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L’onorevole Giovanni Di Mauro, a seguito di quanto accaduto nel 10 e 11 Novembre 2019, rispettivamente prot. N. 61637 e prot N. 61801, con le quali il Dipartimento Regionale della Protezione Civile ha diramato specifici avvisi per Rischi Meteo – idrogeologici ed idraulici, conseguenti ad attesi fenomeni metereologici di elevata intensità, invitando, a tal fine, tutti gli Enti cui le citate note erano dirette, ed i Sindaci in particolare, a predisporre le azioni di prevenzione previste nei propri piani di protezione civile in attuazione al livello di allerta comunicato;
le criticità attese, riportate dettagliatamente nei summenzionati avvisi, evidenziavano elevate probabilità di rischi idrogeologici ed idraulici, con conseguenti fenomeni franosi, localizzati o diffusi e, in caso di piogge intense concentrate in intervalli di tempo contenuti, tali criticità potevano assumere carattere di estrema pericolosità (es: colate detritiche, crolli, inondazioni localizzate, esondazioni, alluvioni). Per altro, in presenza di condizioni strutturali inadeguate dei corsi d’acqua e delle reti fognarie e in caso di beni ubicati in prossimità o all’interno di zone vocate al dissesto idrogeologico e idraulico, le criticità potevano manifestarsi in maniera più gravosa a prescindere dai quantitativi previsti e/o reali di pioggia;
Considenrando che i dati pluviometrici rilevati nei giorni 11 e 12 Novembre 2019 indicano, drammaticamente, che la Regione siciliana è stata colpita dall’ennesima “Bomba d’Acqua”. La violenta pioggia ha causato parecchi disagi determinando frane, allagamenti e smottamenti, impegnando ininterrottamente i centralini delle sale operative, sommersi da centinaia di richieste di intervento urgente. In queste ore continuano a registrarsi, a ritmi frenetici, le operazioni di soccorso e di rimozione dei fanghi, delle macerie, dei detriti e dei manufatti divelti, causati dall’alluvione.
Il maltempo non dà tregua al territorio dell’agrigentino. Infatti, si registrano ancora danni dovuti alla pioggia caduta abbondantemente nelle ultime 24 ore. Dopo la temporanea chiusura delle SP 17-B Siculiana-Raffadali, per lo straripamento di un torrente e della strada provinciale Agrigento-Cattolica Eraclea, invasa da enormi quantitativi di fango, è stato disposto il transito a senso unico alternato su una parte della carreggiata della strada provinciale Grotte-Racalmuto, a causa del crollo di un muro di sostegno. Alcune abitazioni ubicate a San Leone, Via dei Fiumi e Villaggio Mosè, sono state evacuate a causa della violenta mareggiata. Numerosi si susseguono gli interventi su tutto il territorio agrigentino per soccorrere interi nuclei familiari rimasti bloccati
dalla quantità di fango riversatasi lungo le strade, come avvenuto nella zona di Giardina Gallotti.
La situazione, di certo, non è migliore a Licata. L’ondata di maltempo abbattutasi con violenza sulla città già nella giornata di lunedì 11 Novembre 2019, ha lasciato dietro di se ingenti danni. Una tromba d’aria ha seminato terrore e causato notevoli danni nella zona del porto. La situazione si è ulteriormente aggravata nella giornata successiva, in cui un forte temporale, insieme ad un intenso vento di scirocco ha provocato una mareggiata, raggiungendo locali e case in contrada Fondachello e Playa.
Tutto ciò ha rilevato uno scenario drammatico descritto, racconta di una Sicilia fragile e vulnerabile di fronte a eventi atmosferici eccezionali;
sono state pesantemente danneggiate strutture pubbliche e proprietà private ma anche attività agricole, aziende zootecniche per le quali i danni sono veramente ingentissimi, con inevitabili ripercussioni sul già debole tessuto produttivo;
la Sicilia e ancor di più il territorio agrigentino si trova a fare i conti con una emergenza che se non affrontata in modo tempestivo, aiutando il territorio colpito, può causare contraccolpi gravissimi all’economia e all’occupazione;
Rilevato che: è necessario che la politica e le Istituzioni mettano in movimento tutte quelle dinamiche virtuose di intervento necessarie per favorire, in tempi brevi, il ritorno alla normalità e per agevolare la ripresa economica dell’ampia area colpita dal nubifragio; i danni dell’alluvione di questi giorni in Sicilia hanno provocato perdite per milioni di euro alle coltivazioni e alle infrastrutture presenti nelle campagne, dove sarà necessario avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità; a rendere ancor più devastanti gli effetti del maltempo ha contribuito l’assenza di manutenzione e sistemazione degli argini e, mentre si è tuttora impegnati alla conta dei danni, urge adottare strategie ed interventi adeguati a mettere in sicurezza definitivamente il territorio; la drammatica situazione emergenziale che interessa, in particolar modo, vaste zone del territorio agrigentino, impone alle Autorità competenti ed alle Istituzioni tutte, un’azione solidale di sostegno alle famiglie ed alle imprese maggiormente colpite dagli effetti degli eventi alluvionali, scongiurando, ove altri eventi di tale natura dovessero riproporsi nelle prossime ore, ulteriori aggravamenti della situazione in atto vissuta;

