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due spazi perpendicolari diventeranno bicolore con settori in pietra ragusana bianca satinata e anticata e settori in pietra lavica. Ci saranno panchine, un’aiuola e  una fontana bicolore nella parte che da sulla via Pirandello . Sulla mia pagina Facebook, è possibile trovare una descrizione più dettagliata.

La progettazione della spesa dei soldi della tassa di soggiorno, però, dovrebbe essere “partecipata”  con la cittadinanza e, soprattutto, con chi opera nel settore del turismo.

Ribadisco che, nel regolamento per la tassa di soggiorno, la riqualificazione di una via della città non è tra le possibilità di spesa che sono specificate dall’art 2 bis.

Gli operatori da sempre, tra le altre cose, chiedono  bagni pubblici, maggiori servizi per i turisti, soluzioni di trasporto più efficienti, segnaletica migliore.

Questa volta i soldi non provengono da finanziamenti per sistemare le piazze, da utilizzare con la scusa che sennò vengono  persi.

I 250mila euro che saranno utilizzati provengono dalle somme raccolte, euro dopo euro, dalle strutture ricettive della nostra Città.

Il mio compito di controllo, come Consigliere comunale, l’ho effettuato e continuerò a farlo.

Ho aperto il progetto alla cittadinanza e adesso sapete cosa ci aspetta e con quali soldi sarà realizzato. Attendo da cittadini e operatori un indirizzo “politico”. Partecipate alle vicende della Città!

Come si ricorderà il Rag. Angelo Cascià veniva eletto alla carica di Sindaco del Comune di Camastra nel giugno del 2013; ma nel 2018 apprendeva dal sito internet della Presidenza del consiglio dei Ministri che nella seduta del 10 aprile 2018 il Consiglio dei Ministri aveva deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Camastra per il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata. Pertanto, con istanza di accesso notificata via pec , al fine di esercitare il proprio diritto di difesa, il Rag. Cascià  chiedeva al Ministero dell’Interno di prendere visione ed estrarre copia degli atti relativi al procedimento che aveva condotto all’adozione del provvedimento di scioglimento del Comune, e segnatamente tra gli altri della relazione redatta dalla commissione d’accesso che aveva esaminato l’attività amministrativa del Comune ed il rapporto redatto dal Prefetto in relazione all’istruttoria ed eventuali atti connessi. Ma la Prefettura di Agrigento negava l’accesso alla relazione predisposta dalla Commissione d’accesso ed agli altri richiesti in asserita ragione del loro carattere riservato. Ed allora il Rag. Cascià, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi, proponeva un ricorso giurisdizionale davanti al Tar Sicilia per ottenere un ordine di esibizione degli atti richiesti ; il Tar Sicilia, Palermo, Sezione Prima, accoglieva il ricorso ordinando l’esibizione degli atti richiesti e condannando l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese giudiziali.  Ma la Prefettura di Agrigento proponeva appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la riforma della sentenza di primo grado, sostenendo tra l’altro che i documenti richiesti dal ricorrente sono strumentali alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. Anche in grado di appello si è costituito in giudizio il rag. Cascià, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, per chiedere il rigetto dell’appello avversario. In particolare gli avvocati Rubino e Valenza hanno sostenuto che deve essere comunque garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o difendere i propri interessi, sancendo in tal modo la regola della prevalenza, ai fini dell’accesso, del diritto alla difesa dei propri interessi sulle contrapposte esigenze di tutela della riservatezza, citando copiosa giurisprudenza del Consiglio di Stato favorevole alla tesi della prevalenza del diritto di accesso.  Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, condividendo pienamente le tesi difensive degli avvocati Rubino e Valenza, ha respinto l’appello proposto dalla Prefettura di Agrigento, condannando quest’ultima nuovamente  al pagamento delle spese giudiziali. Il CGA ha adoperato parole sferzanti nei confronti dell’Amministrazione appellante sostenendo che ” poichè il diritto di difendersi è un diritto fondamentale intangibile la condotta dell’Amministrazione che pretende di comminare una sanzione compressiva di un diritto fondamentale quale è quello allo svolgimento del mandato politico utilizzando argomenti probatori che però intende tenere celati appare in contrasto non soltanto con le più elementari regole della logica,ma intrinsecamente contraddittorio e come tale viziato da eccesso di potere… e contrastante con il metodo democratico”. Pertanto, per effetto della sentenza resa dal CGA, confermativa di quella resa dal TAR. il Rag. Cascià avrà diritto di ottenere le copie degli atti richiesti aventi carattere riservato mentre la Prefettura di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti i due gradi di giudizio.

