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Beni per complessivi 300mila euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Catania a 6 funzionari dell’Anas indagati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Buche d’oro”. Il provvedimento, finalizzato alla confisca, è stato emesso dal Tribunale su richiesta della Procura. “Il sequestro – spiega la Procura etnea – persegue il fine di privare i sei indagati delle risorse economiche che sono frutto e prezzo delle relazioni illecite, ottenute contrattando risparmi sui lavori da effettuare, e drenando rilevanti risorse pubbliche destinate a cura e manutenzione di arterie vitali per i siciliani”.

I Carabinieri del Comando Tutela lavoro di Catania hanno scoperto 11 lavoratori impiegati in ‘nero’ in una casa di riposo per anziani, sette dei quali percepiscono il reddito di cittadinanza. Le indagini, coordinate dalla Procura etnea, con attività di osservazione e pedinamento, hanno consentito di documentare che i sette lavoravano di notte per ridurre la possibilità di essere scoperti. Non ricevevano le retribuzioni previste dal contratto, non erano formati ed informati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro né sono stati sottoposti a visite mediche per l’idoneità. Sono stati denunciati per truffa. I Carabinieri gli hanno sequestrato le carte magnetiche Postamat e hanno comunicato la loro situazione all’Inps per la decadenza dal beneficio e il recupero di 32.000 euro. Il datore di lavoro è stato sanzionato per 93.000 euro e dovrà versare contributi assicurativi e previdenziali per 20.000 euro.

A Naro – la “Fulgentissima” come la definì Federico secondo di Svevia all’epoca dei Normanni, e dove nel primi decenni del secolo scorso ha tratto origine la Sagra del mandorlo in fiore, come festa della primavera precoce – la sindaca, Maria Grazia Brandara, è stata costretta a rimandare la Sagra del mandorlo in fiore per carenza di risorse finanziarie. La sindaca Brandara ha rivolto in proposito un messaggio ai concittadini naresi, e tra l’altro ha affermato: “Siamo in gestione provvisoria e le spese per la primavera narese potrebbero trasformarsi in debiti fuori bilancio.Già probabilmente qualche passività arretrata (seppur di modica entità) per prestazioni artistiche, musicali e di intrattenimento l’abbiamo. Anche se la maggior parte delle spese per eventi culturali, musicali e di intrattenimento hanno trovato copertura negli sponsor o nell’intervento gratuito delle locali Associazioni o nei finanziamenti regionali. Ma non vogliamo creare debiti. Sin dal giorno del nostro insediamento abbiamo dovuto agire in regime di gestione finanziaria provvisoria e sappiamo quali e quante difficoltà questo comporta. Se io avessi saputo di questa situazione prima, forse ci avrei pensato dieci venti cento volte prima di accettare la candidatura a Sindaco. Ma ormai siamo qui e non possiamo abbandonare. Anzi dobbiamo risolvere la situazione e andare avanti”.

domenica 16 febbraio, a Palermo, al mercato San Lorenzo, alle ore 12, sarà presentata ufficialmente la 13esima edizione di “Mandorlara – La Festa del Mandorlo a tavola”, che anticiperà il calendario della Festa del Mandorlo (dal 20 febbraio all’8 marzo), organizzata dal Consorzio Turistico Valle dei Templi in collaborazione con il Parco della Valle dei Templi. Alla presentazione di domani a Palermo interverranno il presidente del Consorzio Valle dei Templi di Agrigento Emanuele Farruggia e il direttore e ideatore di Mandorlara Totò Collura. Quest’anno sono previsti numerosi cooking show che si svolgeranno eccezionalmente anche in un uno dei luoghi più suggestivi della città di Agrigento, il complesso monumentale del Monastero di Santo Spirito. Dopo la presentazione, il gruppo Folk Gergent di Agrigento e i rappresentanti del festival internazionale “I Bambini del mondo” allieteranno i presenti con musiche e danze. A seguire sono in programma coocking show e degustazioni con, tra gli altri, il maestro torronaio Sandro Nitro, che preparerà la “Cubaita” (il torrone siciliano) dolce tipico siciliano dalle origini arabe a base di mandorle, miele e zucchero .

