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Proseguono i lavori peritali sul palazzo Liberty, oggetto di due crolli a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro, coordinato dal consulente Luigi Palizzolo nominato dal pm Antonella Pandolfi che ha in mano il fascicolo d’inchiesta che ipotizza il reato di disastro colposo.

Questa mattina l’ingegnere Palizzolo si è recato sul posto insieme ad altri tecnici, accompagnati dai consulenti della difesa e dagli avvocati dei 31 indagati. Sul tavolo l’insieme di interventi per la messa in sicurezza. Al vaglio un duplice intervento sia sul fronte in cui è avvenuto il crollo sia sul fronte in cui regge ancora il cornicione.

Negli scorsi giorni i commercianti e i residenti hanno incontrato l’amministrazione comunale chiedendo tempi certi per la messa in sicurezza e la riapertura del tratto di strada del Viale della Vittoria interdetto al traffico dopo i due cedimenti.

Gli agenti del Commissariato di Palma di Montechiaro hanno eseguito ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip Luisa Turco, nei confronti di quattro persone accusate di sfruttamento della prostituzione. In manette sono finiti un palmese di 62 anni – Vincenzo Mangiavillano – e tre rumeni. Uno di questi – Negoita Baldajan detto “Mario”, molto conosciuto a Palma di Montechiaro, sarebbe il vero capo della banda che avrebbe messo su un giro di prostituzione tra Licata, Palma e Canicattì. I quattro sono agli arresti domiciliari.

Le vittime sarebbero ragazze provenienti per la maggior parte dei casi dall’est Europa e, in particolare, dalla Romania. Accertati una decina di episodi. Indagate anche altre persone che avrebbero avuto un ruolo decisivo nel procacciare le ragazze e convincerle a prestare attività sessuali con la prospettiva di facili guadagni.

 

Il presidente della Commissione parlamentare regionale antimafia, Claudio Fava, in conferenza, ha discusso del contenuto della recente relazione sul “caso Antoci” e le reazioni che ha determinato. Ad affiancare Fava sono stati i due consulenti della Commissione, Tuccio Pappalardo, già Questore e poi Direttore della Dia, la Direzione investigativa antimafia, e Bruno Di Marco, ex Presidente del Tribunale di Catania. “Entrambi – ha sottolineato Fava – hanno offerto ed offrono un contributo prezioso a tutto il lavoro svolto dalla Commissione, supportandone la fase istruttoria di tutte le relazioni con qualità e competenza. La Commissione non ha ricevuto né acquisito alcuna nota anonima ma ha basato il proprio lavoro esclusivamente sugli atti giudiziari ostensibili e messi a disposizione dall’autorità giudiziaria, oltre che sui verbali stenografici delle 23 audizioni svolte. La Commissione non ha mai affermato che l’ipotesi più plausibile sia quella della messinscena, ma ha sottolineato che quella dell’attentato mafioso a fine stragista è la meno plausibile alla luce dei dati raccolti. In ogni caso tutte le ipotesi, come riportato nella relazione restano in piedi e questa valutazione è del tutto oggettiva, legata alla lettura e all’analisi dei fatti e dei documenti. Senza alcun aggettivo né alcun punto esclamativo”.

Dopo i 14 anni di reclusione inflitti lo scorso 10 maggio, la giudice Graziella Luparello deposita le motivazioni della sentenza di condanna a carico di Antonello Montante.


Antonello Montante è imputato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e di accesso abusivo a sistema informatico. Lo scorso 23 aprile, la Procura della Repubblica di Caltanissetta, tramite il procuratore Amedeo Bertone e i pubblici ministeri Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, ha invocato la condanna dell’ex presidente di ConfIndustria Sicilia a 10 anni e 6 mesi di carcere.

Lo scorso 10 maggio, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Graziella Luparello, a conclusione del giudizio abbreviato, e dopo tre ore di camera di consiglio, gli ha inflitto 14 anni di reclusione. Adesso la stessa giudice Graziella Luparello ha depositato le motivazioni alla sentenza di condanna, e, tra l’altro, ha scritto: “Antonello Montante è stato il motore immobile di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne di un’antimafia iconografica, ha sostanzialmente occupato, mediante la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di dossieraggio, molte istituzioni regionali e nazionali”. E poi, “Montante aveva dato vita a un fenomeno che può definirsi plasticamente non già quale mafia bianca ma mafia trasparente, apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni”.