Controlli antidroga da parte della Polizia di Stato nel centro storico di Agrigento. Gli agenti della Questura hanno cinturato la zona tra via Atenea e piazza Ravanusella per una attività mirata al contrasto del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Sarebbero state realizzate una decina di perquisizioni che avrebbero interessato soprattutto i migranti, perlopiù nigeriani e ghanesi, che vivono in quell’area del capoluogo. I poliziotti avrebbero rinvenuto circa 5 grammi di hashish. Lo stupefacente è stato naturalmente sequestrato mentre per l’uomo che lo possedeva sarebbe scattata la segnalazione alla Prefettura di Agrigento quale assuntore abituale di stupefacenti.

I carabinieri non lo avrebbero trovato in casa, dove invece si sarebbe dovuto trovare in quanto sottoposto ai domiciliari. I militari dell’Arma avrebbero arrestato il 44enne Salvatore Avarello, di Agrigento, in esecuzione di un provvedimento della misura alternativa dei domiciliari.

L’uomo avrebbe spiegato di non avere risposto al citofono in quanto al momento non funzionante perché la palazzina dove vive era priva di fornitura elettrica. Dopo la segnalazione dei carabinieri, è stato firmato il provvedimento di sospensione della misura alternativa dei domiciliari. Il 44enne, dopo le formalità di rito, sarebbe stato trasferito nel carcere di contrada Petrusa.

Nonostante siano passati 35 anni dalla sua morte, il democristiano on Luigi Giglia è presente nel ricordo di una moltitudine di persone, anche giovani, perché per trent’anni fu uno dei protagonisti della politica agrigentina, regionale e nazionale. Luigi Giglia sarà ricordato Sabato prossimo nell’Aula Consiliare della sua città natale, Campobello di Licata, dopo il saluto del sindaco Giovanni Picone, con una serie di testimonianze: Marco Zambuto, Totò Schillaci, Lillo Butera, Stefano Giglia, Renato Rametta, Ciro Messina, Nonò Camilleri, Giovanni Tesè, Angelo Burgio e Giovanni Di Maida, sarà ricordato lo statista politico.

Tutte persone che hanno lavorato a fianco dell’on. Giglia e, pertanto, possono riferire particolari tali da poter arricchire la storiografia politica su una delle figure chiavi della politica agrigentina. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro di Bioetica  Evangelium vitae, presieduta dal prof. Enzo Di Natali.   

L’iniziativa rientra nel primo centenario della fondazione del Partito Popolare durante il quale, oltre Luigi Giglia, in provincia di Agrigento saranno ricordati Salvatore Scifo, Giuseppe Sinesio, Michele Mongiovì, Giuseppe La Loggia, Angelo Bonfiglio, Gaetano Trincanato, politici che furono popolari e democristiana.

In questi anni, in molti Comuni della provincia di Agrigento sono state dedicate strade, vie principali, ville, aiuole, biblioteche a Luigi Giglia, tra cui prestigiosa Aula del Consiglio Provinciale di Agrigento.

Per capire l’impegno di Luigi Giglia bisogna avere presente la sua formazione politica, culturale, spirituale e sociale. Egli subì il fascino dello zio sacerdote, padre Giglia, parroco del popoloso quartiere di san Giuseppe che si prodigò a favore dei poveri, intervenendo spesso con il suo aiuto personale economico, distribuendo gratuitamente la pasta che la famiglia produceva tramite un apposito pastificio. Luigi Giglia fu così sensibile ai problemi della povertà sociale, condividendone anche le condizioni, tanto che si fece ammirare dal suo compagno di studi lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri. Tra i due, nonostante le divergenze politiche, l’uno democristiano e l’altro comunista incallito, rimase una profonda amicizia nel tempo. E la morte prematura di Giglia, appena 54 anni, fu un grave dolore per il futuro scrittore di fama internazionale.

Avrebbe perseguitato la moglie, dalla quale si era separato,  perchè non accettava la fine della relazione. Un uomo di Agrigento, di 33 anni, è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale della Città dei Templi per questo stalking.

Il processo inizierà il prossimo 19 marzo. La moglie dell’uomo, che aveva sporto denuncia, si è costituita parte civile. I fatti di cui dovrà rispondere il 33enne risalgono a periodo compreso tra il 2017 e il 2018.

