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Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento, insieme a personale dell’Arpa protezione ambiente e della Provincia di Agrigento, hanno compiuto un’ispezione in un impianto di demolizioni nella zona Asi del Comune di Favara. E’ stato riscontrato il mancato rispetto della normativa sulla miscelazione di categorie diverse di rifiuti pericolosi e non, con grave pregiudizio per la salute dell’uomo e la vivibilità dell’ambiente. Inoltre è stata accertata una gestione illecita delle aree esterne ed un mancato rispetto delle autorizzazioni perché l’impianto e la sua gestione non risultano conformi ai decreti autorizzativi. Le aree attigue ed esterne, non di proprietà dell’impresa, sono state utilizzate in difformità a quanto autorizzato, essendo risultate completamente occupate da uno svariato numero di automezzi, rimorchi e autovetture, cassoni contenenti rifiuti inerenti l’attività di auto-demolizione nonché cumuli di rifiuto riconducibili a ferro da demolizione, di costruzione, e materiale di risulta. Inoltre è stata riscontrata l’assenza totale di sicurezza per i lavoratori, privi di qualsiasi mezzo di protezione. Dunque, l’impianto ed il sito, per un totale di circa 5.000 metri quadri, è stato posto sotto sequestro preventivo e reso a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

Un’impresa edile di Agrigento ha chiesto alla Prefettura di Agrigento il rinnovo dell’iscrizione alla “white list”, ovvero l’elenco delle imprese autorizzate a contrarre con la Pubblica Amministrazione. La Prefettura di Agrigento ha risposto ‘no’, ed ha emesso nei confronti della stessa impresa un’informativa interdittiva fondata esclusivamente sull’esito di un procedimento penale nei confronti di due stretti congiunti (padre e fratello) della legale rappresentante della società, conclusosi con la condanna, in primo grado, degli stessi per uno dei delitti compresi nella normativa di riferimento. L’impresa, dunque, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, ha proposto ricorso al Tar. In particolare, gli avvocati Rubino e Alfieri hanno opposto l’illegittimità del provvedimento interdittivo sotto il profilo dell’eccesso di potere per difetto d’istruttoria e motivazione insufficiente, allorchè una sentenza di condanna per uno dei cosiddetti reati spia necessita, come supporto di valutazione interdittivo, di un effettivo o potenziale condizionamento mafioso sull’attività di impresa. Nel caso dell’impresa edile, l’unico collegamento è di natura parentale, posto che i soggetti incisi dalla condanna sono il padre ed il fratello della legale rappresentante dell’impresa interdetta. Il Tar Sicilia, ritenendo fondate le censure formulate dagli avvocati Rubino e Alfieri, ha accolto la richiesta cautelare di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati. Pertanto l’impresa di Agrigento potrà essere iscritta nella “white list” e contrarre con la Pubblica Amministrazione.

Il consigliere comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, della Commissione sportiva dell’Aci, l’Automobile Club Italiano, di Agrigento, esprime apprezzamento a seguito dell’ottimo riscontro di partecipazione e di entusiasmo intorno alla tappa in città della edizione 2019 della “Targa Florio”. Simone Gramaglia plaude al contributo organizzativo offerto dall’Aci di Agrigento e dal Comune che ha ospitato l’evento, e aggiunge: “Manifestazioni come la ‘Targa Florio’ rappresentano soprattutto una preziosa occasione di promozione turistica e, quindi, in prospettiva, di proficuo indotto economico per il territorio attraversato. Coniugare sport, turismo e valorizzazione del territorio è stato da sempre uno degli obiettivi fondanti dell’Automobile Club. Tanto pubblico, e non solo gli appassionati del settore, hanno seguito l’iniziativa, insieme, tra gli altri, ai vertici nazionali dell’Aci e del team ‘Targa Florio’. Una splendida pagina di storia per la nostra Agrigento” – conclude Simone Gramaglia.

Nella giornata di giovedì 10 ottobre 2019, nell’ambito dei servizi coordinati e disposti dal Compartimento di Polizia Ferroviaria di Palermo, personale del Posto di Polizia Ferroviaria di Agrigento, unitamente a personale dell’ARPA e del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, effettuava dei  controlli  presso un impianto di demolizioni ubicato nella zona ASI Comune di Favara.

