Home / 2020 / Marzo (Pagina 15)

Almeno mille posti letto, distribuiti nelle province dell’Isola e ricavati dall’utilizzo di alberghi, residence, saranno riservati dalla Regione Siciliana a persone obbligate all’isolamento. Saranno pazienti positivi al Coronavirus, ma che non hanno necessità di ricovero in strutture ospedaliere. Entro ventiquattro ore sarà fornito alle Aziende sanitarie provinciali l’elenco delle strutture che hanno manifestato la propria disponibilità ad accogliere tali soggetti. Subito dopo, le Asp dovranno disporne una adeguata sistemazione.

E’ quanto prevede una nuova ordinanza firmata dal presidente Nello Musumeci per far fronte all’emergenza provocata dal Covid 19. Aziende sanitarie e strutture alberghiere, che dovranno mettere a disposizione centinaia di camere da sanificare preventivamente, sottoscriveranno una convenzione che prevede, tra l’altro, il pagamento di un importo massimo a carico dell’amministrazione di trenta euro al giorno, in relazione alla classificazione in stelle della struttura.

«Ne stiamo cercando almeno una in ogni territorio provinciale per essere pronti – sottolinea il governatore siciliano – a un possibile picco dei contagi che richieda di tenere in isolamento i soggetti risultati positivi, ma che non presentano particolari sintomi. Abbiamo allertato le organizzazioni di categoria e contiamo su adeguate risposte all’avviso pubblico del dipartimento Salute.  oglio dire anche – sottolinea Musumeci-  che l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ci ha messo subito a disposizione due strutture alberghiere, a Palermo e nel Trapanese, che contiamo di utilizzare. Un bel segnale di collaborazione istituzionale e un grazie al prefetto Bruno Frattasi per la disponibilità. In questo momento nulla può essere lasciato al caso e l’impegno di tutti diventa fondamentale per venirne fuori».

Gli alloggi saranno a uso esclusivo dell’utente in isolamento indicato dall’Asp e per il quale ci sarà il divieto assoluto di ricevere visite. Nella struttura, oltre al personale in servizio, potranno accedere soltanto ospiti designati dall’Azienda sanitaria, il personale medico e i fornitori autorizzati. Per tutti, naturalmente, verranno adottate le massime precauzioni.

Ad Agrigento, un anziano di 75 anni è morto nella sua abitazione in via Manzoni. Il medico di famiglia, che ha telefonato alla Polizia, ha riferito che l’uomo ha sofferto di febbre alta e tosse da diversi giorni. E’ stato pertanto eseguito il tampone in attesa dell’esito. Alcuni giorni addietro è deceduto un uomo a Fontanelle, vittima di un infarto, come accertato dai sanitari, che hanno comunque praticato il tampone post mortem risultato negativo.

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 12 di oggi (martedì 24 marzo), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 7.170. Di questi sono risultati positivi 846 (125 + di ieri), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 799 persone (+118 rispetto a ieri). Va precisato che la metà dei nuovi casi positivi sono a Villafrati, nel Palermitano, il resto della Regione cresce in modo più contenuto.

Sono ricoverati 337 pazienti (45 a Palermo, 123 a Catania, 70 a Messina, 1 ad Agrigento, 18 a Caltanissetta, 29 a Enna, 11 a Ragusa, 24 a Siracusa e 16 a Trapani) di cui 67 in terapia intensiva, mentre 462 sono in isolamento domiciliare, 27 guariti (11 a Palermo, 6 a Catania, 5 a Messina, 2 ad Agrigento ed Enna, 1 a Ragusa) e 20 deceduti (1 a Caltanissetta, Messina, Palermo e Siracusa, 2 ad Agrigento, 6 a Enna e 8 Catania).

 

E’ stato risolto il giallo dell’automobile Renault 4, stracolma di oggetti personali, e con a bordo tre francesi, giunta ad Aci Trezza, in provincia di Catania, nonostante i controlli sullo Stretto di Messina. Attualmente i tre francesi sono ospiti di una coppia di spagnoli ad Aci Trezza, e spiegano: “Siamo partiti da Napoli, stiamo bene, non abbiamo il virus. Siamo stati controllati. Adesso siamo ospiti di amici, ad Aci Trezza. Siamo artisti di strada, non stiamo lavorando e abbiamo bisogno di aiuti per mangiare. Ci siamo messi in quarantena. Non usciamo di casa, ma speriamo che qualcuno possa occuparsi di noi per sfamarci” – concludono. Interverrà la Caritas locale.

