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L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento rileva, e documenta in video, che in contrada Caos, tra Agrigento e Porto Empedocle, a pochi metri dalla zona dove la Procura di Agrigento ha piazzato le telecamere che hanno alimentato l’inchiesta “Kaos calmo”, alcuni incivili hanno scaricato quintali di rifiuti soprattutto provenienti da pescherie. Infatti si scorgono ancora le bolle di accompagnamento. Il coordinatore di MareAmico, Claudio Lombardo, lancia l’allarme: “Presto, tutto il contenuto della discarica finirà in mare”.

VERGOGNE AGRIGENTINE

In contrada Caos, a pochi metri dalla zona dove la Procura di Agrigento aveva fatto piazzare le telecamere, alcuni incivili hanno scaricato quintali di rifiuti provenienti da pescherie (si scorgono ancora le bolle di accompagnamento). Presto, tutto il contenuto della discarica, finirà in mare.presso – contrada Caos (ag)

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Domenica 3 marzo 2019

Nicola Zingaretti ha vinto le Primarie per la scelta del segretario nazionale del Partito Democratico. In provincia di Agrigento, Nicola Zingaretti ha ottenuto 5298 voti per il 72,26%, Maurizio Martina 1329 voti per il 18,12%, e Roberto Giachetti 687 voti per il 9,37%. Adesso si attende il congresso nazionale, e poi, a catena, i congressi provinciali e comunali. Nell’Agrigentino gli eletti all’assemblea nazionale sono per Zingaretti: Peppe Zambito, Enza Clementi, Gianni Picone, ed Eleonora Mortellaro, e per Martina Francesca Valenti, sindaco di Sciacca. Il segretario provinciale del Partito Democratico di Agrigento, Peppe Zambito, commenta: “Le primarie nella provincia di Agrigento si sono svolte in un clima sereno, è stata una bella giornata di impegno, passione e partecipazione politica in quasi tutti i comuni agrigentini. Un ringraziamento ai tanti volontari che hanno scelto di trascorrere una domenica ai seggi, garantendo a tesserati e simpatizzanti di esprimersi sulla scelta del segretario nazionale. Auguro un buon lavoro a Nicola Zingaretti, insieme a lui siamo tutti chiamati a lavorare per ripartire. A giudicare dalla grande partecipazione, l’Italia ha bisogno del Partito Democratico per evitare che questo governo continui a fare danni in campo economico e sociale sulle spalle delle nuove generazioni”.

Sì terrà ad Agrigento, Giovedì 7 marzo alle ore 15:00, presso la Biblioteca Comunale “Franco la Rocca”, il Convegno “Terre di Fuochi o di Cuori?“, in memoria del Poliziotto Roberto Mancini (vittima del dovere che ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania).

Durante l’ incontro, curato dalla Dott.ssa Mariausilia Taibi dell’ Associazione Nazionale Polizia di Stato Sezione di Monreale e dall’ Arch. Antonino Lo Brutto, si  parlerà di tutela dell’ ambiente e del territorio con particolare riferimento al territorio agrigentino.

È prevista, in apertura, una Cerimonia di consegna targa alla Signora Monika Mancini, moglie del Sostituto Commissario Roberto Mancini in presenza del Sindaco di Agrigento dott. Calogero Firetto, del Signor Questore di Agrigento dott. Maurizio Auriemma, del Presidente Santo Gaziano dell’ Anps sez. Monreale e di una rappresentanza dell’ Anps di Agrigento.

L’ evento è accreditato da Ordini e Collegi professionali, con l’attribuzione di crediti formativi, e patrocinato dal WWF.

Prestigiosi relatori approfondiranno questioni giuridiche riguardanti problematiche ambientali.

In chiusura, interverrà l’On. Claudio Fava (Presidente Commissione Regionale Antimafia) per parlare di Ecomafie.

Lo spirito dell’incontro può essere racchiuso in queste poche righe:
“Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro”.
 