No alla paura infondata in riferimento all’allarme coronavirus. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, ha manifestato vicinanza agli esercenti cinesi ed ha pranzato in un noto ristorante cinese del Villaggio Mosè, aperto in città dal 2016. L’amministrazione comunale ha voluto così esprimere la propria vicinanza alla comunità cinese presente in città in relazione all’epidemia del coronavirus

E’ stato scarcerato Antonello Montante, l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia condannato a 14 anni di reclusione dal Tribunale di Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Montante è stato ristretto agli arresti domiciliari nel suo paese d’origine, a Serradifalco, nel Nisseno. La Corte d’Appello di Caltanissetta ha disposto a carico di Montante l’obbligo di dimora ad Asti, in Piemonte. Il difensore, l’avvocato Carlo Taormina, commenta: “La scarcerazione di Antonello Montante segna il vero inizio del processo. Finalmente l’ex presidente di Confindustria Sicilia può difendersi e ristabilire la verità sul suo operato e sui suoi propositi nella stagione antimafia da lui inaugurata e condotta”.

A Cammarata i Carabinieri hanno denunciato tre incensurati ritenuti gli autori della serie di rapine a mano armata e furti in abitazione accaduti nel corso degli ultimi mesi a Cammarata, Santo Stefano Quisquina e a San Giovanni Gemini. Tramite indagini costanti e serrate, i Carabinieri hanno raccolto diversi elementi di prova a carico dei tre, e uno dei tre, innanzi all’evidenza, ha confessato le proprie responsabilità. N R, sono le iniziali del nome, 22 anni, F T, 20 anni, ed F T, 20 anni, tutti disoccupati, risponderanno, a vario titolo, di rapina a mano armata e furto aggravato. Tra i colpi contestati vi sono due rapine, una il 9 agosto ad una farmacia a Santo Stefano Quisquina, ed un’altra il 15 ottobre in una tabaccheria del centro storico di San Giovanni Gemini. Poi due furti nelle campagne di Cammarata, commessi nello stesso periodo. A casa dei tre, i militari hanno scoperto e sequestrato la pistola giocattolo e il coltello utilizzati nei raid.

Un imprenditore agricolo di Castronovo di Sicilia, A A G sono le iniziali del nome, ha ottenuto un contributo di circa 300mila euro nell’ambito della misura 112 – pacchetto Giovani del Programma di sviluppo rurale della Sicilia 2007/2013. A lavori conclusi, l’assessorato regionale all’Agricoltura ha revocato il contributo in ragione di una precedente informativa a carico della società, fondata su un socio poi estromesso dalla stessa società che, a seguito dell’estromissione, ha ottenuto una informativa liberatoria. Pertanto la società, tramite gli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, ha impugnato come illegittimo il decreto di revoca del contributo con ricorso straordinario al Presidente della Regione. Gli avvocati Rubino e Marino tra l’altro hanno eccepito che le opere oggetto del contributo revocato sono state eseguite ed ultimate ben prima dell’adozione del provvedimento di revoca. E da ciò deriva l’illegittimità della revoca e, in ogni caso, della richiesta di rimborso delle somme erogate. Contestualmente è stata presentata una istanza di annullamento in autotutela del provvedimento di revoca. Ebbene l’assessorato regionale all’Agricoltura, condividendo le tesi degli avvocati Rubino e Marino, ha accolto l’istanza di autotutela, ed ha annullato in autotutela il provvedimento di revoca in questione. Per effetto di tale pronuncia l’impresa non restituirà il contributo.

Il vicepresidente della Regione e assessore al Bilancio Gaetano Armao ha criticato la decisione del Sindaco di Gela di conferire un incarico legale volto all’annullamento della deliberazione della Giunta Regionale numero 389 dell’1 novembre 2019 con la quale sono stati esclusi dai finanziamenti previsti dal “Patto Per il Sud” importanti progetti relativi al Comune di Gela.
In particolare, secondo l’assessore Armao, tale ricorso sarebbe stato inutile anche in considerazione del fatto che la deliberazione della Giunta Regionale doveva ritenersi inefficace e sospesa nelle more dell’acquisizione – ai sensi dell’articolo 50, comma 3 bis, della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9 – di appositi pareri da parte della Commissione Bilancio e della Commissione per l’esame delle questioni concernenti l’attività dell’Unione europea.
Ebbene, con nota del 13.02.2020, il Vice Segretario Generale Vicario dell’ARS, di fatto smentendo la tesi dell’avvocato Armao, ha rilevato che la deliberazione della Giunta regionale n. 389 dell’1 novembre 2019 “non risulta conforme alla fattispecie normativa di cui all’articolo 50, comma 3 bis, della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, che prevede che le Commissioni parlamentari in materia di bilancio e di attività dell’Unione europea esprimano il parere di competenza sulle proposte di modifica finanziarie, e di merito relative agli strumenti attuativi della programmazione europea prima dell’approvazione della Giunta. E che, come si evince dal tenore letterale della stessa norma, oggetto del parere delle Commissioni deve essere una proposta e non una deliberazione già approvata dalla Giunta regionale. E che, conseguentemente, non si è proceduto alla trasmissione alle Commissioni competenti della citata delibera della Giunta regionale, e le medesime Commissioni non hanno espresso alcun parere” .
Dunque, contrariamente a quanto ritenuto dall’avvocato Armao, nessun ulteriore parere delle Commissioni dell’Assemblea Regionale Siciliana sarà adottato sulla suddetta Deliberazione n. 389/19.
Pertanto, deve ritenersi certamente coerente la scelta del Comune di Gela di impugnare la suddetta Deliberazione della Giunta Regionale.

