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Si terrà mercoledì, 11 dicembre prossimo, alle 08,30 all’hotel Dioscuri bay Palace a San Leone, il convegno sul tema “Norme tecniche 2018, Sisma Bonus e Sblocca Cantieri: nuovi strumenti per la sicurezza delle costruzioni e per il rilancio del comparto edilizio” organizzato dall’Ordine degli architetti di Agrigento insieme con l’assessorato regionale delle Infrastrutture e Mobilità, il Dipartimento regionale Tecnico e l’Ufficio del Genio civile di Agrigento e gode dell’alto patrocinio del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

Illustri relatori discuteranno il tema approfondendo argomenti di rilevante importanza per l’intero comparto: dai liberi professionisti ai dipendenti di pubbliche amministrazioni, passando per i comuni cittadini.

L’Assessorato regionale della Salute ha disposto azioni ispettive sul caso del piccolo nato all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca e morto, due giorni dopo, al “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Le ispezioni riguarderanno tutte le strutture sanitarie coinvolte nella vicenda. Una donna di 33 anni è stata ricoverata martedì scorso 3 dicembre all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” a Sciacca dopo 9 mesi di gestazione senza alcun problema. Lei si è recata in ospedale perché le si sarebbero rotte le acque. I ginecologi hanno disposto un parto cesareo d’urgenza, ed è nato il bambino.

Il neonato, però, avrebbe avuto la gamba sinistra tumefatta. E per tale motivo sarebbe stato disposto il trasferimento, con l’elisoccorso del 118, al “San Giovanni di Dio” dove il neonato è stato ricoverato all’Utin e dove, dopo un giorno e mezzo, è morto. I genitori hanno sporto denuncia e la Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato un’inchiesta. La Polizia ha già sequestrato le cartelle cliniche.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato un’inchiesta, a carico di ignoti, per inosservanza delle norme a tutela dei beni artistici, culturali ed ambientali in riferimento a Scala dei Turchi, a Realmonte, a seguito dei ricorrenti cedimenti del costone di marna bianca. La Capitaneria di Porto Empedocle è stata delegata alle audizioni delle parti in causa e interessate.

Alcuni giorni addietro, il sindaco di Realmonte, Calogero Zicari, ha emesso un’ordinanza che vieta l’accesso ad una parte del lato ovest della Scala dei Turchi dove si sono sbriciolate alcune porzioni di marna, come segnalato e documentato dall’associazione ambientalista MareAmico.

Venerdì attesi i magistrati Palma e Petralia a Caltanissetta al processo “depistaggio”. Il mistero dell’agenda rossa secondo il racconto dei figli di Paolo Borsellino.

I figli di Paolo Borsellino a messa

Venerdì prossimo, 13 dicembre, a Caltanissetta, al palazzo di giustizia, al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio, sono attese due deposizioni eccellenti. Risponderanno all’appello del giudice i magistrati Anna Maria Palma e Carmelo Petralia, all’epoca nel pool che ha gestito il falso pentito Vincenzo Scarantino e adesso indagati dalla Procura di Messina per calunnia aggravata.

Da quanto accade attualmente in termini processuali emerge nettamente che il percorso verso la verità attraversa la ricerca dei mandanti esterni alla strage Borsellino, che, probabilmente, saranno gli stessi che avrebbero trafugato l’agenda rossa. Paolo Borsellino è stato in possesso di tre agende, di colore diverso, una marrone, una grigia e una rossa. Nella marrone ha annotato tutti i numeri di telefono e gli indirizzi. Nella grigia le questioni di carattere legale, le udienze, i processi, le scadenze. La terza, la rossa, è redatta solo pochi mesi prima della morte, tra appunti e note, soprattutto dopo la strage di Capaci.

