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La mancata manutenzione comunale del patrimonio arboreo comincia a creare insostenibili danni. Gli alberi, senza adeguata potatura, crescono togliendo luce (anche inglobando le lampade dell’illuminazione pubblica) e impediscono il passaggio sui marciapiedi perché i rami crescono ormai anche a misura di bambino.

La manutenzione è affidata a privati che si offrono, anche perché ne hanno le possibilità economiche, per togliere quello che è diventato “un fastidio” piuttosto che una ricchezza per la città.

Il taglio avviene, spesso, indiscriminatamente perché si cerca di risparmiare facendo durare l’efficacia dell’intervento il più possibile.

Le potature dovrebbero seguire un calendario naturale per non fare morire le piante, cosa che sembra stia succedendo ad alcuni esemplari potati drasticamente a ridosso dell’estate.

Sono pezzi di patrimonio che si perdono tutto ciò perché le autorizzazioni al taglio sembrano rilasciate senza una opportuna valutazione agronomica.

A breve sarà la giornata dell’albero. Questa amministrazione pianterà finalmente “un albero per ogni nato” come dice la legge?

Il sindaco, alla scadenza del mandato, sta preparando il “bilancio arboreo” anche questo obbligo di legge?

Casse in rosso anche per gli alberi?

Maurizio Lipari, commercialista palermitano, nella veste di amministratore giudiziario di due società ittiche sottratte alla Mafia, è stato raggiunto da una custodia cautelare in carcere per i reati di peculato e auto-riciclaggio.
Le società ittiche – sotto la lente di ingrandimento da parte della Procura della Repubblica di Palermo con accapo il procuratore Francesco Lo Vai e coadiuvato dall’aggiunto  Paolo Guido e dai sostituti Alessia Sinatra, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, nonché dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani – erano riconducibili al boss trapanese Mariano Agate considerato un vicinissimo del defunto boss Totò Riina.
Secondo la Procura e  degli investigatori le somme distratte dall’amministratore Giudiziario ammontano a più di 350 mila euro, somme che non risulterebbero rendicontare, e versate sui suoi conti correnti personali.
Nella stessa indagine sono finiti Epifanio Agate e Rachele Francaviglia – rispettivamente figlio e moglie del boss Mariano Agate – i quali hanno continuato a gestire i beni “sequestrati” della famiglia.
La procura di Palermo con l’ausilio degli investigatori della DIA, stanno verificando tutte le gestioni affidate a Maurizio Lipani ove abbia o sta ricoprendo  la veste di amministratore giudiziario.

Mariano Agate, è stato ritenuto il boss indiscusso del mandamento di Mazzara del Vallo.  E’ stato condannato all’ergastolo sia per la strage di Capaci del ’92 e per sette omicidi. A lui è da aditare l’omicidio dell’allora sindaco di Castelvetrano Vito Lipari.

Agate, secondo quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Salvatore Contorno, gestiva un  giro di droga da e verso gli Stati Uniti.

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Nonostante i tanti solleciti e gli appelli al rimedio, nessuno è intervenuto: ecco perché ad Agrigento, a San Leone, i volontari dell’associazione ambientalista MareAmico sono impegnati, gradualmente, a rimuovere i pericolosi pali di legno e di ferro, arrugginiti e acuminati, che incombono sulla spiaggia, residuo della mancata bonifica dopo lo smantellamento di un chiosco, e causa di gravi pericoli per l’incolumità pubblica. Si tratta di una ventina di pali. Il coordinatore MareAmico, Claudio Lombardo, afferma: “Visto che, dopo diverso tempo, nè il concessionario, nè in subordine il Comune, o la Capitaneria o il Demanio, ha mai provveduto alla loro eliminazione, ci sta pensando Mareamico ad eliminare il pericolo. A poco a poco, e con molta difficoltà, stiamo provvedendo con i nostri volontari a mettere in sicurezza la spiaggia”.

STIAMO ELIMINANDO I PALETTI PERICOLOSI

A San leone c'è una spiaggia dove si rischia la vita per colpa della presenza di una ventina tra pali in legno ed in ferro arrugginiti e acuminati, residuo della mancata bonifica di un chiosco.Visto che, dopo diverso tempo, né il concessionario, né in subordine il Comune, o la Capitaneria o il Demanio ha mai provveduto alla loro eliminazione, ci sta pensando Mareamico ad eliminare il pericolo.A poco a poco, e con molta difficoltà, stiamo provvedendo con i nostri volontari a mettere in sicurezza la spiaggia!

