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Provoca un incidente autonomo andando a sbattere contro un muro e ribaltandosi su un fianco con la propria automobile. All’immediato controllo dei poliziotti del Commissariato di Sciacca è risultato positivo a cocaina e cannabinoidi.

 E’ successo ieri sera lungo la strada statale 624 in contrada Serroy. Protagonista in negativo un 30enne di Sciacca – F.R. – che sotto effetto di cocaina ha causato un incidente che poteva avere conseguenze ben più gravi. 

Al 30enne è stata ritirata la patente ed il mezzo sarà sottoposto a confisca.

 

I sostenitori di Martina e di Zingaretti si accapigliano in Sicilia sull’esito del voto alle mozioni. Sullo sfondo ancora lo scontro fratricida tra renziani e non renziani.

Non vi è pace tra gli ulivi ai piedi di ciò che un tempo fu l’Ulivo e che adesso sono le macerie del Partito Democratico, afflitto e flagellato da contrasti interni che ricorrono e perdurano da tempo e che hanno indignato l’elettorato riparato altrove. Il dilemma, davvero amletico, è sempre lo stesso, “Renzi o non Renzi”. In principio è stato, e lo è ancora, Renzi da una parte, democraticamente maggioritario, e dall’altra D’Alema, Bersani e Speranza, minoritari ma insubordinati. L’esito del braccio di ferro è stato che Renzi e il Partito Democratico hanno abdicato al Movimento 5 Stelle ed alla Lega di Salvini, e che la truppa di D’Alema, Bersani e Speranza si è auto-condannata alla irrilevanza politica, avendo fondato la propria azione politica solo ed esclusivamente sull’essere contro Renzi, anche se il Conclave in Vaticano lo avesse eletto Papa. Nonostante ciò in Sicilia lo scontro tra renziani e non renziani si è ripetuto, tale e quale nonostante tutto, in occasione delle Primarie per la scelta del segretario regionale. Il renziano Davide Faraone ha vinto a tavolino perché la non renziana Teresa Piccione si è ritirata polemicamente dalla competizione a poche ore dal voto. Adesso lo stesso copione, tale e quale nonostante tutto, si è ripetuto alle consultazioni per la scelta del segretario nazionale. Ha vinto il renziano Maurizio Martina, e il non renziano Nicola Zingaretti ha gridato al voto fasullo: non è vero! Luigi Di Maio e Matteo Salvini ringraziano e mietono sempre più consensi. Dunque, la Sicilia, insieme alla Campania governata da Vincenzo De Luca, è l’unica regione in cui ha vinto la mozione dei renziani, ovvero l’ex ministro alle Politiche agricole, Maurizio Martina. Nel dettaglio, Martina vince nelle province di Palermo, Messina e Siracusa. Zingaretti vince a Catania, Agrigento, Ragusa e Caltanissetta. A Enna l’ex senatore Vladimiro Crisafulli non ha convocato i congressi. A Trapani il voto è stato annullato nonostante 17 circoli su 21 abbiano deciso di votare assegnando l’84,5 per cento a Zingaretti. Però il presidente della commissione provinciale trapanese del Pd, il renziano Giuseppe Bruno, ha annullato il voto. I rappresentanti della mozione Zingaretti, come Antonello Cracolici, hanno incalzato ancora: “Se non votavano in 600 in due circoli a Palermo vicini a Faraone, a Palermo è chiaro che vinceva Zngaretti. Ed ancora a Palermo, per ragioni legate al versamento delle quote, alcuni circoli di iscritti vicini a Zingaretti sono stati tagliati fuori”. A conclusione della ennesima “singolar tenzone”, è stato l’ex segretario regionale, Fausto Raciti, presidente della commissione per il congresso, a diradare le nubi a tempesta diffondendo i dati ufficiali in Sicilia…

MARTINA – VOTI 5502 – 48,07%

ZINGARETTI – VOTI 5170 – 45,17%

GIACHETTI – VOTI 652 – 5,70%

BOCCIA – VOTI 73 – 0,64%

SALADINO – VOTI 36 – 0,31%

CORALLO – VOTI 12 – 0,10%

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Dopo 3 anni e mezzo finalmente qualcosa, per i precari del Comune di Agrigento, sembra muoversi! Ed essendo stata una battaglia iniziata ormai un anno fa non posso che esprimere soddisfazione in merito.”