L’Onorevole chiede al Presidente della Regione, Nello Musimeci di avanzare, urgentemente, ai competenti Organi statali, ai sensi dell’art. 24 del d.lgs. 23 gennaio 2018, n. 1, la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza per i gravi danni provocati dagli eventi meteo avversi che hanno interessato, nei giorni 11 e 12 novembre u.s., i territori della provincia di Agrigento e di assumere ogni iniziativa utile a quantificare l’entità dei danni occorsi ai luoghi, alla popolazione, alle strutture e alla produzione agricola, in coerenza con quanto previsto dalla legislazione in materia.

Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, interviene nel merito del report annuale di “ItaliaOggi”, appena pubblicato, sulla qualità della vita in Italia.
Firetto afferma:
“Premesso che l’indagine di Italia Oggi scatta un’istantanea compresa tra il 2013 e il 2017 poiché gran parte dei dati Istat sono riferiti a quel periodo. Quindi è un’analisi impietosa che assolutamente non fotografa il presente. Premesso che gran parte dei dati riferiscono un’analisi su base provinciale e ad aspetti su sicurezza, criminalità, capacità di innovazione d’impresa, strumentazioni diagnostiche negli ospedali, su cui posso fare considerazioni da semplice cittadino.
Sento di dover fare una serie di osservazioni anche a tutela e sostegno del lavoro degli altri comuni della provincia e delle azioni che alcune brillanti iniziative stanno determinando sul territorio: mi riferisco all’aumento del numero dei visitatori nella Valle dei Templi, al Premio nazionale del Paesaggio, alle eccellenze di alcune imprese nell’ambito del turismo relazionale, e all’eccellenza di alcuni settori della ristorazione, improntate a un contesto di sostenibilità e di qualità, che hanno avuto riconoscimenti nazionali e internazionali.
Intanto la rilevazione statistica, come anticipato nello stesso report, ha modificato sostanzialmente l’approccio metodologico che peraltro non consente paragoni con l’anno di riferimento precedente. Le macro-aree esaminate che effettivamente classificano Agrigento tra le ultime province, contengono sotto-insiemi su aspetti in cui siamo mediamente posizionati o addirittura figuriamo tra le prime in classifica.
Faccio un esempio: per qualità della vita prima è Milano e 100° la provincia di Agrigento. La retribuzione media annua è di 29 mila euro a Milano e di 14 mila euro ad Agrigento. Eppure se proviamo ad investire quei pochi risparmi ad Agrigento per l’acquisto di un appartamento semicentrale, Agrigento è seconda, Milano è ultima, quindi è chiaro che una media di 29 mila euro di reddito non basta per comprare un appartamento in zona semi-centrale.
Il tema è la sostenibilità. Parliamo sempre di un coefficiente che sfugge a queste classifiche. Quanto costa una spesa a Milano? Quanto costa ad Agrigento? Il rapporto è noto a tutti. I prezzi sono più bassi ad Agrigento e prevalentemente è cibo locale, di buona qualità, delle vicine campagne. Quindi di quale qualità della vita stiamo parlando? Lo chieda ai canadesi, statunitensi, polacchi, danesi, bulgari, russi, svedesi, norvegesi, francesi, austriaci, ungheresi e irlandesi che hanno scelto di prendere casa a Grotte o a Cianciana, dove un caffè costa 50 centesimi e ti regalano oltre un sorriso anche un pasticcino.
Ma guardiamo ancora la classifica.
Come si può definire insicura Agrigento, una città in cui il numero di suicidi è irrilevante, in cui sono rarissime le rapine, in cui i furti in appartamento sono minimi rispetto ad altre città? Dove bassissimi sono i reati contro la persona?
Andiamo all’Istruzione, come possiamo essere tra gli ultimi?