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Domenica 13 ottobre 2019

I Carabinieri della Stazione di Naro e della Radiomobile di Canicattì hanno arrestato il romeno residente a Canicattì, Ungureanu Alexandru Ionut, 20 anni, ritenuto responsabile di aver partecipato, insieme con altri complici, a un’efferata rapina commessa il 15 aprile 2018 in una villetta nelle campagne di Naro. Sono irrotti all’interno, hanno minacciato e picchiato un’anziana signora proprietaria dell’abitazione, costretta poi al ricovero in ospedale, e le hanno rubato di tutto, anche l’automobile. L’impronta digitale del romeno sull’automobile rubata, poi ritrovata dai Carabinieri, è stata determinante per incastrarlo e arrestarlo in carcere.

Incominciano ad essere visibili i primi effetti della svolta impressa dall’Amministrazione comunale di Agrigento al sistema di spazzamento delle strade. Oggi è stata avviata l’attività della mini spazzatrice che ha interessato la via Atenea, piazza Sinatra, via Garibaldi e a proseguire per altri cinque chilometri di strade urbane limitrofe. Nella giornata di domani, martedì, una delle quattro maxi spazzatrici ripulirà la via Empedocle e piazza Ravanusella, dove è stato apposto apposito divieto di sosta, e successivamente, a proseguire, altri sette chilometri di strade urbane. Nel corso della settimana saranno in funzione le altre tre maxi spazzatrici che opereranno nelle zone di Fontanelle, Monserrato e Villaggio Mosè, coprendo un percorso quotidiano di oltre 25 chilometri di spazzamento. Entro la fine del mese di ottobre sarà pubblicato il calendario degli interventi di spazzamento meccanizzato e degli interventi di lavaggio delle strade. In tempi brevi sarà riorganizzata la distribuzione degli operatori destinati allo spazzamento manuale ottimizzando le risorse di personale e garantire il servizio di spazzamento in tutte le strade cittadine.

Agrigento nottetempo durante il fine settimana è in balia di vandali, una minoranza di giovani tra i tanti che animano la movida, testimonianza del decadimento generazionale, che trascorre il proprio sabato notte danneggiando e vandalizzando, spesso dove avere abusato di alcol o stupefacenti. Un edicolante del centro città denuncia che l’esterno del suo locale, dove l’uomo si guadagna da vivere onestamente, è stato usato come vespasiano. Tra parentesi: ad Agrigento, soprattutto nel centro cittadino, esistono bagni pubblici disponibili 24 su 24? Il signore assessore comunale competente risponda alla città. Chiudiamo la parentesi, che non intende affatto giustificare coloro che sbrigano i propri bisogni in strada, anche perché è sicuro che, pure in presenza dei bagni pubblici, compirebbero lo stesso gesto allo stesso modo. E poi, ancora, durante il fine settimana trascorsa, altri vandali hanno imperversato nel centro storico, in via Celauro, dove hanno rovesciato a terra delle piante ornamentali posizionate da alcuni gestori di bed and breakfast nella zona, anche loro persone che si guadagno da vivere onestamente, e che sono preda di baldoria, vandalismo e degrado. E poi, al Viale della Vittoria è stato frantumato un altro vaso artistico. E’ stato il professor Alfredo Prado, direttore dell’Accademia Belle Arti, ad occuparsi della sostituzione.

I carabinieri della stazione di Raffadali hanno avviato le indagini in seguito a quello che sembra essere un atto intimidatorio posto in essere nei confronti di un operaio del paese.

Ignoti, infatti, a bordo di uno scooter hanno lanciato una molotov all’indirizzo dell’abitazione dell’operaio colpendo la serranda ed esplodendo.

In quel momento fortunatamente in casa non c’era nessuno. I carabinieri hanno già sentito l’operaio.

 

La Procuratore Generale di Caltanissetta, Lia Sava, dichiara l’astensione. Viaggia verso Catania il processo d’Appello ad Antonello Montante. Ad attenderlo l’agrigentino Roberto Saieva.