E poi, “Il quadro che se ne ricava, in verità abbastanza desolante, è quello di un uomo, Montante, che di mestiere faceva il ricattatore seriale, non potendo attribuirsi altro significato, anche alla luce dell’esperienza riferita da Alfonso Cicero sul tentativo di violenza privata in suo danno, alla raccolta incessante di dati riservati, documenti e registrazioni di conversazioni”.

E poi, “Montante aveva compiti di direzione, promozione e organizzazione di un sodalizio di cui hanno fatto parte ufficiali di Polizia, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Non può non esprimersi un giudizio assai severo sul particolare allarme sociale provocato dal sodalizio, e ciò in ragione della finalità delittuosa ad ampio spettro perseguita: eliminare il dissenso con il ricorso all’uso obliquo dei poteri accettativi e repressivi statuali, sabotare le indagini che riguardavano gli associati, praticare la raccolta abusiva di dati personali riservati, e corrompere in maniera sistematica i pubblici ufficiali”.

Ed infatti, la giudice Luparello lo scorso 10 maggio non ha condannato solo Antonello Montante, ma anche i co-imputati in abbreviato per, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, ed al favoreggiamento. Il colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta a 3 anni. Poi il sostituto commissario Marco De Angelis a 4 anni. Poi il capo della security di ConfIndustria Diego Di Simone a 6 anni. Poi il questore Andrea Grassi è stato assolto in parte da alcune imputazioni ed è stato condannato ad 1 anno e 4 mesi, meno dei 2 anni e 8 mesi proposti dagli inquirenti. Nella relazione conclusiva di indagine della Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, sul “sistema Montante”, in estrema sintesi, si legge: “E’ stato un governo parallelo che per anni ha occupato militarmente le istituzioni regionali, anche in nome dell’antimafia”.

Angelo R uoppolo (Teleacras)

Entra nel vivo il processo a carico dell’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Palma di Montechiaro (durante l’amministrazione del sindaco Amato) Concetta Di Vincenzo, 58 anni, e dell’allora Responsabile Unico del Progetto architetto Francesco Lo Nobile, 69 anni, oggi in pensione. Tre le ipotesi di abuso d’ufficio contestate: due in concorso e una solamente alla Di Vincenzo.

Questa mattina, davanti i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, è comparso il principale accusatore dei due imputati, l’ingegnere Gateano Scicolone, dalle cui denunce è scaturito l’odierno procedimento. Interrogato per oltre due ore dalle parti l’ingegnere ha confermato le accuse denunciando ostruzionismo da parte della dirigente. Alla base di questo “ostruzionismo” ci sarebbero stati anche problemi giudiziari che hanno coinvolto (risultò indagato) l’ingegnere Scicolone. Ma non soltanto. Infatti nonostante fossero finiti insieme a lui nel registro degli indagati anche altri professionisti – questi – avrebbero continuato regolarmente ad intrattenere rapporti lavorativi con l’ufficio. All’ingegnere Scicolone – secondo l’impianto accusatorio – fu anche ritirato un incarico per assegnarlo a due architetti che, come da nota inviata dall’ordine degli ingegneri, non sarebbero risultati idonei per la natura dei lavori.

Il vero colpo di scena si registra però con l’audizione del terzo testimone, ex cliente dell’ingegnere Scicolone, che conferma in aula di aver registrato una conversazione (oggi agli atti) con l’allora Responsabile del progetto il quale avrebbe “suggerito” di cambiare ingegnere: “Quando ho cambiato ingegnere la mia pratica si è subito sbloccata” ha concluso il teste. L’accusa è sostenuta in aula dal sostituto procuratore Gianluca Caputo. Le parti civili sono rappresentare dagli avvocati Santo Lucia, Domenico Acciarito e D’Anna. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Scopelliti e Lilliana Azzarello. Il processo, che si celebra davanti i giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazara con a latere Manfredi Coffari e Fulvia Veneziano, riprenderà il 26 novembre.

Con riferimento a quanto specificato in oggetto, vista la delibera, n. 835 del 30 settembre 2019 “Approvazione e adozione documento di adeguamento Atto Aziendale Asp di Agrigento”, la scrivente Organizzazione Sindacale, osserva che all’art. 129 si disciplina l’istituto contrattuale delle Posizioni Organizzative, oramai di fatto superato dal vigente CCNL che modifica e riscrive tale istituto con l’istituzione degli Incarichi di Funzione, di cui al capo II, artt. 14 – 23.

Pertanto, a parere della scrivente è opportuno, prima dell’approvazione definitiva, da parte delle Regione Sicilia, del nuovo atto aziendale riscrivere il citato art. 129 secondo i principi contrattuali vigenti.