Dai controlli effettuati, si riscontrava che non venivano rispettate le norme previsti dall’art. 187 del D.Lgs 152/06 sulla miscelazione di categorie diverse di rifiuti pericolosi e non, come riportato all’art 9 dell’ordinanza di autorizzazione n° 240 del 09/05/2007 della Regione Sicilia,  comportando serio pregiudizio per la salute dell’uomo e la vivibilità dell’ambiente. Inoltre si configurava una gestione illecita delle aree esterne ed un mancato rispetto delle autorizzazioni.

Infatti l’impianto e la sua gestione non risultavano assolutamente conformi ai decreti autorizzativi;  le aree attigue ed esterne, non di proprietà della Ditta, venivano utilizzate in difformità a quanto autorizzato. Le stesse risultavano completamente occupate da uno svariato numero di automezzi, rimorchi e autovetture, cassoni contenti rifiuti inerenti l’attività di autodemolizione nonché cumuli di rifiuto riconducibili a ferro da demolizione di costruzione e materiale di risulta.

Inoltre veniva verificata l’assenza totale di sicurezza per i lavoratori, privi di qualsiasi mezzo di protezione.

In relazione a quanto sopra l’impianto ed il sito, per un totale di circa 5.000 mq, veniva posto sotto sequestro preventivo e messo a disposizione della  competente Autorità Giudiziaria.

Nessuno stralcio e rinvio, per un problema di salute dell’imprenditore empedoclino Giuseppe Burgio, 53 anni, dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta bis sulle indagini riguardanti la bancarotta fraudolenta di cui è accusato proprio l’ex “re dei supermercati”.

Ieri mattina, il Gup del Tribunale di Agrigento, Marco Salvatori, ha rinviato la prossima udienza al 13 dicemre.

Venti i rinvii a giudizio chiesti dalla Procura di Agrigento nell’ambito di quest’inchiesta sul crack più importante degli ultimi dieci anni nell’agrigentino.

Burgio è stato già condannato in un altro processo a 8 anni di reclusione con l’accusa di aver distratto fondi per circa 50 milioni di euro.

Nell’inchiesta bis lo stesso Burgio è accusato di alcune violazioni di norme in materia tributaria.

Il padre di una ragazzina di 13 anni, di Agrigento, ha presentato una denuncia ai carabinieri per lesioni personali.

Secondo quanto raccontato dall’uomo alle forze dell’ordine, la ragazzina sarebbe stata aggredita e ferita da una coetanea al culmine di una lite avvenuta a ridosso del quartiere commerciale di Villaseta.

La 13enne ha dovuto fare ricorso alle cure mediche dell’ospedale San Giovanni di Dio dove è stata trasportata proprio al padre giunta in suo soccorso.

Cinque avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati, su disposizione del pm Alessandra Russo, a tre marescialli di Dia, Guardia di finanza e carabinieri e a due imprenditori, accusati di corruzione.

Si tratta di S. T., 54 anni, maresciallo aiutante delle Fiamme gialle, in servizio alla Dia; F. B., 56 anni, in servizio nella tenenza della Guardia di finanza di Porto Empedocle (Ag); S. M., 62 anni, nel 2013 in servizio alla compagnia dell’Arma di Licata (Ag); Angelo Incorvaia, 56 anni, di Canicatti’ (Ag) e Valerio Peritore, 52 anni, di Licata.

Incorvaia e Peritore sono imprenditori, legali rappresentanti della Omnia Srl: societa’ che opera nel campo della nettezza urbana. I due imprenditori, secondo quanto ipotizza la Procura di Agrigento, avrebbero corrotto i tre marescialli avendone in cambio informazioni riservate su indagini in corso che li riguardavano e sull’istruttoria relativa alle certificazioni antimafia. I sottufficiali sarebbero stati ricompensati con il pagamento dell’Ici relativa a delle proprieta’ personali (nel caso di T.), con la promessa dell’assunzione del fratello (B.) e con una consulenza in affari di tipo personale (M.).

