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sabato 30 novembre è il giorno della colletta alimentare. Gli 8900 volontari del Banco Alimentare della Sicilia Onlus sono impegnati in tutti i supermercati della Sicilia per riporre negli scatoloni alimenti a lunga conservazione o per bambini, olio o tonno in scatola. Si tratta della 23° Giornata Nazionale della Colletta Alimentare promossa dalla Fondazione Banco Alimentare. Le donazioni di alimenti ricevute oggi 30 novembre integreranno quanto il Banco Alimentare recupera quotidianamente, combattendo lo spreco di cibo. Nel 2018, grazie all’efficienza anche logistica delle 21 sedi regionali di cui si compone la Rete Banco Alimentare, sono state distribuite oltre 90.000 tonnellate di cibo. In particolare, ad Agrigento e Favara i volontari sono presenti in 16 supermercati, dislocati tra i vari quartieri. Tutto il raccolto della giornata sarà distribuito nel giro di pochi giorni alle strutture caritative di Agrigento convenzionate con il Banco Alimentare. L’anno scorso solo ad Agrigento sono stati contati circa 950 scatoloni per un totale di quasi 11.000 chili di alimenti. In ragione della lodevole iniziativa, quest’anno anche la Questura ed il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Agrigento contribuiranno attraverso i loro mezzi e personale. E’ possibile sostenere la Colletta Alimentare anche con l’sms solidale al numero 45582 attivo fino al 10 dicembre. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun sms. E 5 euro da rete fissa.

E’ l’agrigentino Calogero Romano l’agronomo che con il “Progetto Pilot” si è classificato al secondo posto al concorso nazionale “Dottore Agronomo e Dottore Forestale, progettista del cibo sostenibile” promosso nel contesto del 17esimo congresso Conaf “AgroFor2030: The Global Goals – Paradigmi ed evoluzione di una professione in uno scenario di sviluppo sostenibile”, che si è svolto in Basilicata.

L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento, coordinata da Claudio Lombardo, rileva che ogni anno la Valle dei Templi è visitata da più di un milione di persone. “Purtroppo – aggiunge Lombardo – le presenze in città solo meno di 250 mila. E ciò perché non riusciamo ad offrire loro valide offerte turistiche in un centro storico degradato ed abbandonato a se stesso ed in una frazione balneare che offre un mare spesso inquinato e sporcizie ovunque. Tanti angoli centrali di San Leone sono trasformati in discariche a cielo aperto”.

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Ieri il candidato a sindaco dott. Franco Miccichè, ho sospeso momentaneamente la propria campagna elettorale per tornare a pieno ritmo su quella che è la sua attività professionale.
Nella tensostruttura di Porto Empedocle, subito dopo lo sbarco di 30 immigrati tra Torre Salsa e Siculiana Marina ha provveduto immediatamente a prestare le prime visite e le prime cure con la sua conclamata professionalità e umanità. Una vera fortuna per i trenta migranti i quali, appena sbarcati in condizioni precarie si sono ritrovati un medico scrupoloso che li ha prontamente visitati e rasserenati.

“Un parlamentare di Caltanissetta informò della partenza da Roma di Falcone”. Gli incontri anche con Aiello “faccia da mostro”: Pietro Riggio depone al processo Capaci bis.

Pietro Riggio

A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, innanzi alla Corte d’Assise d’Appello, è in corso il processo di secondo grado cosiddetto “Capaci bis”, ovvero il secondo troncone dell’inchiesta sull’attentato a Giovanni Falcone il 23 maggio del 1992. Gli imputati sono Salvo Madonia, Lorenzo Tinnirello, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, già condannati all’ergastolo in primo grado, e Vittorio Tutino, assolto. E’ stato ascoltato come imputato di reato connesso l’ex reggente della famiglia mafiosa di Resuttano, in provincia di Caltanissetta, ed ex agente di Polizia penitenziaria, Pietro Riggio, adesso collaboratore della Giustizia.

