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A Palermo, al processo frutto dell’inchiesta antimafia nell’agrigentino cosiddetta “Montagna”, la pubblico ministero, Alessia Sinatra, ha depositato agli atti ulteriori intercettazioni che interessano l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, imputato di concorso esterno alla mafia. Si tratta di registrazioni di conversazioni durante i colloqui nel carcere “Pagliarelli”. Ebbene, tra l’altro, Santo Sabella, rivolgendosi ai familiari, afferma: “Non ho fatto niente, vediamo di parlare con…”. Sabella si sarebbe riferito ad un parlamentare di lungo corso, sia alla Camera che al Senato, di Forza Italia, non candidato alle elezioni del 2018, con cui i familiari avrebbero dovuto parlare per tentare di risolvere i suoi guai giudiziari.

A Palermo, innanzi alla Corte d’Assise d’Appello presieduta dal giudice Angelo Pellino, nell’ambito del processo di secondo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, ha deposto il giudice Andrea Calabria, il quale tra l’altro ha affermato che Totò Riina avrebbe avuto a sua disposizione un telefono cellulare durante la detenzione al 41 bis nel carcere di Rebibbia a Roma nel luglio del 1993. Calabria ha dichiarato: “Giunse una segnalazione riservata del ministero dell’Interno, credo proprio dal Capo dalla polizia, in cui si ipotizzava che, con l’ausilio di alcun agenti di polizia penitenziaria, a Rebibbia Riina avesse a disposizione un apparecchio per comunicare con l’esterno, un telefono o un telefonino. Sono stato poi io, successivamente, a chiedere il trasferimento di Riina in un altro carcere, a Firenze, ma il provvedimento fu stoppato in seguito da un altro magistrato, Francesco Di Maggio, vice capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria”.

La Procura di Palermo ha concluso le indagini sulle minacce e gli insulti rivolti sui social, nel 2018, al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Decine furono i post diffamatori e intimidatori su Facebook e Twitter, dopo la decisione del Quirinale di affidare l’incarico per la formazione del Governo a Carlo Cottarelli. Tra le frasi, molte si sono riferite alla tragica morte del fratello del Capo dello Stato, l’ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi e dal sostituto Gery Ferrara. La Polizia ha identificato gli autori dei post incriminati, molti dei quali non sono anonimi. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 9 ‘haters‘, originari di varie città italiane: Palermo, Bari, Varese, Milano, Roma, Foggia e Venezia. Rispondono di attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica e istigazione a delinquere, e rischiano fino a 15 anni di carcere.

Il Governo regionale è stato battuto dal voto segreto all’Assemblea Regionale, che ha bocciato l’articolo 1, architrave della riforma dei rifiuti, che adesso rischia il naufragio. Anche su altre norme sono stati approvati emendamenti dell’opposizione al governo. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, è infuriato, e tuona: “Si proseguirà l’esame della riforma dei rifiuti solo quando sarà approvata l’abolizione del voto segreto”.

Si è discusso di una serie di temi della frazione di Giardina Gallotti, in particolar modo della necessità di individuare dei locali da destinare a luoghi di aggregazione per bambini e giovani, nell’incontro avvenuto in Comune tra il sindaco Lillo Firetto e padre Ombeni Gentil Mupenda, nuovo parroco della frazione agrigentina. Un utile confronto che il neo parroco ha voluto con il primo cittadino per individuare alcune piccole priorità per migliore la vita nella borgata come la necessità di provvedere allo spazzamento dei residui e dei detriti provocati dalle recenti piogge e di assicurare una lieve potatura degli alberi dirimpetto alla chiesa parrocchiale. Il Sindaco ha assicurato l’intervento del Comune e a tale proposito si svolgeranno dei sopralluoghi tecnici per intervenire su aree da destinare a giovani e bambini.

Il Tribunale di Sciacca ha convalidato l’arresto di Antonello Nicosia e degli altri indagati. Il difensore solleva dei dubbi sulla sostenibilità delle accuse.


Sono stati arrestati lunedì scorso 4 novembre, San Carlo Borromeo e giorno dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Poi sono stati interrogati. E poi il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sciacca ha convalidato l’arresto dei cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Passe partout”, i saccensi (o in gergo “gli sciacchitani) Antonello Nicosia, Accursio Dimino, Paolo Ciaccio, Luigi Ciaccio, e Massimiliano Mandracchia. E il giudice Davico, nel motivare la convalida dell’arresto, scrive: “Ricorrono gravi indizi di colpevolezza, e il pericolo di fuga è da ritenersi sufficiente anche per la configurabilità dell’esigenza cautelare. Sussiste anche il concreto pericolo che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per i quali si procede”. E poi aggiunge: “In ragione della spiccata pericolosità criminale, solo la limitazione carceraria della libertà personale è in grado di contenere la pericolosità degli indagati”.