Notizia di questi giorni è che un nostro liceo scientifico sia stato eletto tra i migliori a livello nazionale. Come possiamo essere in coda? Forse perché le nostre scuole continuano a sfornare eccellenze per le università e perché le stesse eccellenze dopo le università trovano lavoro nelle grandi imprese o in organizzazioni del nord o all’estero e quindi sfuggono alla classifica? Sarà anche per questo che , pur essendo in attivo ad Agrigento la nati-mortalità delle imprese, non c’è vivacità sulle start up e sull’innovazione delle imprese? I nostri migliori cervelli sono catturati dalle imprese del nord ancor prima di conseguire la laurea, spesso sono sfruttati, pochi riescono ad emergere e a far carriera. Noi sindaci dovremmo dar loro più fiducia e convincerli a tornare a investire sul territorio. Come amministrazione stiamo lavorando in tal senso e alcuni ci stanno seguendo in progetti di impresa creativa fortemente innovativi soprattutto per Agrigento 2020. Le albe alla Valle dei Templi sono un prodotto di grandissimo successo che nasce ad Agrigento da agrigentini. Sa quanto riesce a produrre a una media di 800 spettatori a replica? La Fondazione Teatro Luigi Pirandello con il suo teatro di produzione e un cartellone di tutto rispetto è tra i primi Teatri in Italia e un bilancio in attivo. Il Parco archeologico con le sue attività, i suoi progetti, è già a 1 milione di visitatori.
Andiamo ai dati relativi all’Ambiente. Siamo risaliti di 44 posizioni nella classifica di Legambiente sull’ecosistema urbano pubblicata recentemente dal Sole24ore. E questo grazie a una buona differenziata che raggiunge il 73%. Siamo tra i primi in Italia. Per Italia Oggi, invece, siamo ultimi perché la rilevazione è del 2017 probabilmente riferita all’anno 2016. Comunque appare assurdo che il grado di inquinamento di Agrigento per Italia Oggi sia pari a Milano, in assenza pressoché totale di emissioni da stabilimenti industriali. Quindi è chiaro che poiché l’Arpa fino all’anno scorso non aveva rilevato dati dalle centraline di rilevamento, avrebbe dovuto essere considerato un “non pervenuto” piuttosto che un dato negativo.
A questo punto vale la pena di dire che Italia Oggi non valuta molti aspetti che per noi invece sono fondamentali: insufficienza di infrastrutture. Una strada ancora incompleta per raggiungere Caltanissetta e quindi l’autostrada Palermo-Catania e lavori ancora infiniti sulla Agrigento-Palermo: due direttrici per i due aeroporti di Catania e Palermo. Troppe due ore in macchina per raggiungerli. Troppe due ore e mezza o tre ore, con i mezzi pubblici.
L’indagine non tiene conto dei ritardi che abbiamo dovuto subire prima di poter parlare di nuova rete idrica ad Agrigento. Un progetto previsto da anni e che solo ora potrà vedere il primo cantiere. Italia Oggi non può considerare lo stress che abbiamo dovuto subire dal precedente governo per il blocco degli investimenti sul centro storico, 16 milioni e mezzo di euro, o la lentezza di una burocrazia che ha tenuto senza ossigeno un progetto come Agrigento 2020.Come terroni facciamo eccezione perché lavoriamo per incidere su un cambiamento di prospettiva, che è innanzitutto culturale e poi infrastrutturale. Con Agenda Urbana 17 milioni di investimenti per inclusione sociale, sicurezza, turismo e cultura, risparmio energetico, mobilità sostenibile.
So bene quali sono state le conquiste della città di Agrigento in questi anni, che ci hanno consentito di guadagnare 44 posizioni nella classifica del Sole24ore, recentemente pubblicata, e che analizza Agrigento città e non l’intera provincia”.

La consigliere comunale di Agrigento, Giorgia Iacolino, interviene a seguito della pubblicazione del report annuale di ItaliaOggi sulla qualità della vita in Italia, e afferma: “Quasi a conclusione del mandato dell’attuale amministrazione comunale di Agrigento, il giudizio impietoso di Italia Oggi sulle inefficienze e sulla scarsa qualità dei servizi nella città capoluogo, relegata all’ultimo posto nella classifica redatta dall’autorevole testata giornalistica, conferma le nostre valutazioni negative sull’operato dell’amministrazione Firetto. E’ ora di cambiare in un quadro politico dinamico che esige candidature unitarie ed una precisa scelta di campo del Centrodestra. La ritrovata compattezza del Centrodestra, a livello nazionale e regionale, rappresenta la spinta necessaria per garantire, anche ad Agrigento, una candidatura autorevole ed unitaria che possa raccogliere attorno a sé ed a un programma credibile, le energie migliori della città, per dimenticare presto una stagione fallimentare”.

