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Saranno disponibili fino al 30 novembre le borse di studio per l’anno 2012/13 e 2013/2014 non ancora riscosse dalle famiglie destinatarie del beneficio economico riconosciuto a seguito dell’approvazione dell’apposita graduatoria da parte del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Più della metà delle famiglie degli studenti delle scuole medie superiori della nostra provincia si sono già recate negli sportelli della banca Unicredit, su tutto il territorio nazionale. Dopo il 30 novembre le somme verranno restituite alla Regione Siciliana. Il beneficio riguarda le famiglie degli studenti che avevano presentato un’apposita istanza nel 2013 e nel 2014.

Nel mese di maggio il settore “Politiche Attive del Lavoro e dell’Istruzione  ed Edilizia Scolastica” aveva adottato il relativo provvedimento di liquidazione che riguarda 5.364 allievi degli Istituti Superiori di Secondo grado per l’anno scolastico 2012/2013 e 6.443 studenti per l’anno scolastico 2013/2014. La liquidazione delle borse di studio è avvenuta dopo l’accreditamento della somma di oltre ottocentocinquantamila euro da parte della Regione Siciliana.

Sempre sul tema delle borse di studio è intervenuto l’Assessore Regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, Roberto Lagalla che ha confermato che “gli uffici del dipartimento dell’Istruzione stanno lavorando, con tutte le risorse a disposizione e per quanto di competenza, per procedere all’erogazione delle borse di studio per gli anni 2014- 2015, 2015-2016 e 2016-2017.”

Le borse di studio coprono una quota delle spese sostenute per l’istruzione da parte delle famiglie che versavano in particolari condizioni economiche con un reddito Isee inferiore a 10.632,94 euro.

Per ulteriori informazioni le famiglie interessate potranno rivolgersi al settore “Politiche Attive del Lavoro e dell’Istruzione ed Edilizia Scolastica” del Libero Consorzio, in Via Demetra n. 1 ad Agrigento, o recandosi nelle varie sedi Urp dell’Ente presenti nel territorio provinciale.

 

 

Sono stati arrestati a Malta, nella città di Swieqi, due empedoclini Giuseppe Vecchia, 36 anni, che si è dichiarato in vacanza a Malta e Domenico Galante, 46 anni, ristoratore residente nella Baia di San Paolo.

Per i due agrigentini l’accusa è di traffico di sostanze stupefacenti essendo stati trovati con 40 kg di cannabis suddivisa in 14 scatole.

L’arresto è avvenuto martedì scorso e già oggi i due sono comparsi davanti ai giudici maltesi respingendo ogni accusa. Nonostante ciò i due empedoclini sono rimasti detenuti ed hanno avuto sequestro, oltre che la droga anche parecchi soldi. Il tribunale, presieduto dal magistrato Charmaine Galea, ha accolto la richiesta della procura di congelare tutti i loro beni ad eccezione di un’indennità annuale di 13.976,24 €.

Nella vicenda risulta coinvolta una terza persona, un poliziotto maltese di 61 anni residente a Santa Venera che è stato già interrogato.

La droga si trovava a bordo di un’auto guidata da Vecchia con a bordo Galante.

Da giorni Vecchia e Galante erano sotto intercettazione e pedinamento della Polizia maltese.

 

Non più di 200 persone, e nessun esponente politico italiano, hanno partecipato a Lampedusa ai funerali delle 13 donne morte nel naufragio avvenuto poco prima dell’alba di lunedì 7 ottobre a 6 miglia dalla costa dell’Isola. Le bare sono state disposte davanti all’improvvisato altare allestito nella Casa della fraternità. Le cerimonia è stata officiata da Padre Carmelo La Magra che ha distribuito ai presenti una copia in francese della bibbia e del corano.

“Sono indignato, queste accuse sono assurde. Dopo le mie denunce, e il mio lavoro per cacciare il malaffare che per anni ha rubato decine milioni di euro per l’informatica in Sicilia, l’assurdo è che l’unica persona che viene accusata è il sottoscritto, e cioè l’unico che ha bloccato lo sperpero di denaro pubblico. Ma io credo nella giustizia, e ho fiducia che alla fine la verità verrà fuori”, questo sono le parole di Antonio Ingroia dopo la richiesta di condanna a 4 anni, avanzata dai pm Pierangelo Padova e Enrico Bologna in rappresentanza della Procura di Palermo.

Antonio Ingroia si vede sotto processo, ingiustamente e le accuse avanzate risultano macigni. 

Il processo si sta svolgendo con il rito abbreviato, l’accusa è di peculato. Secondo la tesi accusatori Ingroia si sarebbe appropriato di somme non dovute durante il suo mandato da liquidatore della Sicilia e-Servizi, società partecipata della Regione Siciliana.

Il gup che presiede la procedura è Maria Cristina Sala.

La pubblica accusa evidenzia come lo stesso Ingroia nel 2013 avrebbe ricevuto   l’indennità spettante all’amministratore e non da liquidatore, e per solo un trimestre di attività avrebbe percepito il compenso per l’intera annualità, importo ottenuti in maniera illegittima senza la deliberazione dell’assemblea dei soci. 

Un altro commento amaro lascia trasparire lo stato d’animo di Antonio Ingroia ex pm ed ex collega di chi oggi lo accusa: “Mi aspettavo un grazie e invece mi sono ritrovato sotto processo. La richiesta della procura non mi sorprende dato l’accanimento e l’evidente ostilità nei miei confronti. Quello che è importante è che io so di aver operato nel giusto e di avere la coscienza a posto. Ho capito che c’è un’interpretazione alla rovescia dei fatti”.

