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Consiglio di Giustizia Amministrativa ha ritenuto legittima la nomina del nuovo Consiglio del Parco Archeologico della Valle dei Templi, di cui è presidente l’architetto Bernardo Agrò. Il Cga, con presidente Rosanna De Nictolis, e relatore Giusepe Verde, ha respinto il ricorso presentato da Gabriella Capizzi contro Bernardo Agrò. La ricorrente, già tra i precedenti componenti del Consiglio, si è rivolta dapprima al Tar contro il decreto di nomina del nuovo Consiglio del Parco. E il Tribunale amministrativo ha accolto la tesi difensiva dell’avvocato Camilleri circa la legittimità della determinazione assessoriale di costituire ex novo il Consiglio, piuttosto che integrare quello in carica. E ciò a fronte dell’illegittimità della precedente composizione voluta dall’ex assessore regionale dei Beni Culturali, che peraltro aveva ridotto a tre i membri del Consiglio del Parco, escludendo il sindaco di Agrigento. Gabriella Capizzi ha proposto Appello, ma anche il Consiglio di Giustizia ha confermato il verdetto del Tar. La domanda di sospensione del provvedimento è stata respinta e l’architetto Bernardo Agrò potrà continuare a espletare le sue funzioni di presidente del Parco. La decisione conferma peraltro la legittimità dell’intero Consiglio, di cui è parte, tra gli altri, il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. Secondo quanto previsto dalla legge regionale, non soltanto il numero dei componenti è stato ripristinato a cinque, ma al Comune di Agrigento è stato restituito diritto di voto in Consiglio, mentre in precedenza la sua rappresentanza era stata ridotta a funzioni puramente consultive e non vincolanti.

In merito si era già pronunciato il Tar, adesso anche il Consiglio di Giustizia Amministrativa. L’architetto Bernardo Agrò continuerà ad essere il presidente del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento.

Gabriella Capizzi, già componete del Consiglio del Parco, originariamente si era rivolta al Tar che però aveva accolto la tesi difensiva sulla legittimità della nomina di Bernardo Agrò. La Capizzi propose appello, ma anche in questo caso il CGA non ha ritenuto sufficienti le motivazioni espresse nel ricorso presentato.

Giova ricordare che all’interno del Consiglio del Parco fa anche parte il Comune di Agrigento con tanto di diritto di voto e non più con funzioni consultive e non vincolanti.

Nel luglio del 2000, a Lampedusa, il Comune ha rilasciato una concessione edilizia al signor S F, sono le iniziali del nome, per la costruzione di un immobile a piano terra e piano seminterrato su un terreno di sua proprietà.

Dopo oltre 14 anni, il Comune, su esposto della proprietaria del terreno confinante, ha annullato in autotutela la concessione edilizia rilasciata nel 2000, ed ha ordinato la demolizione dell’immobile.

Il signor S F, ha presentato un ricorso al TAR Palermo che tuttavia, conclusa in senso negativo la fase cautelare, lo rigettava dichiarandolo inammissibile in accoglimento dell’eccezione della vicina di casa C.M. intervenuta nel giudizio.

A questo punto il sig. S.F. si rivolgeva agli avvocati Rubino e Fallica per promuovere appello e chiedere la sospensione della sentenza del TAR Palermo.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Fallica, in grado di appello, hanno ribadito l’ammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio ed hanno censurato l’illegittimità dell’operato del Comune di Lampedusa sia sotto il profilo della violazione di legge, avendo il Comune adottato il provvedimento di annullamento in contrasto con i principi che regolano il potere di autotutela, sia sotto il profilo dell’eccesso di potere per carenza di istruttoria, illogicità ed ingiustizia manifesta e difetto di motivazione.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, ritenendo fondate le tesi formulate dagli avvocati Rubino e Fallica e riconoscendo inoltre il pregiudizio grave ed irreparabile incombente per il signor S F, ha accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati.

Avverso il predetto pronunciamento cautelare, ha proposto istanza di revocazione la sig.ra C.M. lamentando l’erroneità dell’operato del CGA e la violazione del nel principio del ne bis in idem per contrasto con un precedente cautelare reso tra le parti nella precedente fase del giudizio.