Il segretario generale Floriana Russo Introito: “La normativa parla chiaro, ma troppi applicano in maniera errata e forzatamente burocratica il lavoro agile. E’ necessario che tutti si impegnino per ridurre il rischio contagio”

   Applicazione dello “smart working”, il “lavoro agile” negli uffici pubblici, la Cisl Fp chiede al prefetto di Agrigento Dario Caputo di assumere le iniziative necessarie affinché le Amministrazioni “richiamino i loro dirigenti ad un’applicazione corretta delle norme in discussione, senza ottuse interpretazioni”.

A firmare una lunga nota indirizzata appunto al rappresentante del Governo è il segretario generale della Cisl Fp per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Floriana Russo Introito, la quale ha inoltre scritto a tutti i comuni, al Libero consorzio, agli uffici regionali, a quelli del Ministero della giustizia, del tesoro e dell’istruzione, oltre che all’Agenzia delle entrate, delle Dogane, all’Inps, all’Inail e all’Aci.

Nel documento si evidenzia come, nonostante il dilagare del Coronavirus anche in provincia di Agrigento, “molte Amministrazioni, ed in particolare i loro dirigenti, operanti come datori di lavoro, hanno insistito in atteggiamenti ottusamente burocratici, nell’attuare disposizioni normative di emergenza fuori dal comune, perdendo di vista il fine prioritario di tali norme che è la salvaguardia della salute pubblica costretta all’angolo da un virus violento, pericoloso ed a forte carattere diffusivo. Non è stato a loro chiaro – continua Russo Introito – che il lavoro agile è qualificato come ordinaria modalità di espletamento dell’obbligazione per tutti i lavoratori, tranne quelli che siano tenuti a svolgere funzioni essenziali che richiedano la presenza in ufficio”.

Nel dettaglio secondo il segretario Russo Introito “sono ancora tanti i dirigenti che applicano i maniera errata e forzatamente burocratica il lavoro agile, continuando a chiedere ai lavoratori di recarsi nelle sedi, senza avere prima individuato le attività indifferibili o, qualificando come tali, attività che non lo sono affatto”.

In particolare, ad oggi, non si ritiene “servizio indifferibile quello reso dai vari uffici del Libero consorzio dei Comuni, uffici chiusi al pubblico (quale pubblico poi in questo periodo?) ma presidiati da dipendenti che dovrebbero starsene a casa, da dove potrebbero agevolmente svolgere un miglior servizio. E ancora – continua -presso molti uffici comunali, regionali e finanche ministeriali, si ritiene di dovere mantenere in ufficio una o più unità per lo svolgimento di attività che non sono ‘indifferibili e che (non) richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza’ come recita l’art. 87 del d.l. 18/2020. Né è conforme alla modalità di svolgimento del lavoro agile che i dirigenti chiedano che la prestazione lavorativa venga effettuata con le stesse regole del lavoro in sede, con orario d’ufficio e nessuna elasticità. Le norme sul lavoro agile sono semplici, facili da comprendere e basterebbe leggerle”.

Nel caso di dipendenti che per mancanza di attrezzature informatiche o per la specifica professionalità esercitata o esercitabile, non possono svolgere lavoro agile, dice la norma, dopo avere fruito di ferie arretrate e quant’altro, potranno invece essere esentati dal servizio, senza penalizzazioni retributive.

“In un’ottica di collaborazione e condivisione che in questi momenti obbligano tutte le forze in campo, istituzionali e sociali, ad essere unite per l’obiettivo comune della sicurezza e della salute pubblica – conclude Russo Introito -, siamo a completa disposizione per qualsiasi chiarimento. Non si tratta, come vorrebbe far intendere qualcuno, di permettere ai dipendenti pubblici di stare a casa a non far nulla, ma quanto piuttosto cercare di scongiurare ogni concreta occasione di diffusione del contagio, garantendo comunque nel contempo i servizi ai cittadini, che, così, sarebbero incentivati a rimanere a casa”.

 

 

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Musumeci su posti letto negli alberghi, mascherine attese e rientri dal nord dopo stop attività produttive non essenziali.