 

Antonio Ingroia, avvocato, ha svolto il suo tirocinio professionale al Tribunale di Palermo con Giovanni Falcone. La sua esperienza, di grande spessore, continua con la sua nomina a sostituto procuratore a Marsala al fianco di Paolo Borsellino. Fu nominato componente della Procura distrettuale Antimafia di Palermo, successivamente gli viene conferito  l’incarico di magistrato della procura di Palermo, nella veste di Pubblico Ministero. 

Nel 2013 viene nominato liquidatore di Sicilia e-Servizi, incarico conferito da Rosario Crocetta, ex presidente della Regione Siciliana, tra le prime azioni da lui compiute nella sua nuova veste fu il licenziamento di tutti i soggetti in odor di mafia.

I Carabinieri di Agrigento hanno eseguito un blitz a Licata. Una cinquantina di militari hanno circondato un intero quartiere, il “Torregrossa”, al fine di effettuare controlli sulle reti idriche ed elettriche al servizio di alcune palazzine. E ciò perché i condomini sono stati sospettati di approvvigionarsi illegalmente di acqua ed energia elettrica. A termine delle ispezioni sono state arrestate ai domiciliari 24 persone indagate di furto aggravato. Ingenti sono i danni alle società di gestione. Si calcola che le bollette, non pagate, in alcuni casi da 7 anni, si aggirino intorno ad un milione di euro. I controlli proseguiranno.

Ad Agrigento all’Hotel della Valle l’Automobile Club Agrigento presenta in conferenza l’evento sportivo “Targa Florio”, in programma domani venerdì 11 ottobre con il passaggio delle automobili in via Atenea, e “Sara Safe Factor”, il progetto sulla Sicurezza stradale in programma lunedì 14 ottobre con oltre 500 studenti agrigentini insieme ad Andrea Montermini, pilota di Formula 1 e collaudatore ufficiale del team di Formula 1. Le interviste

Lo scorso mese, precisamente a Settembre, a Catania, la Procura guidata da Carmelo Zuccaro ha eseguito un arresto di tre funzionari dell’Anas Spa con l’accusa di corruzione.

Dentro l’ente Anas girava un circuito di corruzione sulla manutenzione di strade e raccordi della Sicilia Orientale.

Ad essere stati colti in flagrante, con la mazzetta in mano, furono il direttore dei lavori dell’Anas, Riccardo Contino e un dipendente, Giuseppe Panzica che finirono in carcere mentre il Rup dei lavori pubblici oggetto d’indagine, Giuseppe Romano, fu condotto ai domiciliari e ha confessato la corruzione coinvolgendo anche altri funzionari dell’Anas e alcuni imprenditori.

A seguito delle perquisizioni da parte della Guardia di Finanza, nei domicili degli arrestati vennero trovati e sequestrati circa 25.000 euro.

Le indagini furono svolte anche attraverso delle intercettazioni dove si evinceva chiaramente la collaborazione corruttiva di Panzica, contino e dall’Ing. Romano.

I due funzionari Contino e Panzica sono stati portati ai domiciliari per aver essere stati collaborativi.

Sono molti i polsi che tremano dopo la dichiarazione del procuratore Zuccaro dove esclamò in maniera esplicita che “Questa è solo la punta dell’iceberg!”.

A seguito di ciò la Guardia di Finanza, coordinati dal Pm fabio Regolo e dall’aggiunto Agata Santonocito, hanno avviato delle ispezioni e controlli sui lavori di carotaggio eseguiti in diversi tratti stradali per comprendere se sono state rispettate le prescrizioni di appalto.

I vertici dell’Anas, hanno inviato da Roma una squadra di tecnici specializzati nel controllo qualità.

Contino e Panzica erano incaricati per effettuare queste verifiche ma nel corso dei controlli avrebbero coperto l’inadempienza di una ditta di Caltanissetta che si era aggiudicata gli appalti di conglomerato bituminoso.

La prassi era chiara. Meno bitume sulle strade per avere un netto risparmio sulle materie prime per l’appaltatore e una parte di questo risparmio era la mazzetta per pagare il funzionario infedele.

Parliamo, dunque, di sicurezza e di pubblica incolumità su strade percorse da migliaia di automobilisti.

Continueranno le ispezioni sulle strade mentre a seguito di quanto hanno deposto i tre funzionari, al Palazzo Verga sono stati sentiti diversi imprenditori.

Ad Aragona, domani, venerdì 11 ottobre, nella cripta Madonna del Rosario, alle ore 18:30 sarà presentato il volume “Aragona magnifica, i tesori dei principi Naselli tra mecenatismo e cultura francescana”, a cura della dottoressa Gabriella Costantino, già Soprintendente ai Beni Culturali di Agrigento. Interverranno il cardinale Francesco Montenegro, l’attuale Soprintendente Michele Benfari, il responsabile del settore Beni Culturali della Diocesi, don Giuseppe Pontillo, e il parroco della Chiesa Madonna del Rosario, don Angelo Chillura.

Nelle campagne di Centuripe, in provincia di Enna, la Guardia di Finanza ha scoperto una piantagione di cannabis del tipo ‘skunk’. Le piante, protette da un fitto roveto, sono state rinvenute in ottime condizioni vegetative molto ben occultate all’interno di un’area boschiva difficilmente accessibile a causa della vegetazione selvatica. Sono di altezza media superiore ai due metri. La droga sequestrata corrisponde complessivamente a 35 chilogrammi di marijuana, per un illecito profitto stimato dagli investigatori in circa 350.000 euro. Sono ancora in corso le indagini alla ricerca degli autori della coltivazione illecita, coordinate dal procuratore di Enna, Massimo Palmeri.