Sono queste le parole a caldo del Capogruppo della Lega, Nuccia Palermo, che ha firmato insieme ad altri consiglieri un documento di stimolo all’amministrazione sul tema precari. 

” Ricordo che giace sul tavolo della Presidenza una richiesta di consiglio straordinario a mia firma volta alla stabilizzazione dei nostri dipendenti la cui soluzione oggi, più di ieri, sembra vicina anche a seguito della parole espresse dall’assessore Muglia durante il consiglio di questa sera”

“Ora – conclude il Capogruppo della Lega, Palermo – attendiamo i fatti”. 

Non c’è pace (ma soprattutto non sa darsi pace) per il noto pluripregiudicato agrigentino Calogero Sodano, già sindaco di Agrigento e senatore della Repubblica.

Un anno addietro, guidato e supportato dall’avvocato Giuseppe, suo figliolo (già sacrificato e trombato alle scorse nazionali) Calogero Sodano aveva presentato un “corposo dossier” contro il sottoscritto perché si sentiva un perseguitato. Non gradiva, di fatto, che questo giornale parlasse di lui e soprattutto delle sue malefatte ordite durante il suo mandato elettorale di primo cittadino di Agrigento.

E siccome Sodano, proprio durante il suo mandato ha commesso reati gravi, la giustizia, puntualmente, lo ha condannato in via definitiva per ben due volte, rendendolo, di fatto, un vero e proprio pluripregiudicato.

Il Sodano, quando noi nel corso di questi anni abbiamo evidenziato le sue malefatte contro la legalità, ha pensato bene di denunciare questo giornale ed il sottoscritto per ben tre volte.

Inutile sottolineare che tutti i procedimenti penali sono finiti a favore del sottoscritto. La Magistratura ha accertato che il lavoro svolto da questo giornale è stato ineccepibile, corretto deontologicamente e soprattutto veritiero.

Certo, cozzava il fatto che mentre noi lo definivamo un pluripregiudicato, lui, il Sodano, scriveva su Wikipedia (ed oggi cancellato per vergogna dopo che lo abbiamo sgamato) di “non avere mai ricevuto condanne penali”.

Bocciato dalle Procure, il pluripregiudicato Calogero Sodano ha cercato e tentato altre vie per abbattere il sottoscritto. Si è rivolto a tutte le agenzie di stampa d’Italia, all’Ordine Nazionale dei Giornalisti ed a quello regionale. Si è rivolto anche al Consiglio di Disciplina del nostro superiore Ordine di Sicilia per “prendere i provvedimenti sul caso Castaldo”.

Ovviamente, anche il Consiglio di Disciplina dell’Ordine, guidato brillantemente dalla presidente Eleonora Iannelli, dopo avere visionato il “corposo dossier” contro chi scrive, ha deciso di controllare bene come stessero le cose.

Figurarsi se il Consiglio di Disciplina potesse essere in disaccordo contro le sentenze della Procura che assolvevano (anzi archiviavano) il giornalista che si “permetteva” di giudicare Calogero Sodano un pluripregiudicato, noto alle Forze dell’Ordine, giuridicamente condannato più volte in via definitiva.

Carte alla mano, ma soprattutto sentenze alla mano, il sottoscritto è riuscito a dimostrare al Consiglio di Disciplina dell’Ordine come il Sodano si sia reso protagonista di una serie di reati (voleva anche falsificare un documento del Tribunale!!!) che lo hanno inesorabilmente condannato in via definitiva dopo tutti i gradi possibili ed immaginabili. Il Consiglio dell’Ordine non ha aperto nemmeno il procedimento per il sottoscritto. Archiviazione totale.