Come in Italia domenica 22 marzo, anche in Sicilia lunedì 23 marzo il numero dei contagi da coronavirus registra una flessione. In Sicilia lunedì 23 marzo sono 85 in più rispetto a domenica 22 marzo, quando, invece, domenica sono stati 138 in più rispetto a sabato 21 marzo. In Sicilia lunedì 23 marzo i contagiati sono 681. Dall’inizio dei controlli i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 6.375. Sono risultati positivi 721 (91 più di domenica ), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 681 persone (85 più di domenica). Sono ricoverati 310 pazienti (39 a Palermo, 117 a Catania, 72 a Messina, 0 ad Agrigento, 15 a Caltanissetta, 22 a Enna, 7 a Ragusa, 24 a Siracusa e 14 a Trapani) di cui 60 in terapia intensiva, mentre 371 sono in isolamento domiciliare, 27 guariti (11 a Palermo, 6 a Catania, 5 a Messina, 2 ad Agrigento ed Enna, 1 a Ragusa) e 13 deceduti (1 a Caltanissetta, Agrigento e Siracusa, 6 a Catania e 4 Enna). La Regione raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitate il sito www.siciliacoronavirus.it o telefonate al numero verde 800 45 87 87. Nel frattempo, al fine di reperire spazio per i posti letto, il presidente della Regione, Nello Musumeci, annuncia: “Stiamo acquisendo nella nostra disponibilità alcune centinaia di posti letto negli alberghi, che in questo periodo non lavorano. Ne abbiamo già trovati 150 a Palermo, un centinaio nel messinese e oltre 200 nel catanese. Adesso firmiamo i contratti. Immaginiamo 2mila posti letto per i contagiati, anche se speriamo di non arrivare a questi numeri”. E poi, in riferimento ai dip, i dispositivi individuali di protezione, Musumeci ha spiegato: “Siamo in attesa delle mascherine che devono consentirci di potere attenuare il rischio di contagio, ne sono arrivate pochissime da Roma: finora 10 mila in tutto il periodo dell’emergenza, ne servono un milione. Ho parlato con il ministro Boccia. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare ma non lo dico con certezza finché non le vedrò: le distribuiremo a cominciare dal personale sanitario e da quello degli uffici pubblici”. E poi, infine, a fronte dell’incubo rientro dal nord in Sicilia dopo lo stop alle attività produttive non essenziali, il presidente della Regione si rammarica così: “Molti siciliani hanno pensato di mettersi in auto e venire in Sicilia: tutto questo è vietato, è un danno e lo è anche per chi è costretto a riceverli in Sicilia. Oggi la migliore cura è restare nel posto in cui ci si trova: ed ecco perché mi sono allarmato, e ho chiesto alle Prefetture di Reggio e Messina e al ministro dell’Interno perché non ci fosse un cordone delle forze dell’ordine per impedire il passaggio in Sicilia. Ho grande rispetto per le istituzioni, ma, 4 giorni fa, avevo chiesto al ministro di disporre l’uso dell’esercito e di avere particolare attenzione per lo Stretto. Non è possibile che chiunque arrivi a Villa San Giovanni pensi di attraversare lo Stretto. In Sicilia troverà la guardia forestale e le forze dell’ordine pronti a fare compilare il modulo per l’autodenuncia e a invitare ciascuno di loro, dopo avere verificato la temperatura, alla quarantena”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Di fronte all’emergenza sanitaria, sociale ed economica legata al COVID-19, lo scrivente consigliere comunale Simone Gramaglia  propone di volere predisporre una delibera di giunta e delibera di Consiglio che prevedano la devoluzione delle indennità e degli emolumenti di tutti gli amministratori, sindaco, assessori, presidente del consiglio,consiglieri, per almeno tre mensilità (considerato che ad oggi il termine fissato per le elezioni risulta essere il 14 giugno 2020) per aiutare famiglie in difficoltà, imprese locali, protezione civile e organizzazioni di volontariato.
Pur nella consapevolezza delle diverse iniziative economiche e fiscali intraprese a sostegno dal Governo Conte, sono altrettanto consapevole di quanto lenta potrebbe essere la concreta applicazione sul tutto il territorio nazionale.
Così come le Istituzioni chiedono sacrifici, in particolare alle imprese, credo opportuno dare un forte segnale alla Cittadinanza, andando incontro ai bisogni del privato cittadino e delle attività locali.
Per uscire da questa epocale emergenza, è più che mai doveroso che anche gli amministratori locali diano il proprio contributo”.
Lo dichiara il consigliere comunale Simone Gramaglia.