Roberto Saieva

Lo scorso 10 maggio l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, a conclusione del giudizio abbreviato di primo grado, è stato condannato a 14 anni di reclusione da una giudice agrigentina, Graziella Luparello, originaria di Racalmuto. Forse è una predestinazione, una fatalità, inevitabile: in secondo grado, in Appello, sarà interessato ancora un magistrato agrigentino, che però non giudicherà ma sosterrà l’accusa, inquirente anziché giudicante.

Non si tratta di un neofita ma di un togato con un pesante bagaglio di esperienza. Il suo nome è Roberto Saieva, 66 anni, di Agrigento, dove è stato Sostituto Procuratore all’epoca in cui è stato ucciso il giudice Rosario Livatino. Adesso è il Procuratore Generale di Catania. E perché Catania? Non è competente la Corte d’Appello di Caltanissetta? Antonello Montante, originario di Serradifalco, è stato processato dal Tribunale di Caltanissetta. Perché in secondo grado da Caltanissetta a Catania? Perché la Procuratore Generale di Caltanissetta, Lia Sava, ha dichiarato la propria astensione. Lei si è avvalsa dell’articolo 52 del Codice di procedura penale, che prevede l’astensione da un processo “quando ricorrano gravi ragioni di convenienza”.

E quali sono tali gravi ragioni di convenienza? Lia Sava, quando è stata Procuratore Aggiunto a Caltanissetta a fianco del Procuratore Sergio Lari, ha coordinato le indagini a carico di Montante per concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre, Lia Sava è stata citata dagli avvocati difensori di Antonello Montante nella lista di magistrati che con Montante avrebbero avuto “considerevoli e reiterati rapporti di amicizia e frequentazione”. Così è stato scritto quando i difensori di Montante hanno proposto istanza di trasferimento del processo da Caltanissetta ad altra sede, che poi la Cassazione ha rigettato.

Nel frattempo, ad onor di cronaca, le indagini sui rapporti tra i magistrati di Caltanissetta e Montante sono state archiviate penalmente dalla Procura di Catania, e, sotto il profilo disciplinare, dal Csm. E nell’archiviare, il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha scritto che “le condotte di alcuni magistrati, per quanto discutibili, non possono certo ritenersi penalmente illecite”. A fronte del trasferimento del processo d’Appello da Caltanissetta a Catania, se confermato, gli imputati condannati in primo grado a Caltanissetta, e, quindi, oltre a Montante, anche Gianfranco Ardizzone, Marco De Angelis, Andrea Grassi e Diego Di Simone, hanno facoltà di opporsi con un ricorso. Se poi Catania sarà definitivamente sede del processo d’Appello, sarà il Procuratore Generale Roberto Saieva a rappresentare l’accusa, a meno che Saieva non incarichi un Sostituto Procuratore Generale.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Non ce l’ha fatto Carmelo Curto, l’anziano di 83 anni coinvolto in un brutto incidente autonomo lo scorso sabato pomeriggio in territorio di Castrofilippo. Curto, ricoverato d’urgenza in seguito al sinistro, è morto ieri all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì per delle complicazioni sorte in nottata.

L’incidente si è verificato sabato pomeriggio: Curto era a bordo della sua Fiat Punto quando autonomamente ha perso il controllo del mezzo che si è ribaltato sulla carreggiata. E’ stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno estratto l’uomo dalle lamiere. Subito dopo la corsa verso l’ospedale. Ieri la tragica notizia.

 

I carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Agrigento hanno avviato le indagini, con il coordinamento della Procura della Repubblica, circa un incendio che ha distrutto due automobili in via Alghe Rosse, nel quartiere balneare di San Leone. Il rogo è avvenuto due giorni fa.

A bruciare una Peugeot 208 di proprietà di un agente di commercio agrigentino e una Fiat Punto risultata intestata ad un’azienda. A segnalare l’incendio, che pare di natura dolosa, i residenti del quartiere che hanno avvertito rumori e odore di bruciato. Sul posto oltre i carabinieri anche una squadra di Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Agrigento che hanno spento il rogo. Le due auto sono state letteralmente distrutte.

Si indaga per risalire alla causa del rogo.