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A Canicattì, un agente di commercio lungo la SS 122 , che lo doveva portare all’istituto di credito dove avrebbe dovuto versare l’incasso del periodo è stato bloccato e sotto miccia delle armi è stato costretto a consegnare l’incasso.
I rapinatori dopo aver ottenuto quanto sperato, si sono dileguati a bordo di una Fiat Panda, rubata a Canicattì, e ritrovata bruciata dopo averla abbandonata.
Il colpo messo a segno sembra essere di ingente, ma fin’ora manca una esatta quantificazione.
Secondo le prime indiscrezioni, il malcapitato era sotto osservazione da parte dei malviventi già da un po’, tanto da sapere con esattezza tutti i suoi movimenti e spostamenti.
Le indagini, ancora in corso, sono eseguite dal Commissariato di Canicattì guidato dal dirigente Cesare Castelli.

È accusato di minaccie e atti persecutori nei confronti dell’ex compagna, per questo motivo il gup, Francesco Provenzano, del Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio Giuseppe Camilleri, 21enne del luogo.
Il Camilleri, in questa vicenda è accusato, tra le altre cose, di aver sferrato una testata alla ex compagna per farla abortire. Lo stesso è accusato di evasione dagli arresti domiciliari.
Il processo a carico di Giuseppe Camilleri inizierà il prossimo 17 febbraio, i capi accusatori a suo carico sono: minacce, lesioni e stalking.
Il processo sarà presieduto dal giudice Antonio Genna, l’accusa è rappresentata dal pm Chiara Bisso mentre la difesa  dall’avvocato Serena Gramaglia.

La Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta emette la sentenza di secondo grado al processo sulla strage di Via D’Amelio frutto delle rivelazioni di Gaspare Spatuzza.

Paolo Borsellino

A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, la Procura Generale, tramite Lia Sava e Antonino Patti, è stata impegnata nella requisitoria al processo d’Appello “Borsellino quater”, il quarto sulla strage di via D’Amelio, frutto delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, della revisione e l’annullamento degli ergastoli ai condannati innocenti, e del depistaggio delle indagini. Lia Sava ha invocato la conferma delle condanne inflitte in primo grado dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta dal giudice Antonio Balsamo, il 20 aprile del 2017: il carcere a vita ai boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, e poi 10 anni di reclusione ciascuno, per calunnia, a Francesco Andriotta e Calogero Pulci, che sono i falsi pentiti sbugiardati da Gaspare Spatuzza, che ha smentito anche il più celebre Vincenzo Scarantino, per il quale il reato è stato dichiarato prescritto.

Ebbene, adesso, la Corte d’Assise d’Appello, presieduta dalla giudice Andreina Occhipinti, ha confermato la sentenza di primo grado: ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, e 10 anni ciascuno ai falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta. Reato prescritto per Vincenzo Scarantino.

Salvo Madonia sarebbe stato tra i mandanti della morte di Paolo Borsellino. Vittorio Tutino, invece, avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage. I tre falsi pentiti, Scarantino, Andriotta e Pulci sarebbero stati gli attori protagonisti del “depistaggio colossale”, come lo ha definito il magistrato Sergio Lari, che ha indotto i giudici fino alla Cassazione a costringere all’ergastolo, e alla detenzione per tanti anni, sette innocenti per i quali, appena l’attuale sentenza emessa a Caltanissetta sarà definitiva, sarà avviato il processo di revisione, già chiesto dalla Procura generale di Caltanissetta. Nel frattempo, a Caltanissetta è in corso il processo di primo grado sul depistaggio con imputati, di concorso in calunnia, il funzionario di Polizia Mario Bò, e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaldo.