E’ stata depositata, presso l’ufficio di presidenza, una mozione a firma della consigliere comunale della “Lega – Salvini Premier” Rita Monella, riguardante interventi urgenti di derattizzazione e di pulizia straordinaria nella città e nelle sue periferie. Ecco il testo:

 
Premesso che a seguito delle critiche condizioni igienico sanitarie in cui versa la città nonché le periferie
si sono verificati episodi che addirittura hanno visto cittadini essere morsi da ratto.
Considerato e accertato che sino ad oggi nessun intervento è stato posto in essere dal Comune per la risoluzione della problematica e che oggi molte aree della Città e delle periferie sono invase da rifiuti di qualsiasi genere e natura e che il Comune risulta essere unico destinatario avente competenza in merito.
Per quanto sopra, ravvisata l’importanza che la questione riveste, con la presente mozione impegna l’Amministrazione Comunale, di farsi promotore di un’azione rapida ed efficace tesa ad attivare con urgenza tutte le procedure tecniche e amministrative per una mirata derattizzazione nella Città e nelle sue periferie.
La scrivente chiede di calendarizzare la mozione in oggetto inserendola nel prossimo ordine del giorno dei lavori del consiglio comunale”
.
 

Siamo davvero molto dispiaciuti di continuare a disturbare ancora una volta gli illustri magistrati contabili della Corte dei Conti di Palermo per capire più da vicino quali meccanismi si “accendono” quando c’è da gestire i soldi pubblici come quelli del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento.

Qualcosa di simile, anzi uguale, era accaduta esattamente un anno fa; in primo piano la festa del Mandorlo in Fiore.

Fra tante lamentele, tanti mugugni (qualche denuncia) e nella spasmodica ricerca della verità già lo scorso anno si erano sollevate aspre polemiche su come venivano (e vengono) gestiti i soldi per organizzare la Festa del Mandorlo in Fiore; fra questi soldi (che ricordiamo sono pubblici) un capitolo riguarda quello della promozione pubblicitaria nella comunicazione. E proprio l’anno scorso, a seguito di una precisa lamentela di alcuni organi di informazione, tra cui il nostro, la Corte dei Conti intervenne per comprendere come venivano assegnati e sulla scorta di quale criterio i soldi da destinare agli organi di informazione (locali e non).

Sta di fatto che dopo il nostro articolo (che lamentava i criteri adottati nella scelta  di un solo organo di informazione al quale destinare 1.200 euro di pubblicità), il geologo Giuseppe Presti (in pensione da mesi ma che non si è mai alzato dal suo posto di lavoro all’interno del Parco !!!) fece chiamare in fretta ed in furia una decina di quotidiani on line (tra cui il nostro…) per assegnare la promozione della festa (nonostante già iniziata) al costo di euro 200 iva inclusa. Certamente in quella “spartizione” qualcosa non quadrò.

(Breve parentesi: avete letto bene. Giuseppe Presti nonostante in pensione, non ha mai lasciato la sua scrivania, il suo pc e la sua password. A Casa Sanfilippo era e lì è rimasto).

Pensavamo che con l’avvento di un nuovo responsabile della Festa del Mandorlo in Fiore qualcosa potesse cambiare; ed invece no! L’architetto Carmelo Bennardo ha sostituito ufficialmente il Presti e in questa edizione della festa risulta essere il RUP, responsabile unico del procedimento.

I due sono molto simili. Intanto Carmelo Bennardo, per non far rimanere inattiva una persona in pensione, ha nominato Presti suo consulente.

E poi sembrerebbe che i due abbiano in comune lo stesso vizietto: ogni tanto adorano prendere in giro le persone. Lo fece l’anno scorso Presti con il sottoscritto (già pubblicato in altro articolo), ha cercato di rifarlo questo anno Bennardo, sempre con il sottoscritto; anche se, a dire il vero, il RUP quando ha capito di aver detto una serie di castronerie belle e buone ha cercato di raddrizzare il tiro.

