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Il Tribunale di Agrigento ha assolto con formula piena l’agrigentino G.M.L., imprenditore  di anni 45.
L’uomo era accusato di avere truffato nel 2014 diversi soggetti, offrendo loro un posto di lavoro e facendosi così accreditare delle somme dovute per effettuare il viaggio per sostenere il colloquio di lavoro.
L’uomo difeso dall’Avv. Luigi Troja ha invece sostenuto di essere estraneo alla vicenda, che non vi era stato alcun raggiro per ottenere le somme dovute a titolo di spese di viaggio e che comunque non si è dimostrato con assoluta certezza che le somme versate siano finite a lui.
Una delle persone truffate si era costituita parte civile. Al termine dell’istruttoria il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione.
Il Giudice Antonio Genna, accogliendo invece le istanze difensive dell’Avv. Luigi Troja ha assolto l’agrigentino “perché il fatto non sussiste”.

Fanno chiasso le morti in divisa! Oserei dire che hanno un altro dolore.

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego avevano poco più di trent’anni.

Alcuni colpi della loro stessa pistola se li sono portati via lo scorso venerdì 4 ottobre, quando Alejandro Augusto Stephan Meran, uno dei due fratelli portati in commissariato per il furto di un motorino, ha sottratto le armi agli agenti e li ha feriti a morte.

Quel pomeriggio i due agenti erano in servizio, a Trieste, quando quello che sembrava un fermo simile a molti altri si è trasformato in un’incredibile tragedia. Il come resta tuttora da chiarire.

Nella notte del 26 Luglio viene ucciso a Roma anche il carabiniere Mario Cerciello Rega. Altra divisa macchiata di sangue. Altra divisa che ha ricordato a tutti la fragilità di questo Stato.

Quello che dovrebbe essere un luogo di sicurezza e di garanzia del diritto come della Legge si è trasformato in un improbabile palcoscenico di violenza, di vite spezzate, di un sistema dannosamente deteriorato. Un sistema che non supporta gli agenti, spesso non tutelati, sottopagati.

E, così, un’altra questura ha fatto parlare di sé, ha imbrattato le sue pareti, ci ha chiarito che qui, in questo Paese, non si è mai al sicuro, dentro o fuori i commissariati, dentro o fuori i luoghi propri dello Stato.

A tal proposito, sembra uno strano scherzo del destino la concomitanza dei due omicidi con l’ennesima udienza del processo Cucchi. Nelle stesse ore, infatti, a qualche chilometro di distanza, diverse uniformi, in quel caso sporche di sangue altrui, erano sul banco degli imputati. Finalmente, dopo quasi dieci anni da quel terribile 22 ottobre, il Pm chiedeva una condanna per gli agenti coinvolti, cercava riscatto per un volto apostrofato in troppi modi, pretendeva verità e giustizia. Le stesse che si spera possano venir fuori anche per Cerciello Rega, Rotta e Demenego. Tre giovani, come Stefano, morti per una divisa.

Morti per e di Stato.

Lo stesso Stato che si è definito ferito dopo il vuoto delle istituzioni come quello della tutela dei cittadini. Con o senza distintivo.

In quest’anno sono stati almeno 5 gli agenti morti mentre erano in servizio. Un anno che ha visto le forze dell’ordine spesso al centro del dibattito malsano che caratterizza il nostro Paese e il suo rapporto con l’Arma. Un rapporto che accende gli animi e divide l’opinione pubblica al punto da aver creato quasi due diversi schieramenti: quello a cieca difesa della divisa e quello a cieco contrasto della stessa.

Nel Luglio del 2001 a Genova, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato il tricolore per la “macelleria messicana” parlando di tortura. Cos’è accaduto dopo, invece, è tuttora sotto i nostri occhi. Secondo un ordine di forza e non di forze dell’ordine, infatti, il G8 di Carlo Giuliani ha mutato il modo di guardare la divisa.

L’inferno a Genova, però, non si è fermato al 2001. Nel settembre del 2005 e nell’ottobre del 2008 persero la vita Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, altri due volti che hanno intensificato le distanze tra la gente comune e le forze dell’ordine, fin troppo spesso spalleggiatesi tra sé piuttosto che allontanatesi da chi ne storpiava il nome e la natura. Episodi mai dimenticati che hanno creato precedenti e scomodi passati, timori e antipatie, alimentando pregiudizi dannosi per il Paese e la sua incolumità. Come ha dimostrato, ad esempio, l’esultanza per la morte di Filippo Raciti, l’ispettore scomparso nel 2007 nel tentativo di sedare i disordini alla fine del derby di calcio Catania-Palermo e tristemente evocato anche adesso dalle frange più delinquenti delle curve d’Italia.