Insomma, non potevamo scrivere nulla perché Sodano andava su tutte le furie. Ad un certo punto abbiamo chiesto anche aiuto al Procuratore della Repubblica di Agrigento, dott. Luigi Patronaggio; il noto pluripregiudicato ha cercato in tutti i modi di intimidirci. Ogni articolo una querela. La situazione si era fatta davvero pesante, tanto che, appunto, ci siamo rivolti al Capo della Procura agrigentina.

Adesso, per il Sodano, l’ennesima batosta. Dopo le vie legali ha cercato di fermare la “correttezza deontologica” anche attraverso l’Ordine professionale. Però, ahimè, anche in questo caso, per il notissimo pluripregiudicato agrigentino non c’è stato nulla da fare.

Per comprendere meglio le dinamiche che avvolgono la vita quotidiana di questo soggetto, dopo aver evidenziato il fatto che su Wikipedia aveva scritto falsamente nel suo profilo di “non aver mai subito condanne penali”,  fra le lagnanze profferite nel “corposo dossier” inviato all’universo mondo, il Sodano accusava il sottoscritto di pubblicare una sua foto dove “appariva” sostanzialmente poco carino. Insomma, non si sentiva Marlon Brando. Come se la colpa fosse nostra…

Sulla testa del pluripregiudicato agrigentino Calogero Sodano pende ancora una delle accuse più gravi ed infamanti che possa esistere nel nostro ordinamento giuridico: avere avuto a che fare con Cosa Nostra.

Il prossimo tre aprile, infatti, Sodano verrà giudicato dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Palermo, nella persona del dott. Giuseppe Fici il quale si è opposto energicamente alla assoluzione ottenuta dall’ex sindaco di Agrigento attraverso un atto di ben 115 pagine all’interno delle quali, secondo il dott. Fici, “non solo la mafia era presente al Comune di Agrigento ma esisteva un sostanzioso rapporto tra il Sodano e gli interessi mafiosi, sia in ordine ad una serie di appalti sospetti sia in ordine ai sostegni elettorali richiesti ed ottenuti dal Sodano nelle elezioni del 1993”.

E si lamenta per le foto…

Lettera infuocata dell’assessore Razza ai manager delle Aziende sanitarie sul caos nei Pronto Soccorso. L’intervento dei sindacati. Le complicanze del picco dell’influenza.

L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, galoppando veloce come un cavallo di razza, interviene in soccorso dei Pronto Soccorso degli Ospedali siciliani. Lui, Razza, si è recato con visite non annunciate nei Pronto Soccorso di Palermo, Messina e Catania. Ha colto tutto e tutti di sorpresa, per rendersi personalmente conto della condizione di sovraffollamento, di caos, e di conseguenza di pericolo, che incombe nei reparti di emergenza. Poi l’assessore è rientrato a Palermo, ha scritto una lettera e l’ha inviata a tutti i manager a capo delle Aziende sanitarie provinciali siciliane. Ruggero Razza raccomanda l’attuazione delle sue direttive per ovviare all’intasamento dei Pronto Soccorso. L’assessore ha istituito una cabina di regia in ogni Azienda sanitaria affinchè ciascuna cabina, tramite degli appositi “bed manager”, i manager dei letti, reperisca posti letto ai pazienti del Pronto Soccorso che hanno necessità del ricovero, o in reparti diversi, ad esempio un paziente con l’appendice infiammata in ginecologia, oppure anche fuori dall’ospedale, ricorrendo alle strutture private convenzionate o accreditate. E lo stesso Ruggero Razza tuona: “Non è possibile tollerare la disponibilità di posti letto nei presidi viciniori e, contestualmente, la presenza di pazienti ammassati nelle aree adiacenti il Pronto Soccorso”. E non solo: Razza ha stanziato circa 40mila euro per comprare barelle, sedie e imbiancare i muri delle sale d’attesa dei Pronto Soccorso, spesso vandalizzati da scritte, adesivi, oltre che per la manutenzione di corridoi e vialetti. Peraltro, adesso è insorto in Sicilia il picco dell’influenza, e si è scatenato un assalto di massa ai Pronto Soccorso soprattutto a causa delle complicanze influenzali subite dai soggetti più fragili. Oggi mercoledì 30 gennaio l’assessore Razza riceve una delegazione della Fsi, la Federazione sindacati indipendenti, ed il segretario regionale, Calogero Coniglio, spiega: “Le strutture ospedaliere sono in grado di fronteggiare le patologie più gravi, ma il collo di bottiglia riguarda quelle meno gravi. E’ un problema di cui si parla da anni, ma che finora non ha trovato soluzione. E’ necessario liberare posti nei reparti, incentivare il personale del pronto soccorso, assumere nuovi infermieri, medici, assistenti di supporto e potenziare le strutture di osservazione breve. I picchi di influenza, lo scorso inverno, hanno comportato attese per i pazienti che hanno superato le 22 ore, ed oggi in generale è possibile aspettare anche 2 giorni per essere ricoverati. Il personale è costretto a operare in condizioni critiche, stressati e sommersi da turni di lavoro estremi, con pazienti e familiari indignati per la situazione di precarietà organizzative che sono costretti a subire in molti ospedali”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La solidarietà che ancora commuove, quella che arriva da dove non l’aspetti ma che quando arriva travolge e lascia senza parole. Così  arriva anche il ringraziamento dell’Arcivescovo di Bologna, Monsignor Zuppi, che ringrazia a cuore aperto i detenuti per aver partecipato a quella che è stato una vero e proprio atto di carità.

