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Graviano risponde e rilancia (video)

 

Animato botta e risposta tra l’avvocato ex pm Antonio Ingroia e il boss Giuseppe Graviano: “Nei cassetti della Procura di Palermo c’è tutta la verità. Dovete cercare lì”.

Giuseppe Graviano

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, imputato dell’omicidio di due Carabinieri, ha risposto alle domande dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, adesso nelle vesti di avvocato di parte civile delle famiglie degli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati da un commando della ‘ndrangheta il 18 gennaio 1994 sulla corsia sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla, dove furono impegnati in un’operazione di controllo del territorio. Graviano è imputato insieme al boss della ‘ndrangheta, Rocco Santo Filippone, uomo di fiducia dei Piromalli.

E Graviano così ha replicato: “Marcello Dell’Utri? Non lo conosco. E poi se continuate con queste domande, a cui ho già risposto al pubblico ministero, va a finire che mi stanco”. E poi, ancora più innervosito, tanto che la presidente della Corte d’Assise, Ornella Pastore, lo invita al contegno, controbatte: “Non ho mai avuto a che fare con le stragi e non so di contatti con la ‘ndrangheta. Non conosco progetti di attentato al signor Mannino, non ho mai conosciuto il signor Provenzano, e sia chiaro che io ad una persona anziana non mi sono mai rivolto chiamandola per nome Binnu”. E poi: “40 anni di bugie. Se volete la verità, aprite i cassetti dove il processo di mio papà ha soggiornato per 37 anni, nei cassetti della Procura di Palermo, e lì c’è la verità. Perché non basta fermarsi agli esecutori. Dovete trovare tutti i responsabili della morte di mio padre, anche se c’è qualche vostro collega che è stato fatto eroe”. E poi: “Ancora che cercate l’agenda rossa e gli autori dell’omicidio Agostino? Aprite i cassetti in Procura che sono chiusi da quasi 40 anni. Pensate che Mandalà stava raccontando tutta la verità sui fatti, sull’agenda rossa. Poi ha deciso di non rispondere perché minacciato. Il presidente lo ammonì e lui disse meglio prendere le denunce”. E poi Antonio Ingroia a bruciapelo chiede a Giuseppe Graviano: “Vuole dirci se Silvio Berlusconi fu il mandante delle stragi?”. E Graviano risponde: “Per il momento non lo ricordo”. E poi ripete: “Andate a vedere gli atti del processo riguardante mio padre e troverete le risposte. Parlerò quando vedrò i fatti. È sufficiente aprire quel cassetto. Il pm Lombardo mi ha detto che farà accertamenti. Allora andate a prendere quel processo e scrivete la verità su come sono andati i fatti. Se qualcuno in questi 37 anni non ha esercitato la professione con tutti i crismi deve venire fuori. Io risponderò solo dopo aver visto i fatti riguardanti i responsabili della morte di mio padre. Se qualcuno è stato fatto eroe, fra i vostri colleghi, la storia ci insegna che le medaglie all’onore vengono tolte. Andate nel fascicolo del processo di mio padre. Lì c’è tutto”. E poi: “I Carabinieri devono dire la verità sul mio arresto e vedrete quante persone sono coinvolte e hanno interesse che io resti in carcere. E pure su via D’Amelio…”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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