Ecco che allora le scomparse di Pierluigi Rotta, Matteo Demenego e Mario Cerciello Rega rientrano, purtroppo, in un’altra categoria, forse la sola che accomuna davvero gli italiani ovvero il precariato. Una condizione che, da Nord a Sud, sta facendo registrare sempre più decessi e con una frequenza da record.

Soltanto nei primi otto mesi di quest’anno sono state 685 le denunce all’INAIL di casi mortali,un vero e proprio bollettino di guerra, deceduti mentre erano in servizio.

Esattamente come gli agenti di Trieste o gli operai senza nome uccisi in fabbrica, sulle impalcature, nei campi coltivati con sangue e sudore.

Tutte morti in divisa, tutti morti di Stato.

Nel centro storico di Agrigento, precisamente in Via San Giacomo il cadavere di Calogero Avenia, di sessantanove anni è stato ritrovato nella sua abitazione.

A dare l’allarme è stato un vicino di casa che non lo vedeva da un paio di giorni.

Sul posto sono subito intervenuti i Vigili del Fuoco del comando provinciale di Villaseta unitamente agli agenti della sezione Volanti di Agrigento che hanno scoperto il cadavere sul letto come se il sessantanovenne fosse stato colto da malore.

Un particolare però ha destato sospetto agli agenti di polizia: il cadavere presenterebbe evidenti ematomi.

L’abitazione dell’anziano non riporta nessun segno di scasso.

A seguito di quanto accaduto, il medico legale ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per il trasferimento del cadavere all’obitorio dove sarà eseguita effettuata l’ispezione cadaverica per cercare di risalire alle cause della morte.

Giuseppe Lattuca, padre di Gessica scomparsa il 12 Agosto del 2018 a Favara, ha ottenuto un risarcimento di 12.368 euro per la sua permanenza di 1546 giorni di carcere nelle sedi di Agrigento, Bolzano e San Cataldo.

Lo ha stabilito il Tribunale di Bolzano, che ha rigettato il reclamo del Dipartimento dell’amministrazione della giustizia, in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea per i diritti dell’uomo che proibisce il trattamento disumano e le torture.

Il Lattuca, assistito dal legale Giuseppe Barba, vince, così, la causa col Ministero per essere stato,  nel periodo compreso dall’1 Marzo 2011 al 6 ottobre 2016 e dal 22 Novembre fino al 6 Ottobre 2017, in carcere in condizioni di sovraffollamento in uno spazio inferiore a tre metri quadri.

Lo Stato pagherà questa cifra al 55enne favarese Giuseppe Lattuca, padre di Gessica, la ragazza, madre di quattro figli scomparsa nel nulla dall’agosto del 2018.

I reati che ha scontato erano per truffa ed evasione ed è tornato in libertà il 12 gennaio 2019.

Se il l’amministrazione vuole dare i numeri li deve dare tutti, non solo quelli che servono per avvicinarsi alle amministrative.

Per esempio deve dire che le ore a disposizione dell’ ufficio tributi per il ricevimento del pubblico sono 9 (nove) la settimana. Nel sito del Comune si legge che il pubblico si riceve nei giorni di: Lunedì dalle ore 9,00 alle ore 12,30 – Martedì dalle ore 15,30 alle ore 17,30 – Giovedì dalle ore 9,00 alle ore 12,30.

Questo è il motivo per cui gli appuntamenti , per avere conto e ragione delle proprie “bollette”, sono arrivati al 2020.

Quanti avvisi IMU e TASI è stato finora possibile esaminare? Quanti se ne devono ancora esaminare secondo le prenotazioni? Hanno idea di quante persone hanno rinunciato a fare la prenotazione perché oltre i tempi per il reclamo? Hanno idea di quante istanze in autotutela arriveranno?

Questi sono altri numeri che questa amministrazione dovrebbe dare affinchè il dato possa essere usato come valida propaganda e non propaganda fake.

Gli uffici tentano di rassicurare i cittadini dicendo che gli errori verranno annullati anche dopo i 60 giorni quindi per conoscere la bontà degli accertamenti inviati bisognerà aspettare ancora.

Intanto la zia Pippina, che non sa a chi rivolgersi, ha pagato l’ennesima bolletta.

Domani, domenica 13 Ottobre dalle 10.30 alle 13 saremo a Porta di Ponte con un banchetto dedicato alle bollette e alle zie Pippine che non sanno cosa fare.

Sulla S.s. 123, tra Canicattì e Campobello di Licata, si è verificato un incidente autonomo.