E’ stato da lui proposto a questo giornale di presentare regolare richiesta pubblicitaria, in attesa di una risposta. Una risposta che non è mai arrivata, nonostante:

  • È stata inviata regolare PEC il 22 febbraio con la richiesta pubblicitaria; alle 15,03 Aruba ci ha comunicato che il nostro messaggio era stato consegnato e letto;
  • E’ stata inviata regolare mail all’ufficio di segreteria del direttore Parello, nella persona di Antonio Infantino, capo gabinetto;
  • Lo stesso ufficio è stato chiamato telefonicamente almeno una decina di volte e mai nessuno ha risposto;
  • Ci è stato detto dallo stesso Bennardo di scrivere direttamente al direttore Parello. Cosa che abbiamo fatto;
  • Abbiamo parlato e scritto al dirigente che redige le determine per affidare la pubblicità e ci è stato detto (e scritto) che Parello era stato avvisato della nostra mail e che avrebbe risposto. Silenzio tombale. Abbiamo aspettato alcuni giorni, niente da fare. La festa è già iniziata.

Una cosa è certa: nei primi giorni di febbraio un dirigente del Parco ha chiamato gli editori di alcuni quotidiani on line locali per affidare loro la pubblicità.

E’ proprio questo il motivo per il quale siamo costretti ancora una volta ad interpellare l’Organo di controllo della Corte dei Conti. Quali criteri sono stati scelti dal Parello, unico distributore, per decidere questo e non quell’altro quotidiano? Come vengono elargiti i soldi pubblici? Come gestisce il denaro il Parco Archeologico della Valle dei Templi?

Dicevamo del Parello come unico distributore. Si, è proprio così. Non a caso, sia il responsabile del RUP (sulla carta) Carmelo Bennardo sia il dirigente che scrive le determine non fanno altro che ripeterci: “Noi siamo solo soldati, riceviamo ordini!”

Non osiamo minimamente pensare che Parello abbia dato precisi ordini contro di noi. Non vogliamo pensare di appartenere ad una ipotetica lista dei “cattivi”. Certo, l’assoluto silenzio di Giuseppe Parello nei nostri confronti, nonostante le innumerevoli sollecitazioni documentabili, potrebbe alimentare questo misero sospetto.

Nessuna accusa e nessun dito puntato contro chicchessia. Non è nostro compito indagare. Si chiede soltanto trasparenza. La risposta può solo darla la Corte dei Conti di Palermo attraverso i suoi autorevoli magistrati contabili. Parello gestisce soldi pubblici.

A proposito di trasparenza è doveroso da parte nostra ricordare che fine abbia fatto una interrogazione parlamentare dell’on. Giusi Savarino di qualche mese addietro, con la quale chiedeva “facendo riferimento al piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza della Regione Siciliana, come mai passati i tre anni, il Parello sia stato riconfermato alla direzione del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, in palese violazione delle disposizioni dello stesso piano ed in barba alle rotazioni previste”.

Ci illumini la Corte dei Conti.

N.B. Ribadiamo ancora una volta che non vogliamo assolutamente pensare di far parte di una lista nera ma una altro episodio è doveroso raccontarlo. L’8 febbraio scorso, attraverso una mail ufficiale, l’Ente Parco invitava le testate giornalistiche a presentare i nominativi (due) dei giornalisti da accreditare in occasione della festa. Anche in questo caso non abbiamo ricevuto nessuna mail.

E noi, nonostante tutto, consideriamo questo episodio una circostanza casuale…

 

Nel quadro del più ampio progetto di tutela della vita umana in mare e dell’ambiente marino e costiero che vede fortemente impegnato il Corpo delle Capitanerie di Porto, gli uomini della Guardia Costiera di Porto Empedocle – Nucleo Port State Control, hanno emanato nella giornata di ieri il provvedimento di fermo ai sensi della Direttiva 2013/38 della Comunità Europea recepita dall’ordinamento legislativo italiano con il D.Lgs 67 del 2015 a carico della nave carico generale denominata “SILVER LION”.