L’investimento nel gruppo imprenditoriale di Berlusconi e i patti non rispettati, l’innocenza per le stragi e il concepimento del figlio in carcere: ancora dichiarazioni di Giuseppe Graviano.

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, imputato dell’omicidio di due Carabinieri, ha reso ancora dichiarazioni in riferimento all’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E le sue parole sono state: “Mio nonno agli inizi degli anni ‘70 aveva consegnato 20 miliardi di lire a un gruppo imprenditoriale del Nord, che aveva a capo Berlusconi, e si era stabilita la percentuale del 20 per cento da allora in poi. Ma Berlusconi non aveva rispettato i patti. E io chiesi al mio compagno di cella, Umberto Adinolfi, se mi poteva fare la gentilezza di ricordare che ancora sono vivo e si doveva togliere i debiti che aveva, andavano rispettati gli impegni presi con mio nonno. E io non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno verso quelle persone a Palermo che avevano partecipato all’investimento. Esisteva una scrittura privata che avrebbe provato quegli affari tra Berlusconi con il nonno materno”. Poi Graviano si è difeso dalle accuse delle stragi del ’92 e del ’93, e le sue parole sono state: “Non ho fatto le stragi, sono innocente. Ho una dignità, una serietà, non dico bugie. Io sono stato arrestato per un progetto che è stato voluto da più persone. E’ dimostrato dal fatto che ogni giorno ricevevo visite, e non so se venivano registrate. C’erano carabinieri, poliziotti. E alla fine mi hanno detto: ‘Ora l’accuseremo per tutte le stragi d’Italia, da qui non uscirà più’. E poi ho ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare di Roma”. Poi Giuseppe Graviano risponde alla domanda su come lui, e anche suo fratello Filippo, abbiano concepito un figlio in carcere, ristretti al 41 bis all’Ucciardone. Il nome dei due figli è Michele, come il nonno, ucciso a Brancaccio. E le parole di Giuseppe Graviano sono state: “Non racconterò mai a nessuno come ho concepito mio figlio mentre ero al carcere duro, perché sono cose intime mie. Dico solo che non ho fatto niente di illecito, ci sono riuscito ringraziando anche Dio e sono rimasto soddisfatto. Non ho chiesto alcuna autorizzazione, ma ho approfittato della distrazione degli agenti penitenziari. Mi sentivo che tutti mi prendevano per pazzo. Pure mia moglie, con tutta la sua famiglia. Tutti, tutti che mi prendevano per pazzo. Ma quando ci sono riuscito ed è uscita incinta mi è finito quel tremolizzo. Comunque, cosa c’entrano con il processo queste domande sul concepimento. Non interessa niente a nessuno. Si figuri se andavo a raccontare ad estranei quello che facevo con mia moglie”. Poi, infine, Giuseppe Graviano ha raccontato alcuni particolari sulla sua storia d’amore con la moglie Bibbiana. E le sue parole sono state: “Quando cominciai a ricevere le ordinanze di custodia cautelare per gli omicidi di Salvo Lima, Libero Grassi e del procedimento Agate +59 con imputazione di stragi, ero con la mia allora fidanzata in barca sul lago. E le dissi: ‘Vatti a fare la tua vita’. Ma lei non ne ha voluto sapere niente. Anche quando venni arrestato le dicevo dal carcere di farsi la sua vita. Invece lei è voluta restare con me e così le dissi di preparare i documenti e di sposarci. E ci siamo sposati. Ma certo non dormivamo in cella assieme, come è stato scritto. I miei figli non dovevano nascere in Italia e infatti sono nati in Svizzera”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)