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Non sono chiare le dinamiche di quanto sia successo questa mattina intorno le 5.00 a Sciacca, se il tutto si possa imputare ad un caso o ad una volontà.

Un 27enne, saccense, sarebbe caduto dal belvedere delle Terme . Un volo di oltre  50 metri, attutito dagli arbusti.

Immediato  è stato l’intervento de delle forze dell’ordine e dei sanitari del 118. L’uomo è stato tratto in salvo con l’ausilio di un mezzo natante della Guardia Costiera. L’uomo è stato recuperato in una zona difficile da raggiugere.

Una volta tratto in salvo, il 27enne visibilmente sotto shock, è stato trasportato dai sanitari del 118 al vicino ospedale di Sciacca.

Miracolosamente il saccense è vivo, ma in gravi condizioni.

Due individui con il volto travisato e taglierino alla mano, hanno messo al segno un furto ai danni dell’ufficio Postale di Borgalino a Canicattì.

Per i due malcapitati  sotto minaccia si sono fatti consegnare il denaro presente in cassa  – poche decine di Euro.

I rapinatori non hanno potuto far altro che arraffare quanto trovato e darsi alla fuga.

Le forze dell’ordine intervenute a seguito del segnale di allarme lanciato dell’ufficio, erano riusciti in un primo momento a rintracciare i due fuggitivi,  che purtroppo sono riusciti a far perdere le loro tracce.

Le indagini sono ancora in corso.

Furto con scasso ai danni di due villette in viale delle Dune. Gli investigatori non hanno dubbi si tratta della stessa mano.

I ladri sono entrati in entrambe le villette forzando un infisso, arraffando tutto quello che potevano – oro, denaro contante, gioielli e argenteria.

Ad accorgersi di quanto accaduto sono stati gli stessi proprietari che hanno contattato le forze dell’ordine. Gli agenti che sono occorsi sul posto hanno eseguito i rilievi del caso, constatando che i ladri hanno eseguito due furti in meno di un’ora.

Ai proprietari non è rimasto altro che denunciare i fatti contro ignoti.

I Carabinieri, della locale stazione, lo tenevano sott’occhio da un pò di tempo. Erano troppi insoliti gli spostamenti e i comportamenti di un giovane – appena 18 enne – di Porto Empedocle. Secondo i sospetti il ragazzo era dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti.

I Militari dell’Arma, hanno potuto constatare come il giovane si spostasse e trovasse in luoghi e orari ritenuti insoliti.

Per gli spostamenti il neo maggiorenne utilizzava una bici elettrica, la quale gli serviva per raggiungere le zone di spaccio.

 I Carabinieri fermato il sospettato in pieno centro, hanno eseguito prima una perquisizione personale poi quella domiciliare.

Scoperto quanto era già sospettato, il giovane empedoclino è stato tratto in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Valentino Talluto è stato riconosciuto colpevole di essere un untore di HIV, è quanto disposto dalla I Sez. Penale della Cassazione, disponendo un nuovo processo, davanti a una nuova sezione della Corte d’Appello, dove si dovrà valutare se aggravare la sua posizione.
Il 27 ottobre 2017, Talluto è stato condannato – con l’accusa di lesioni gravissime – a 24 anni di carcere. In Appello, 11 dicembre 2018, la condanna viene riformutata dalla I Corte d’Assise di Roma in 22 anni di carcere per l’assoluzione di 4 casi con la formula “per non aver commesso il fatto” .
Secondo la ricostruzione degli inquirenti Valentino Talluto non avrebbe detto a nessuna donna del suo status di sieropositività, chiedendo, anche alle partner di non usare il profilattico, per maggiore piacere durante il rapporto. Richiesta per la maggior parte delle volte accolta. I fatti contestati sono dal 2006 al 2015.
Talluto, l’untore dell’HIV, ha saputo di essere sieropositivo nel 2006. Stato, tenuto nascosto a tutti con coscienza di ciò che avrebbe fatto con rapporti non protetti.

Un  56enne di Favara è stato denunciato dai militaridel Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, per aver commesso reati in materia di edilizia.
I militari durante un controllo straordinario del terroriorio, hanno rilevato che il 56enne ha realizzato una costruzione in cemento armato alta due piani e con una superficie totale di 240 metri quadrati su di un terreno  di circa 5000 metri quadrati di sua proprietà.
Anche i lavori di movimento terra – spiegano i carabinieri di Favara – erano stati realizzati senza alcuna autorizzazione. L’immobile e i mezzi utilizzati per la costruzione sono stati sequestrati dai carabinieri.