E ancora nel frattempo, nell’ambito della stessa inchiesta sul depistaggio, la Procura della Repubblica di Messina, diretta da Maurizio De Lucia, ha iscritto nel registro degli indagati due magistrati del pool che indagò sull’attentato. Si tratta di Carmelo Petralia e Annamaria Palma, a carico dei quali si ipotizza il reato di calunnia aggravato dall’avere favorito Cosa nostra in concorso con i tre poliziotti del gruppo La Barbera attualmente sotto processo a Caltanissetta. Annamaria Palma oggi è avvocato generale a Palermo, e Carmelo Petralia è procuratore aggiunto a Catania. I magistrati e i poliziotti avrebbero imbeccato tre falsi pentiti costruiti a tavolino, tra cui Vincenzo Scarantino, suggerendo loro di accusare falsamente dell’attentato alcune persone estranee a quanto accaduto. Ai magistrati si contesta, oltre all’aggravante di avere favorito Cosa nostra, anche l’aggravante derivante dalla circostanza che alla calunnia è seguita una condanna a una pena maggiore ai 20 anni di carcere.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

È accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, per questo motivo il gup del tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio Mustapha N’diaye, di 24 anni di nazionalità Senegalese.
L’extracomutario fu arrestato, nei primi mesi dell’anno, in flagranza di reato nei pressi della stazione degli autobus di piazzale f.lli Rosselli, ove era intento a spacciare hashish ed ecstasy. Lo stesso soggetto, era già stato segnalato per il medesimo reato ma con una diversa location, il Quadrivio Spinasanta.

La Dia, la Direzione investigativa antimafia, di Palermo ha eseguito una confisca di aziende, beni immobili e conti correnti, sotto sequestro dal 2013, a carico dell’imprenditore palermitano Salvatore Vetrano, 48 anni. Il patrimonio confiscato ammonta a 20 milioni di euro. Secondo la Dia, Vetrano avrebbe acquisito un consistente patrimonio immobiliare e costituito numerose aziende del settore del commercio di prodotti alimentari, grazie ai suoi legami con Cosa Nostra. In cambio l’imprenditore avrebbe elargito denaro all’associazione mafiosa o assunto uomini dei clan.

Nell’Aprile 2014, con apposita determinazione dirigenziale, il Comune di San Giovanni Gemini disponeva, ai sensi dell’art. 42 bis del D.P.R. n.327/2001, l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune dei terreni di proprietà dei sig.ri Madonia Vincenzo, Sciacchitano Filippo, Sciacchitano Maria, Matraxia Grazia Sciacchitano Maria Carmela, ricadenti nella denominata “via dello sport” del Comune di S.G. Gemini.
Avverso la suddetta determina, proponevano ricorso giurisdizionale i proprietari dei terreni interessati, contestando, in sostanza, sia i presupposti di fatto sia l’illegittimità dell’acquisizione sanante per motivi di violazione di legge (artt. 2, 7, 8 e 10 della Legge n.241/1990 e art. 42bis del D.P.R. n.327/2001) e per svariati profili di eccesso di potere, oltre ad un’erronea quantificazione dell’indennità di espropriazione.
Si costituiva in giudizio il Comune di San Giovanni Gemini, in persona del Sindaco dott. Carmelo Panepinto, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, per resistere al ricorso.
Riguardo ai profili di censura sollevati, l’Avv. Rubino controdeduceva in particolare la correttezza dell’iter procedimentale e le ragioni di pubblico interesse, di viabilità e sicurezza pubblica, connesse alla scelta di procedere con l’acquisizione sanante e l’utilizzazione dei terreni attraversati dalla via dello Sport, di proprietà dei ricorrenti. Inoltre, l’Avv. Rubino deduceva l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla questione riguardante la determinazione dell’indennizzo previsto per la procedura di acquisizione di cui all’art. 42bis del D.P.R. 327/2001.
Con sentenza del 12 novembre 2019, il T.A.R. Sicilia-Palermo, sez. III, ha accolto le tesi dell’avv. Rubino, dichiarando il ricorso in parte inammissibile per difetto di giurisdizione riguardo alla domanda volta a contestare la quantificazione dell’indennizzo e, per il resto, lo ha respinto in quanto infondato, riconoscendo l’esigenza prevalente dell’interesse pubblico all’acquisizione dei terreni interessati, con salvezza del provvedimento impugnato. Dunque, per effetto di tale statuizione, i terreni interessati ricadenti nella “via dello Sport” verranno definitivamente acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune di San Giovanni Gemini che non dovrà, pertanto, corrispondere ai ricorrenti alcuna somma.