Una Fiat Punto con a bordo solo il conducente si è ribaltata. L’uomo, un anziano del posto, a seguito dell’incidente, ha riportato diverse ferite ma non sarebbe in pericolo di vita.

Tempestivo è stato l’intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento locale di Canicattì che hanno estratto l’uomo, rimasto incastrato tra le lamiere dell’utilitaria.

I sanitari del 118 hanno poi trasportato l’anziano signore al vicino ospedale Barone Lombardo di Canicattì.

Sul posto sono sopraggiunti altresì i poliziotti del commissariato di Canicattì.

Attimi di paura che hanno fatto pensare il peggio. Una prima ricostruzione della dinamica ha evidenziato come l’auto si sia capovolta più volte su stessa finendo la sua corsa su di un fianco.

Non risultano altre autovetture coinvolte.

E’ di 21 persone rinchiuse in carcere, 10 poste ai domiciliari e una irreperibile il bilancio del blitz antimafia dei Carabinieri del comando provinciale di Catania su tutto il territorio nazionale che ha permesso di disarticolare la struttura interna alla famiglia catanese di Cosa nostra Santapaola-Ercolano.

I 32 sono indagati dalla Direzione distrettuale antimafia poichè ritenuti responsabili, a vario titolo, di delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi. Nel corso dell’operazione, nome in codice Black lotus, è stato accertato, come già emerso in passato, che la famiglia catanese di Cosa nostra è articolata in gruppi territorialmente localizzati, a capo di ciascuno dei quali è posto un responsabile, tenuto a dar conto del proprio operato al reggente ‘pro tempore’ dell’intero sodalizio.

Negli anni 2015 e 2016 questo ruolo è stato affidato a Francesco Santapaola, figlio del capomafia Benedetto a Antonino Tomaselli e infine ad Alfo Ercolano.

L’indagine è scattata nel marzo 2015 dopo la denuncia di un imprenditore vittima di un tentativo di estorsione. In particolare l’indagine ha riguardato il gruppo di ‘San Pietro Clarenza e Barriera’ e il gruppo di ‘Lineri’ operanti nei territori di Camporotondo Etneo, San Pietro Clarenza, Misterbianco e Belpasso, e sono state accertati e contestati oltre 30 episodi di estorsione, sia tentata che consumata, oltre a traffico di stupefacenti ed intestazione fittizia di società.

Operazione “Black lotus: 32 arresti

L’attività d’indagine, rafforzata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha permesso di monitorare le imprese vessate che, come in alcuni casi dimostrato, versavano importi che si aggiravano tra i tre mila e i cinque mila euro annui a cadenze periodiche. Un dato di particolare rilievo della odierna operazione è quello relativo alla collaborazione di oltre 15 vittime di estorsione (tentata o consumata), con abbattimento del muro di omertà tipico di commercianti ed imprenditori che temono la forza del vincolo associativo.

Il provvedimento è stato eseguito da oltre duecento Carabinieri del comando provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di intervento operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nuclei cinofili ed elicotteri), su tutto il territorio nazionale ed ha riguardato figure apicali e semplici affiliati della famiglia mafiosa “Santapaola- Ercolano”.

Le investigazioni hanno dimostrato, con riferimento ad un territorio particolarmente esteso, che il “clan” per affermare la propria esistenza e per assicurarsi una sostanziosa fonte di sostegno economico, ha pianificato e posto in essere nel corso degli anni e sino ad oggi un vasto e capillare sistema di estorsioni per il conseguimento del cui profitto potevano essere commessi anche gravi atti intimidatori, dagli attentati alle attività produttive sino alle aggressioni agli imprenditori.

L’attività d’indagine, rafforzata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha permesso di monitorare le imprese vessate che, come in alcuni casi dimostrato, versavano importi che si aggiravano tra i 3.000 ed i 5.000 euro annui a cadenze periodiche.

Invero è stato acclarato che le ingenti somme frutto degli affari illeciti, secondo le direttive dei capi del clan, oltre che essere destinate alle famiglie dei detenuti, venivano anche reinvestite in attività imprenditoriali del settore ludico e dei trasporti, attraverso dei prestanome, così da eludere disposizioni di legge.

Un dato di particolare rilievo della odierna operazione è quello relativo alla collaborazione di oltre 15 vittime di estorsione (tentata o consumata), con abbattimento del muro di omertà tipico di commercianti ed imprenditori che temono la forza del vincolo associativo.

Tale collaborazione delle vittime, unitamente alle attività di indagine effettuate, ha consentito di accertare, come detto, oltre 30 episodi estorsivi, sia tentati che consumati, posti in essere a nome e nell’interesse del clan “Santapaola- Ercolano”.