Il provvedimento di fermo emanato in data 02.03.2019 è stato adottato in quanto l’unità, successivamente ad una ispezione approfondità effettuata dagli ispettori PSC guidati dal  Capitano di Fregata Gennaro FUSCO risultava essere in condizioni sub-standard secondo le normative internazionali per la sicurezza della navigazione. 

L’unità battente bandiera Antigua & Barbuda, riparatasi nella rada del porto di Porto Empedocle a causa del cattivo tempo, è stata infatti sottoposta a fermo a causa delle gravi carenze riguardanti il sistema di separazione delle acque di sentina prevista dalla Convenzione Internazionale MARPOL(Marine Pollution) generatore ausiliario di emergenza e per carenze al sistema di gestione della qualità.

Al momento l’unità risulta ancora ferma nel porto di Porto Empedocle, in attesa che vengano ripristinati gli standard minimi per poter essere nuovamente autorizzati a navigare. L’unità dovrà essere sottoposta ai controlli da parte degli ispettori del Registro Italiano Navale(Rina Services), responsabile del rilascio della certificazione di sicurezza e del Registro di classifica russo responsabile del rilascio del certificato sicurezza gestione qualità.

Giova ricordare che il Nucleo PSC della Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, guidata dal Capitano di Fregata Gennaro Fusco ha da sempre  profuso notevoli sforzi nella lotta al fenomeno delle “carrette” del mare, ovvero navi sub-standard  che, in difformità delle convenzioni internazionali, navigano con gravissimo rischio per la sicurezza della navigazione e dell’ambiente marino nonché per la sicurezza e per le condizioni di vita delle persone che sulle navi vivono e lavorano.

Infatti dopo gli importanti risultati ottenuti nell’anno 2018, che hanno fatto registrare il vivo apprezzamento da parte del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, dall’inizio sono già 4 le navi ispezionate dal Nucleo PSC.

E’ una sera di inizio marzo, fa ancora freddo. Ma le cose belle si scaldano da sole e “riscaldano” per magia. A portare Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro al teatro comunale di Mendicino è la Fondazione Lilli Funaro che da tanti anni ormai in onore a Lilli – ragazza appassionata di medicina e di musica, prematuramente scomparsa –  organizza concerti che hanno la musica d’autore come sfondo, e la raccolta fondi per la ricerca come obiettivo. La direzione artistica della rassegna “Cosa vuoi che sia una canzone” è toccata a Renato Costabile, appassionato e profondo conoscitore del mondo cantautorale, quanto di quello del teatro d’autore.

E’ sempre emozionate quanto si ricorda Lilli, nelle serate a lei dedicate. Perché la semplicità con quale la si ricorda attraverso quel veicolo disarmante che è la musica, consegna la consapevolezza di quanto la vita possa essere imprevedibile e di come la musica possa traghettarci sempre oltre … oltre quello che accade, lasciandoci però ancorati alle passioni e alla volontà di continuare ad “andare”, a costruire, a raccontare.

E se il “raccontare” è un vero dono per scrittori e poeti, allora va riconosciuto sin da subito che Canio Loguercio appartiene a quella ristretta categoria di musicisti dotati di quel dono. Quel suo raccontare che si sposa fedelmente con una voce che non dimentichi. Perché lui ci mette un fil di voce, una interpretazione appassionata e una intonazione impeccabile. Sì vale anche quella, per chi come me valuta performance e non certo la carriera di un artista.