La consigliere comunale di Porto Empedocle, Valentina Di Emanuele, sollecita l’amministrazione comunale a rimediare allo stato disastroso in cui versano le strade di contrada Ciuccafa. Di Emanuele afferma: “Da più di tre anni, nonostante la cifra a disposizione di quasi 140mila euro, non si provvede a recuperare le strade di contrada Ciuccafa, costringendo residenti e utenti a un pericoloso calvario. Gli abitanti di via Antonio Cassarà, cooperativa Medusa e altre vie a breve arriveranno nelle loro abitazioni con gli aerei. Sindaca, compriamo gli aerei per ogni famiglia o facciamo le strade di collegamento alle abitazioni di contrada Ciuccafa? Attendiamo una sua cordiale risposta”.

Le scriventi Segreterie Regionali nel sollecitare ulteriormente la convocazione urgente di appositi tavoli
negoziali per le problematiche relative al personale addetto alla catalogazione di cui alla L.R. 24/2007, come
per altro già fatto con le note Prot. Num. 240/UNI/2019 del 5 Agosto 2019 e prot uni 294/UNI/2019 del 24
ottobre 2019, rimaste inevase e che ad ogni buon fine si allegano in copia, comunicano con la presente che a partire dalla data odierna proclamano lo stato di agitazione di tutto il personale addetto alla catalogazione L. 24/2007.

Ribadiamo con forza che la risoluzione della vicenda legata al personale addetto alla Catalogazione di cui alla
L.R. 5 dicembre 2007 n. 24 da decenni interamente utilizzato dal Dipartimento regionale dei Beni Culturali e
dell’Identità Siciliana, sia nell’attività catalografica, d’interesse strategico per la salvaguardia e la
valorizzazione dei beni culturali, che nell’assolvimento dei tanti compiti d’istituto legati all’attività dell’organo di
tutela, rimane ad oggi esclusivamente condizionata all’applicazione dell’art 1, comma 1 della L.R. 24/2007.
Inoltre, la recente Delibera di Giunta Regionale n. 361 del 10 ottobre 2019 – “Piano triennale del fabbisogno di
personale per il rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro” – ha sottolineato e
ampiamente sollecitato la inderogabile necessità per l’Amministrazione Pubblica regionale di procedere, in
analogia al rafforzamento ormai non più rinviabile dell’area dei Beni Culturali, all’inserimento di detto
personale in un apposito piano dei fabbisogni specifico del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità
Siciliana, stante la peculiarità che lo stesso riveste e nella considerazione che il predetto Dipartimento con
nota prot. n. 55483 del 11.12.2018 ha attivato la linea strategica n. 5, “Catalogazione ed inventariazione dei
Beni Culturali.
Infine, preme evidenziare che la stabilizzazione del personale addetto alla Catalogazione (L.24/2007) nei ruoli
dei Beni Culturali era stato fortemente sostenuto dal compianto Assessore ai BB.CC. ed I.S. Prof. Sebastiano
Tusa che a tal fine aveva formalizzato alla Giunta di Governo un’ampia e dettagliata relazione descrittiva
dell’importanza strategica di questo personale all’interno dei vari Istituti dei BB.CC. Al contempo, la stessa
relazione trattava gli aspetti economici/finanziari, specificando che la stabilizzazione di detto personale nei
ruoli regionali non avrebbe comportato alcun aggravio di spesa ma evidenti risparmi per ciò che riguarda i
tributi e l’IVA versati alla S.A.S., pari a circa 1 milione e trecento mila euro annui, oltre che ai contributi
previdenziale di cui il Fondo Pensioni Sicilia ne verrebbe a beneficiare, sia per quelli da versare in futuro che
per quelli già interamente versati all’INPS quantificati presumibilmente in più di 20 milioni di euro.
Vista l’importanza che le argomentazioni sopra esposte rivestono, invitiamo tutti i colleghi a destare la massima attenzione ai contenuti  della presente  ad aderire allo stato di agitazione proclamato con la presente, iniziando ad attenersi alle declaratorie attualmente previste per ogni singola categoria dal C.C.R.L. vigente ed attenendosi alle attività previste e contenute nelle specifiche di servizio vigente stipulato tra ente datoriale ed ente committente.

