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In Cina sono stati costruiti in 10 giorni due ospedali capaci di accogliere migliaia di pazienti eventualmente affetti dal coronavirus. In Sicilia, ad Agrigento, il viadotto Petrusa è chiuso dall’ottobre 2017 perché da ricostruire. E il viadotto Morandi è chiuso da ben oltre 1000 giorni perché da consolidare. Dunque, sui lavori al viadotto Morandi evitiamo commenti perché ormai nessun agrigentino dotato di senno crede che i lavori promessi dall’Anas inizieranno mai. Per i lavori al viadotto Petrusa, Valerio Mele, che è il responsabile regionale dell’Anas, lo scorso novembre 2019 ha stimato come molto probabile la conclusione dei lavori tra gennaio e febbraio 2020. Ieri un video diffuso dall’ex consigliere comunale Giuseppe Di Rosa ha testimoniato come tale promessa del dottor Mele non sarà mantenuta, e non potrebbe essere diversamente in ragione dello stato del cantiere. La ConfCommercio oggi annuncia che lo scorso 20 gennaio si è rivolta all’Anas Sicilia invocando lumi sul viadotto Petrusa, ma l’Anas non ha risposto alla lettera del vice presidente ConfCommercio di Agrigento, Alfonso Valenza. Lo abbiamo già scritto e, purtroppo, lo ripetiamo: la marcia del 25 gennaio contro l’isolamento viario di Agrigento al momento è stata solo una gratificante passeggiata della salute, dalla rotonda Giunone alla rotonda degli Scrittori, oltre un chilometro di strada a piedi in occasione di una giornata soleggiata e primaverile.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nella vignetta di Sergio Criminisi, ecco come lavorano i tecnici sul rifacimento del ponte Morandi.

Ad Agrigento nell’Ufficio del Genio Civile, diretto dall’architetto Rino La Mendola, si è concluso lo stage intitolato “Costruiamo il futuro”, a cui hanno partecipato gli studenti del Liceo “Politi” di Agrigento. Durante lo stage aziendale di 30 ore, gli studenti hanno avuto la possibilità di conoscere una realtà lavorativa complessa e le sue molteplici competenze. In particolare, gli studenti hanno avuto la possibilità di simulare lo studio e la riqualificazione urbana della porzione del centro storico compresa tra Piazza Vittorio Emanuele e Piazza Marconi, progettandone lo stato futuro. Le interviste

Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo, è intervenuta a margine della deposizione come testimone del magistrato Nino Di Matteo al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. Fiammetta Borsellino ha affermato: “Penso ci sia una enorme difficoltà a fare emergere la verità. Non ho constatato da parte di nessuno la volontà di dare un contributo, al di là la delle proprie discolpe, a capire cosa è successo. Penso che nessuno di questi magistrati abbia capito niente di mio padre. Sembra che quello che riguarda Scarantino e il depistaggio delle indagini sia avvenuto per virtù dello spirito santo. Si tende a stigmatizzare la vicenda Scarantino come un piccolo segmento di una questione più grande. Io non penso che quello di Scarantino sia un segmento così piccolo”.

Il termometro alla politica italiana. Appena pubblicato il settimanale sondaggio Swg per La 7. Se si votasse adesso alle elezioni Politiche, la Lega sarebbe ancora primo partito al 33,3%. Poi il Partito Democratico al 19,7%. Movimento 5 Stelle al 13,9%. Fratelli d’Italia al 10,2%. Forza Italia al 6,2%. Italia Viva al 4,1%. E poi Sinistra Italia e Articolo 1 al 3,1%. Azione di Calenda al 2,6%. Verdi al 2. Più Europa all’1,9. E Cambiamo di Toti all’1,1%.

Da dove viene l’idea dello spettacolo “Le anime di Trezza”?

Viene dalla mia interiorità. Dal mio modo si percepire le presenze e  le assenze. Quelle anime che pur non essendo più tra noi, vivono a livello energetico attorno a noi, dentro di noi e negli spazi che li videro protagoniste. Il romanzo dei Malavoglia si presta all’evocazione dei personaggi e non solo alla loro rappresentazione teatrale”.

Quale tipo di emozioni volevi che arrivassero agli spettatori?

Volevo consegnare allo spettatore lo spettro di un sentire che non si lasci trasportare dalla fiumana degli eventi e dei sentimenti toccati drammaturgicamente ma che viceversa, si lasci cogliere e accompagnare, dileguandosi a tratti e tessendo quel filo impalpabile che lega la finzione scenica alla realtà”.

Perché possiamo parlare di uno spettacolo esoterico?

L’esoterismo ha a che fare con la spiritualità, ma con una spiritualità non di massa, non a tutti accessibile, ma solamente ai pochi che  riescono a catturarne l’essenza. Questo spettacolo è pregno di spiritualità, di anime che lasciano la loro impronta e che evocano i segreti di un approccio al divino trasmissibile e percepibile solamente a chi voglia farsene carico. Le anime raccontano sé stessi attraverso un approccio spirituale”.

