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Ad Agrigento, come pubblicato ieri, l’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, si è accorta della caduta di calcinacci dal cavalcavia in via Volpe, tra via 25 aprile e via Dante, a ridosso dell’ex Parco Addolorata adesso adibito dal Comune a discarica di rifiuti vegetali. Ebbene, 24 ore dopo la segnalazione sono iniziati i lavori di recupero sicurezza.

Ad Agrigento, domani, sabato 30 novembre, al Grand Hotel Mosè, al Villaggio Mosè, dalle ore 8:30 alle 13:30, si svolgerà un convegno sul tema : “Le criticità del fabbricato condominiale viste come opportunità”, organizzato dall’Acap, Associazione condominiale amministratori e proprietari.

In proposito le interviste a Pasquale Palumbo, presidente regionale Acap, Salvatore Buscemi, Responsabile tecnico Acap, e Daniele Ippolito, segretario regionale Acap

Sbarco autonomo in provincia di Agrigento, a Montallegro, sulla spiaggia di Torre Salsa, dove è approdata una barca con diversi migranti a bordo, che si sono dileguati nel territorio. Una decina di persone è stata rintracciata. Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia proseguono le ricerche. E un altro sbarco “fantasma” è accaduto ancora in provincia di Agrigento, a Ribera, sulla spiaggia di Seccagrande, dove i Carabinieri hanno intercettato sette tunisini appena approdati verosimilmente con altri extracomunitari.

Nell’ambito di distinte procedure di esproprio, il Comune di Ravanusa ha occupato diversi terreni di proprietà dei signori B.C. ed A.C. (sono le iniziali dei nomi), di cui: alcuni per realizzare il completamento della rete fognante cittadina, altri per la costruzione della strada di collegamento tra le case popolari del rione Tintoria con Via Olimpica, nel territorio del medesimo Comune, poi altri ancora per il completamento e rifacimento del sistema di distribuzione idrico, ed altri, infine, per realizzare un collettore fognario a servizio degli insediamenti ivi esistenti.
Tali terreni, ancorchè effettivamente occupati dal Comune di Ravanusa, non sono stati oggetto di un formale provvedimento di espropriazione e/o di atto di cessione volontaria ritualmente stipulato.
Pertanto, nel settembre 2017, nel perdurare dell’illegittima occupazione dei propri terreni senza che venisse adottato alcun atto ablatorio a conclusione di tali procedure espropriative, i signori B.C. e A.C. invitavano il Comune di Ravanusa a voler provvedere all’acquisizione ex art. 42 bis t.u. espropri dei suddetti terreni ovvero alla restituzione degli stessi previa rimessione in pristino.
L’Amministrazione comunale, tuttavia, non riscontrava l’istanza presentata dai signori B.C. e A.C., i quali pertanto proponevano un ricorso giurisdizionale, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Vincenzo Airò,per chiedere la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato sulla loro istanza ed ordinare all’Amministrazione comunale di pronunciarsi con provvedimento espresso.
In particolare, gli Avvocati Rubino ed Airò rilevavano come la mancata definizione della procedura di esproprio impone alla pubblica amministrazione di riscontrare l’istanza del proprietario delle aree illegittimamente occupate adottando una determinazione espressa e, pertanto, decidendo se procedere all’acquisizione ex art. 42 bis t.u. espropri o alla restituzione delle stesse previa rimessione in pristino.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, uniformandosi alla consolidata giurisprudenza in materia richiamata dalla difesa di parte ricorrente, ha accolto il ricorso proposto dai signori B.C. e A.C. ed ha ordinato all’Amministrazione di pronunciarsi con un provvedimento espresso.
Per effetto di tale statuizione, il Comune di Ravanusa dovrà pertanto decidere, nel termine di 90 giorni, se restituire i terreni occupati previa rimessione in pristino ovvero acquisire ex art. 42bis t.u. espropri i terreni di proprietà dei ricorrenti. L’Amministrazione comunale dovrà inoltre provvedere al pagamento delle spese liquidate in giudizio.

“Suo marito – la maschera di un’autobiografia e altro” è il titolo del 56° Convegno Internazionale di Studi Pirandelliani che si svolgerà dall’1 al 3 dicembre ad Agrigento, grazie all’impegno della Regione Siciliana e dal vicepresidente Gaetano Armao, il contributo del Parco della Valle dei Templi e lo sponsor di Coopculture.

Dopo aver fatto ritorno al Palacongressi, il Convegno prosegue il cammino tracciato dal suo fondatore, il Professor Enzo Lauretta, con lo scopo di tenere sempre aggiornata la critica e la ricerca sull’opera pirandelliana, promuovendo nuove analisi e letture.

Saranno presenti 15 province italiane, 30 Istituti di Scuola Media Superiore provenienti da tutta Italia comprese 6 province siciliane, oltre a studiosi di diverse Università italiane e straniere quali Germania, Repubblica Ceca, Austria e Svizzera, per un totale di circa 500 convegnisti.

Il Convegno, promosso e organizzato dal Centro Nazionale Studi Pirandelliani, presieduto dal Prof. Stefano Milioto, rappresenta una occasione perfetta per approfondire in presa diretta l’opera dello scrittore siciliano, e insieme uno straordinario strumento di conoscenza della cultura della terra da cui l’autore prende ispirazione; ma è anche un momento di grande importanza per Agrigento a seguito della notevole presenza di persone che porta in città e quindi della conseguente ricaduta economica che ha sul territorio.

Tanto clamore e poi nulla: esito negativo al riscontro della presunta presenza di Matteo Messina Denaro in un ospedale a Messina. E non sarebbe stata la prima volta.


