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Ad Agrigento i Carabinieri hanno elevato contravvenzioni a tre locali nel centro cittadino perché sorpresi a diffondere musica ad alto volume oltre l’orario consentito. I militari sono intervenuti durante la notte tra sabato e domenica, a seguito di alcune telefonate al 112 da parte di residenti infastiditi dal rumore della musica ben oltre l’orario autorizzato. Le tre sanzioni ammontano complessivamente a 6.200 euro.

Il magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ritenendo più marcata la pericolosità sociale di Antonio Massimino, 51 anni, inquisito e ristretto per associazione mafiosa, ha aggravato la misura preventiva della sorveglianza speciale. Il giudice ha motivato il provvedimento sulla base del ruolo di coordinamento dell’associazione mafiosa di Agrigento che Massimino avrebbe svolto durante il periodo in cui è stato sottoposto alla sorveglianza di pubblica sicurezza. Dunque, in sostituzione della libertà vigilata, a Massimino è stata imposta la misura di sicurezza della casa lavoro per due anni. Attualmente Antonio Massimino è detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Sassari.

“La necessità di assicurare l’incolumità dei cittadini e di alcune strutture, unita agli errori delle scelte operate negli anni passati, con la messa a dimora di alcune specie vegetali poco idonee per alcune sistemazioni a verde, sta portando sempre più spesso al ricorso di soluzioni drastiche, come l’eliminazione di piante intere o la potatura con il sistema della capitozzatura. Per questo i professionisti devono fare la propria parte per portare all’estinzione di una pratica consentita ma nociva per lo sviluppo delle piante”.

A parlare è il presidente provinciale dell’Ordine dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali Maria Giovanna Mangione, che interviene nuovamente nel dibattito pubblico sul tema annoso delle operazioni di potatura.

“Siamo di fronte agli effetti di decenni di trascuratezza e di superficialità nella progettazione e cura del verde – continua – cosicché oggi stiamo pagando un caro prezzo e stiamo pregiudicando per sempre questo patrimonio verde, che viene via via eliminato o potato in modo estremo, per evitare possibili diffide da parte di privati cittadini perché, magari, la pianta è di difficile recupero per mere questioni di bilancio. Alla fine, il danno è per l’interesse collettivo – continua – perché i cittadini si vedranno privati proprio di quegli elementi, gli alberi, che tutto il pianeta ritiene oramai fondamentali per la crescita dell’umanità e per combattere il riscaldamento globale”.

La presidente Mangione, adesso, si riserva di adottare insieme al Consiglio tutte le necessarie iniziative che possano consentire di ripensare completamente alle modalità di progettazione e di gestione del verde pubblico, evitando tra l’altro, il ricorso a questa forma aggressiva di potatura da parte degli Enti pubblici. L’idea è quella di concordare anche con gli iscritti all’Ordine degli Agronomi e dei dottori Forestali che si occupino della consulenza del verde pubblico, modalità e protocolli di buone prassi.

“Gli agronomi hanno in questa vicenda un ruolo delicatissimo – conclude Mangione –. Per questo invito tutti i colleghi a non avallare il ricorso alla capitozzatura che, per quanto consentita dalle norme vigenti, in larga parte dei casi, è solo una via più comoda ed economicamente più sostenibile, per i Comuni, di gestire il patrimonio verde. Forse è anche arrivato il momento che lo Stato crei un fondo speciale, destinato ai municipi, per la gestione e pianificazione del verde pubblico. Senza interventi mirati rischiamo di fare tanta demagogia ma poca costruzione, e le future generazioni ce ne chiederanno conto”.

Ad Agrigento oggi lunedì 2 dicembre, al Palazzo Filippini, in via Atenea, nei locali dell’Urban Center, alle ore 16, il sindaco, Lillo Firetto, avvia il laboratorio di innovazione culturale nell’ambito del programma Uia, Urban Innovation Action. Le istituzioni, le associazioni, le imprese e tutti i cittadini di Agrigento sono invitati a partecipare per offrire il loro contributo di idee e progetti per lo sviluppo culturale della città. Un gruppo di esperti sarà a disposizione anche domani martedì 3 dicembre dalle ore 10 alle 18, e mercoledì 4 dicembre dalle 10 alle 14.