Poi il giudice Davico ha sottolineato il “gravissimo contesto associativo di riferimento e la non occasionalità delle condotte degli indagati Dimino e Nicosia, a pieno titolo inseriti nell’ambito della criminalità organizzata di stampo mafioso e comunque in gruppi operanti con metodo mafioso collegati fra loro da vincoli stringenti”.

Il magistrato in servizio a Sciacca è stato competente in tale fase procedurale dell’inchiesta perché la Guardia di Finanza e i Carabinieri lunedì scorso hanno eseguito il provvedimento di fermo a Sciacca. Esaurito il suo compito, il giudice Davico ha trasmesso gli atti alla Procura antimafia di Palermo, competente invece, trattandosi di ipotesi di reato di stampo mafioso, a proseguire l’istruttoria.

Nel frattempo, il difensore di Antonello Nicosia e di Accursio Dimino ha sollevato dei dubbi da approfondire. Il ragionamento o, meglio, la riflessione è la seguente: “Secondo legge, Antonello Nicosia, come collaboratore parlamentare della deputata Giusy Occhionero, entra in carcere solo con la Occhionero, e nelle sue attività all’interno del carcere non si distacca dalla Occhionero. Dunque, se Nicosia, incontrando i detenuti, avesse veicolato loro messaggi dall’interno verso l’esterno del carcere, o viceversa, la Occhionero se ne sarebbe accorta o avrebbe dovuto accorgersene. Ebbene, la Occhionero non è indagata ma è stata ascoltata dalla Procura di Palermo come ‘persona informata sui fatti’. E ciò è prova che i colloqui intrattenuti in carcere non costituiscono reato. Inoltre, anche gli agenti di Polizia penitenziaria controllano a stretto contatto, con occhi e orecchie, gli ospiti, in tal caso Nicosia e Occhionero, anche a garanzia della loro sicurezza all’interno del carcere. Ordunque, Nicosia non avrebbe potuto mai restare da solo con i detenuti, men che meno con i 41 bis”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Sgominata dai Carabinieri una organizzazione criminale che riciclava nella provincia di Agrigento lavoratori proveniente dall’est Europa in possesso del visto turistico ma che invece successivamente venivano sfruttati come lavoratori nelle campagne per pochissimi euro giornalieri.

I militari dell’Arma, su ordine della Procura, hanno arrestato nella notte sette persone nell’ambito di una operazione denominata “Ponos”; l’inchiesta, iniziata nel maggio scorso, è stata supportata da una serie di pedinamenti, intercettazioni e riprese televisive che hanno contribuito molto a smascherare l’organizzazione criminale.

Inutile sottolineare come la manovalanza proveniente dall’est veniva costretta dai “caporali” a lavorare anche fino a dodici ore al giorno indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

 

 

 

Il coordinatore del Movimento Mani Libere di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, nutre dubbi sull’avvelenamento dell’albero di ficus pluridecennale al piazzale Giglia a San Leone. Di Rosa afferma: “Se qualche incosciente avesse buttato davvero dell’acido nelle radici dell’albero di Piazza Giglia, l’erba che lo circonda come sarebbe cresciuta? Quella aiuola è stata ridimensionata del tutto, e ci sono testimoni che hanno visto gli operai troncare di netto le radici dell’albero e ridurre le stesse di almeno il 50%. Quella zona è servita da sistema di video sorveglianza, vogliamo subito sapere la verità, siamo certi che la Procura farà come sempre la sua parte, ma perché la denuncia arriva solo ora quando noi assieme ad altri cittadini avevamo denunciato pubblicamente il problema da più di 2 mesi? Forse perché oggi le immagini della video sorveglianza non saranno più in archivio?”.

A Porto Empedocle nei fondali marini antistanti il porto, la Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, i poliziotti del locale Commissariato, diretti da Chiara Sciarabba, della Squadra Nautica, agli ordini di Francesco Sammartino, la Guardia Costiera, capitanata da Gennaro Fusco, e il Nucleo Sommozzatori di Messina, hanno scoperto, pescato e recuperato oltre 11 chilogrammi di hashish. Per tale sequestro sono indagati, in stato di libertà, cinque soggetti di Porto Empedocle. Tutte le attività sono state coordinate e convalidate dalla Procura della Repubblica di Agrigento.