Con l’avviso di conclusione delle indagini, i difensori (gli avvocati Daniela Posante, Giuseppe Barba, Antonio Ragusa e Angelo Balsamo) hanno venti giorni di tempo per produrre documenti o memorie e chiedere nuovi atti di indagine o un interrogatorio.

 

 

E’ di 6 persone finite in ospedale, il bilancio di un incidente stradale che si è verificato, nella giornata di oggi, lungo la S.S. 640 dir, poco dopo l’uscita della galleria per Caltanissetta, in direzione Pietraperzia.

A scontrarsi tra loro due vetture, una Mercedes e una Honda. I sei feriti. di età compresa fra i 60 e i 65 anni, sono stati trasportati in ambulanza in ospedale.

Per fortuna le loro condizioni non destano alcuna preoccupazione.

Sul posto le pattuglie della polizia stradale di Caltanissetta per i rilievi di rito.

Un furto è stato compiuto da ignoti in una tabaccheria di Canicattì. Precisamente il colpo, effettuato nelle ore notturne a cavallo tra giovedì e venerdì, è stato effettuato in danno di una rivendita di Via Carlo Alberto.

I ladri, una volta entrati dentro i locali, hanno razziato biglietti del “Gratta e Vinci”, sigarette e naturalmente il denaro custodito in cassa.

Non si conosce l’ammontare del bottino.

 

“La Sicilia ce la può fare nonostante le cose che dice il signor Giletti”: il presidente della Regione, Musumeci, polemico contro “Non è l’Arena”. E la Lo Curto bussa all’Agcom.

Il presidente della Regione ha inaugurato il porticciolo di Sant’Erasmo a Palermo. E in occasione del taglio del nastro, Musumeci ha tagliato i ponti con Massimo Giletti e “Non è l’Arena” su La 7. In ragione delle ricorrenti polemiche contro l’ossessione negativa della Sicilia che caratterizzerebbe “Non è l’Arena”, il governatore della Sicilia si ribella e si sfoga così: “Sarebbe bello se assieme alle tante cose che non funzionano in Sicilia, il signor Giletti potesse guardare anche alle cose che funzionano, alle eccellenze, agli sforzi dell’amministrazione. Un giornalista fa il suo lavoro, però parlare sempre delle cose che non funzionano… Io mi accontenterei che, su tre programmi, due fossero dedicati alle cose che non funzionano, perché diventano stimolo e denunce, e uno dedicato alle cose che funzionano. Altrimenti demonizziamo questa terra e la facciamo diventare un inferno”. Poi Nello Musumeci si anima ancora di più e rincara la dose così: “Questa terra ce la può fare, nonostante quello che dice il signor Giletti. Io non vado nelle trasmissioni dove si fanno salotti per compiacere conduttori che guadagnano 250mila euro l’anno. Preferisco rimanere al mio posto di lavoro e cercare di fare qualcosa per la Sicilia. Nonostante gli sciacalli, nonostante le iene e nonostante le cornacchie svolazzanti. Questa è una terra che non ha bisogno di ipercritici ma di gente che si rimbocca le maniche”… intervento Musumeci in onda al Videogiornale di Teleacras…
Nel frattempo, tra i tanti casi che avrebbero testimoniato tale asserita acredine verso la Regione Sicilia, e che hanno coinvolto soprattutto il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana, ha inviato una lettera al presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava. E la Lo Curto ha scritto: “Onorevole Fava, le chiedo un intervento presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la deliberata azione denigratoria nei confronti della Sicilia posta in essere nella trasmissione televisiva de La7, ‘Non e’ l’Arena’, nella puntata di domenica 6 ottobre”. E che è successo? E’ successo che imprenditore lombardo, Gianluca Brambilla, ha pronunciato frasi dal tenore razzista nei confronti delle popolazioni meridionali e, in particolare, contro i siciliani, descritti come soggetti “geneticamente inferiori”. Ed Eleonora Lo Curto, nella lettera a Claudio Fava, aggiunge: “Tali affermazioni sono fortemente lesive della dignità del nostro popolo, e ancor più dei principi costituzionali di uguaglianza di tutti i cittadini italiani che sono posti a fondamento della nostra Repubblica”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)