E’ accaduto infatti che i detenuti della casa circondariale di Bologna, hanno voluto donare quel poco che avevano, facendo una colletta, per aiutare i poveri e i senzatetto della città. Un gesto di solidarietà verso chi è nell’indigenza. Anche i detenuti versano in stato di indigenza, ma non hanno esitato a donare, a raccogliere quel che avevano per donarlo. Un atto di grande generosità che si consuma tra le mura di un carcere, dove regna non solo la colpa ma anche una sorta di redenzione. Il carcere deve rieducare e riabilitare non solo punire per le colpe compiute. E vien da pensare che tra quei detenuti, qualunque sia il reato per il quale scontano la pena, ci siano persone mosse da un sentimento di pietà e di carità verso chi non ha davvero nulla.

E in un periodo storico come questo – che passerà proprio alla storia per indifferenza, odio, razzismo e abbandono – sorprendono gesti come questo e lasciano intravedere una forma di salvezza collettiva, di riscatto umano, nel vero senso del termine, un ritorno all’ “umanità” che mette in moto lo stare tutti “sulla stessa barca”, malgrado si giochi e far credere di essere tutti diversi, per meriti che ancora in molti disconosciamo.

Riscattare dunque, quel termine, prendendocene la responsabilità, ognuno per come può, come hanno fatto quei detenuti, attraverso quella loro scelta così appassionata e consapevole. Tornare ad umanizzarlo, questo mondo, che sta diventando freddo, e al freddo molti ci stanno, che sta diventando cinico, perché questo vogliono farci diventare, che è crudele nelle scelte che contemplano differenze assurde,  come se una vita valesse più di un’altra. La sofferenza, la crudeltà, l’odio, l’indifferenza, l’emarginazione, sono già esplosi sotto una disumanità che cerca di travestirsi da altro, ma non vi riesce più.

Perché la disumanità di consuma sia nelle condizioni di vita di coloro che hanno bisogno della colletta dei detenuti per non morire, e poi nelle scelte spietate di chi può fare e non fa, di chi lascia che si muoia in mare, di chi diffonde odio negli stadi, di chi disprezza un preside gay e decide di punirlo con una scritta sul muro di una scuola.

E invece, chi sta scontando una pena, perché così la legge stabilisce, perché così è giusto, ha dimostrato che si può e si deve porgere una mano. Perché la pena peggiore, resta quella del cuore, l’aridità delle menti e la povertà dell’animo.

