degli altri, ho ricevuto una marea di messaggi di persone che si erano trovate come me a dover dribblare i resti della maleducazione altrui e, indignati, mi hanno anche inviato le foto di tale scostumatezza.

Disseminate ovunque, mascherine e guanti usati. 

La domanda è: perché lo fanno?
E se tu sei uno di quelli che lo fa e stai leggendo, la domanda è proprio per te: Perché diamine lo fai? Fuori dai negozi ci sono appositi contenitori; in tutti i comuni per strada ci sono cestini per la racconta e non in ultimo, la spazzatura la vengono a prendere sotto casa. Ma tu no, tu sei il padrone di tutto, l’invincibile, colui che tutto può. Beh ho una notizia per te: NON PUOI, e se sei così ignobile da non avere rispetto per i luoghi, che sono di tutti e non tuoi, e se non hai rispetto per gli altri e per la salute degli altri allora non solo sei malvagio ma sei anche ignorante e non hai capito nulla del perché ci viene chiesto di proteggerci con guanti e mascherine.

Perché quello che butti via per strada, dal tuo stramaledetto finestrino, finisce per inquinare ed infettare i luoghi e non finisce tutto lì, con quel gesto.

E così, noi che per necessità dobbiamo camminare a piedi e portare i nostri amici a 4 zampe a fare la pipì, non solo siamo costretti a scansare i vostri rifiuti, ma siamo costretti a disinfettare ancor più accuratamente i nostri animali, prima di farli rientrare in casa.

E allora l’appello va ai sindaci di tutti i comuni italiani: proviamo a controllare quel che accade sulle strade non solo per quanto riguarda il rispetto dei fatidici 200 metri da casa per la passeggiata con il cane. Perché se è vero che io incorro in una sanzione amministrativa se faccio qualche metro in più lungo una strada fuori mano, da sola e lontano da tutti, allora che si multino anche coloro che – alla luce di quanto appena esposto – continuano a riempire le strade con rifiuti speciali che inquinano e infettano i luoghi pubblici, e di conseguenza possono infettare gli altri.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno inviato le loro foto a testimonianza di quello che è un atto irrispettoso e che delude fortemente, perché se non riusciremo ad arginare questa forma di inciviltà radicata, non servirà arginare il virus, perché il virus dell’egoismo e della mancanza di empatia verso il prossimo merita di essere debellato e subito, altrimenti saremo per davvero senza speranza.

 

Simona Stammelluti 

 

Continuano i controlli della Polizia di Stato nel territorio della provincia e numerose sono le persone denunciate ai sensi dell’art.650 c.p.

AGRIGENTO

Personale dipendente, nel corso dei servizi finalizzati alla verifica del rispetto del DPCM datato 08.03.2020 successive modifiche, segnalava in stato di libertà, per violazione dell’art. 650 c.p. un soggetto domiciliato in Agrigento, che procedeva a piedi per la nota Via Atenea, alla richiesta degli agenti delle motivazioni circa il suo spostamento al di fuori del domicilio, parecchio distante dal luogo del controllo, riferiva di aver avuto un mal di stomaco e di aver deciso di fare una passeggiata.

Veniva, altresì. effettuato il controllo di un ciclomotore, con due soggetti a bordo, che impegnava un incrocio stradale non rispettando le indicazioni semaforiche. Ciò attirava l’attenzione degli agenti operanti  e i due soggetti, gravati da precedenti di polizia,  non davano versioni concordanti: il primo asseriva di doversi recare in farmacia per acquistare dei medicinale per il figlio, mentre il secondo soggetto sosteneva di essersi fatto dare un passaggio senza una reale necessità e dunque senza alcun giustificato motivo.

Pertanto oltre alle violazioni commesse al C.d.S., il passeggero del ciclomotore veniva deferito ai sensi dell’art.650 c.p.

Si segnala anche la commissione di reati non direttamente connessa alle limitazioni di circolazioni, ma alla convivenza forzata dettata dai provvedimenti restrittivi. Un giovane si è reso responsabile di fatti riconducibili a “violenza domestica” nei confronti del padre,  per aver voluto organizzare una festa al proprio domicilio, con la presenza di amici. Il Questore con proprio provvedimento ha ammonito il giovane a cambiare condotta e a recarsi in un Centro antiviolenza al fine di intraprendere un percorso trattamentale integrato.

CANICATTÌ

Nel fine settimana è stato controllato e sanzionato il titolare di un bar del centro cittadino che inosservante di tali disposizioni imposte con i D.P.C.M. manteneva aperto il proprio locale e somministrava bevande a tre avventori anch’essi deferiti all’A.G. ai sensi dell’art. 650 c.p. per essere usciti dal proprio domicilio senza giustificato motivo.