Un agrigentino è nato a Sciacca nel 1989. Appena nato è stato trasferito all’ospedale “Ingrassia” a Palermo, ed è stato sottoposto ad una trasfusione di sangue. A 7 anni gli è stata diagnosticata la positività del virus dell’epatite C. E a 17 anni un epato-carcinoma al fegato. I genitori si sono rinvolti agli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, del Foro di Agrigento. Il Tribunale di Palermo, con sentenza del dicembre 2009, ha condannato l’assessorato regionale alla Sanità a risarcire 950mila euro a favore del giovane, 150mila euro ciascuno ai genitori, e 100mila euro al fratello, riconoscendo il contagio da sangue infetto e gli omessi controlli all’epoca già previsti dalla legge. Il Tribunale, nonostante fossero stati richiesti dai difensori, non ha riconosciuto gli interessi e la rivalutazione monetaria dal momento del contagio. E l’assessorato regionale alla Sanità ha proposto ricorso in Appello. Il tutto è stato oggetto di giudizio d’Appello, che nel luglio 2013 ha respinto l’Appello dell’assessorato alla Sanità ed ha riconosciuto interessi e rivalutazione, raddoppiando il risarcimento, da 950mila euro ad 1 milione e 800mila euro. L’assessorato non si è arreso, e ha presentato ricorso in Cassazione. Adesso la Cassazione, con sentenza del 22 gennaio 2019, ha rigettato il ricorso per Cassazione dell’Assessorato, e, accogliendo il contro-ricorso degli avvocati Farruggia e Russello, ha assegnato alla famiglia del giovane altri 130mila euro, che sono l’indennizzo già ottenuto dal ministero alla Sanità e che in Appello era stato scomputato.

Ritirati gli strumenti contabili dall’Assemblea Regionale. L’assessore all’Economia a lavoro per alcune necessarie modifiche. Il rinvio fino a lunedì. I dettagli.

Ricorriamo ancora alla metafora del latte intero per spiegare quanto accade adesso all’Assemblea Regionale dove si corre contro il tempo per approvare entro il 31 gennaio prossimo la Finanziaria e il Bilancio, pena la proroga dell’esercizio provvisorio. Il latte intero, ovvero i quattro disegni di legge che compongono il collegato, la legge di stabilità e la previsione di spesa per il 2019, sarebbe troppo pesante da digerire e metabolizzare. E allora la soluzione sarebbe una parziale scrematura, anzi una radicale scrematura, affinchè entro la conclusione del mese in corso il latte “finanziaria e bilancio” possa essere finalmente bevuto, scongiurando il protrarsi dell’attuale condizione di stallo. E così è stato. Il tutto, ossia l’esame e il voto a Sala d’Ercole con il vaglio in prima battuta in Commissione Bilancio, è stato rinviato a lunedì prossimo 28 gennaio, e nel frattempo è stato accantonato il collegato ed è stato radicalmente ridotto il numero degli articoli della Finanziaria, almeno 16. Così hanno concordato il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona, e gli assessori al Territorio e alle Attività produttive, Cordaro e Turano, presenti alla seduta in Aula che ha sancito il ritiro degli strumenti contabili e la concessione all’assessorato all’Economia di 48 ore per modificare. E le modifiche sono necessarie anche, e soprattutto, in ragione della doccia gelata appena subita dalla Corte dei Conti che ha contato un ulteriore disavanzo di 53 milioni di euro piovuto a cielo sereno, e che bisogna recuperare. Si tratta di una parte del maxi disavanzo da 2 miliardi di euro ereditato dalla precedente legislatura, ed il cui pagamento è stato rateizzato dalla Regione che ha trattato con il governo nazionale. Per i 53 milioni di euro è necessaria una proposta di variazione di bilancio su cui l’assessore Armao è a lavoro fino a lunedì, e lo stesso Armao commenta: “Sì, il maxi disavanzo è una drammatica eredità causata dalle scelte fatte in passato e che non dipendono dalla volontà del nostro governo. Meno male che nell’accordo che abbiamo siglato con lo Stato sono state inserite alcune modalità che ci facilitano il lavoro, tra cui appunto la possibilità di una dilazione senza la quale, insomma, la Regione avrebbe corso il rischio di dichiarare il default”. Ancora nel frattempo, le opposizioni incalzano. Il capogruppo del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, è poco fiducioso e afferma: “Se, come ormai appare evidente, saremo costretti a prorogare l’esercizio provvisorio, tanto vale che il governo lo dica subito invece di tenere il Parlamento a bagnomaria a tempo indeterminato. Il presidente Musumeci prenda atto della realtà invece di continuare a raccontare una finanziaria che non c’è”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Fumata bianca all’Assemblea dei Soci del Consorzio universitario di Agrigento. Approvate le modifiche allo Statuto, condizione per l’applicazione della riforma.

