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Ancora un decesso a causa dal maltempo che nelle ultime si è abbattuto nel Sud Est della Sicilia.

Giuseppe Cappello, 52 anni di Rosolini, agente di Polizia Penitenziaria è morto a bordo della sua auto che è stata travolta dall’esondazione del fiume Tellaro, in contrada Stafenna, a Noto.

Nella notte, Giuseppe, era stato segnalato come disperso. Il corpo dell’uomo è stato trovato stamane dai Vigili del Fuoco di Palazzolo in un terreno poco distante dalla sua auto, una Dacia Sandero.

Secondo una prima e probabile ricostruzione, l’agente avrebbe avuto qualche problema con la sua auto e dopo essere sceso è stato trascinato dalla corrente del fiume.

Dalla Procura di Siracusa si è aperta un’inchiesta di cui, adesso, ne conducono le indagini i carabinieri.

In Sicilia più emigrati che residenti. Secondo l’ultimo rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, sono ben 768mila, più di Palermo che ha 660mila residenti, i siciliani che abitano all’estero e sono iscritti all’Aire, l’Anagrafe italiani residenti all’estero. E si tratta del 14,5 per cento dei 5 milioni e 300mila italiani che risiedono in Europa e nel mondo. Dunque, la Sicilia ha tale primato tra le regioni italiane. I siciliani all’estero sono aumentati di 12.127 unità, e il 38 per cento dei residenti emigrati sono bambini e giovani dagli 0 ai 35 anni. Implacabile lo spopolamento dei Comuni, soprattutto i piccoli. Palermo e Catania, con 32.500 e 21.200 cittadini all’estero sono ai primi due posti. E poi ad Acquaviva Platani, in provincia di Caltanissetta, sono rimasti 928 residenti e quelli all’estero sono poco meno di 2.450, il 264 per cento. E poi Sant’Angelo Muxaro, in provincia di Agrigento, con 2450 residenti all’estero contro il 1.291 attuali. E poi sono più gli emigrati che gli attuali residenti a Limina, Pettineo, Santa Elisabetta, Villarosa Tripi, Mirabella Imbaccari, Sutera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Comitini, Bompensiere, Montedoro, San Biagio Platani, Lercara Friddi, Delia e Valguarnera Caropepe. Se poi si considera la provincia con più partenze il primato spetta ad Agrigento, con 156mila residenti fuggiti. L’allocazione preferita dai siciliani è stabilmente la Germania che ha accolto 240mila emigrati, seguita dal Belgio 99mila e dall’Argentina 92mila.

Arresto un 44enne Cono Cucina. I carabinieri della locale stazione di Lampedusa ha no dato seguito alla condanna definitiva a carico dell’uomo.
Cono Cucina è stato  condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poiché riconosciuto colpevole di incendio.
Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo, nel 2015  avrebbe chiesto la messa a posto al titolare di un autonoleggio all’indomani di un incendio ai danni dell’imprenditoria.

L’ex poliziotto il “turco”, indagato per concorso nella strage di Capaci, interrogato dai magistrati, smentisce le accuse del pentito Pietro Riggio. I dettagli.

