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Un imprenditore agricolo di Castronovo di Sicilia, A A G sono le iniziali del nome, ha ottenuto un contributo di circa 300mila euro nell’ambito della misura 112 – pacchetto Giovani del Programma di sviluppo rurale della Sicilia 2007/2013. A lavori conclusi, l’assessorato regionale all’Agricoltura ha revocato il contributo in ragione di una precedente informativa a carico della società, fondata su un socio poi estromesso dalla stessa società che, a seguito dell’estromissione, ha ottenuto una informativa liberatoria. Pertanto la società, tramite gli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, ha impugnato come illegittimo il decreto di revoca del contributo con ricorso straordinario al Presidente della Regione. Gli avvocati Rubino e Marino tra l’altro hanno eccepito che le opere oggetto del contributo revocato sono state eseguite ed ultimate ben prima dell’adozione del provvedimento di revoca. E da ciò deriva l’illegittimità della revoca e, in ogni caso, della richiesta di rimborso delle somme erogate. Contestualmente è stata presentata una istanza di annullamento in autotutela del provvedimento di revoca. Ebbene l’assessorato regionale all’Agricoltura, condividendo le tesi degli avvocati Rubino e Marino, ha accolto l’istanza di autotutela, ed ha annullato in autotutela il provvedimento di revoca in questione. Per effetto di tale pronuncia l’impresa non restituirà il contributo.

Il vicepresidente della Regione e assessore al Bilancio Gaetano Armao ha criticato la decisione del Sindaco di Gela di conferire un incarico legale volto all’annullamento della deliberazione della Giunta Regionale numero 389 dell’1 novembre 2019 con la quale sono stati esclusi dai finanziamenti previsti dal “Patto Per il Sud” importanti progetti relativi al Comune di Gela.
In particolare, secondo l’assessore Armao, tale ricorso sarebbe stato inutile anche in considerazione del fatto che la deliberazione della Giunta Regionale doveva ritenersi inefficace e sospesa nelle more dell’acquisizione – ai sensi dell’articolo 50, comma 3 bis, della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9 – di appositi pareri da parte della Commissione Bilancio e della Commissione per l’esame delle questioni concernenti l’attività dell’Unione europea.
Ebbene, con nota del 13.02.2020, il Vice Segretario Generale Vicario dell’ARS, di fatto smentendo la tesi dell’avvocato Armao, ha rilevato che la deliberazione della Giunta regionale n. 389 dell’1 novembre 2019 “non risulta conforme alla fattispecie normativa di cui all’articolo 50, comma 3 bis, della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, che prevede che le Commissioni parlamentari in materia di bilancio e di attività dell’Unione europea esprimano il parere di competenza sulle proposte di modifica finanziarie, e di merito relative agli strumenti attuativi della programmazione europea prima dell’approvazione della Giunta. E che, come si evince dal tenore letterale della stessa norma, oggetto del parere delle Commissioni deve essere una proposta e non una deliberazione già approvata dalla Giunta regionale. E che, conseguentemente, non si è proceduto alla trasmissione alle Commissioni competenti della citata delibera della Giunta regionale, e le medesime Commissioni non hanno espresso alcun parere” .
Dunque, contrariamente a quanto ritenuto dall’avvocato Armao, nessun ulteriore parere delle Commissioni dell’Assemblea Regionale Siciliana sarà adottato sulla suddetta Deliberazione n. 389/19.
Pertanto, deve ritenersi certamente coerente la scelta del Comune di Gela di impugnare la suddetta Deliberazione della Giunta Regionale.

L’investimento nel gruppo imprenditoriale di Berlusconi e i patti non rispettati, l’innocenza per le stragi e il concepimento del figlio in carcere: ancora dichiarazioni di Giuseppe Graviano.