Nel merito della predisposizione degli atti di negoziazione contrattuale e dei regolamenti, si chiede, si sollecita e si diffida Codesta Azienda, affinché, ponga in essere l’avvio della procedura per la redazione del nuovo disciplinare Contratto Decentrato Integrativo del Comparto, nonché, i regolamenti con la relativa Organizzazione Funzionale degli Uffici e deiServizi, degli Incarichi di Funzione (che sostituiranno i vecchi coordinamenti e le posizioni organizzative), alla luce dell’approvato, riorganizzato ed adottato Atto Aziendale, che pone la clausola di immediata esecuzione.

Si attende solo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e la formalizzazione del contratto di assunzione per Giulio Santonocito, Direttore Generale dell’Asp di Agrigento, in procinto di andare a dirigere l’Asp Roma5. Il decreto, non vincolante, lo ha firmato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti lo scorso 2 ottobre.

Nessun problema, dunque, circa il suo trasferimento a Roma sulla inconferibilità o incompatibilità con la sua nomina a seguito di un procedimento penale che, ad un certo punto, aveva lasciato qualche perplessità.

Santonocito è stato preferito rispetto ad una rosa di 17 candidati che ambivano al nuovo prestigioso incarico romano. Sicuramente ha molto influito il suo curriculum assolutamente eccellente.

Non si può non sottolineare come Giulio Santonocito sia stato nell’ultimo ventennio fra i più brillanti direttori generali di Agrigento; non ha badato a spese, ovviamente fin dove poteva, ed invece di diventare famoso come qualche suo predecessore (che preferiva essere promosso per la sua “virtualità” economica a scapito dei gravi disagi che i pazienti agrigentini patiscono ogni giorno) ha investito tanto sulla tecnologia, a volte all’avanguardia, per ogni reparto dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Onore al merito, dunque, a Giulio Santonocito, il quale, come del resto ogni essere  umano, qualche volta (ma raramente) ha mostrato qualche piccola defaillance.

Nessuno è perfetto, ci mancherebbe altro! Ha avuto qualche “dimenticanza” su fatti e circostanze che avrebbero sicuramente meritato la sua presenza. Senza volersi soffermare sul particolare, Santonocito ha avuto la possibilità di presiedere convegni medici di tutto rispetto i cui temi rappresentavano una vera innovazione per la sanità agrigentina, da sempre messa all’angolo e costretta a rincorrere i “bravi medici del nord”. Polemiche e tragedie sottobanco hanno impedito al Direttore Generale di essere presente ad eventi del tutto eccezionali.

Per farla breve: è stato come quell’atleta fenomenale che corre più del vento e poi si dimentica di passare il testimone al proprio compagno. Comunque, è andata così.

Il suo trasferimento all’Asp di Roma5 apre nuovi scenari (e nuovi balletti) per la sua sostituzione. C’è fermento, c’è da nominare il nuovo Direttore. La posta in palio è alta è soprattutto ci sono tanti nuovi posti di lavoro in attesa di essere occupati. Si sono sbloccati i concorsi e c’è da nominare nuovi primari anche nella provincia di Agrigento (di questo ne riparleremo più avanti).

Un gioco forte, quasi d’azzardo, soprattutto se si considera che l’Asp di Agrigento gestisce ogni anno quasi 600 milioni di euro per tutta la provincia. Non solo, le responsabilità sono anche micidiali. La nuova classe medica e soprattutto i nuovi primari dovranno gestire la sanità nel nostro territorio per i prossimi 15-20 anni.

Ed in tutto questo contesto, purtroppo, bisogna fare i conti anche con la politica, la quale, come il sale, entra in ogni pietanza.

C’è chi sogna clamorosi ritorni, ma il “colore” non “appatta”. Troppe volte, infatti, il virtuoso ex direttore Generale dell’Asp di cui sopra è stato visto nella Città dei Templi pur rivestendo la carica in altra provincia. Per carità, a nessuno è vietato innamorarsi della Valle dei Templi o del centro storico di Agrigento; probabili anche motivi di affetto. Però, troppo spesso, la sua presenza in città ha coinciso con l’altrettanta presenza di politici e deputati regionali di spicco.

E intanto, il Direttore Amministrativo dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, Salvatore Iacolino lascia la città dei Templi per trasferirsi alla corte del Direttore Generale dell’Asp di Siracusa Lucio Ficarra, ex manager dell’Asp agrigentina.

Non dimenticare mai, però, che prima si devono fare i conti con l’oste. E ad Agrigento gli osti sono tanti.

