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Proseguono i lavori sulla riva del Lago San Giovanni di Naro. Il Sindaco della Fulgentissima Maria Grazia Brandara Sabato scorso si è recata sul posto per un sopralluogo e oggi in una riunione si chiariranno alcuni passaggi vitali per la realizzazione del grande progetto turistico – sportivo:

“Sabato mattina ho effettuato un sopralluogo al lago San Giovanni per vedere l’avanzamento dei lavori in quello che sarà un grande polo turistico e sportivo.
Erano presenti l’assessore allo sport, il Rup, il consulente del Sindaco, un responsabile della società che sta eseguendo i lavori e un Ingegnere della Federazione Italiana Canottaggio.

Oggi un’altra riunione per chiarire alcuni passaggi vitali per la realizzazione di questo importante progetto”.

“La battaglia per fare uscire Agrigento dall’isolamento è sacrosanta. Non può esserci sviluppo senza infrastrutture ed è inconcepibile lo stato in cui queste, a partire da quelle viarie, versano in presenza di ingenti finanziamenti che restano però bloccati”.

Lo dice Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia aggiungendo: “Il movimento avviato dai sindacati e dalla Chiesa di Agrigento, che conta oggi numerose adesioni e che ha condotto all’organizzazione per il 25 gennaio di una manifestazione di protesta, ha il sostegno dell’intera Cgil. I problemi dei territori- aggiunge- non possono essere sottaciuti o restare relegati nelle cronache locali. Con l’iniziativa del Cartello sociale si punta a dare il massimo della visibilità a un problema comune a tutta la Sicilia, affinché il governo nazionale e quello regionale intervengano per colmare il gap pesante che ci divide col resto del paese riguardo alle infrastrutture, che determina difficoltà per la mobilità, per gli insediamenti produttivi, tanto da produrre un vero e proprio isolamento del territorio. E’ tempo di assunzione di responsabilità- conclude Mannino- in piazza ad Agrigento il 25 ci sarà anche la Cgil Sicilia a sostegno di una vertenza che ci riguarda tutti”.

A Caltanissetta al palazzo di giustizia depone il magistrato Carmelo Petralia, indagato con la collega Anna Maria Palma nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio della strage Borsellino.


I magistrati Anna Maria Palma e Carmelo Petralia sono indagati dalla Procura di Messina per concorso in calunnia aggravata nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio, in riferimento al periodo in cui, dal luglio del 1994 in poi, hanno gestito, insieme ad altri colleghi, il falso pentito Vincenzo Scarantino. E sono stati convocati a Caltanissetta, al palazzo di giustizia, a deporre al processo in corso sul depistaggio. L’audizione di Anna Maria Palma, tra esame e controesame, si è conclusa prima delle festività natalizie.

Carmelo Petralia

Adesso è stata la volta di Carmelo Petralia, attualmente Procuratore Aggiunto a Catania, che ha risposto alle domande del pubblico ministero Stefano Luciani, il quale tra l’altro ha chiesto lumi sul perché fossero i servizi segreti ad indagare nel 1992 nonostante non siano ufficiali di polizia giudiziaria. E Petralia ha risposto: “Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto lo choc generale subito dal Paese, ci fu un concorso di contributi investigativi incredibile. C’erano momenti in cui nella stanza del procuratore capo di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, c’erano funzionari dell’Fbi o della polizia tedesca. E in quel contesto c’era anche la presenza di appartenenti ai servizi segreti, al Sisde. In particolare ricordo che c’era Bruno Contrada con cui una volta andammo anche a pranzo all’Hotel San Michele a Caltanissetta, dove io fui invitato da Tinebra. Di Contrada avevo comunque sentito parlare da collaboratori di Falcone che mi avevano riferito, tra l’altro, di una diffidenza del magistrato verso di lui. Poco tempo dopo seppi che era stato arrestato a Palermo. A tenere i contatti con Contrada sicuramente era il capo dell’ufficio, Giovanni Tinebra. Vi fu un contributo informativo da parte del Sisde. In che modo si sia sostanziato e quanto sia durato non lo so. Non dissi nulla, ma se avessi saputo di indagini dei servizi segreti sulle stragi anche io avrei esposto delle riserve. Oggi è relativamente facile cogliere le criticità di quell’indagine. Ma allora c’erano i poliziotti che portavano elementi che avevano suscettibilità di sviluppo investigativo. Loro ci credevano e io non avevo gli strumenti per sospettare una malafede”. E poi Carmelo Petralia ha aggiunto: “Non ho mai saputo nulla dei colloqui investigativi fatti dalla polizia con i falsi pentiti Scarantino e Andriotta. Sono rimasto stupito leggendo la sentenza Borsellino quater, perché già all’epoca i due collaboravano con la Procura di Caltanissetta. Questa prima fase delle indagini fu curata da Ilda Boccassini, che godeva dell’assoluta fiducia del procuratore capo Tinebra e aveva un rapporto personale privilegiato con il dottore Arnaldo La Barbera”.