La procura ne aveva chiesto la condanna al carcere a vita, ma sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’assise di Catania è stata quella dell’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, assegnando una provvisionale aglu eredi di Natale Pedalino.
La sentenza è stata emessa a carico di Giulio Arena, riconosciuto colpevole dalla Corte  d’assise dell’omicidio di Natale Pedalino. Omicidio consumato a Paternò il 19 dicembre 2015.
Secondo la ricostruzione dei fatti Giulio Arena avrebbe ucciso Natale Pedalino con 75 coltellate, la motivazione dell’efferato omicidio e da imputare a dei contrasti nati durante la raccolta delle olive nel terreno di proprietà della famiglia Arena. Nel caso specifico la raccolta avrebbe fruttato poco più di 10 LT di olio da divide tra l’Arena e Pedalino.
Giulio Arena nello stesso processo è stato riconosciuto colpevole di un tentato omicidio a carico di alcuni venditori ambulanti, il fatto è risalente al 4 agosto 2014.
Giulio Arena, docente al conservatorio di Palermo, tramite i suoi legali ha annunciato di voler presentare ricorso contro la sentenza a sua carico.

Oggi presentata a Roma la Carta di Agrigento per la promozione della Cultura e dei Beni Culturali, firmata all’ex Collegio dei Filippini il 6 aprile,  e condivisa  recentemente a Bruxelles. In apertura il video di Agrigento 2020. Sono intervenuti, oltre al sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, il presidente del Consiglio nazionale Anci, Enzo Bianco, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, Gaetano Armao,vice presidente della Regione Siciliana, Claudio Bocci, direttore di Federculture, Giovanna Barni, co-presidente di Alleanza delle Cooperative Beni culturali e Turismo, Ugo Bacchella, presidente della Fondazione Fitzcarraldo, rappresentanze del Ministero dei Beni Culturali e della Commissione parlamentare Cultura, del Fai e tutte le massime rappresentanze della Cultura in Italia.  “Quando si parla di politiche del territorio,  di sostenibilità, di tutela dell’ambiente – ha affermato Firetto – si guarda con sempre maggiore interesse alle piccole e virtuose economie che possono essere sviluppate in un territorio.  I giovani con esperienze di studio e di lavoro in Italia e all’estero, tornano per investire tempo e risorse lì dove un tempo sembrava impossibile. Vero, non tutto è rose e fiori, seppure sia un datto di fatto che siamo riusciti in quattro anni a scalare di 44 posizioni l’ultima classifica del Sole 24 Ore. Il punto vero è che questo processo andrebbe stimolato, incoraggiato, avrebbe bisogno di quelle risorse che invoca la Carta di Agrigento dall’Europa e della fiducia dello Stato e delle Regioni. Invece, la  politica del passo del gambero tenta di mantenere il potere con la zavorra dei burocrati, con l’ingessatura dei progetti, dei programmi di riqualificazione e di tutto quel lavoro che i Comuni a fatica e con poche risorse sono riuscite a compiere”.

Giornata difficile oggi per gli operatori ecologici dell’Iseda che hanno avuto difficoltà in alcune strade del centro urbano di Agrigento, ad effettuare la raccolta porta a porta che oggi comprendeva umido, carta e cartone.

Le vie di accesso a diverse strade del centro storico, la via San Girolamo, la Via Matteotti e di conseguenza la via Bac Bac fino in via Atenea, questa sono infatti risultate sbarrate per lavori in corso senza che il Comune avesse preventivamente provveduto ad informare gli uffici delle imprese che avrebbero così potuto organizzare servizi sostitutivi per evitare disservizi che stamane sono stati inevitabili.

“Non è la prima volta che questo accade – sottolineano l’Iseda – e ci auguriamo che episodi del genere non abbiano a ripetersi. Sarebbe bastata una semplice comunicazione ai nostri uffici e ci saremmo organizzati di conseguenza e soprattutto per tempo evitando di perdere tempo prezioso nella giornata di servizio e potere procedere con il conferimento negli impianti”.

Antonio La Ghezza è il nuovo presidente nazionale di Confasi. Succede al padre Franco, prematuramente scomparso dopo una breve malattia lo scorso mese di ottobre . Ad eleggerlo è stato all’unanimità  il comitato direttivo che si è riunito a Roma presso la sede centrale. ” Dopo la tragica e prematura scomparsa di Franco, la Confasi – si legge in un una  nota del vice presidente nazionale Antonio Esposito– ha il dovere di continuare nel suo percorso nel solco da egli tracciato. Siamo certi che Il nuovo presidente non traditrà le aspettative, nonostante l’arduo compito affidatogli”. Da parte sua Antonio La Ghezza affferma che – con l’ausilio della mia famiglia, della famiglia Confasi e di tutti sarà possobile portare avanti i programmi e gli obiettivi prefissati e che vedono il nostro sindacato vicino a tutte le realtà territoriali e agli iscritti”.