 Quanto il testo, le scene e i costumi e le musiche hanno navigato assieme remando verso la stessa meta?

Il testo di Antonella Sturiale,  ricalca la mia idea in quanto le anime sono state “immaginate” come una sorta di evocazione mistica, raccontandosi con un’espressione tipica di chi guarda a distanza, distaccandosi dal sé. Sono stati immaginati dall’autrice come inquilini del Paradiso. Luogo dove la coscienza diventa Dio e dove le frequenze universali divengono potenti, tangibili, vivide.

I costumi di Giorgia Salvo e le scene volutamente  simbolistici, sono pregni di richiami cromatici allusivi e suggestivi.

Il blu del grande mare che muta eppure resta immutabile e che si fa presenza simbolica in panneggi di velluto che mutano forme e donano quadri scenici sempre differenti quasi a sottolineare quel cammino interiore “faticoso, incessante, flebile e fatale dei personaggi verghiani.”

 Anche la musica parte dal mare. Dal mare Mediterraneo che avvolge, giunge e si allontana da Trezza che di questo mare è  centro geografico, da dove si dipartono e arrivano umori, gioie e dolori di antichi popoli che lo hanno attraversato e ancora oggi lo attraversano.

Le musiche, scelte ed eseguite da Maurizio Maiorana,  risentono di questa varietà di linguaggi musicali e delle diverse lingue dei canti. E pur essendo frutto di diverse epoche e diversi popoli, appartengono alla stessa famiglia né più e né meno come i personaggi dei Malavoglia. Sfociando alla fine, tramite una struggente Ave Maria in lingua ispanica, verso il mare del Divino”.

L’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Roberto Lagalla, annuncia che per l’anno scolastico 2020-2021 saranno solo 12 le scuole siciliane soggette a rimodulazione. Il Piano di dimensionamento scolastico, proposto dall’Assessorato al Ministero dell’Istruzione, è il risultato del lavoro condotto dalle Conferenze provinciali e dalla Conferenza regionale che hanno svolto i lavori preparatori per provvedere alla razionalizzazione della rete scolastica siciliana, resasi necessaria per effetto del calo demografico e conseguentemente della riduzione delle iscrizioni utili al mantenimento dell’autonomia dei singoli istituti scolastici.

Lagalla spiega: “Nonostante la situazione di forte criticità causata della mancanza, ancora oggi, del Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, e quindi dei Dirigenti responsabili di ambito provinciale, abbiamo valutato attentamente la situazione e abbiamo ritenuto di dover mantenere per il prossimo anno il quadro sostanzialmente inalterato. Abbiamo quindi sottoposto a dimensionamento solo 12 istituti su 46, al fine di rispondere positivamente ad evidenti urgenze utili a garantire la funzionalità stessa del sistema scolastico nei territori di riferimento. Rimaniamo comunque in attesa di un parere positivo da parte del Ministero dell’Istruzione e confidiamo inoltre che, in tempi rapidi, l’Ufficio scolastico regionale possa godere di una nuova e fruttuosa direzione”.

Nella provincia di Agrigento, precisamente a Ribera, sarà soppresso l’Istituto Comprensivo Navarro che sarà aggregato all’Istituto comprensivo Don Bosco per quanto riguarda la scuola media, mentre la scuola dell’infanzia e quella primaria saranno annesse all’Istituto Comprensivo Crispi. A Sciacca, sarà soppresso il Circolo Sant’Agostino e la Scuola media Inveges, e sarà creato l’Istituto comprensivo Inveges.

Ieri sono stati nominati i coordinatori provinciali di Italia Viva in tutte le nove province siciliane. Ieri abbiamo pubblicato tutti i nomi, compresi i due coordinatori scelti in provincia di Agrigento, ovvero Natalia Re e Vito Ferrantelli. Più in particolare, Natalia Re è specializzata in Etica Ambientale, imprenditrice nel comparto servizi ambientali ed industria, manager nella gestione dei servizi ambientali, da sempre impegnata nella costruzione di un rapporto di responsabilità tra l’uomo, l’ambiente e la società. Vito Ferrantelli, laureato in Lingue e Letterature straniere, svolge la professione di Dirigente scolastico. E’ stato Sindaco di Burgio nel decennio dal 2008 al 2018. Attualmente ricopre la carica di Presidente del Consiglio comunale. E’ stato Presidente del Comitato del Parco dei Monti Sicani e
Vicepresidente Nazionale dell’ AICC (Associazione Italiana delle Città della Ceramica) di cui attualmente è membro dell’Assemblea Nazionale. Nel 2010 ha istituito il Museo della Ceramica di Burgio, di cui è tuttora il Direttore. Nel maggio del 2011, a Pollica, in Campania, gli è stata conferita la prima edizione del “Premio Angelo Vassallo” come Miglior Sindaco dei Piccoli Comuni d’Italia.

Nino Di Matteo testimone a Caltanissetta al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio: agenda rossa, Servizi segreti, Contrada e Scarantino.