Da oggi, lunedì 18 novembre, il già direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Giorgio Santonocito, è a lavoro nel Lazio a capo dell’Asp Roma 5 di Tivoli, designato con decreto dal presidente della Regione, Zingaretti, e vincitore di concorso. Di conseguenza, ad Agrigento si è in attesa, da parte del governo della Regione, della nomina del nuovo direttore, o eventualmente di un commissario, all’Asp di Agrigento. Nel frattempo, le funzioni di Santonocito sono svolte dal direttore amministrativo in carica, Alessandro Mazzara.

Dopo anni di indicazioni negative da parte dell’amministrazione del Comune di Agrigento circa l’attuazione della prescrizione “un albero per ogni nato”, così come richiesto dalla legge 113/1992 come modificata dalla legge 10/2013, venerdì al question time, all’ennesima interrogazione sull’argomento, ho avuto come risposta che nel 2018 sono state effettuate piantumazioni di 5000 alberi anche nella zona della Rupe Atenea.  L’assessore ha voluto precisare che il  Comune manda ai nuovi nati un biglietto di benvenuto e quindi, magari, provvederanno a scrivere la localizzazione degli alberi sul biglietto.

La legge citata prevede che i comuni  con popolazione superiore a 15.000 abitanti debbano provvedere, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente (e di ciascun minore adottato), a porre a dimora un albero nel territorio comunale.  Il termine si applica tenendo conto del periodo migliore per la piantumazione, così come bisognerebbe tenere conto del periodo migliore anche quando si potano gli alberi, a meno di non volerli avviare verso la morte.

Entro il termine dei 6 mesi, l’ufficio anagrafico comunale fornisce alla persona che ha richiesto la registrazione anagrafica informazioni dettagliate circa la tipologia dell’albero e il luogo dove l’albero e’ stato piantato.

Non credo che i cittadini di Agrigento si siano accorti di queste piantumazioni di ben 5000 alberi, che non sono state registrate nemmeno sulla bacheca Facebook del sindaco, sempre pronto a raccontare alla comunità virtuale agrigentina come sta facendo grande, bella e verde la nostra città.

Non ci sono state altre precisazioni, magari questa risposta viene fuori da qualche indicazione di altri enti, oppure si tratta di bonsai o addirittura di semi messi a dimora chissà dove. La certezza è che questi alberi sono stati piantati dopo il 10 Aprile 2019 quando la risposta, in un’altra seduta di question time su “un albero per ogni nato”,  fu di ben altro tenore.

Considerando i dati forniti dall’assessore di 300 bambini nati in un anno, a loro dire, sono stati piantati oltre 16 alberi per ogni nato. Consiglio allora al Comune di comprare biglietti più grandi da inviare ai neogenitori, per inserire l’elenco di tutti gli alberi piantati per la nascita del loro erede. Naturalmente utilizzando carta riciclata con l’indicazione che “per produrre questo biglietto nessun albero è stato abbattuto”

E’ sempre emergenza rifiuti pericolosi lungo le strade interne dell’Agrigentino. Ammonta infatti a 47.800 chilogrammi il quantitativo di amianto rimosso dall’impresa Mediterranea Servizi di Racalmuto, che ha in appalto il servizio di raccolta e conferimento, in discarica o presso siti autorizzati, dei rifiuti abbandonati lungo le strade di competenza della Provincia di Agrigento. L’azione del Gruppo Risanamento Ambientale della Provincia ha consentito anche la rimozione di oltre 150 chili di guaine bituminose, quasi 23 tonnellate di rifiuti solidi urbani generici e quantitativi minori di altre tipologie di rifiuti non pericolosi. Notevole è l’impegno finanziario, aggravato non solo dalla difficile situazione finanziaria dell’ex Provincia, ma anche dagli interventi su altri siti di non pertinenza dell’Ente in ragione delle disposizioni delle autorità giudiziarie.

La Procura di Messina ha trasmesso ai colleghi di Caltanissetta la trascrizione delle registrazioni di Scarantino scoperte dopo oltre venti anni. A breve il deposito agli atti.