Ad Agrigento, domani, martedì 3 dicembre, nella sede dell’Ordine degli Architetti, in via Gaglio, alle ore 10, l’architetto Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, e il Capo del Genio Civile, architetto Rino La Mendola, presenteranno il convegno sul tema “Norme tecniche 2018, Sisma Bonus e Sblocca Cantieri: nuovi strumenti per la sicurezza delle costruzioni e per il rilancio del comparto edilizio” che si svolgerà mercoledì 11 dicembre dalle ore 8:30 in poi nei locali dell’Hotel Dioscuri a San Leone – Agrigento. Il convegno è organizzato dall’Ordine degli Architetti di Agrigento in collaborazione con l’assessorato regionale alle Infrastrutture, il Dipartimento regionale Tecnico e l’Ufficio del Genio civile di Agrigento, con il patrocinio del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento, coordinata da Claudio Lombardo, segnala e documenta in foto e video che a Realmonte la Scala dei Turchi è soggetta ad un graduale sbriciolamento. Claudio Lombardo afferma: “Centinaia di massi sono venuti giù durante il maltempo degli scorsi giorni. I detriti di marna sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmonte. L’eccessiva cementificazione tutto intorno alla scogliera ha modificato il normale deflusso delle acque meteoriche, e poi l’esagerata frequentazione dei luoghi ha fatto il resto. La Scala dei Turchi si sta sciogliendo come neve al sole e ad accorgersene è solo Mareamico. Ormai sono anni che documentiamo lo stato di abbandono di questo luogo candidato a patrimonio dell’Unesco. Solo alcuni mesi fa la Scala dei Turchi era stata riaperta alla fruizione, dopo il crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio finanziata dalla Regione Sicilia. Tutti devono sapere che questo è un luogo estremamente pericoloso. Soprattutto il gran numero di turisti che la frequentano non sono consapevoli del pericolo che corrono durante la visita. Non possiamo sempre gridare al miracolo. Occorre un’operazione di responsabilità: va interdetto il versante ovest che si affaccia su lido Rossello. Ed urge una programmazione e una seria gestione del sito, con il contingentamento delle presenze. La Scala dei Turchi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, con un riverbero importante sull’aspetto turistico e di conseguenza economico del territorio, e merita dunque la giusta attenzione”.

La giudice Luparello notifica un provvedimento di sequestro conservativo dei beni ad Antonello Montante, Diego Di Simone e Marco De Angelis. I dettagli sulle pretese risarcitorie.


Lo scorso venerdì 10 maggio 2019, Graziella Luparello, originaria di Racalmuto, giudice per le udienze preliminari al Tribunale di Caltanissetta, ha condannato l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, a 14 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Montante”. Adesso la stessa giudice Luparello ha notificato a Montante un provvedimento di sequestro conservativo dei suoi beni a garanzia del pagamento delle spese processuali e del risarcimento del danno alle parti civili del processo alle quali è stato riconosciuto subito, dopo il giudizio di primo grado, il diritto al risarcimento. A garanzia? Sì, perché il Tribunale di Caltanissetta ritiene che sussista il rischio concreto che Antonello Montante si spogli dei suoi beni, vendendoli, occultandoli in fondi neri o intestandoli ad altri e altrove, al fine di sottrarli alle mani, anzi alle grinfie, giudiziarie dello Stato.

A quanto ammontano, al momento, le pretese verso non solo Montante ma anche a carico di altri due imputati, Diego Di Simone e Marco De Angelis, condannati in abbreviato anche loro il 10 maggio? Complessivamente si tratta di 68mila euro. Le parti civili che hanno presentato istanza di immediato risarcimento sono Antonio Grippaldi, Gildo Matera, Gaetano Rabbito, Giampiero Casagni, Wladimiro Crisafulli e Pietro Di Vincenzo. I risarcimenti previsti sono di 15 mila euro ciascuno per Giampiero Casagni e Pietro Di Vincenzo il quale però non ha diritto alle spese legali perché usufruisce del gratuito patrocinio.

E poi 5mila euro ciascuno per tutte le altre parti civili. E poi, ancora, 3764 euro per il pagamento delle spese processuali. La Procura di Caltanissetta ha delegato l’esecuzione del sequestro alla Guardia di Finanza, e le Fiamme gialle hanno scoperto che sul conto corrente di Montante vi sarebbero solo 3mila euro, e sui conti degli altri due imputati, Di Simone e De Angelis, circa 20mila euro. Ecco perché, per raggiungere la somma necessaria, e a garanzia di ulteriori, e non eventuali, pretese risarcitorie, il provvedimento di sequestro comprende anche due immobili di Montante, attualmente detenuto agli arresti domiciliari nella sua villa a Serradifalco che peraltro, insieme alla casa nel paese nisseno, sarebbero in vendita con tanto di cartelli “vendesi” e numero di telefono già affissi.

L’avvocato Giuseppe Panepinto, uno dei difensori di Antonello Montante, annuncia ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro, e commenta lapidario: “E’ un provvedimento che non ha ragione d’essere”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Scusate il ritardo.

Mi sono voluta prendere il giusto tempo, per metabolizzare, per non scrivere di impeto e per evitare di apparire di parte, circa gli eventi che hanno inflitto un duro colpo all’apparato locale dello stato e nello specifico, alla giustizia … o (in)giustizia. Perché basta poco per scivolare dalla parte opposta.

Purtroppo non è servito il “prendere tempo”, visto che sono ancora indignata come il primo giorno.

Se fosse una favola inizierebbe con:
“C’era una volta …”
Ma è mia speranza che si concluda con un lieto fine, perché a me solo quelle piacciono e allora spero di leggerlo presto, questo lieto fine.