Ha una voce calda, profonda, che scivola nelle note gravi e resta aperta, e da quella apertura escono parole sussurrate ma sempre chiare, rotonde, senza spigoli. Da quell’apertura escono le parole di un repertorio di canti e ballate, che parlano d’Ammore, di amicizia, di volontà perdute. Il tutto con le radici ben piantate nella tradizione non solo napoletana, la cui lingua durante il concerto viene regalata, divenendo una sorta di approccio emozionale con il pubblico, ma anche nella volontà di tradirla un po’ quella tradizione, vestendola con linguaggi differenti, sonorità che arrivano da lontano e che diventano prorompenti perché con Canio Loguercio, ieri sera c’era un signor musicista, al quale sarebbe riduttivo attribuire l’aggettivo qualificativo “bravo”. Perché Alessandro D’Alessandro è piacevolmente meticoloso mentre suona l’organetto, dal quale esce tanta Napoli, dal quale escono suoni da campionare, a loop, ma che diventa anche base ritmica. Il talento del musicista sta nel saper interpretare la volontà del cantautore, ricamare innumerevoli tappeti sonori sulle intenzioni di Loguercio, senza però mai strafare.

Il bello di questo lavoro infatti, è che non ci sono eccessi, è tutto perfettamente imbastito sull’essenziale.

Il mantice dell’organetto produce note che scendono fin nello stomaco e lì restano, come fanno le emozioni.

E’ inutile dire che la suggestione di una Napoli che pulsa, è prorompente, mentre Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, mettono in piedi uno spettacolo intimo-sentimentale, con un risvolto tra il sacro e il profano. Preghiere laiche e assonanze creative, che camminano lungo il filo della passione amorosa, della memoria e di quella capacità di denudare la canzone napoletana classica, per rivestirla poi, di quel gioco sottile tra teatralità ed ironia.

Simpatico, vero, coinvolgente, Canio Loguercio, che in inizio di concerto finge di attendere un suo amico, Tonino, che alla fine non arriverà; chiede una sigaretta che nessuno ha, racconta piccoli aneddoti, porta il pubblico pian piano nel suo mondo, poi incomincia a cantare, imbracciando una chitarra che parla piano, mentre lui coniuga intonazione e teatralità, mentre canta in levale appoggiandosi sulla musica dell’organetto capace di trasformare tutto, in un soffio di poesia.

Il pubblico si sente parte di quel tempo condiviso, partecipa, applaude e sorride, a volte. Conta, porta il tempo e si appassiona.

Cosa vuoi che sia una canzone“, è il titolo della rassegna che va avanti per tutto il mese di marzo. Beh, una canzone può essere un approccio appassionato, una scoperta, una dimensione. Può essere un testo che parla di un “ammaro amore” o del suono di una campana , o della nostalgia che prende quando si pensa ad un amico che non c’è più, come nel pezzo “cumpà”.

Canio Loguercio – vincitore insieme ad Alessandro D’Alessandro del Premio Tenco nel 2017 – è un artista che non ha bisogno di essere classificato anche perché è difficile dire dove si colloca il suo modo di fare musica d’autore e se  come diceva lui ieri sera, le parole si distinguono in parole importanti e “strunzate”, allora mi viene da dire che la sua poetica è importante nella misura in cui di essa ci si innamora.

Io, ieri sera, mi sono innamorata e quel suo cantare, così lieve e profondo, lo contemplerò tra le cose belle che la musica mi regala da tanti anni.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

Da due giorni non si hanno più notizie di un marittimo di 51 anni di nazionalità ucraina Youni Babimokouk sparito nel nulla mentre la motonave Silver lion battente bandiera di Antigua (trasporto container) sulla quale viaggiava e dove lavorava come cuoco, stava attraversando le acque italiane a poche miglia del porto di Porto Empedocle.

L’allarme è scattato l’altro ieri quando al momento della riunione nella sala adibita alla consumazione della colazione l’uomo non si è presentato. L’immediata ricerca del marittimo ha fatto scoprire un’amara verità: il marinaio ucraino non era più a bordo.