ATTIVITA’ POLIZIA DI PREVENZIONE:

 Nell’ ambito dell’attività di “Controllo del Territorio in Provincia”, sono stati conseguiti i seguenti risultati:

 

  • Persone identificate 161
  • Persone controllate al C.E.D. 159
  • Veicoli controllati 103
  • Contravvenzioni C.d.S. 014
  • Posti di controllo 017
  • Documenti ritirati 002
  • Veicoli sequestrati 003
  • Controllo persone sottoposte a misure 113

 

 

La Chiesa agrigentina, ai tempi del COVID19 non si ferma. Nonostante la chiusura delle chiese e la sospensione delle regolari attività, sono numerose le attenzioni che i parroci e le Caritas parrocchiali continuano a rivolgere ai più fragili. Nel rispetto delle norme di legge, molti dei Centri di Ascolto continuano ad ascoltare i bisogni della gente, i volontari distribuiscono la spesa a domicilio, ci si attiva perché gli anziani e gli ammalati non si sentano abbandonati.

“La rete delle relazioni – dice il direttore Valerio Landri –  è la chiave vincente: il telefono e i rapporti di vicinato suppliscono alle limitazioni legate alle prescrizioni sanitarie. Le nostre comunità – continua – stanno reinventando il modo per farsi prossime ai più poveri. Cautela e prossimità possono e devono camminare insieme, con una «fantasia della carità» che è segno di vitalità creativa”.

Per supportare, incoraggiare e promuovere l’attenzione caritativa in questo tempo di emergenza, Caritas Diocesana Agrigento e la Fondazione Mondoaltro hanno continuato ad operare attraverso:

–        il Centro di Ascolto Diocesano, che riceve su prenotazione le situazioni più gravi, urgenti e indifferibili;

–        la mensa serale della «Locanda di Maria», che offre pasti da asporto;

–        le strutture di accoglienza per persone senza dimora;

–        il servizio di prenotazione colloqui presso la Casa Circondariale di Agrigento;

–        il Servizio di orientamento al lavoro, che offre oggi consulenze telefoniche;

–        il sostegno scolastico “a distanza”.

Per venire incontro alle esigenze delle parrocchie impegnate nel sostegno alimentare, che in questo periodo sono in grave difficoltà a causa della sospensione delle attività pastorali e liturgiche ordinarie, Caritas Diocesana Agrigento ha disposto un contributo economico per l’acquisto di generi alimentari in favore delle Caritas parrocchiali che ne hanno fatto richiesta. A supporto del Reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale di Agrigento, dai fondi 8xmille destinati alla Chiesa Cattolica, è stata inoltre disposta una donazione di € 30.000 per l’acquisto di presidi sanitari e strumentazioni indispensabili. Tali acquisti avverranno in accordo con l’Azienda ospedaliera e il supporto di esperti, affinché l’intera somma possa essere spesa con criteri di efficacia, trasparenza e utilità.

“L’Emergenza legata al CoronaVirus – dice il direttore  –  ci sta interpellando come singoli e come comunità cristiana: non permettiamo che la paura chiuda il nostro cuore! Facciamo attenzione, limitiamo al massimo i nostri spostamenti e rispettiamo le prescrizioni sanitarie, ma troviamo modi nuovi perché nessuno si senta abbandonato in questo difficile momento”.

A tal fine Caritas Diocesana comunica che  su indicazione dell’Arcivescovo, Card. Francesco Montenegro, avvierà da oggi, 23marzo 2020, la  campagna di raccolta fondi #DIAMOCIUNAMANO – Emergenza COVID19 per supportare gli Ospedali della Diocesi nell’acquisto di attrezzature e presidi sanitari da destinare ai reparti di Terapia intensiva. Alle parrocchie si chiede di farsi promotrici dell’iniziativa con i canali che riterranno più opportuni ed efficaci in questo periodo di particolare dispersione delle comunità.

La Campagna è aperta a tutti. Le somme potranno essere versate sul conto:

 

  • c/c bancario di Banca Intesa S. Paolo intestato a Arcidiocesi di Agrigento
    IBAN: IT 69 Y 03069 09606 100000006841


Causale#DIAMOCIUNAMANO – Emergenza COVID19 ( indicare nome e cognome o ragione sociale del donante)

 

 

“La Regione Siciliana sta ora predisponendo il bando per consentire ai laboratori privati di fare i test dei tamponi rino-faringei. Hanno perso tempo prezioso. È brutto dover dire che l’avevamo detto. Più test significa poter garantire un maggior controllo con l’isolamento dei soggetti positivi e una più attenta sorveglianza dell’epidemia.  Comunque va bene cominciare da adesso, purché si cominci”.
Lo dichiara il sindaco di Agrigento Lillo Firetto.

La Questura di Messina precisa: “I controlli nello Stretto di Messina proseguono come sempre: anche ieri sera domenica le persone transitate da Messina sono state fermate, sono state controllate le autocertificazioni e misurata loro la temperatura corporea. Vi è un posto di fisso di controllo agli imbarcaderi privati e alla stazione marittima con poliziotti, carabinieri, finanza, corpo forestale e un medico. I controlli sono stati eseguiti seguendo la normativa nazionale vigente al momento, che oggi è cambiata ed è molto più restrittiva. Le persone che non avevano validi motivi previsti dalla legge per tornare in Sicilia ieri sono state denunciate. Da oggi sarà potenziato il controllo e le misure saranno più restrittive. Questa mattina ci sono pochissime persone agli imbarcaderi privati e pubblici”.