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La Procura di Agrigento ha disposto il giudizio immediato nei confronti di Giuseppe Milioto, ex consigliere comunale di Canicattì.

L’ex politico finisce dunque a processo in seguito ad un blitz effettuato lo scorso anno all’intero della sua abitazione dai carabinieri del Nucleo Tutela Animali. In quell’occasione i carabinieri trovarono all’interno di un garage di pertinenza dell’ex consigliere comunale diversi animali in cattive condizioni igienico-sanitarie.

Cani lasciati al buio, alcuni addirittura con collare elettrico. In quell’occasione trovati anche due furetti e diversi medicinali scaduti.

Tra i primari obiettivi perseguiti dai Nuclei Carabinieri Antisofisticazioni e Sanità (NAS) nella diuturna azione di contrasto ai reati in danno della salute pubblica vi è la lotta all’abusivismo sanitario ed ai falsi professionisti nel settore medico che, privi di abilitazione e di conoscenze sulle pratiche cliniche accreditate dalla comunità scientifica, rischiano di adottare nei confronti di ignari pazienti cure superflue od addirittura dannose.
Tra le attività sottoposte a continui monitoraggi dai Nas rientrano, oltre quelle più diffuse come le odontoiatriche o chirurgo-estetiche, anche quelle che riguardano la nutrizione, argomento molto in voga soprattutto nella stagione estiva quando è più sentita l’esigenza di tenere il fisico in forma.

E’ stata la volta quindi di un falso nutrizionista, scoperto dai carabinieri del Nas di Catania nel centro urbano di Giarre grazie all’attività di monitoraggio sui social network, servizi che oggigiorno rischiano di diventare una trappola inesorabile per molti utilizzatori del Web ed attraverso i quali il sedicente professionista attirava nel suo studio i clienti.

Sempre di più sono quindi i cittadini che si rivolgono a specialisti del settore quali dietologi, nutrizionisti e dietisti, non solo per esigenze curative o per scelta salutistica ma anche per riacquistare e mantenere il peso forma. Occorre però porre molto attenzione nella distinzione tra queste diverse categorie di professionisti. E’ fondamentale capire la differenza e saper distinguere le giuste figure in base alle proprie esigenze, altrimenti si rischia di affidarsi a persone che non hanno la benché minima cognizione in materia.

E’ bene ricordare che l’unico professionista che può prescrivere una dieta in caso di obesità patologica o disturbi dell’alimentazione è il dietologo cioè un vero e proprio medico specializzato in Scienze dell’alimentazione, l’unico che può visitare il paziente emettendo una diagnosi, da non confondere con il dietista cioè un operatore sanitario che attua le prescrizioni dietetiche dei medici aiutando il paziente a metterle in pratica.

Altra nuova figura professionale è quella del nutrizionista che corrisponde molto spesso ad un biologo al quale si possono rivolgere tutti coloro che essendo in buona salute vogliono semplicemente riorganizzare il proprio stile alimentare applicando le regole di una giusta nutrizione sana ed equilibrata. Lo stesso può quindi elaborare in autonomia diete e schemi alimentari, ma anche offrire consulenze nutrizionali a coloro cui è stata diagnosticata dal medico una patologia come l’ipercolesterolemia, l’anoressia o l’obesità.

Il falso nutrizionista scoperto a Giarre, nonostante fosse privo di qualsiasi titolo di studio specifico, sottoponeva a visita i pazienti elaborando anche diete personalizzate. Al medesimo sono state sequestrate centinaia di schede dietetiche intestate a  persone, la maggior parte delle quali totalmente ignare del fatto di trovarsi di fronte ad un soggetto per nulla abilitato a svolgere la professione sanitaria e senza il possesso di alcuna laurea in biologia o scienze della nutrizione. Lo stesso è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Catania per il reato di “esercizio abusivo della professione sanitaria di nutrizionista”.

I cittadini hanno oggi a disposizione importanti strumenti per verificare se i professionisti a cui si affidano per le cure siano muniti o meno di laurea e di abilitazione: è sufficiente consultare, secondo i casi, l’Albo online dell’Ordine delle Professioni Sanitarie Tecniche, dei Biologi o dei Medici della propria provincia, quest’ultimi rintracciabili anche attraverso il portale della Federazione Nazionale raggiungibile all’indirizzo www.fnomceo.it .

I controlli dei Carabinieri del NAS di Catania proseguono assiduamente su tutto il territorio, a tutela di quei cittadini che, ignari o talvolta imprudenti non solo per esigenze di salute, si rivolgono a chi non sempre garantisce professionalità o adeguati servizi sanitari a discapito della salute.