E tra l’altro ha affermato: “Parlo di queste cose solo adesso perché io conosco purtroppo il sistema dall’interno. Se ne avessi parlato prima oggi non sarei qui, sarei stato un uomo morto. Io il bagno in un mare di pescecani non me lo faccio, se no mi mangiano. Ma se i pescecani non ci sono più allora sì, è normale. Indubbiamente ha pesato, in questa mia decisione di parlare di queste cose, anche la sentenza di primo grado del processo sulla ‘Trattativa’. Quando sono stato arrestato e detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere ho conosciuto altri ex funzionari e appartenenti alle forze dell’ordine, dietro le sbarre per motivi diversi. All’inizio per i primi quattro-cinque mesi non ci fu niente. Solo dopo ci furono con alcuni soggetti i primi contatti perché io entrassi in una sorta di task force per la cattura di Provenzano. I soggetti più attivi furono Giovanni Peluso, ispettore della Questura di Roma, e Giuseppe Porto, della Digos. Ricordo che il 12 luglio del ’99 sono stato prelevato dal carcere e portato a Roma, negli uffici della Dia in via Cola di Rienzo. Ci sono anche altre persone coinvolte nelle indagini di cui oggi non faccio i nomi. Io quel giorno fui preso con una Fiat Croma bianca. Lì alla Dia conosco il colonnello Angelo Pellegrini e un certo zio Toni, cioè Antonio Miceli. Anche loro mi parlano del fatto di formare una squadra, appunto, per prendere Provenzano. Io ero disponibile, ne avevamo ampiamente parlato all’interno del carcere, il progetto era quello. Quando ho finito il colloquio, sono stato riportato nel carcere militare. I contatti con tutti, compreso il colonnello Pellegrini, sono ripresi quando sono stato scarcerato, nell’aprile del 2000, e messo ai domiciliari. I contatti con l’ispettore di Polizia, Giovanni Peluso, furono diversi. Io capivo che era coinvolto in attività illecite collegate a Caltanissetta. Una delle cose che mi allarmò fu che lui volesse essere aiutato in un attentato che doveva essere fatto contro un giudice palermitano, Leonardo Guarnotta. Non mi disse quali fossero le ragioni, ma mi disse che gli serviva un appoggio in cui nascondersi dopo l’attentato. Mi mostrò uno schizzo che aveva fatto dell’abitazione del giudice e come si doveva intervenire, disse che si dovevano fare dei favori alla parte politica, ma non mi fece mai dei nomi. Di questo attentato poi non ho saputo più niente. Giovanni Peluso sull’attentato a Capaci a Falcone mi fece tutta una serie di propalazioni che mi lasciarono basito. Peluso mi disse: ‘Brusca ancora è convinto che l’ha premuto lui il telecomando’. Fu una frase che mi allarmò moltissimo, mi sentii raggelare. Fu proprio una frase secca. Si era sempre saputo che era stato Brusca, insomma la mafia, ma in quel momento ho capito che altre persone si erano interessate a quella strage. E soprattutto ho capito che mi trovavo in pericolo e che stavo giocando un ruolo più grande di me. Giovanni Peluso mi raccontò anche che quando un magistrato partiva con un aereo, al momento del decollo non si sapeva mai dove fosse diretto, era una cosa che si sapeva dopo. Mi disse che la telefonata per avvisare dove sarebbe atterrato Falcone era partita da un parlamentare di Caltanissetta, che lo avrà saputo da altri soggetti direttamente in aeroporto alla partenza: una segnalazione arrivata mentre Falcone è in viaggio a diecimila metri, praticamente. Ricordo un altro incontro con Giovanni Peluso, all’uscita dell’autostrada allo svincolo per Resuttano. Peluso era a bordo di un’automobile guidata da una donna. Seduto dietro, anche un altro uomo che risponderebbe al nome di Filippo. Sono rimasto colpito dalla sua faccia: è tutta butterata, come se avesse subito un qualche incidente, qualcosa. Mi diceva che Peluso mi voleva veramente bene, che lo dovevo ascoltare. Poi ho avuto modo di rivedere quella faccia in alcune fotografie, capii che si trattava di un certo Aiello, lo chiamavano faccia da mostro”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’azione pubblicitaria messa in atto dal colosso Unieuro raccoglie i suoi frutti.

L’unica famiglia al mondo che rimarrà per sempre, in eterno, è proprio la famiglia Addams.

E’ così che il punto vendita Unieuro del Villaggio Mosè ha pensato bene di uniformarsi a tutte le prerogative che caratterizzano la famiglia Addams ed ha vestito e truccato alcuni suoi dipendenti con un quasi perfetto copia e incolla delle celebre famiglia internazionale.