A questo punto, la difesa del sig. S.F. ha eccepito l’inammissibilità della richiesta di revocazione, sotto diversi profili, e l’inapplicabilità del principio del ne bis in idem rispetto ai pronunciamenti cautelari resi in diverse fasi dello stesso giudizio.

In accoglimento della tesi degli Avv.ti Rubino e Fallica il CGA ha dichiarato l’istanza di revocazione chiaramente inammissibile “posto che né risultano essersi verificati mutamenti nelle circostanze di fatto e neppure sono stati allegati fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare” e “perché non viene dimostrata la sussistenza di alcun errore revocatorio riconducibile alle ipotesi di cui all’art. 395 c.p.c.”.

Ed ancora, il CGA ha affermato che “in termini generali e astratti nel processo amministrativo non è configurabile – e comunque nella fattispecie non viene in considerazione – alcun giudicato cautelare, né risulta deducibile alcuna violazione del principio del divieto di “bis in idem” dato che è venuta e viene nuovamente all’esame di questo CGA un’ordinanza cautelare, pronunciata previo sommario esame della vicenda”.

Per effetto della predetta pronuncia resta ferma la sospensione dell’ordine di demolizione irrogato dal Comune di Lampedusa, mentre la sig.ra C.M. dovrà pagare le spese legali del giudizio di revocazione.

Intorno alle ore 19 dell’odierno pomeriggio, un uomo con il viso coperto è entrato armato di coltello al supermercato Sisa nei pressi della zona Cicchillo.

L’uomo ha subito preso con sé una dipendente puntandole il coltello alla gola e ha intimato un altro dipendente ad aprire le casse.

Dopo aver preso con sé il bottino di 500 euro il malvivente ha mollato la malcapitata dandosi alla fuga.

Secondo quanto appreso il rapinatore si è dileguato senza l’ausilio di nessun mezzo.

Sono in corso le indagini dei militari della locale tenenza dei carabinieri di Favara ai comandi del Tenente Giovanni Casamassima.

 

“Oggi la corte dei conti mette definitivamente fine alle favolette raccontante dal Governo Musumeci. Oltre un miliardo da recuperare in un triennio, un altro miliardo da recuperare entro il 2019 o al massimo entro la fine della legislatura, anomalie nella gestione dei documenti finanziari, obiettivi di risanamento completamente mancati, buco nero dei conti delle società partecipate, criticità estreme nella situazione dei liberi consorzi.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava dopo la relazione di stamattina delle Sezioni riunite della Corte dei conti, per la parifica del rendiconto del 2018.

“Quello che più imbarazza – prosegue Fava – è la certezza che questo Governo non ha soluzioni e idee, privo della necessaria autorevolezza e forza parlamentare per affrontare seriamente l’emergenza finanziaria. La necessità di recuperare nel complesso oltre due miliardi produrrà, in mancanza di interventi urgenti, un devastante effetto a catena soprattutto sulle fasce più deboli della nostra regione. Una situazione drammatica che non ha nulla a che vedere con la finta tranquillità ostentata in questi mesi dalla giunta e dal presidente Musumeci”.

“Ancora una volta registriamo l’incompetenza o la malafede, o forse entrambe, che regnano nel governo giallorosso. Si continuano a mortificare l’intelligenze e la speranze degli italiani e in particolare dei siciliani a proposito delle presunte riduzioni delle tariffe aeree da e per la Sicilia”.

Lo afferma Alessandro Pagano, vicecapogruppo della Lega alla Camera.

“È grave – spiega Pagano – quanto affermano il senatore Faraone di Italia Viva e il viceministro dei Trasporti di M5S Cancelleri: sbandierano uno pseudo emendamento alla Finanziaria, in commissione Trasporti e Bilancio del Senato, come elemento risolutivo del ventennale problema delle tariffe aeree. Si dimenticano di dire che preventivamente all’approvazione di qualunque norma da parte del Parlamento occorre, sulla base del Regolamento 1008 sul Servizio Aereo della Comunità Europea, sottoporre alla Commissione Trasporti della Comunità Europea, attracverso il Ministero dei Trasporti, uno schema preventivo di riferimento, che contenga tutte le indicazioni necessarie su costi, tratte, passeggeri e quindi chiedere l’istituzione di un’apposita Commissione composta dai rappresentanti della Commissione europea, dal Ministro Trasporti e dall’ Enac. Ripeto: tutto ciò preventivamente a qualunque atto proposto dal Parlamento”.