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, imputato dell’omicidio di due Carabinieri, ha reso ancora dichiarazioni in riferimento all’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E le sue parole sono state: “Mio nonno agli inizi degli anni ‘70 aveva consegnato 20 miliardi di lire a un gruppo imprenditoriale del Nord, che aveva a capo Berlusconi, e si era stabilita la percentuale del 20 per cento da allora in poi. Ma Berlusconi non aveva rispettato i patti. E io chiesi al mio compagno di cella, Umberto Adinolfi, se mi poteva fare la gentilezza di ricordare che ancora sono vivo e si doveva togliere i debiti che aveva, andavano rispettati gli impegni presi con mio nonno. E io non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno verso quelle persone a Palermo che avevano partecipato all’investimento. Esisteva una scrittura privata che avrebbe provato quegli affari tra Berlusconi con il nonno materno”. Poi Graviano si è difeso dalle accuse delle stragi del ’92 e del ’93, e le sue parole sono state: “Non ho fatto le stragi, sono innocente. Ho una dignità, una serietà, non dico bugie. Io sono stato arrestato per un progetto che è stato voluto da più persone. E’ dimostrato dal fatto che ogni giorno ricevevo visite, e non so se venivano registrate. C’erano carabinieri, poliziotti. E alla fine mi hanno detto: ‘Ora l’accuseremo per tutte le stragi d’Italia, da qui non uscirà più’. E poi ho ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare di Roma”. Poi Giuseppe Graviano risponde alla domanda su come lui, e anche suo fratello Filippo, abbiano concepito un figlio in carcere, ristretti al 41 bis all’Ucciardone. Il nome dei due figli è Michele, come il nonno, ucciso a Brancaccio. E le parole di Giuseppe Graviano sono state: “Non racconterò mai a nessuno come ho concepito mio figlio mentre ero al carcere duro, perché sono cose intime mie. Dico solo che non ho fatto niente di illecito, ci sono riuscito ringraziando anche Dio e sono rimasto soddisfatto. Non ho chiesto alcuna autorizzazione, ma ho approfittato della distrazione degli agenti penitenziari. Mi sentivo che tutti mi prendevano per pazzo. Pure mia moglie, con tutta la sua famiglia. Tutti, tutti che mi prendevano per pazzo. Ma quando ci sono riuscito ed è uscita incinta mi è finito quel tremolizzo. Comunque, cosa c’entrano con il processo queste domande sul concepimento. Non interessa niente a nessuno. Si figuri se andavo a raccontare ad estranei quello che facevo con mia moglie”. Poi, infine, Giuseppe Graviano ha raccontato alcuni particolari sulla sua storia d’amore con la moglie Bibbiana. E le sue parole sono state: “Quando cominciai a ricevere le ordinanze di custodia cautelare per gli omicidi di Salvo Lima, Libero Grassi e del procedimento Agate +59 con imputazione di stragi, ero con la mia allora fidanzata in barca sul lago. E le dissi: ‘Vatti a fare la tua vita’. Ma lei non ne ha voluto sapere niente. Anche quando venni arrestato le dicevo dal carcere di farsi la sua vita. Invece lei è voluta restare con me e così le dissi di preparare i documenti e di sposarci. E ci siamo sposati. Ma certo non dormivamo in cella assieme, come è stato scritto. I miei figli non dovevano nascere in Italia e infatti sono nati in Svizzera”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con ordinanza n. 105/2020, ha accolto le doglianze dell’imprenditore che aveva ottenuto un finanziamento nell’ambito dell’avviso 3.3.1.4 del PO FESR 2007/2013, patrocinato dall’Avv. Michele Cimino, unitamente all’Avv. Giorgio Troja e al Dott. Oscar Di Rosa.
In particolare l’Avviso, finanziato dall’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, e gestito dalla CRIAS, prevedeva un regime di aiuti all’investimento iniziale nel settore turistico, pari al 50 % delle spese ammissibili per le micro-piccole imprese siciliane.
L’impresa, che in virtù del co-finanziamento aveva avviato un’attività alberghiera, si è vista recapitare una pretesa di restituzione della somma versata dalla CRIAS. Ciò in quanto, ad avviso del detto ente gestore, andrebbero letti come alternativi i parametri previsti dall’art. 18 dell’Avviso per la perdita del finanziamento. “In realtà – commenta l’Avv. Cimino – l’interpretazione data dalla CRIAS non trova alcun fondamento nemmeno letterale, non sussistendo alcuna preposizione disgiuntiva e/o avversativa tra i due parametri. Una siffatta interpretazione, fra l’altro, sarebbe totalmente illegittima, dal momento che, come abbiamo dimostrato, un’impresa che perde solo 0,5 punti, per un solo indicatore, rispetto al punteggio inizialmente attribuito, e su cui si è fondata la graduatoria per l’ammissione al finanziamento, se lo vedrebbe revocato (come avvenuto alla nostra assistita), mentre un’altra impresa, perdendo fino a 12,5 punti, come complesso di più indicatori, e quindi con un punteggio finale di gran lunga inferiore rispetto all’ultima in graduatoria ammessa al finanziamento, ed ulteriormente inferiore anche rispetto a quello imprese inserite nella graduatoria delle operazioni ammesse ma non finanziabili, manterrebbe l’incentivo”.
Proprio per tali ragioni, l’interpretazione autentica data il 17.8.2018 dall’Assemblea Regionale Siciliana aveva dato evidenza della non alternatività di detti parametri di esclusione, bensí della loro contemporanea sussistenza, impegnando il Governo Regionale, nella persona dell’Assessore alle Attività Produttive, a determinarsi di conseguenza. Ad oggi tuttavia non è intervenuto nessun atto amministativo in tal senso, nemmeno in seguito alla richiesta di annullamento del provvedimento avanzata dall’impresa in questione.

Oggi, venerdì 14 febbraio, giorno di San Valentino, nell’ambito della campagna della Polizia di Stato cosiddetta “Questo non è amore”, in tutta Italia i camper della Polizia sostano nelle piazze principali contro l’isolamento e il dolore delle vittime di violenza di genere, e per offrire il supporto di operatori specializzati, in prevalenza donne, tra medici, psicologi e rappresentanti dei centri antiviolenza. Anche ad Agrigento il camper della Polizia di Stato è presente per l’intera giornata a Porta di Ponte.

Le interviste

Ad Agrigento, al palazzo Filippini, nel corso di una cerimonia ufficiale, il sindaco Lillo Firetto ha consegnato la “Menzione speciale città di Agrigento – Agrigentina d’adozione” a Mareme Cisse, con la motivazione: “In quanto modello di integrazione in una terra da sempre crocevia di culture e popoli, nonché di impegno sociale finalizzato all’integrazione e all’inserimento lavorativo di donne e ragazzi stranieri con fragilità”. Mareme Cisse, molto conosciuta in città, è dal 2014 chef del ristorante “Ginger People&Food” e ha più volte ricevuto riconoscimenti professionali prestigiosi. E’ già nominata “alfiere del territorio” dal premio Bezzo nel 2018 e con la bandiera del suo paese, il Senegal, si è aggiudicata a San Vito Lo Capo, la scorsa estate, il titolo di campionessa mondiale di couscous.

Le interviste

La sezione Lavoro del Tribunale di Sciacca, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Margherita Bruccoleri, ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, a favore di alcuni dipendenti Dirigenti Medici responsabili di Struttura semplice e complessa, e Dirigenti titolari di incarico professionale, al pagamento di circa 35mila euro come risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. L’Azienda sanitaria avrebbe dovuto corrispondere in favore dei suoi dipendenti Dirigenti medici, ogni mese, un importo a titolo di indennità di posizione variabile aziendale, così come previsto dal contratto sottoscritto tra le parti.