Domandarsi da che parte stare, come hanno fatto quei detenuti che hanno accolto l’invito dell’Arcivescovo e che hanno dimostrato che ce la si può fare, se non si perde il senso di questa vita che dà e a volte toglie, ma che non dovrà mai toglierci la speranza.

 

Simona Stammelluti

 

 

Il sistema di alimentazione dei punti luce di pubblica illuminazione a Licata è destinato ad essere modificato, ai fini di un maggiore risparmio economico ed un più efficiente servizio.

E’ quanto ha deciso di fare l’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Giuseppe Galanti, che stamani, rappresentata dall’ass. Antonio Pira, a Palermo, ha avuto un incontro presso l’assessorato regionale all’Energia,  accompagnato da tecnici comunali, e dall’on. Carmelo Pullara che ha perorato la causa licatese.

Il viaggio a Palermo  è servito a focalizzare gli ultimi dettagli per l’avvio di un progetto di razionalizzazione e risparmio energetico, per il quale saranno cambiati circa 4.780 corpi illuminanti a vapore di mercurio con corpi illuminanti ad alto risparmio energetico per un costo di circa 1.500.000 euro finanziati con fondi regionali.

 <<Il progetto, su forte volontà dell’Amministrazione comunale, – spiega l’assess. Pira – supportata dall’ufficio tecnico, adotterà una variante migliorativa rispetto ad una prima stesura; infatti, i corpi illuminanti saranno in led, e non in  Sap (vapore di sodio alta pressione).  Importante è stato il ruolo dell’on. Pullara a Palermo, sempre disponibile e in prima linea per il bene del suo territorio>>. 

Ancora interventi nel merito del caso sollevato dai consiglieri comunali di Agrigento, Willy Giacalone e Gerlando Gibilaro, sulla opportunità della partecipazione, ad asserite spese del Comune di Agrigento, di parecchio personale della Polizia Municipale di Agrigento alla festa di San Sebastiano patrono dei Vigili urbani sabato scorso a Raffadali. Oggi Giacalone e Gibilaro affermano: “Abbiamo chiesto ad assessori, dirigente e segretario una relazione dettagliata su tale partecipazione, soprattutto comprensiva della documentazione dell’amministrazione che ha consentito e autorizzato la partecipazione del Comune di Agrigento con personale e mezzi alla Festa di San Sebastiano nel Comune di Raffadali. L’assessore Muglia, nel corso della seduta del Consiglio comunale di ieri 29 gennaio, ha dichiarato che di ciò non vi è traccia”.

Una scossa di terremoto di magnitudo ML 2.1 è stata registrata alle 01:31 di oggi dalla rete sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia che ha localizzato l’epicentro nella zona della Costa Agrigentina (Agrigento) a una profondità di circa 27 km. La scossa, solo in alcuni casi potrebbe essere stata avvertita nei paesi vicino alla costa, come Siculiana e Realmonte che distano circa a 15 chilometri dell’ipocentro.

E’ stata una notte movimentata quella appena trascorsa per un’anziana e i residenti di un’abitazione di via Maroncelli, a Licata. Un incendio è divampato dall’interno di una stanza della casa in cui risiede l’anziana pensionata probabilmente a causa di un corto circuito proveniente dallo stereo. Il fatto è avvenuto poco dopo la mezzanotte.

La signora, che si trovava già a letto, ha sentito la terribile puzza di fumo e, una volta alzatasi, ha notato che all’interno dell’abitazione era scoppiato un incendio. La signora, pur presa dal panico, ha cominciato a urlare in cerca di soccorsi e, in effetti, i primi ad intervenire sono stati i vicini di casa che – sentendo le urla – sono accorsi immediatamente.

Subito dopo sono giunti sul posto i carabinieri della Compagnia di Licata e una squadra di Vigili del Fuoco di Corso Argentina che hanno isolato la zona e portato in salvo l’anziana. I Vigili del Fuoco hanno lavorato per spegnere le fiamme fino alle 3.30 del mattino.