A Roma, al Racis, il Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, sono state ascoltate 19 bobine con registrazioni risalenti alla metà degli anni ’90, che la Procura della Repubblica di Messina ritiene attinenti al depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. Poiché l’ascolto, e quindi l’utilizzo delle bobine, avrebbe potuto pregiudicarne in futuro l’ulteriore utilizzo, l’ascolto è stato tecnicamente un “atto irripetibile”. Ecco perché sono state invitate a partecipare tutte le parti in causa, attualmente sotto processo a Caltanissetta, ed anche i nuovi indagati, i magistrati che all’epoca hanno coordinato l’inchiesta, Annamaria Palma e Carmelo Petralia, a carico dei quali la Procura di Messina ipotizza il reato di concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito la mafia e dalle condanne superiori ai 20 anni di carcere che la presunta calunnia ha provocato. Quale è il contenuto delle bobine che sono state scoperte dalla Procura di Caltanissetta dopo oltre due decenni, e poi trasferite a Messina?

Le cassette riguardano l’ex pentito Vincenzo Scarantino, che ha più volte ritrattato le sue dichiarazioni nell’ambito dei processi sulla strage contro Paolo Borsellino. Il procuratore di Messina, Maurizio De Lucia, ha inteso accertare se nelle 19 cassette con le intercettazioni di Scarantino vi siano tracce utili alle indagini sul depistaggio.

Inizialmente Vincenzo Scarantino ha raccontato che i “suggeritori” delle sue menzogne sarebbero stati i poliziotti e i magistrati titolari delle indagini. Poi ha corretto il tiro. Nel maggio scorso, quando è stato ascoltato al processo in corso a Caltanissetta, Scarantino ha dichiarato: “Il dottor Nino Di Matteo non mi ha mai suggerito niente. Il dottor Carmelo Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, ho fatto peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…”.

Un colpo di scena. In passato, invece, Vincenzo Scarantino ha puntato il dito contro i magistrati in servizio a Caltanissetta che indagarono sulla strage di via D’Amelio. E le sue parole sono state: “Ho accusato dei mafiosi perché ‘sollecitato’ dai pubblici ministeri Antonino Di Matteo, Annamaria Palma e Carmelo Petralia ma anche Giovanni Tinebra”. Poi, ancora nel maggio scorso, ha spiegato il presunto equivoco in cui lui, Scarantino, sarebbe precipitato. E le sue parole sono state: “I poliziotti mi hanno fatto credere che i magistrati sapevano ogni cosa. Io mi trovavo nel deserto dei tartari. La Polizia mi aveva convinto che i poliziotti del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ di La Barbera e i magistrati fossero la stessa cosa. Ecco perché sono arrivato ad accusare i magistrati. Io ero un ragazzo rovinato dalla giustizia, non ero un collaboratore di giustizia. Se io ho coinvolto i magistrati è perché i poliziotti mi hanno fatto credere che fossero una cosa unica”.

Ebbene, adesso, terminato l’ascolto e trascritto il contenuto, la Procura di Messina ha trasmesso le trascrizioni (6 cartelle) ai colleghi di Caltanissetta che a breve le depositeranno agli atti del processo a carico dei tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, imputati di calunnia aggravata. In occasione di una udienza dello stesso processo, un testimone, un poliziotto, Giampiero Valenti, ha dichiarato di avere ricevuto l’ordine di bloccare le intercettazioni di Scarantino. E ha spiegato: “Mi ordinarono di interrompere la registrazione di Scarantino perché il collaboratore doveva parlare con i magistrati”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

ItaliaOggi e Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, hanno pubblicato il 21esimo report annuale sulla qualità della vita in Italia nelle 107 Province. Ebbene, nella classifica nazionale 2019 la provincia di Trento si conferma prima. E Agrigento è ultima. Roma risale dall’85° al 76° posto, Milano dal 55° al 29°, Torino dal 78° al 49°, Bologna dal 43° al 13°.

La provincia autonoma di Trento è indicata come eccellenza per gli affari e il lavoro, l’ambiente, l’istruzione e la formazione, il tempo libero e il turismo. “Agrigento e la sua provincia – si legge su ItaliaOggi – sono un caso paradigmatico di realtà del Sud con problemi strutturali atavici irrisolti. Agrigento è carente quasi sotto tutti gli aspetti e per le dimensioni della qualità della vita, dagli affari e lavoro fino al tenore di vita. Nel Mezzogiorno e nelle Isole il ‘buon vivere’ è ancora un miraggio: in 35 province su 38 la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente. Il che significa, in termini di popolazione, che il 44% degli italiani vive con una qualità di vita insoddisfacente”.