E’ iniziata questa mattina alle 9, la distribuzione dei kit per la raccolta differenziata ad Aragona in vista dell’avvio del nuovo servizio. Nei locali di via Vitello messi a disposizione dall’amministrazione comunale, il personale della Sea che in appalto il servizio, ha iniziato il ricevimento degli utenti a quali consegnerà le attrezzature ed il materiale informativo che servirà loro per effettuare una corretta differenziata. Gli uffici di via Vitello saranno aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 ed il sabato dalle 9 alle 13. Da oggi, lunedì 7 fino a sabato 12 ottobre, saranno ricevuti gli utenti il cui cognome inizia con le lettere A- B e C. Dal 14 al 19 ottobre, sarà la volta delle lettere C,D ed E, mentre la settimana successiva, quella che va dal 21 al 26 ottobre toccherà agli utenti il cui cognome inizia con le lettere F e G. Si proseguirà con la consegna ai cognomi che iniziano con H, I, L, M, N ed O dal 28 ottobre al 3 novembre, per concludere dal 4 al 9 novembre con le restanti lettere, P, Q, R, S, T, U, V e Z. Per il ritiro del kit, sarà necessario avere con se, la tessera sanitaria dell’intestatario della Tari anche in caso di delega. La delega per il ritiro dei contenitori e del materiale informativo sarà inviata per posta a tutti i cittadini-utenti proprio in questi giorni.

Beatrice è una neonata palermitana di 5 mesi che il 3 luglio del 2018 è stata operata nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Taormina, gestito dal Bambino Gesù, per una malformazione con la quale ha convissuto senza sintomi dalla nascita. Ebbene, Beatrice è morta a seguito di un intervento chirurgico troppo lungo, eseguito senza i necessari accertamenti preliminari. Così è emerso dall’autopsia disposta dalla Procura di Roma sul corpo della piccola che avrebbe dovuto essere operata entro 5 ore, è invece uscita dalla sala operatoria 12 ore dopo, ed in fin di vita, con un’ischemia cerebrale, è stata trasferita al Bambino Gesù di Roma dove è morta 68 giorni dopo. Due medici sono indagati. I genitori di Beatrice, Marco Morici e Betty Bua, commentano: “Finalmente la verità è emersa. Speriamo che magistratura non perda lo stesso tempo impiegato per la relazione in modo che si apra un processo e Beatrice possa avere giustizia. I periti Giuseppe Pomè, primario del reparto di Cardiochirurgia pediatrica del Gaslini di Genova, e Antonio Grande, cardiochirurgo del Policlinico di Pavia, scrivono che Beatrice è morta per “insufficienza multi-organica in esito ad arresto cardiaco post-operatorio e puntano il dito contro la condotta medica caratterizzata da una carenza di accertamenti diagnostici prima del trattamento chirurgico necessari per una adeguata definizione del quadro diagnostico pre-operatorio, e sui tempi chirurgici dell’intervento eccessivi, in seguito a difficoltà tecniche insorte a causa di carenti accertamenti”.

La consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Agrigento, Marcella Carlisi, riferisce che è stato molto partecipato il banchetto informativo allestito ieri mattina, domenica, al Villaggio Mosè, in piazza del Vespro, per assistere e informare i cittadini costretti a fronteggiare asseriti errori negli avvisi di pagamento Imu e Tasi pregressi che hanno ricevuto. Il banchetto sarà ripetuto domenica prossima, 13 ottobre, ad Agrigento, a Porta di Ponte, dalle ore 10:30 alle 13. E Marcella Carlisi commenta: “La maggior parte dei cittadini, soprattutto anziani, al cospetto di un accertamento e con gli F24 con diversi codici, non sa dove mettere le mani. E le prenotazioni negli uffici comunali non sono possibili se non al dicembre 2020”.

Alcuni giorni addietro, come rileva l’associazione ambientalista MareAmico, un peschereccio tunisino di circa 10 metri è approdato sulla spiaggia di Capo bianco ad Eraclea Minoa, in provincia di Agrigento, con a bordo circa 40 migranti che si sono dileguati nell’entroterra. Ebbene – aggiunge il coordinatore di MareAmico, Claudio Lombardo – il giorno successivo allo sbarco la Capitaneria di Porto Empedocle è intervenuta per cercare di trainare la barca in un posto sicuro, ma ogni tentativo è stato vano. La barca è appena affondata, disseminando in un lungo tratto di costa rifiuti gravemente inquinanti.

 

Un naufragio sarebbe avvenuto in nottata a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Sul posto stanno operando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza. Individuati altri due corpi in mare al largo di Lampedusa, dove gia’ sono stati recuperati i corpi di due donne, ma a bordo c’erano almeno 50 persone, e tra questi, secondo i testimoni, 8 bambini che sarebbero tra le vittime.

Nelle operazioni di soccorso sono impegnati, oltre alle unita’ navali della Guardia costiera e della Guardia di finanza, anche un elicottero delle Fiamme gialle che sta sorvolando la zona del disastro, a meno di un miglio dalla costa.

I cadaveri delle due donne sono stati sbarcati sul molo Favaloro alle 4:30 da una motovedetta della Capitaneria di porto. Alle 4:55 altre due motovedette della Guardia di finanza sono rientrate in porto con i 22 superstiti. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia sono in netto peggioramento e le previsioni per i prossimi giorni sono proibitive.

La Procura di Agrigento ha aperto l’inchiesta per naufragio, al momento contro ignoti. Il Procuratore Luigi Patronaggio, che coordina l’indagine, ha inviato Lampedusa un sostituto che seguirà da vicino l’evolversi della situazione.

Al momento sono due i corpi ritrovati e altri due individuati. Ma si temono numerose vittime.

 

Ottime notizie per la frazione di Monserrato ad Agrigento e, in particolare, per la via Favignana e il suo costone franante. L’Assessorato regionale Territorio e Ambiente ha disposto il finanziamento di 4 milioni e 200mila euro per gli interventi di consolidamento del costone. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, annuncia: “Siamo pronti ad avviare immediatamente tutte le procedure necessarie per avviare il cantiere”. L’intervista a breve

L’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, interviene in replica alla relazione della Commissione regionale antimafia sul fallito attentato subito.

La Commissione regionale antimafia presieduta da Claudio Fava ha appena approvato all’unanimità e ha pubblicato la relazione conclusiva dell’inchiesta sul fallito agguato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci. La conclusione, in estrema sintesi, è che, come ipotesi più plausibile, si sia trattato di una simulazione all’insaputa di Antoci. A fronte di ciò lo stesso Antoci replica: “Sono basito di come una Commissione, che solo dopo tre anni si occupa di quanto mi è accaduto, abbia sminuito il lavoro certosino e meticoloso che per ben due anni la Procura antimafia di Messina e le Forze dell’Ordine hanno condotto senza sosta, ricostruendo gli accadimenti con tecniche avanzatissime in uso alla Polizia Scientifica di Roma e che oggi rappresentano per l’Italia un fiore all’occhiello. Tali tecniche sono state utilizzate per ricostruire due attentati: in via D’Amelio nel ‘92 e contro di noi la notte del 18 maggio 2016 sui Nebrodi. La Commissione ha utilizzato audizioni di soggetti che non citano mai le loro fonti bensì il ‘sentito dire’ o esposti anonimi che la magistratura, dopo attenta valutazione e trattazione, ha dichiarato essere calunniosi. Peraltro, alcuni dei soggetti ascoltati hanno in corso procedimenti giudiziari per diffamazione sull’accaduto e precedenti condanne per il reato di falso. Procura e Tribunale di Messina scrivono testualmente: ‘E’ innegabile che tale gravissimo attentato sia stato commesso con modalità tipicamente mafiose, con la complicità di altri soggetti che si sono occupati di monitorare tutti gli spostamenti dell’Antoci e di segnalarne la partenza dal Comune di Cesarò: un vero e proprio agguato meticolosamente pianificato e finalizzato non a compiere un semplice atto intimidatorio o dimostrativo, ma al deliberato scopo di uccidere’. Anche sul movente dell’agguato i magistrati non dubitano e scrivono: “Sin dall’inizio le indagini si sono indirizzate sulle penetranti azioni di controllo e repressione delle frodi comunitarie nel settore agricolo-pastorale, da tempo avviate da Antoci’. Non potrà mai il Presidente Fava trovarmi d’accordo su quanto mi disse durante la mia audizione, quando affermò che i Magistrati e le Forze dell’Ordine hanno lavorato male. Non è così. Hanno invece reso il massimo impegno, utilizzando le migliori intelligenze e tecniche investigative e informatiche esistenti. Come mai, invece, la Commissione, come prevede la Legge Regionale, non si è occupata anche dei milioni di euro che sono stati colpiti dal Protocollo Antoci e delle possibili connivenze che sarebbero da verificare all’interno dell’apparato regionale che per anni ha assistito inerme ad un affare che per la mafia si è rivelato maggiore del lucroso mercato della droga? Sulla mafia dei terreni nessuna inchiesta. Sul loro sistema di collusioni nessun accertamento. Nessun atto a favore dei poveri agricoltori e allevatori che per anni hanno subito le vessazioni dei mafiosi rubando loro la dignità, i diritti e il futuro. Non si fa politica giocando con la vita delle persone, offrendo spunti a delegittimatori e mascariatori. Bisogna essere rigorosi e cauti, ci va di mezzo la sicurezza e la vita della gente. Ma purtroppo, passando il tempo, le cose pare si dimentichino, ed io non pensavo che proprio Claudio Fava dimenticasse ciò che è stato detto e fatto contro suo padre, ed il mascariamento che ha subito quando tutto veniva sminuito e legato a fatti personali e non alla mafia”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)