L’associazione Volontari di Strada di Agrigento, da quasi dieci anni in trincea  sul fronte del contrasto alla povertà, consapevole del gravissimo momento storico che il nostro Paese sta attraversando a causa dell’emergenza Coronavirus, lancia un forte, accorato e drammatico appello a tutti perché aprano il loro cuore alla solidarietà e alla donazione.
“Quotidianamente – sottolinea la presidente Anna Marino – riceviamo decine e decine di segnalazioni, inviti, suppliche ad intervenire presso famiglie bisognose della città, la cui situazione si è aggravata ulteriormente a causa dell’emergenza Coronavirus. Grido di dolore che stringe davvero il cuore e al quale la nostra associazione intende dare, con il contributo di tutti, risposte concrete. Da qui l’appello ad aiutare le tante famiglie povere di Agrigento che non riescono ad andare avanti a causa della crisi creata dal Coronavirus. Mettiamo, oggi più che mai, a disposizione di quanti vogliano farlo, il nostro Iban attraverso cui si possano fare le donazioni. Con il ricavato saranno acquistati generi alimentari di prima necessità che le famiglie bisognose potranno ritirare presso alcuni supermercati di Agrigento. E in questi momenti che, tutti insieme, dobbiamo dimostrare di essere una grande Città!
Una donazione per tutte quelle famiglie che, in questo momento, hanno serie difficoltà ad affrontare l’emergenza. A tutti quelli che aderiranno all’appello, va la nostra gratitudine”.

Nel segnalare l’assoluta necessità, oltre che l’obbligatorietà, del rigoroso rispetto delle disposizioni dettate dagli organi governativi al fine di limitare la diffusione dei contagi, anche nella giornata di ieri si sono verificate palesi ed immotivate violazioni che sono state opportunamente segnalate all’Autorità Giudiziaria.

 

  • Una persona residente in Favara veniva controllata in Agrigento in questa Via Imera, a bordo della propria autovettura e alla richiesta degli agenti operanti circa le motivazioni del suo spostamento al di fuori del paese di propria residenza, esibiva autocertificazione nella quale era indicata la necessità di dover fare la spesa, prelevare danaro dal bancomat e portare la cena ad una parente.
  • Una coppia agrigentina, sottoposta a controllo nel comune di Porto Empedocle, in orario notturno, invece, adduceva quale motivazione dello spostamento al di fuori dal proprio domicilio, la necessita di recarsi nel Comune di Porto Empedocle per rifornirsi di generi alimentari nell’abitazione di propri congiunti.

 

  • Durante un controllo presso la Stazione ferroviaria di Agrigento Centrale, finalizzato al rispetto del D.P.C.M. 8 marzo 2020, personale del Posto Polfer  controllava un cittadino straniero che poco prima era arrivato con il treno viaggiatori proveniente da Palermo.

Il personale operante si rendeva conto che la persona poco prima controllata era stata identificata durante la giornata precedente e in quella circostanza l’extracomunitario aveva   dichiarato di dover urgentemente partire per tornare presso il proprio domicilio fuori regione.

Poiché gli agenti, dalle dichiarazioni, si avvedevano della falsità delle affermazioni e della presenza ingiustificata in stazione ferroviaria, denunciavano l’uomo ai sensi dell’ art. 650 C.P. per inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità e ai sensi dell’ art. 483 C.P. per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

 

  • Personale dipendente del Commissariato di Sciacca, nel corso delle attuali mirate verifiche,  segnalava in stato di libertà, per violazione dell’art. 650 c.p., un cittadino rumeno, con vari precedenti per reati contro il patrimonio, per aver lasciato il comune di residenza, senza valide giustificazioni, poiché non aveva nessun vincolo di residenza, né interessi lavorativi, né rapporti familiari che in qualche modo, potessero giustificare la sua presenza nella cittadina di Sciacca. Il questore di Agrigento Rosa Maria IRACI, ha inoltre emesso nei suoi confronti un provvedimento di diffida  a tornare nel comune di Sciacca per tre anni.

 ATTIVITA’ POLIZIA DI PREVENZIONE:

 

Nell’ ambito dell’attività di “Controllo del Territorio in Provincia”, sono stati conseguiti i seguenti risultati:

 

  • Persone identificate             381
  • Persone controllate al C.E.D.             335
  • Veicoli controllati 185
  • Contravvenzioni C.d.S. 006
  • Posti di controllo 031
  • Documenti ritirati 001
  • Veicoli sequestrati 000
  • Controllo persone sottoposte a misure 085