“Oltre a quanto detto,  – continua e conclude Pagano – è mortificante leggere che per gli ipotetici oneri di servizio pubblico per l’intera Sicilia verrebbero stanziati 25 milioni, quando solo per Lampedusa e Pantelleria, nell’ultima tornata, ne sono stati impiegati 33, il cui 75% a carico dello Stato e 25% a carico della Regione Sicilia. Come se ciò non bastasse, la continuità territoriale su Comiso e Trapani non è stata mai approvata e la Commissione Europea ha mosso forti rilievi per Comiso. Insomma una vera e propria debacle, che pagheranno a caro prezzo in termini elettorali, per i proponenti del tanto sbandierato emendamento farlocco”.

 

 

Nell’esercizio finanziario del 2019 la Regione dovrà coprire un miliardo e cento milioni di euro di disavanzo. E’ questo l’amaro verdetto della Corte dei Conti emerso nella relazione che è stata letta, in adunanza pubblica, alla presenza della Regione. Un altro miliardo, invece, dovrà essere coperto in ogni caso non oltre la durata naturale della legislatura.

“L’esame comparato dei principali saldi risultanti dai documenti costituenti il ciclo del bilancio 2018 della Regione siciliana, – si legge nella relazione – dimostra l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione intrinseci al quadro normativo e ribaditi più volte. Dal raffronto tra i dati degli equilibri di bilancio nelle varie fasi del ciclo 2018, risulta chiara l’inconsistenza della manovra finanziaria: l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano valori a consuntivo, rispettivamente – 651,9 milioni di euro e – 667,0 milioni di euro, notevolmente superiori ai dati di tendenziale del Defr 2018-2020 i cui saldi risultavano comunque viziati dalla sottostima degli stanziamenti a copertura del disavanzo e di quelli per accantonamento ai fondi. In altre parole – scrivono i giudici – la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi ‘minimi’ che essa stessa si era data con la legge di stabilità. Nè il Defr 2018-2020, né il bilancio di previsione né l’assestamento, sono informati al rispetto del principio di continuità degli esercizi finanziari, per non parlare degli esiti dei giudizi di parifica, al punto che, in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive”.

La Corte dei Conti ha anche sottolineato che “le criticità vengono da molto lontano e stanno emergendo con maggiore chiarezza man mano che i principi dell’armonizzazione assumono carattere di effettività nella contabilità regionale”. Durissimo anche il commento del consigliere della Corte Luciano Abbonato il quale nella lettura della sintesi ha dichiarato: “Il risultato d’amministrazione di dubbia attendibilità rappresenta ancora notevoli profili di opacità”.

Di fatto la manovra finanziaria viene giudicata “inconsistente” e la Corte dei Conti ha imposto alla Regione di trovare un miliardo entro l’anno in corso e un altro miliardo entro il 2021.

Questo, in sintesi, il risultato di una relazione ancora più allarmante che rischia di mettere a repentaglio i conti della Regione Siciliana.

Il presidente della Regione ha così commentato: “La situazione finanziaria della Regione è oggettivamente critica e difficile: io mai sono stato direttamente o indirettamente corresponsabile dei disastri finanziari prodotti negli ultimi 25 anni. Col mio governo c’è stata una inversione di tendenza rispetto al passato”.

A Musumeci risponde il deputato dei 5stelle Luigi Sunseri che replica: “Se Musumeci vuol esser credibile a Roma occorre che si presenti con un piano di riforme  tale he possa rassicurare il governo nazionale sulla buona volontà di quello  regionale nel sanare un bilancio ormai distrutto dalla mala politica in anni e anni di malefatte sulle spalle dei siciliani. Se non intende farlo ha due strade: dimettersi o spegnere tutte le luci di ospedali, scuole e città e mettere in vendita Palazzo d’Orleans”.

L’assessore regionale a Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, interviene su due argomenti. Il primo: le ondate di maltempo, i danni al territorio, il dissesto idrogeologico in genere.

Il secondo: le produzioni locali siciliane e la concorrenza sleale da parte di produttori e produzioni extraeuropee, nell’indifferenza, se non nel sostegno, da parte della Commissione Europea.