Di seguito l’elenco degli indagati tratti in arresto:

custodia in carcere

1) ARDIZZONE Carmelo, nato a Paternò il 18.10.1981;

2) CARUSO Sebastiano, nato a Catania il 25.08.1978;

3) COPPOLA Orazio, nato a Catania il 22.09.1964; (già detenuto nel carcere di Melfi (PZ)

4) CORRENTI Antonino, nato a Paternò (CT) il 06.05.1968;

5) COSENTINO Domenico Orazio, nato a Catania il 05.06.1991;

6) DISTEFANO Carmelo, nato a Catania il 02.03.1984; (già detenuto nel carcere di Catania Bicocca)

7) ERCOLANO Aldo, nato a Milano il 13.12.1974; (già detenuto nel carcere dell’Aquila)

8) FARO Giuseppe, nato a Catania il 31.12.1972; (già detenuto nel carcere di Agrigento)

9) FELICE Giuseppe, nato a Catania il 18.07.1967; (già agli arresti domiciliari in Conselice (RA)

10) FINOCCHIARO Roberto, nato a Catania il 23.08.1993;

11) LO PRESTI Gianluca, nato a Catania il 18.02.1977;

12) MESSINA Salvatore, nato a Catania il 21.08.1991; (già detenuto nel carcere di Genova)

13) MONACO Corrado, nato a Catania il 27.04.1978; (già detenuto nel carcere di Catania Bicocca)

14) PUGLISI Carmelo, nato a Gravina di Catania (CT) il 24.12.1970; (già detenuto nel carcere di Siracusa)

15) ROMEO Vito, nato a Catania il 17.08.1976; (già detenuto nel carcere di Siracusa)

16) SANTAPAOLA Francesco, nato a Catania l’01.12.1979; (già detenuto nel carcere di Spoleto (PG)

17) SANTONOCITO Giuseppe, nato a San Pietro Clarenza (CT) l’11.09.1955;

18) STIMOLI Barbaro, nato a Paternò l’01.07.1978;

19) STIMOLI Carmelo Orazio, nato a Catania il 31.05.1982;

20) STIMOLI Pietro, nato a Catania il 07.02.1985;  (già detenuto nel carcere di Caltanissetta)

21) TOMASELLI Antonio, nato a Catania il 11.06.1966 (già detenuto nel carcere di Milano Opera)

arresti domiciliari

22) CONSOLI Andrea, nato a Catania il 29.01.1977;

23) CONSOLO Vincenzo, nato a Belpasso il 04.02.1971;

24) CORONA Marcello, nato a Catania il 11.09.1976;

25)  DI MAURO Carmelo Roberto, nato a Catania il 06.05.1995;

26) LA ROSA Salvatore, nato a Catania il 08.07.1974;

27) LEOCATA Giuseppe, nato a Paternò (CT) il 20.12.1978;

28) LEONE Venerando, nato a Catania il 18.01.1973;

29) POLITINI Stefania Lorena,  nata a Catania il 03.06.1985;

30) PUGLISI Giuseppe, nato a Catania il 25.02.1960;

31) STIMOLI Gabriele Salvatore, nato a Catania il 31.08.1997.

Il consigliere comunale di Agrigento, Gerlando Gibilaro, ha chiesto informazioni al dirigente comunale di settore nel merito dello stato di avanzamento della procedura di stabilizzazione del personale precario del Comune di Agrigento. E il dirigente, Giovanni Mantione, ha risposto testualmente: “L’ufficio sta predisponendo gli atti propedeutici alla stabilizzazione definitiva del personale di che trattasi. In particolare è stato completato il Piano triennale del fabbisogno del personale che troverà regolare copertura finanziaria negli strumenti in corso di predisposizione”. Gerlando Gibilaro conclude auspicando una stabilizzazione con un monte ore adeguato alle esigenze del Comune e della cittadinanza agrigentina.

Domani, domenica 13 ottobre, ricorre la Giornata diocesana per la custodia del creato, ed è stata organizzata una passeggiata in spiaggia da Porto Empedocle fino alla Scala dei Turchi a Realmonte. L’appuntamento per tutti coloro che intendano partecipare è alle ore 16:30 nel parcheggio dell’Hotel Villa Romana a Porto Empedocle, da dove inizierà la passeggiata in tre tappe. In ogni tappa si rifletterà su uno degli elementi della natura. A conclusione, ai piedi della Scala dei Turchi, sarà reso un omaggio floreale a tutte le vittime del mare con la recita della preghiera per i migranti morti in mare. Alla passeggiata parteciperà l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro.