Home / 2019 / Novembre (Pagina 5)

E’ l’agrigentino Calogero Romano l’agronomo che con il “Progetto Pilot” si è classificato al secondo posto al concorso nazionale “Dottore Agronomo e Dottore Forestale, progettista del cibo sostenibile” promosso nel contesto del XVII congresso Conaf “AgroFor2030: The Global Goals – Paradigmi ed evoluzione di una professione in uno scenario di sviluppo sostenibile”, svoltosi a Matera dal 7 al 9 novembre scorso.

Dal Progetto Pilot nasce l’idea di mettere a servizio delle imprese agricole e delle micro e piccole imprese del settore agroalimentare le risorse acquisite da Calogero Romano, e dalle stesse aziende che hanno aderito al Progetto, con una serie di eventi informativi e formativi che si terranno, a cominciare da domani e per tre fine settimana consecutivi, nella sede dell’ordine dei Dottori Forestali e Dottori Agronomi di via Dante.

“Con il Progetto Pilot – spiega Calogero Romano – sono riuscito a implementare l’applicazione dei sistemi digitali DSS (decision support system) di ultima generazione, utilizzati prevalentemente nelle grandi imprese, dimostrando come le competenze professionali “classiche” dell’agronomo e del forestale possano coesistere con le nuove competenze richieste al professionista dal mondo imprenditoriale: competenze e strumenti specifici per consolidare la crescita, per la diagnosi, per il risanamento e la prevenzione della crisi aziendale.
Un uso appropriato della tecnologia permette di ottenere vantaggi competitivi e il processo di digitalizzazione può portare a un cambiamento del tutto positivo del modello di business. In questo contesto, il dottore agronomo e forestale che riesce a domare le nuove tecnologie informatiche, potrà conquistare nuovi spazi di mercato assistendo l’azienda agricola anche dal punto di vista commerciale e strategico, accompagnandola nelle scelte di marketing mix (prodotto, prezzo, distribuzione e promozione) e nelle trattative sia a livello nazionale che internazionale, cosa che con il digitale si può sviluppare direttamente anche dallo studio del professionista”.

Palermo è stato eseguito dalla Guardia di Finanza un maxi sequestro di beni a carico del gommista Vincenzo Gammicchia, 71 anni, su ordine della Sezione misure di prevenzione del Tribunale che ha accolto quanto richiesto dalla Procura. I beni sequestrati ammontano a oltre 17 milioni di euro. L’imprenditore Gammicchia è ritenuto “contiguo alla criminalità organizzata e a disposizione di Cosa Nostra per investire nelle proprie attività risorse di provenienza illecita riconducibili alle famiglie mafioso dei Galatolo e dei Fontana”. Tra i beni sequestrati vi sono due imprese e cinque punti vendita a Palermo, poi l’80% delle quote societarie di un Consorzio che si occupa di revisione dei veicoli, 25 immobili, tra cui appartamenti, magazzini, 2 ville San Lorenzo e a Isola delle Femmine, 44 rapporti bancari, 10 polizze vita e 2 cassette di sicurezza; 11 fra autoveicoli e motoveicoli. Le imprese proseguono l’attività in amministrazione giudiziaria.

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato il taglio ai vitalizi: 38 voti a favore, uno contrario e due astenuti. La proposta inizialw, di Micciché (Forza Italia) e Cracolici (Partito democratico), avrebbe previsto il taglio del 9 per cento, su tutti gli assegni diretti e di reversibilità (più di 300 in tutto per un totale di 18 milioni di euro) e solo per 5 anni. A placare in parte l’opposizione a tale proposta è intervenuto un emendamento di mediazione di Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima, approvato poi dall’aula. Il taglio sarà del 9 per cento per gli assegni fino a 37 mila euro, del 14 per cento per gli assegni fino a 60 mila e del 19 per cento per quelli sopra i 60mila. Il taglio durerà soltanto per 5 anni: il vincolo temporale è infatti integro. Cracolici ha spiegato la logica della scadenza temporale dei 5 anni sostenendo che in tal modo saranno evitati i ricorsi. La Sicilia è stata la prima a interrompere nel 2012 l’erogazione dei vitalizi per le legislature successive. E’ stata indietro sui vitalizi acquisiti fino al 2012, e tale ritardo è stato, seppure con dei limiti, recuperato.

Da Licata a San Leone, un drammatico viaggio sfociato in un tratto di spiaggia per consumare un atto di violenza sessuale.

F.P. è accusato di sequestro di persona, minacce e lesioni e violenza sessuale.

I fatti risalgono allo scorso anno e ieri la donna ha confermato in aula tutte le accuse contro il suo aggressore.

Il difensore dell’uomo aveva chiesto una perizia psichiatrica al fine di stabilire se F.P. fosse stato in grado di intendere e di volere. La perizia ha stabilito che l’uomo, seppur colpito da alcune problematiche, al momento del fatto era in grado di capire.

Erano state condannate in primo grado. Adesso, in Appello a Palermo, la sentenza è stata ribaltata: assolte per non aver commesso il fatto.

Si tratta di due giovani donne originarie di Grotte, Soraya Liotta di 29 anni e Sabrina Aquilina di 26.

Liotta e Aquilina erano state condannate in primo grado con l’accusa di lesioni aggravate ai danni di un transgender empedoclino. Insieme ad un loro amico, Gabriele Costanzo, avrebbero in un bar di San Leone prima insultato il transgender e poi lo avrebbero colpito a calci e pugni. Da li la condanna in primo grado per entrambe le donne a due mesi e venti giorni di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 1.200 euro.

Come detto la Corte d’Appello di Palermo ha ribaltato la sentenza.

Chiesto il rinvio a giudizio per un noto chef agrigentino. Si tratta di A.D. sul quale pende l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

A chiedere il processo è stato il Gup Francesco Provenzano che ha fissato per il prossimo 21 gennaio la prima udienza.

La vicenda è scattata a seguito delle denunce presentate dalla moglie dello stesso chef la quale ha raccontato di subire maltrattamenti dal marito almeno da venti anni.

Il ragioniere L.L. (sono le iniziali del nome), di 68 anni, residente a Palermo, ha svolto le funzioni di coordinatore della gestione amministrativo – contabile dei dipartimenti assistenziali presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.
Con invito a dedurre ritualmente notificato, la Procura Regionale della Corte dei Conti aveva contestato al coordinatore L.L talune presunte irregolarità relative all’esecuzione del servizio per il trasporto degli ammalati all’interno del nosocomio, che avrebbero causato delle diseconomicità in danno dell’Azienda Policlinico per un importo complessivo di oltre 2 milioni di euro.
Più nel dettaglio, la Procura contestava al coordinatore e ad altri tre dipendenti di non avere vigilato sulla conformità delle prestazioni rese dal Raggruppamento Temporaneo di imprese aggiudicatario del servizio rispetto al Capitolato Speciale di Appalto. Il coordinatore produceva alla Procura delle deduzioni difensive, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, facendo presente che i controlli previsti dal Capitolato Speciale di Appalto erano di competenza esclusiva della Direzione Sanitaria.Il Pubblico Ministero, dottoressa Maria Concetta Carlotti, condividendo la tesi sostenuta dall’Avvocato Rubino secondo cui il Capitolato Speciale d’Appalto concentra nell’esclusiva sfera di competenza della Direzione Sanitaria i poteri -doveri di vigilanza e controllo, e le conseguenti responsabilità, ha disposto l’archiviazione della posizione del coordinatore, “ritenuta l’insussistenza di elementi sufficienti a sostenere in giudizio la sua posizione di responsabilità”.

L’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, in audizione all’Antimafia sui rifiuti: “Il no ai termovalorizzatori ha reso la Sicilia una pattumiera e i Comuni in dissesto finanziario”.


Il governo Musumeci è a lavoro sulla proposta di riforma dei rifiuti, terreno di scontro politico all’Assemblea Regionale, e la Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, reduce dall’indagine sul cosiddetto “Sistema Montante”, è impegnata, fino all’inizio del prossimo anno, in un approfondimento sul sistema della gestione dei rifiuti in Sicilia nel corso degli ultimi due decenni. I commissari lavorano da oltre un mese. Sono state già svolte diverse audizioni, tra dirigenti ed ex assessori come Giosuè Marino,Nicolò Marino e Pier Carmelo Russo. Adesso è stata la volta dell’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro.

L’audizione è ruotata, soprattutto, intorno alla gara, risalente ai primi anni 2000, per la costruzione di quattro maxi inceneritori in Sicilia. E Cuffaro ha affermato: “All’epoca il governo Berlusconi inserì l’obbligo dello smaltimento dei rifiuti con la termovalorizzazione, come residuo della differenziata. Ecco perché il nostro piano, l’unico redatto dalla Regione fino ad oggi, ha progettato la costruzione dei termovalorizzatori. Il piano è stato autorizzato dall’Unione Europea. Abbiamo pubblicato il bando di gara, con evidenza non europea, obbedendo al ministero dell’Ambiente perché tecnicamente sarebbe stata una concessione di rifiuti. L’Unione Europea ha poi smentito il ministero, ritenendo che si trattasse di un appalto vero e proprio, e quindi avremo dovuto pubblicare il bando sulla Gazzetta Europea”.

E Claudio Fava obietta: “Il bando di gara ha limitato da subito la concorrenza, perché ha imposto l’obbligo ai partecipanti di avere la disponibilità dei terreni su cui costruire i termovalorizzatori”. E Cuffaro risponde: “Il bando è stato formulato dall’Arra, l’apposita agenzia per la predisposizione dei bandi. Si sono presentati sette raggruppamenti di imprese. Due senza titoli, e uno in ritardo. Dunque, la gara sarebbe stata per quattro raggruppamenti”. E Claudio Fava obietta: “Perché non avete richiesto le certificazioni antimafia alle imprese?”. E Cuffaro risponde: “Se si riferisce all’Altecoen, perché è stata l’Altecoen la società infiltrata, io ho dimostrato, durante il processo a mio carico, che al momento della gara l’Altecoen è stata in possesso della certificazione antimafia”. E Claudio Fava obietta: “Secondo il Tar, le quattro cordate di imprese si sono spartite a tavolino la gara dei termovalorizzatori, tanto che le quattro offerte sono state compatibili territorialmente comune per comune. Peraltro le quattro cordate di imprese sono state create dallo stesso notaio lo stesso giorno e con le stesse relazioni”.

E Cuffaro risponde: “E’ stata l’agenzia Arra a seguire il bando. Io non mi sono occupato delle gare. Io non mi sono accorto di alcuna irregolarità. Le principali imprese erano nazionali, Falck, Eni, Enel, e poi in tali gruppi vi sono state anche le imprese gestrici delle discariche, che si sarebbero occupate della parte differenziata, quindi non bruciabile, come l’impresa Catanzaro. Con i termovalorizzatori il conferimento sarebbe costato ai cittadini 74 euro a tonnellata. Oggi con le discariche costa 200 euro a tonnellata. Il governo dopo di me, il governo di Raffaele Lombardo, si è vantato di avere bloccato il malaffare dei termovalorizzatori, ma il malaffare è stato ed è dall’altra parte, nelle discariche. Il governo Lombardo, composto da coloro che già nel mio governo hanno approvato il malaffare dei termovalorizzatori, poi si è vantato di avere bloccato il malaffare dei termovalorizzatori! Il malaffare è nelle discariche: non abbiamo costruito i termovalorizzarori e abbiamo reso la Sicilia una pattumiera. Poi abbiamo provocato il dissesto dei Comuni che non sono in grado di pagare lo smaltimento. E poi alla data del 2008 il debito degli Ato era di 36 milioni, fino al 2011 era di 411 milioni di euro, oggi siamo oltre il miliardo e mezzo di euro. Tutto ciò perché non abbiamo voluto costruire i termovalorizzatori”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ana Maria Di Piazza, la 30enne uccisa dal suo amante era incinta di tre mesi. A confermarlo è stato l’esame autoptico effettuato sul cadavere della donna. La causa della morte sono state le dieci coltellate che il suo amante, Antonino Borgia, 51 anni, le ha scagliato contro perchè Ana voleva dire tutto alla moglie del Borgia e mentre urlava disperatamente quel tiamo, come si evince dai fotogrammi acquisiti da una telecamera di videosorveglianza, veniva sgozzata.

In quelle dieci coltellate proprio quella alla gola è stata fatale! Tanto da non poter urlare più la difesa per lei e il suo bimbo in grembo!

Maria Cagnina,  moglie di Antonino Borgia, ha rilasciato un’intervista a Tgcom24 dove ha raccontato di aver notato, negli ultimi giorni, il marito turbato. Ha riscontrato che il marito ha commesso un atroce gesto che non merita giustificazioni e che dovrà pagare per ciò che ha fatto chiedendo scusa a tutti. Lo definisce un attimo di follia, in quanto nei 18 anni vissuti insieme, Antonino è sempre stato un buon marito e un padre presente non riuscendo a darsi una spiegazione per l’insano gesto.

Inoltre, chiede di non essere giudicata per quanto accaduto e che non abbandonerà mai il marito.

Oggi , a Giardinello si è svolto il funerale di Ana Maria Di Piazza dove tantissima gente si è stretta al dolore della famiglia della vittima. La messa è stata celebrata dal parroco don Claudio Gulino che ha commentato: «Di fronte e vicende così terribili – ha detto il sacerdote – il silenzio sarebbe più eloquente, ma è un fatto troppo grave e c’è troppa violenza, e le morti di Ana e del suo bambino meritano rispetto. Quello che è successo ci fa riflettere sul fatto che viviamo in una società che non sa più distinguere cosa è bene e cosa è il male. Anche noi credenti ci siamo assuefatti al pensare e al vivere in una società che ha smarrito il senso dei valori e umani che devono essere, invece, alla base della nostra esistenza. Ci stringiamo attorno alla famiglia di Ana, in questo momento di preghiera la affidiamo al Signore». Il feretro ha poi lasciato la chiesa tra gli applausi.

«Il fatto che ciò sia successo alla ragazza della porta accanto, deve farci riflettere – ha commentato il sindaco Antonio De Luca -. Bisogna urlare ogni giorno il “no” contro la violenza, 365 giorni all’anno. Ma soprattutto bisogna sensibilizzare la società, oggi più che mai».

Ana, oltre a una famiglia che l’aveva accolta, cresciuta e amata davvero come una figlia, lascia un figlio di 11 anni.

Ieri pomeriggio ad Agrigento alle ore 17.30, in occasione dell Festa della Patrona dell’Arma dei Carabinieri Maria Virgo Fidelis e della Giornata dell’Orfano, con la messa celebrata in cattedrale, dal cardinale Francesco Montenegro arcivescovo della nostra Diocesi, lo studente Andrea Profetto del Liceo Scientifco “Leonardo” di Agrigento, da poco eletto nuovo Presidente della Consulta Provinciale Studentesca, ha rappresentato tutta l’istituzione scolastica della provincia. Accompagnato dalla docente referente del USP del Miur di Agrigento dottoressa Stefania Ierna, il giovane Andrea, ragazzo di alte qualità morali e culturali, già impegnato nelle azioni sociali ed educative rivolte a tutte le componenti della scuola agrigentina, visibilmente commosso ha partecipato attivamente alla Manifestazione, portando alti i valori della nuova generazione che si affaccia al terzo decennio degl XXI secolo tutti dediti alla difesa della Natura ed alle azioni della socialità e dell’inclusione. Ha augurato ai presenti un anno di rinnovamento culturale fondato sulle solide basi della convivenza sostenibile e del riscatto economico della nostra provincia.