Immediatamente le autorità di Polizia  e della Guardia costiera si sono attivate. Sono già cominciate le indagini e in questo momento la nave ucraina ha fatto rotta verso il porto di Porto Empedocle dove ad attendere comandante ed equipaggio c’erano gli uomini del Commissariato di Porto Empedocle, guidati da Chiara Sciarabba, quelli della Squadra mobile di Agrigento, guidati da Giovanni Minardi e i militari della Guardia costiera al comando da Gennaro Fusco nonchè gli esperti della scientifica e unità cinofile.

L’intervento  della Squadra mobile è significativo.

C’è qualcosa che non quadra in questa vicenda e tutte le piste sono aperte.

Potrebbe trattarsi di suicidio, disgrazia ma anche omicidio.

Poco fa, erano passate da poco le 17.30, qualcuno ha sparato diversi colpi di pistola contro la finestra-porta d’ingresso di un’abitazione di via Torquato Tasso, nel quartiere Oltreponte. Le pistolettate, per fortuna, non hanno ferito nessuno.  

Sembrerebbe, come viene fuori dalle prime indagini sinora svolte dal personale del Commissariato locale e dalla Squadra mobile di Agrigento, di una vera e propria intimidazione compiuta ai danni (sembra) di una persona gravata da precedenti di polizia.

Le indagini sono in pieno svolgimento.

La dottoressa L.M, sono le iniziali del nome, di 45 anni, ha prestato servizio presso l’ASP di Agrigento quale Dirigente Medico fino al marzo 2018, allorquando veniva licenziata senza preavviso dall’allora Commissario dell’ASP. Il provvedimento di licenziamento faceva rinvio a due contestazioni disciplinari, la prima avente ad oggetto una asserita falsità dichiarativa commessa in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro, la seconda afferente la presunta assunzione di sostanza stupefacente. La Dirigente ha impugnato il licenziamento davanti al Giudice del lavoro, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Mario la Loggia, deducendo l’insussistenza di rilievo disciplinare nei fatti contestati, e chiedendo la condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro e la corresponsione di un’indennità risarcitoria in misura pari all’ultima retribuzione percepita dal momento del licenziamento sino alla reintegrazione. In particolare gli Avvocati Rubino e La Loggia hanno dimostrato che prima ancora dell’assunzione presso l’ASP di Agrigento la Procura della Repubblica competente aveva già chiesto l’archiviazione di un procedimento penale a carico della ricorrente, ingenerando in quest’ultima il convincimento che il procedimento si fosse definitivamente concluso; ed ancora che anche l’altro fatto posto a fondamento del licenziamento, rappresentato dall’asserito uso di sostanze stupefacenti da parte della ricorrente, fosse insussistente e comunque privo di rilevanza disciplinare, atteso che la condotta lavorativa della ricorrente appariva esente da anomalie o negligenze astrattamente riconducibili al presunto uso di sostanze stupefacenti, e che comunque la ricorrente si era sottoposta ad esami tossicologici ed a test di personalità che avevano evidenziato l’assenza di alterazioni della sfera psichica e l’idoneità al lavoro. Si è costituita in giudizio l’ASP di Agrigento, con il patrocinio dell’Avvocato Rosario Dell’Oglio, contestando la fondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto. Il Giudice fel Lavoro di Agrigento, condividendo le tesi difensive degli Avvocati Rubino e La Loggia, ha dichiarato illegittimo il licenziamento per l’insussistenza dei fatti contestati, condannando l’ASP di Agrigento a reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro, nonchè a corrispondere alla stessa un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione, e condannando l ‘azienda convenuta anche al pagamento delle spese giudiziali. Pertanto, per effetto della sentenza resa dal Giudice del Lavoro la Dirigente Medico illegittimamente licenziata verrà reintegrata nel posto di lavoro mentre l’ASP di Agrigento pagherà le retribuzioni perdute e le spese giudiziali.