Il figlio di Paolo Borsellino, Manfredi Borsellino, ispettore di Polizia, così ricorda l’agenda rossa del padre: “Scriveva costantemente. Un’agenda a mio modo di vedere dedicata al suo lavoro, per inserire atti processuali, spunti investigativi, tutto quello che riguardava le indagini. Non era un diario, ma qualcosa di più. Era anche un modo per proteggerci senza renderci depositari di segreti scomodi. Chiunque ha avuto in mano quell’agenda sicuramente non ha avuto bisogno di giorni per intuirne il contenuto e, visto l’uso esclusivo, ritengo che, in uno scenario di guerra come quello di via D’Amelio, siano bastati tempi rapidissimi per capire la portata del contenuto, anche aprendo una sola pagina. Se l’avessimo avuta probabilmente non sarebbe accaduto nulla di quello che è avvenuto poi, anche con innocenti che hanno pagato con l’ergastolo per qualcosa che non avevano fatto”.

I figli di Paolo Borsellino hanno ritrovato l’agenda marrone, ovvero numeri di telefono, indirizzi e appuntamenti e l’hanno consegnata ai magistrati. E ancora Manfredi Borsellino racconta invece il ritrovamento dell’agenda marrone, con gli appunti di carattere legale e giudiziario. E ricorda: “Quando ci fu riconsegnata la borsa di mio padre c’erano alcune parti annerite e al suo interno c’erano diversi oggetti tra cui l’agenda marrone. Presentava alcune parti annerite, un po’ sporche, ma le condizioni erano quasi perfette. Per questo credo che l’altra agenda, quella rossa, che era sicuramente dentro la borsa, si sarebbe dovuta preservare”. Ebbene, subito dopo l’esplosione in via D’Amelio, il primo a imbattersi nella borsa di Paolo Borsellino sarebbe stato il magistrato e collega Giuseppe Ayala, che poi avrebbe consegnato la borsa, con dentro le agende, al colonnello dei Carabinieri, Giovanni Arcangioli, già indagato, processato e poi prosciolto. Dopodiché la borsa, senza l’agenda rossa dentro, è stata riposta nell’automobile. Poi la borsa fu consegnata da Arnaldo La Barbera alla famiglia di Paolo Borsellino. E il figlio Manfredi ricorda: “Quando l’allora capo della Squadra Mobile, Arnaldo La Barbera, ci ridiede la borsa e vedemmo che l’agenda non c’era e chiedemmo conto della cosa, si irritò molto. Sembrava che gli interessasse solo sbrigarsi e che gli stessimo facendo perdere tempo. Praticamente disse a mia sorella Lucia che l’agenda non era mai esistita e che farneticava. Usò dei modi a dir poco discutibili e anche quell’atto era irrituale. La Barbera ci disse solo di prendere per buono quello che ci stavano dando perchè era tutto quello che c’era dentro la borsa”.

E Lucia Borsellino aggiunge: “Io mi lamentai della scomparsa dell’agenda e chiesi che fine avesse fatto. La Barbera escluse che ci fosse stata e mi disse che deliravo. Quando gli manifestai il mio fastidio, mi disse che avevo bisogno di aiuto psicologico. Io me ne andai anche sbattendo la porta”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Non poteva mancare e così è stato.

Anche il Comandante provinciale dei Carabinieri di Agrigento, Colonnello Giovanni Pellegrino, ha ricevuto il prestigioso premio “Empedocle” nel corso di una cerimonia che si è tenuta nella sala “Zeus” del museo archeologico “Pietro Griffo”.

Infaticabile professionista, sin dal primo giorno che ha messo piede nella città dei Templi ha avuto modo per farsi apprezzare per le sue qualità umane e investigative grazie ad un capillare lavoro che ha consentito agli agrigentini di guardare avanti con più fiducia, sicurezza ed ottimismo.

“Punto di riferimento dei più deboli”; è stata questa la motivazione principale per il Colonnello Pellegrino, capace di instaurare un rapporto di fiducia con i giovani e la società civile. Il comandante provinciale si è anche contraddistinto per l’incisivo contrasto alla criminalità organizzata, la lotta allo spaccio di droga soprattutto nei quartieri degradati della città, l’abusivismo edilizio, la campagna contro il lavoro nero e le discariche abusive.