A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, al processo a carico dei poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, imputati di concorso in calunnia, aggravata dall’avere favorito Cosa Nostra, nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio tramite il falso pentito Vincenzo Scarantino, ha deposto come testimone il magistrato Nino Di Matteo, attualmente componente del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, e all’epoca parte del pool che indagò sulla strage. Nino Di Matteo, tra l’altro, ha affermato: “Non credo sia stata solo Cosa Nostra. Non credo che la strage di via D’Amelio sia solo di mafia. Il depistaggio cominciò con la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino. E le indagini sul diario del magistrato partirono già il 20 luglio del 1992, il giorno dopo l’attentato. E’ chiaro che l’agenda rossa di Paolo Borsellino è sparita e non può essere sparita per mano di Graviano. Il mio impegno era finalizzato a capire per mano di chi fosse sparita. Abbiamo fatto il possibile per accertarlo, anche scontrandoci con reticenze bestiali sulla presenza di esponenti delle istituzioni nel luogo dell’attentato. Tutta l’indagine è stata portata avanti con grandissima incisività da parte mia e dei colleghi Carmelo Petralia e Anna Maria Palma. Io mi ero studiato le carte. Indagai a fondo sulla presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio dopo la strage. Fui io a riaprire le indagini su di lui sulla base delle dichiarazioni del pentito Francesco Elmo che ci aveva detto di avere visto Contrada allontanarsi dal teatro dell’attentato con dei documenti in mano. A quel punto lessi tutto il vecchio fascicolo, acquisii le sue agende. Vedendo quegli atti mi accorsi che c’era stato un ufficiale del Ros, Umberto Sinico, che era andato in Procura a Palermo e aveva riferito ad alcuni magistrati di aver saputo che la prima volante della Polizia, accorsa dopo l’esplosione in via D’Amelio, aveva constatato la presenza di Contrada. I poliziotti avevano fatto una relazione che poi era stata strappata in Questura. I colleghi avevano preso a verbale Sinico e mandato tutto a Caltanissetta, dove Sinico si era rifiutato di rivelare la sua fonte. Si avviò una indagine molto spinta sui Servizi Segreti. Io stavo per chiedere il rinvio a giudizio del carabiniere Sinico, che poi si decise a fare il nome della sua fonte, Roberto Di Legami, funzionario di Polizia. Di Legami negò tutto. Rinviato a giudizio fu poi assolto”.

E poi, ancora, in riferimento ai suoi rapporti con Scarantino, Nino Di Matteo ha risposto: “Ci tengo a dire che sono stato il primo a dire che Vincenzo Scarantino aveva il mio numero di telefono cellulare e mi chiamava. Mi telefonava perché qualcuno gli aveva dato il mio telefono. Ricordo un episodio particolare, quando mi mandò una sequenza di messaggi telefonici in cui sosteneva che il dottor Arnaldo La Barbera e Gabrielli lo avevano tradito nelle aspettative. E che voleva tornare in carcere, disse ‘nell’inferno di Pianosa’. Ricordo di avere detto ‘ma chi glielo ha dato il mio numero?’ E seppi che glielo aveva dato il procuratore Giovanni Tinebra. Io non do spiegazioni ma mi preme dire una cosa: in quel momento, siamo nel ’93-’94, era un momento nel quale i collaboratori di giustizia scontavano dei problemi e vedevano nell’ufficio del Procuratore la speranza di una soluzione di quei problemi. E poi, ancora, in riferimento alle polemiche insorte sulla “preparazione” del pentito Scarantino alla sua deposizione, Nino Di Matteo ha spiegato: “Ma che cosa significa preparare, dire al collaboratore ‘lei giorno tot comparirà davanti alla Corte d’Assise. Oppure ‘gli argomenti saranno questi’ e ancora ‘dica la verità’, né una cosa in più né una cosa in meno. Oppure ‘esponga in chiarezza, non entri in polemica’. Questo vuol dire preparare un collaboratore”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A Palermo sono state denunciate dalla Procura e dalla Guardia di Finanza 12 persone, destinatarie anche di un sequestro preventivo di 135mila euro quale presunto profitto dei reati di associazione a delinquere, finalizzata alla truffa e all’esercizio abusivo della professione, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Dieta leggera”.

Già nel novembre 2018 a Palermo è stato scoperto e sequestrato uno studio professionale abusivo di dietetica e nutrizione. Le indagini successive hanno consentito di svelare un presunto vincolo associativo tra il titolare dello studio, i due figli e nove collaboratrici, finalizzato “alla commissione dei reati di truffa e di esercizio abusivo della professione di dietologo/nutrizionista/dietista”. Sono stati identificati circa 1.090 “pazienti”, di cui 55 minorenni, che si sono incautamente affidati alle prescrizioni alimentari dei falsi professionisti. Dietro il pagamento di una cifra di 50 euro, apparentemente come quota associativa, i “pazienti”, dopo una preliminare visita, hanno ricevuto veri e propri piani alimentari, e sono stati convinti ad abbinare alla dieta l’assunzione di integratori alimentari di origine americana venduti dagli stessi indagati.