E’ paradossale il nulla, le quisquiglie con le quali si rimuove un procuratore capo della Repubblica, e non un procuratore capo qualsiasi, il Dott. Eugenio Facciolla della Procura di Castrovillari, un magistrato integerrimo che ha alle spalle una carriera di vera lotta alla criminalità organizzata e non, e che ha lavorato sempre e solo all’ombra del suo operato, senza cercare la ribalta del media, senza scrivere libri sulle inchieste, senza “conferenziare” su temi della criminalità organizzata, senza dispensare qua e là l’0vvio e lo scontato.

E così il Procuratore Capo del tribunale di Castrovillari, viene rimosso dal suo incarico dal Consiglio Superiore della Magistratura, ed esiliato in Basilicata ad occuparsi di cause civili.
Fa silenzio, Facciolla, non concede interviste, non mostra incertezze, non vacilla.
Quello che gli è accaduto ha dell’inverosimile.
Lui, integerrimo servitore dello Stato, lui  il magistrato calabrese che ha condotto numerose e delicate inchieste sulla criminalità organizzata in terra di Calabria, che deve fare i conti con le accuse di appalto del noleggio delle apparecchiature per eseguire le intercettazioni in cambio di un’utenza telefonica e dell’impianto di videosorveglianza per la sua abitazione privata. Ma anche false annotazioni di servizio per coprire un carabiniere finito nei guai per i suoi rapporti con soggetti legati alle cosche. Corruzione in atti d’ufficio e falsità ideologica. 

Potevano anche aggiungere magari (?) una cassetta di mandarini della piana di Sibari, visto che c’erano, considerato il periodo?

Chissà perché viene subito in mente che queste accuse abbiano poco fondamento, che si fondino su basi che si sgretolano ad ogni passaggio;  e dunque ci si chiede: a chi ha dato fastidio Eugenio Facciolla? A quali inchieste scottanti stava lavorando? Ci sono “poteri” che tremavano, sotto il peso delle sue azioni o decisioni?
Sono sicura che queste risposte non tarderanno ad arrivare e già prefiguro la sequela di “erano atti dovuti” che saranno elargiti da questo o quell’altro ufficio giudiziario.

Non c’è bisogno di elencare le innumerevoli inchieste condotte dal Dott. Eugenio Facciolla, tra le quali non posso non ricordare quella dell’annoso caso Bergamini che sto anche personalmente seguendo.
E a mio avviso la cosa che accomuna queste due vicende così diverse, ovviamente, è la presenza di una fitta foschia che distorce i contorni rendendoli surreali; già, come nelle “favole” dove gli orchi e gli altri mostri si celano proprio dentro quella fitta nebbia, a volte, ma che altre volte invece sono personaggi che si muovono alla luce del giorno, mostrando finanche un bell’aspetto.

Per adesso rispettiamo il silenzio del Procuratore Facciolla – perché per noi è il Procuratore – e attendiamo fiduciosi l’arrivo di questo tanto sospirato lieto fine ( per noi gente comune)

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

 

Sulle recenti dichiarazioni rilasciate dall’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro interviene il capogruppo dei Popolari e Autonomisti on. Carmelo Pullara. “La querelle tra due visioni di gestione del problema rifiuti non deve trascendere in polemica. Il governo Lombardo fece la scelta di puntare su un piano di stampo ambientalista che metteva al centro del sistema la raccolta differenziata. Era semplicemente quello che facevano in quel momento e fanno ancora oggi tutti i paesi civili.
Fu una scelta politica condivisa dall’intero Governo regionale che, sostituendo la precedente, decise di non puntare sui termovalorizzatori che peraltro
apparivano in quel momento sovradimensionati rispetto al fabbisogno dell’isola”.
“Non posso che condividere ciò che ha affermato il collega On. Compagnone – continua Pullara – e quanto risulti ancora oggi di grande attualità quella scelta di puntare sulla differenziata che, se portata ai livelli delle altre città europee, porterebbe la Sicilia fuori dall’emergenza rifiuti così come anche sta facendo oggi il governo Musumeci.”

Dieci giorni di prognosi per ognuno. Questo recita il referto emesso dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento dopo aver visitato due impiegati della Motorizzazione Civile di Agrigento.

I fatti risalgono a qualche giorno fa; nel rientro pomeridiano un signore si è presentato negli uffici siti presso il centro direzionale di via Giovanni XXIII°  per sbrigare una pratica. Secondo i primi accertamenti un impiegato ha cercato di spiegare all’uomo che per una questione temporale quella pratica non poteva essere esitata lo stesso giorno.

Da li non si è capito più nulla, si è scatenato un putiferio. A quanto, pare il figlio, subito aver ascoltato il diniego, si è letteralmente avventato prima nei confronti di un impiegato e poi nei confronti di un altro che nel frattempo era intervenuto per riportare la calma.

I due impiegati sono stati aggrediti a pugni tanto da necessitare dapprima un controllo nel vicino poliambulatorio e poi il trasporto in ambulanza all’ospedale San Giovanni di Dio per le opportune medicazioni.

L’aggressore è stato denunciato. Sulla vicenda indagano i Carabinieri.