Nel corso della cerimonia il Colonnello Pellegrino ha voluto accanto a se ufficiali, sottufficiali, appuntati e carabinieri e per i quali si espresso testualmente: “Sono loro i veri destinatari di questo prestigioso riconoscimento”.

E proprio in occasione delle imminenti festività natalizie il comandante Pellegrino ha voluto fortemente la presenza in città dei carabinieri in alta uniforme che presiederanno il centro; il tutto a conferma della netta volontà di far sentire la presenza delle Istituzioni accanto ai cittadini per confermare quella sicurezza che tanto ha bisogno la città di Agrigento.

Alla prima della commedia “Minchia Signor Tenente”,ieri sera al Posta Vecchia di Agrigento,boom di presenze di pubblico per uno spettacolo che per due ore ha tenuto alta l’attenzione dei partecipanti.

Tra l’altro numerose personalità hanno partecipato alla serata con una magistrale interpretazione del gruppo teatrale “Testikueti” che hanno fatto vivere in chiave teatrale il periodo caldo delle stragi di mafia del ’92,rappresentando al meglio e con tensione emotiva e a volte sarcastica,il cancro della mafia.

La serata è stata presentata da Lelio Castaldo Direttore del giornale online sicilia 24 ore.

Il cast molto professionale è composto dai seguenti attori:

Francesco Simone,Vanessa Miceli,Gero Trupia,Giuseppe Virgone,Davide Castronovo,Lorenzo Puma,Piero Vita,Giuseppe Casà,Elsa Casà.

Musicista Peppe Trupia,cantante Valentina Cammilleri,assistente alla regia Silvana Parello,suggeritrici Giorgia Maria e Chiara Russello e Direttrice di scena Sonia Zarcone.

C’è soltanto da chiarire esattamente come sono accaduti i fatti.

Per questo gli investigatori della Squadra Mobile di Agrigento stanno indagando per capire cosa sia successo ad un pensionato agrigentino di 73 anni il quale si trova ricoverato all’ospedale Garibaldi di Catania in gravi condizioni dopo avere ingerito un bicchiere di detersivo.

Colto da forti dolori allo stomaco l’uomo è svenuto. Da li il trasferimento di urgenza al Garibaldi di Catania.

Altri particolari dalle trascrizioni dei colloqui di Vincenzo Scarantino. La testimonianza dell’inizio della falsa collaborazione nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio.


Gli ex pubblici ministeri a Caltanissetta Annamaria Palma e Carmelo Petralia, adesso indagati dalla Procura di Messina per concorso in calunnia aggravata, sono stati citati a deporre il prossimo 13 dicembre innanzi al Tribunale di Caltanissetta che celebra il processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio, a carico dei tre funzionari di Polizia, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, già componenti del pool, diretto dal defunto Arnaldo La Barbera, che indagò sull’attentato mortale a Paolo Borsellino, e che avrebbe costruito a tavolino il falso pentito Vincenzo Scarantino. Nel frattempo emergono altri particolari dalle 178 pagine di trascrizioni, appena depositate agli atti del processo, delle registrazioni di alcuni colloqui e interrogatori di Vincenzo Scarantino all’epoca del depistaggio. Le intercettazioni risalgono al periodo in cui il falso pentito è stato in Liguria, nella località protetta di San Bartolomeo al Mare, tra la fine del ’94 e il 95.

Dunque, Scarantino telefona in Questura e diverse volte tenta un contatto con uno dei poliziotti imputati, Mario Bo, il quale non gli avrebbe quasi mai risposto.