Inaugurerà la stagione di prosa dello Spazio Diamante in Roma dal 22 al 24 novembre uno spettacolo di Vuccirìa Teatro (una compagnia quasi tutta siciliana)  produzione Fondazione Teatro di NapoliTeatro Bellini: BATTUAGE, drammaturgia e regia di Joele Anastasi, protagonisti: Joele Anastasi Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino.

BATTUAGE, termine coniato per definire i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti occasionali. Generalmente, si tratta di luoghi all’aperto o facilmente accessibili da un vasto pubblico, frequentati da singoli o coppie dedite allo scambismo. L’attività del “battere” si dierenzia dalla prostituzione in quanto non presume un rapporto sessuale a pagamento. Vespasiani, parchi cittadini, spiagge, cimiteri, cinematogra, parcheggi, aree di servizio. Non di rado però questi luoghi sono gli stessi frequentati da marchette, prostitute, transessuali che orono sesso in cambio di denaro.

BATTUAGE racconta il luogo in cui è morto anche il desiderio del desiderio. E’ un viaggio aperto all’interno dell’animo umano, declinato nella sua più estrema e profonda oscurità. Brutalità e bestialità si riversano in ogni angolo, scardinando l’ordine morale delle cose. Il popolo di questo luogo-non luogo ci viene raccontato attraverso gli occhi – deformanti – di Salvatore, un giovane lavoratore del sesso. Ma Salvatore, non è una vittima, non è costretto da nessuno. E’ l’esempio di un uomo disposto a tutto: a dissacrare quello che egli stesso ha elevato a sacro; a smantellare a piacimento i suoi valori, le sue idee, i suoi ideali.

Il sesso così diviene l’unico strumento di mediazione tra gli uomini, l’ultimo punto di contatto attraverso il quale fondare delle relazioni. L’universo che ne viene fuori è però uno spazio in cui si riversano mastodontiche solitudini che non vogliono altro che rimanere tali, il cui il desiderio è ormai evidentemente appiattito nello spasmodico sprofondare delle anime dentro se stesse. Il desiderio si tramuta quindi in un affanno distruttivo di quelle relazioni, conferendogli un significato assolutamente anti-sessuale: Il suicidio dell’eros.  Nell’indagine di questa viscerale contraddizione a cui è giunto l’uomo, si colloca quindi la ricerca drammaturgica di Battuage.

Lo spazio scenico diventa metafora del mondo che ospita piccole abitazioniorinatoio degradate: anonimi punti di ritrovo per anonimi esseri umani che abitano dei corpi che sono involucri di una decadenza comune. Un obitorio per vivi (?) occupato da 4 corpi, quelli degli attori che interpretano 8 personaggi, e che potrebbero bastare per raccontare l’umanità intera, incastrata dagli stessi depersonalizzanti meccanismi.  

BATTUAGE prova a raccontare lo sforzo, la deformità e la necessità di queste anime di rimanere ognuna saldamente attaccata a questa propria personale deformità per non auto-definirsi del tutto morte.

La storia di tutte le storie” è il racconto di un viaggio che Arlecchino, Pulcinella, Colombina e Balanzone compiono alla ricerca de ”L’Uomo che non c’è”. Durante il viaggio i quattro protagonisti saranno aiutati da Pierrot e da “Il Bambino sperduto”, mentre verranno ostacolati dai cattivi, Pantalone e Smeraldina. Il viaggio toccherà molte tappe: il paese delle paure, il mercato delle parole, l’ospedale, ecc. Arriveranno poi sulla luna e lì, vedendo il perfido Pantalone che imperversa sulla terra, decideranno di tornare indietro per contrastare la perfidia del loro avversario. Lo spettacolotratto da Gianni Rodari (adattamento di Attilio Marangon e Roberto Gandini), con la regia di Roberto Gandini,sarà in scena dal 21 novembre al 1 dicembre al Teatro India. Musiche di Roberto Gori. Protagonisti gli attori del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli: Jessica Bertagni, Maria Teresa Campus, Fabrizio Lisi, Edoardo Maria Lombardo, Gabriele Ortenzi, Daniel Panzironi, Fabio Piperno, Giulia Tetta, Danilo Turnaturi.