O forse, uno soltanto…

Ad Agrigento, giovedì prossimo, 10 ottobre, all’Hotel della Valle, alle ore 10:30, l’Automobile Club Agrigento presenterà in conferenza l’evento sportivo “Targa Florio”, in programma venerdì 11 ottobre con il passaggio delle automobili in via Atenea, e “Sara Safe Factor”, il progetto sulla Sicurezza stradale in programma lunedì 14 ottobre con oltre 500 studenti agrigentini insieme ad Andrea Montermini, pilota di Formula 1 e collaudatore ufficiale del team di Formula 1. All’incontro con la stampa interverranno Salvatore Bellanca, presidente di Aci Agrigento, Gabriella Battaglia, assessore comunale alla Viabilità, Andrea Morreale, comandante della Polstrada, e Marzio Tuttolomondo, responsabile della Protezione civile della Provincia di Agrigento.

Le Aziende sanitarie di Palermo e Catania pubblicano due bandi per assunzioni, tra mobilità e concorso. I dettagli e le occasioni anche all’Asp di Agrigento.


Nella Sanità in Sicilia si corre ai ripari contro le carenze d’organico, causa di inefficienze, disservizi, ritardi e aggressioni al personale sanitario. Le aziende sanitarie provinciali di Palermo e di Catania hanno pubblicato i bandi per l’assunzione di 1800 persone complessivamente. Si tratta di più di 1522 tra infermieri e operatori socio – sanitari, 86 collaboratori sanitari con diversi profili professionali e 192 dirigenti. Il bando è prima riservato alla copertura dei posti attraverso la mobilità regionale o interregionale. Tanti che attualmente sono in servizio fuori Sicilia rientreranno nell’Isola. Contestualmente è bandito il concorso per le assunzioni di nuovi dipendenti qualora lo scorrimento nella graduatoria della mobilità non sia sufficiente a coprire i posti vacanti e banditi. La scadenza per la partecipazione ai due bandi di Palermo e Catania, sia di mobilità che di concorso, è il prossimo 4 novembre. Ancora più nel dettaglio, l’azienda sanitaria di Palermo, per la Sicilia occidentale, lancia a bando 532 posti per infermieri e 236 posti per operatori socio – sanitari. A Catania, per la Sicilia orientale, i posti per infermieri sono 337 e per operatori socio – sanitari sono 227. Inoltre 190 posti sono già a concorso per nuove assunzioni a prescindere dallo scorrimento della graduatoria.

Ancora più nel dettaglio, per la Sicilia occidentale sono a disposizione 7 posti di infermiere all’Asp di Agrigento, 63 posti all’Asp di Caltanissetta, 111 all’Asp di Palermo e 130 all’Asp di Trapani. E poi a Palermo 65 infermieri all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, 108 all’Arnas Civico e 48 al Policlinico. E poi 16 operatori socio – sanitari all’Asp di Agrigento, 1 all’Asp di Caltanissetta, 106 all’Asp di Trapani, e poi a Palermo 5 al Villa Sofia – Cervello, 79 all’Arnas Civico, e 29 al Policlinico. Invece, per la Sicilia orientale, sono banditi 118 posti di infermiere all’Asp di Catania, 32 all’Asp di Enna, 34 all’Asp di Messina e 36 al Papardo di Messina, 97 all’Asp di Ragusa, e 24 nell’azienda sanitaria provinciale di Siracusa. E poi, a Catania, 24 infermieri al Cannizzaro, 13 al Policlinico e 19 al Bonino Pulejo. E poi, i posti per operatori socio – sanitari sono a Catania 76 all’Asp, 15 al Cannizzaro e 50 al Bonino Pulejo, poi 129 all’Asp di Enna, 42 all’Asp di Ragusa, e 15 al Policlinico di Messina.

E poi, lo stesso bando comprende anche il concorso per nuove assunzioni, quindi senza scorrimento graduatoria: 31 infermieri al Policlinico di Catania, poi 32 operatori socio – sanitari al Papardo di Messina, e, a Catania, 60 operatori all’Asp, 46 all’Arnas Garibaldi, e 21 al Policlinico. Infine, vi è il bando per dirigenti medici, amministrativi e tecnici. Si tratta di 192 posti specializzati in numerosi settori, tra l’altro in chirurgia generale, psichiatria, geriatria, radio-diagnostica e veterinaria. Poi 11 posti per dirigenti amministrativi, 1 di dirigente ingegnere informatico, 1 di dirigente ingegnere clinico, 3 per ingegneri civili, 1 per dirigente delle professioni sanitarie Area della Riabilitazione e 1 per dirigente delle professioni sanitarie Area Infermieristica ed Ostetrica.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)