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“Borsellino”, Giordano sul depistaggio (video)

Al processo in corso a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio ascoltato il magistrato Franco Paolo Giordano. I dettagli.

Franco Paolo Giordano

A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio, in corso a Caltanissetta, è stato ascoltato il magistrato Franco Paolo Giordano, prima sostituto e poi procuratore aggiunto a Caltanissetta dall’aprile del 1993.

Giordano, tra l’altro, ha affermato: “Ricordo che in alcune lettere la collega nelle indagini, Ilda Boccassini, indicava le sue perplessità su Vincenzo Scarantino e rappresentava una diversità di vedute anche con gli altri colleghi che al tempo si occupavano dell’indagine. Al tempo il processo era già di fronte alla Corte d’Assise. Ricordo i dubbi e la necessità dei confronti con i collaboratori, che poi furono fatti. Ma quelle diversità sulle dichiarazioni furono superate con la frazionabilità, prendendo in esame solo le cose che effettivamente erano riscontrate. Anche perché c’era la questione che i collaboratori Cancemi, Di Matteo e La Barbera non erano all’epoca ancora ritenuti pienamente attendibili. Quando Vincenzo Scarantino fece le prime accuse sul fatto che era La Barbera ad imbeccarlo, non vi furono indagini fatte dall’ufficio. A quell’epoca La Barbera aveva la nostra fiducia e la stima di tutti. Scarantino era un soggetto fragile psicologicamente e aveva bisogno di un sostegno psicologico. Aveva bisogno durante gli interrogatori della presenza di magistrati che lo rassicuravano. Inoltre, dopo aver iniziato a collaborare, subì pressioni dai familiari affinché ritrattasse. Ricordo che la Procura di Caltanissetta aveva in programma di sentire Borsellino dopo il 20 luglio 1992. Una vera e propria beffa, se si considera che già il 25 giugno, nell’ultimo discorso pubblico che tenne a Casa professa, Borsellino aveva di fatto chiesto di essere sentito come testimone dall’autorità giudiziaria. Eppure quell’urgenza non venne avvertita. Rispetto al coinvolgimento di Bruno Contrada e del Sisde, non sono a conoscenza della richiesta di collaborazione formale che fu portata avanti da Giovanni Tinebra verso Contrada. Comunque io ricordo che quando ci fu l’arresto di Bruno Contrada fu un fulmine a ciel sereno, non sapevo che fosse sottoposto a indagini. Comunque posso dire che Tinebra era in buoni rapporti con i servizi. Su che basi? Periodicamente veniva da Tinebra il funzionario Rosario Piraino, poliziotto in forza ai Servizi segreti civili, per uno scambio di informazioni, credo. Parliamo negli anni successivi alle stragi. Tinebra era un accentratore, avocava tutto e voleva che gli fossero mandati tutti i verbali”.

Il processo è stato rinviato a lunedì prossimo 9 dicembre quando proseguirà il controesame di Giordano e sarà ascoltato anche un altro magistrato, Roberto Saieva.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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