Dietro le quinte si è vociferato che lo stallo nella riunione dell’assemblea dei soci del Consorzio universitario di Agrigento fosse provocato dal disaccordo tra i due soci che compongono l’assemblea, ovvero Camera di Commercio e Comune di Agrigento. E che il commissario della Camera di Commercio nominato dalla Regione non avesse risposto presente all’appello alla convocazione di giovedì 17 gennaio in ragione di tale disaccordo. Nel frattempo il commissario ha smentito che fosse in atto uno scontro più o meno di potere, ed ha assicurato la propria presenza alla seconda convocazione. E così è stato. La promessa è stata mantenuta, e Camera di Commercio e Comune di Agrigento sono promessi sposi. E che siano promessi sposi o compromessi sposi poco importa: l’importante è che siano state votate e approvate le tanto attese modifiche allo Statuto del Consorzio universitario di Agrigento, condizione essenziale per applicare anche ad Agrigento la riforma dei Consorzi tracciata dalla Regione, e per ottenere, di conseguenza, ulteriori finanziamenti da “mamma Regione” e l’attivazione di nuovi corsi di laurea da “mamma Università di Palermo”. La modifica statutaria accende il semaforo verde al diverso assetto della gestione del Consorzio universitario disegnato dalla riforma: infatti, il presidente del Cua sarà nominato dalla Regione, il vicepresidente sarà nominato dal socio di maggioranza che, nel caso di Agrigento, è il Comune, e poi un altro vicepresidente sarà nominato dall’Università di riferimento, che nel caso di Agrigento è Palermo. E l’Università di Palermo, come ha appena ribadito il Rettore, Fabrizio Micari, attiverà, già dal prossimo anno accademico 2019-2020, i corsi di laurea triennali in Economia e Scienze aziendali, Scienze dell’educazione, Architettura e Ambiente Costruito. Sarà confermato Servizi Sociali e si lavora per ripristinare Giurisprudenza. Contestualmente all’approvazione delle modifiche allo Statuto, l’attuale Consiglio di amministrazione agrigentino, presieduto dal professor Pietro Busetta, avrebbe dovuto dimettersi ma, in attesa della conclusione tecnica della procedura, è stato deciso di mantenere le cariche di rappresentanza per evitare altre difficoltà. In occasione dell’assemblea dei soci, il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha proposto l’intitolazione del Consorzio ad Empedocle.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Potrebbe essere una settimana molto complicata sul fronte rifiuti, quella che si apre lunedì. E’ infatti a rischio la raccolta dei rifiuti sia ad Agrigento che a Canicattì. In tutti e due i casi, alla base della protesta degli operatori ecologici, c’è il ritardo nel pagamento, da parte dei Comuni, delle fatture alle imprese che hanno in appalto il servizio e che, di conseguenza, non possono continuare a sostenere anticipi di cassa per pagare gli stipendi ai lavoratori.

In questi due comuni, i lavoratori hanno annunciato, attraverso i loro rappresentanti sindacali, che si asterranno dal lavoro nelle ultime due ore dei rispettivi turni, cosa questa che creerà ovvi disagi nella raccolta dei giorni successivi, sempre che gli operai non decideranno di continuare con altre forme di protesta per tenere alta l’attenzione sui ritardi nei pagamenti dei loro stipendi.

Gli operatori ecologici di Agrigento devono percepire lo stipendio di dicembre 2018 mentre quelli di Canicattì, le spettanze di ottobre, novembre, dicembre e la tredicesima mensilità.

I netturbini del cantiere di Agrigento, avevano annunciato due ore di assemblea per giovedì scorso ma quelli dell’Iseda avevano desistito dopo che l’assessore ai rifiuti Hamel, con un comunicato stampa, aveva assicurato che il problema del pagamento era stato risolto cosa che, ad oggi, non si è verificata. I lavoratori della Sea invece, non convinti dalle rassicurazioni assessoriali hanno svolto le 2 ore di assemblea.