Nella trascrizione si legge: “Il dottore è fuori”, gli rispondono dalla sua segreteria. Scarantino chiede a che ora lo potrà trovare e il suo interlocutore gli risponde che “oggi è fuori” e precisa che ha capito con chi stava parlando domandando se deve riferire qualcosa. In una telefonata tra i due, registrata, Mario Bo chiede a Scarantino, che è agitato, cosa sia accaduto. Scarantino risponde che vuole tornare in carcere perché non se la sente più. Mario Bo gli chiede testualmente: “Siamo sempre ai soliti, no?”, e gli domanda se ha parlato con l’avvocato. Scarantino conferma di avere parlato con l’avvocato al quale ha chiesto di riferire la sua scelta ai magistrati, così come sta chiedendo al dottor Bo di comunicarla al dottor La Barbera. Il dottor Mario Bo gli chiede se è per i soliti motivi che gli ha detto o se c’è altro ma Scarantino non specifica. Bo afferma che ne parlerà con La Barbera.

E poi vi sono i colloqui tra Vincenzo Scarantino e i suoi familiari, in particolare con il cognato. Nella trascrizione dei Carabinieri si legge: Angelo Basile, fratello della moglie, come la madre, esterna dubbi in merito alla scelta di collaborare presa dal cognato il quale, a suo parere, avrebbe ricevuto pressioni in merito. Scarantino invece nega dicendo che la sua scelta non è stata dettata né dalla detenzione di Pianosa né da eventuali pressioni.

E poi vi sono le trascrizioni delle conversazioni in carcere a Pianosa, dove Scarantino è stato per un anno fino al 15 luglio 1994, con la moglie, Rosalia Basile. E alla moglie così si è rivolto: “Non ce la faccio più a Pianosa. O mi impicco, oppure inizio a collaborare con i magistrati”. E in una trascrizione si legge: Vincenzo Scarantino dice alla moglie che ha parlato con i giudici in merito a degli omicidi e fa dei nomi incomprensibili. Rosalia Basile riferisce che lui è veramente impazzito e che ha sentito le notizie della televisione. Lui le chiede se vuole parlare con i poliziotti e con i magistrati, ricevendo una risposta negativa. In un altro colloquio tra moglie e marito, Rosalia Basile dice a Vincenzo Scarantino: “Perché ti rispettano? Perché vogliono il loro scopo” e Scarantino chiede “se vogliono il loro scopo cosa, Ro’…”. La donna cerca di essere più chiara affermando: “Vogliono raggiungere il loro scopo, vogliono sapere cose che tu… non lo so… boh”. E Scarantino: “Cose che io non so?” e la moglie ribatte: “Che tu non sai”. A quel punto Scarantino si alza e abbraccia la moglie bisbigliandole all’orecchio e poi le dice a voce più alta: “I bambini cresceranno con tanta dignità, con tanta educazione”. Da lì a poco Scarantino decise di collaborare con la giustizia. Infatti, salutando la moglie le dice: “Preparati tutto il necessario, sono stato chiaro? Verranno a prelevarti con i bambini alle due o tre di notte, sarà presente anche una poliziotta bionda”. E così sarebbe iniziata la falsa collaborazione.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’Ordine degli architetti di Agrigento, presieduto da Alfonso Cimino, partner del progetto “Si – South Italy Architecture Festival”, a cura di Farm Cultural Park, risultato tra i vincitori del bando “Festival dell’Architettura” promosso dal Mibact – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Un “Festival” dedicato al ruolo dell’Architettura come catalizzatore sociale, come interfaccia del dialogo tra spazio e società per promuovere l’importanza dell’Architettura nel quotidiano, migliorare il tessuto urbano, sociale ed economico delle città.

“Una notizia che ci riempie di grande soddisfazione – commenta Alfonso Cimino – Si tratta di un progetto nel quale il nostro Ordine è uno dei partner e grazie al quale parleremo di Architettura nel Mediterraneo. E questo è anche un argomento principale trattato dal nostro Ordine e approfondito dalla Fondazione Architetti nel Mediterraneo, che affronta l’architettura di un’Isola alle porte dell’Europa”.

Dal 21 marzo al 4 aprile, favara diventerà una piccola capitale dell’Architettura internazionale.