Un modo come un altro per intensificare il rapporto umano che esiste tra addetti alla vendita che lavorano con il sorriso e i propri clienti.

Altro che acquisti on line, qui il calore umano si vede, si sente, si tocca.

I cittadini avevano avuto, dagli addetti ai lavori, chiare rassicurazioni, area protetta – chiusa e sorvegliata – e nessun disservizio.

L’epilogo è cosa diversa: area non protetta – aperta e non sorvegliata – disservizi: nessuno da parte degli operatori, in rappresentanza della RTI Iseda, i quali hanno lavorato senza sosta non riuscendo più ad arginare l’emergenza che si è creata.

Ormai si parla di emergenza rifiuti e igienica, e le due aree ecologiche (una situata nel popoloso quartiere di Favara ovest e l’altra a valle della contrada San Pietro), sono diventate ormai maxi discariche, ove non si vedono più soluzioni certe e nel breve tempo.

L’amministrazione comunale: “non ha soldi da destinare ad una porzione di Agrigento che è destinata a non esserlo più”.

Voci di corridoio, anche insistenti, parlano di uno spostamento dell’isola ecologica di “Favara Ovest”, posta oggi su un’area comunale già violentata e deturpata per la carenza igienico sanitaria, in una nuova area comunale, ancora vergine, che dista dieci metri dalla prima.

L’unica proposta sembra essere: deturpare, abbandonare e spostare.

I residenti non ci stanno e sono pronti alla protesta!

Se pur denunciato, più volte e pubblicamente, le autorità di pubblica sicurezza e i sanitari dell’ASP non sono ancora intervenute, forse lo faranno a breve, magari domani.

È veramente, triste sapere che la raccolta differenziata ad Agrigento abbia avuto un declino così profondo in meno di due mesi: nei due centri di conferimento, non si parla più di differenziata ma solo di indifferenziato, rifiuti speciali ed ingombranti.

Chi ha la meglio adesso sono i ratti, gatti e cani, e ad avere la peggio sono solo i cittadini che vedranno (domani, tutti indistintamente) questa emergenza ripercuotersi sulle già salatissime bollette.

E’ doveroso ricordare che le aree, oggi destinate, a centri di conferimento dei rifiuti (istituita solo per i residenti nel quartiere di Favara ovest e ricadente nel comune di Agrigento) sono ormai un ricettacolo di chi ha il “vizietto” di sporcare e molte volte non sono nemmeno agrigentini!

Basterà forse un controllo più serrato e un impianto di  video sorveglianza?

Chi ha il dovere di controllare oggi, sta sottovalutando il destino dell’area e della salute pubblica. Le aree rischiano di diventare discariche “abusive” anche nei lustri futuri, anche quando le isole ecologiche non ci saranno più.

Interrogazione del consigliere Calogero Lattuca al Sindaco del Comune di Porto Empedocle per conoscere i motivi che hanno portato l’amministrazione alla mancata accensione dei riscaldamenti presso l’Istituto Comprensivo Statale Luigi Pirandello.

Lo stesso Lattuca nella medesima interrogazione chiede ulteriori spiegazioni in merito allo stato degli intonaci dei servizi igienici e dei corridoi del primo piano del plesso in questione, chiedendo all’amministrazione se siano previste somme in bilancio per la messa in sicurezza dell’istituto, se è previsto un collaudo statico per confermare la sicurezza del plesso, e se siamo previsti lavori per ripristinare le corrette condizioni d’uso dei locali.
Il consigliere, infine, chiede quando saranno messi in funzione i riscaldamenti e invita l’amministrazione ad adoperarsi affinché la situazione di, grave, disagio trovi una soluzione nel rispetto dei ragazzi e del personale scolastico.

A Favara i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo Lattuca, 39 anni, sorpreso in piazza Giglia alla guida di uno scooter quando, invece, poiché sorvegliato speciale e sottoposto a misura preventiva, non avrebbe potuto guidare il mezzo. Altre irregolarità amministrative sono state contestate in riferimento al ciclomotore. Lattuca è fratello di Jessica Lattuca, la giovane di cui non vi è più traccia dal 13 agosto del 2018.