Palma, Tinebra, Giordano e Petralia

Poi, sulle parole usate da Petralia nell’intraprendere l’ascolto di Scarantino, ovvero “Si tenga forte, iniziamo un lavoro importantissimo che è quello della sua preparazione alla deposizione al dibattimento”, lui, Carmelo Petralia, ha replicato così: “Sul concetto di preparazione, che è stato molto facile equivocare a livello mediatico, mi spiego: di fronte a collaboratori anche problematici come lui, significa rammentargli come deve comportarsi, non andare fuori dalle righe, evitare di replicare a eventuali provocazioni, insomma quel codice comportamentale che ogni buon collaboratore di giustizia deve avere. Era il primo processo per la strage di via D’Amelio, il soggetto era problematico e non nel senso di falso o mentitore e ingannatore della giustizia italiana ma nel senso che era un soggetto che aveva più criticità, quindi bisognava avere più attenzione nel prepararlo per una veritiera esposizione delle sue conoscenze”.

Angelo Ruoppolo (teleacras)

Agrigento, al Viale della Vittoria, nei pressi di piazza Cavour, ieri domenica ha riscosso tanta affluenza e partecipazione il gazebo allestito da Fratelli d’Italia nell’ambito della campagna nazionale di raccolta firme a sostegno di quattro proposte di legge di iniziativa popolare, ovvero l’elezione diretta del presidente della Repubblica, l’abolizione dei senatori a vita, l’inserimento nella Costituzione di un tetto massimo alla pressione fiscale, e la prevalenza dell’ordinamento nazionale sulle normative europee. Gli organizzatori, La Felice, Antinoro e Milano, affermano: “Siamo davvero felici della risposta data dai nostri concittadini. Siamo stati travolti da un incredibile entusiasmo che testimonia come il progetto politico, la coerenza e la lealtà di Fratelli d’Italia abbiano conquistato gli italiani. Talmente tanta è stata la partecipazione che stiamo pensando di replicare a breve l’iniziativa. Ci teniamo a ringraziare tutti gli agrigentini intervenuti”.

L’intervista a Paola Antinoro

A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Francesco Parla, 29 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di diverse bottiglie contenenti metadone ed altra sostanza stupefacente del tipo marijuana, in infiorescenza essiccata, nonché 180 bustine di vario formato contenente marijuana per complessivi 2 chili e 400 grammi, e circa 1200 buste vuote di varie misure in cellophane, utilizzate per il confezionamento in dosi della droga. In un garage di pertinenza di Francesco Parla sono stati inoltre sequestrati altri 680 grammi di marijuana, e in una sua abitazione rurale altri 2 chili e 990 grammi di marijuana. Il Tribunale di Agrigento ha convalidato l’arresto, imponendolo ai domiciliari.

Il coordinatore del Movimento Mani libere di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, ha diffuso delle fotografie che testimoniano il grave stato di degrado e di abbandono in cui ha versato finora la villetta “Casesa” innanzi a Porta di Ponte, biglietto da visita della città. “Finora” perché al mattino di oggi è stato compiuto il necessario intervento di manutenzione “dopo – ritiene Di Rosa – il suo video e le sue foto diffuse in pubblico”. Ecco le foto:

Louis Vuitton è pronta a lanciare i primi auricolari wireless a suo nome, si chiameranno Horizon Louis Vuitton e costeranno circa 700 dollari. A dirla tutta, però, gli auricolari scelti per questa nuova partnership non sono una novità sul mercato delle cuffie wireless: l’iconico marchio di moda francese ‘vestirà’ infatti le Master e Dynamic MW 07, prodotto commercializzato lo scorso anno ad un prezzo che già in occasione del lancio fu ritenuto piuttosto alto: 299 dollari.

Master e Dynamic stava cercando un partner che gli permettesse di distinguersi dalla miriade di auricolari wireless presenti sul mercato. L’occasione, in questo caso, gli è stata fornita dalla celebre casa d’alta moda Luois Vuitton. Gli auricolari presentati dall’azienda newyorkese, tralasciando il marchio della nuova partnership, sembrano essere praticamente identici ai ‘vecchi’ MW 07, fatta eccezione per un nuovo case con funzione di ricarica a forma circolare raffigurante le iniziali LV.




Louis Vuitton proporrà, con ogni probabilità, tre varianti di colorazione: un modello nero, uno rosso e uno con colorazione nera di base e con loghi blu e arancioni. Tutti e tre i modelli esporranno in bella vista l’iconico marchio ed il motivo che da sempre accompagna le produzioni della casa francese. Tutte le indicazioni, prezzo compreso, lasciano presupporre che la fornitura sarà limitata.

Fonte: https://www.tecnoblog.cloud/2020/01/20/gli-auricolari-wireless-louis-vuitton-pronti-a-debuttare-sul-mercato/

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