Messina nella cartina geografica di Cosa Nostra siciliana è indicata come la provincia “babba”. E tuttavia, quando latitanti eccellenti, come Matteo Messina Denaro, sarebbero stati bisognosi di cure mediche, avrebbero scelto Messina per curarsi. Ad esempio, l’ex killer del clan palermitano di Brancaccio, Gaspare Spatuzza, poi collaboratore della Giustizia e testimone determinante nella scoperta del depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, al processo “Borsellino quater” ha raccontato che Matteo Messina Denaro, affetto da grave miopia, si sarebbe sottoposto ad un intervento agli occhi in un ospedale di Messina, scortato dagli affiliati al clan di Brancaccio.

Gaspare Spatuzza

Le parole di Spatuzza: “C’è un particolare da Messina, però, ma credo che era per una problematica di Matteo Messina Denaro… So un particolare, in cui Matteo Messina Denaro ha subito un intervento agli occhi a Messina… In questa vicenda era coinvolto Nino Mangano… Messina Denaro all’epoca si andò a curare sotto il nome di Giorgio Pizzo, un uomo del nostro gruppo, della famiglia di Brancaccio, che gli cedette la sua carta d’identità. Andò a curarsi a Messina sotto il controllo di Nino Mangano…”. Sia Mangano, reggente di Brancaccio, che Pizzo, sono stati arrestati nel dicembre del ’95, ed è quindi verosimile che Messina Denaro sia stato operato tra il ‘93’ e il ’95. Che Matteo Messina Denaro fosse afflitto da grave miopia lo ha confermato anche un altro ex killer poi pentito, Vincenzo Sinacori, che ha condiviso con il boss di Castelvetrano la latitanza tra il settembre del ’95 e l’aprile del ‘96. Sinacori rivelò il particolare della miopia, e che Messina Denaro si sarebbe dovuto recare in Spagna, e che nel gennaio del 1994, infatti, si presentò con il nome “Matteo Messina” alla clinica oculistica “Barraquer” a Barcellona per una visita agli occhi. Nonostante lo stato di latitanza, il capomafia non ebbe difficoltà nel sottoporsi al controllo. Ebbene, a fronte di tutto ciò ecco perché, forse, appena si è diffusa la notizia di un paziente originario di Castelvetrano in un ospedale di Messina, al Centro Neurolesi “Bonino Pulejo”, si è subito paventato se non creduto che si trattasse di Matteo Messina Denaro, tanto che si è scomodato il procuratore capo della città dello Stretto, Maurizio De Lucia, il quale ha subito predisposto i controlli. I Carabinieri sono irrotti nella stanza dove da un mese, dopo un ictus, è ricoverato per la riabilitazione l’uomo di Castelvetrano. Esito negativo. Non è lui. Tanto clamore, sì, ma non è lui.

 

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il bilancio del Comune di Agrigento, così come di tanti altri Comuni, è un bilancio da amministrazione di condominio, ovvero si basa su una quota fissa di entrate e di uscite, e le entrate servono tutte per la spesa corrente, per pagare i dipendenti e gli amministratori. Anche servizi primari come acqua e rifiuti sono affidati a soggetti esterni. Il Comune di Agrigento, come è noto, non dispone nemmeno delle risorse per asfaltare le strade. Quindi è lecito supporre che potrebbe essere amministrato da un solo amministratore, un commissario, come accade alla Provincia. Dunque, quanto accaduto ieri in città, dove il viadotto Imera è stato chiuso al transito per oltre due ore a seguito dell’allarme lanciato da un camionista che ha avvertito delle vibrazioni al passaggio con il suo mezzo, ha preoccupato il sindaco, Lillo Firetto, il quale oggi ha scritto una lettera al ministero delle Infrastrutture. Firetto chiede alla ministro De Micheli le risorse per monitorare i ponti cittadini perché – spiega Firetto – il Comune non ha alcuna risorsa finanziaria per potere adempiere a tale compito.

Ad Agrigento, domani, sabato 30 novembre, al Museo archeologico “Griffo”, nella sala Zeus, alle ore 17 si svolgerà il “Premio Telamone 2019 – 43esima edizione – I volti dell’eccellenza siciliana”, organizzato da Paolo Cilona, fondatore e presidente onorario del Premio, e da Chiara Cilona, presidente del Premio. Il Telamone è conferito ai siciliani nativi o originari che costituiscono l’energia positiva del Paese, diffondendo con eccellente professionalità il “Made in Sicily”. Nel corso della cerimonia vi saranno interventi artistici in ricordo di Leonardo Sciascia. I premiati sono Gabriella Anca Rallo, Roberto Andò, Carla e Grazia Conti, Antonino Cremona, Nicola Fiasconaro, Francesco Lo Sardo, Graziella Luparello, Federico Mancarella, Nicolò Morales, Antonio Occhipinti, Tommaso Romano, Nadia Terranova, Antonio e Olivia Sellerio. Alla cerimonia partecipa anche l’attrice del Pirandello Stable Festival, Maria Grazia Castellana.

In Spagna, a Valencia, domenica prossima, primo dicembre, si corre la 39esima edizione della Maratona, di risonanza mondiale e con presenze dai cinque continenti. Parteciperanno anche tre atleti agrigentini, Pietro Cocchiara, residente a Grotte e originario di Calamonaci, Giuseppe Tavormina di Siculiana e la moglie Anna Gagliano. In proposito oggi al Videogiornale di Teleacras è in onda un’intervista a Pietro Cocchiara.