L’ex poliziotto inteso il “turco”, ex sovrintendente della Polizia di Stato, è indagato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta per concorso in strage, l’attentato a Capaci contro il giudice Giovanni Falcone. E ciò perché il pentito nisseno di Resuttano, Pietro Riggio, lo ha indicato come colui che ha nascosto l’esplosivo sotto l’autostrada a Capaci e di essersi avvalso della complicità dei servizi segreti libici, in particolare di una donna. Ebbene, l’ex poliziotto conosciuto come il “turco”, è stato interrogato dai magistrati, e lui ha smentito così: “Mi protesto innocente in quanto all’epoca dei fatti nemmeno sapevo che esisteva la località di Capaci. Io mi trovavo al settimo corso per sovrintendente di Polizia che è iniziato nel gennaio 1992 fino a luglio 1992. Appresi della strage mentre mi trovavo a quel corso. A Pietro Riggio l’ho conosciuto nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere nel 1998. Dopo la scarcerazione lo stesso Riggio si era offerto di darmi un lavoro. Poi però nel 2002 in poi non l’ho più visto. Sono stato anche fermato con lui in automobile a Caltanissetta e dopo di ciò non l’ho mai più visto. Non ho mai fatto alcuna confidenza a Riggio in merito a vicende legate alla strage di Capaci, né in relazione a un mio coinvolgimento nella stessa strage”. L’ex poliziotto – che ha ammesso di essere stato soprannominato il “turco” durante la detenzione nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove è stato ristretto per rapina e sequestro di persona e poi è stato assolto – ha aggiunto: “Dopo la mia scarcerazione non ho mai intrattenuto corrispondenza con altri detenuti. Non sento Riggio da circa 20 anni e non sapevo che fosse divenuto collaboratore di giustizia. Non so proprio perché Riggio mi abbia tirato in ballo in queste vicende. Non ho particolari conoscenze in materia di esplosivi” – ha concluso l’indagato. Nel frattempo emergono altri dettagli dai verbali degli interrogatori di Pietro Riggio. Il pentito ha rivelato ai magistrati anche di essere stato rimproverato dall’ex poliziotto il “turco” per la scelta di collaborare. E poi ha aggiunto: “Tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 non vi era un interesse ad arrestare Bernardo Provenzano. Nel 2000 Cosa nostra avrebbe voluto uccidere l’ex giudice istruttore Leonardo Guarnotta, oggi in pensione, in passato membro del pool antimafia coordinato dal giudice Antonino Caponnetto. Uno di quelli che, insieme a Di Lello, Falcone e Borsellino, istruì il maxi processo. Ricordo che l’ex poliziotto il ‘turco’ venne a casa mia, siamo intorno al 2000, mi tranquillizzò dicendomi che sarei tornato in servizio, e che la ‘nostra organizzazione’ aveva bisogno di fare favori alla politica quando ve ne era la necessità. Mi disse che era stato incaricato di uccidere il giudice Guarnotta e che a tal fine aveva già eseguito un sopralluogo nei pressi di un palazzo, ritengo fosse quello dove abitava il magistrato. Ricordo che ci trovavamo in un bar di via Rosso di San Secondo, vicino a un giornalaio. Mentre parlavano fece anche uno schizzo che riproduceva la zona dove si trovava il palazzo. Con una scusa mi allontanai, dicendo che dovevo andare a prendere mio figlio e che sarei tornato da lì a poco”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Doveva essere un giorno felice, invece la felicità si è trasformata in tragedia.
Angelina Pintaudi, trentottanni, stava per dare alla luce il suo secondo genito all’Ospedale di Patti. Un parto naturale, come il primo. Nessuna complicazione durante il periodo di gravidanza, che lasciava presagire il piu’ tragico degli epiloghi.
Tutto è successo in poco tempo. Angelina era in sala parto, mancava poco che venisse alla luce il suo piccolo, ma durante una, delle tante, spinte perde i sensi. Angelina non si sveglierà piu’.
I medici sono riusciti a dar alla luce il piccolo – che sta bene, tentando infine di rianimare la giovane, senza nessun risultato.
La prima ipotesi è che la donna, abbia avuto una complicazione improvvisa per via di un infarto.
I familiari, presa coscienza della tragedia hanno allertato e chiesto l’intervento degli Agenti di Polizia, che sono prontamente intervenuti nel nosocomio per .far luce su quanto accaduto.
La notizia della morte di Angelina Pintaudi ha scosso il suo paese d’origine Sant’Angelo di Brolo.

Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile ha diramata l’avviso n.19298 per il rischio meteo-idrogeologico. L‘Allerta è gialla per la giornata di domani, nella si prevede il persistere delle precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio o temporale. Sui settori centro-orientali della Sicilia la fenomenologia potrà localmente assumere anche carattere di persistenza. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, forti raffiche di vento. Localmente le cumulate di precipitazioni potranno risultare abbondanti.

Ad Agrigento l’ondata di maltempo ha provocato danni soprattutto al Villaggio Mosè. In particolare, in via Biagio De Luca 17, un’abitazione è stata allagata, con gravi danni e pericoli, perché l’acqua ha invaso e reso non più funzionanti i contatori dell’energia elettrica. In via De Luca accade che tutta l’acqua di via Cannatello si riversa su di essa. Il problema è noto e documentato all’Ufficio tecnico comunale da ben 7 anni. Lo stesso Ufficio tecnico ha compiuto dei sopralluoghi ma non ha mai risolto il grave inconveniente che si ripete ogni qualvolta piova a dirotto.

L’intervista a Maria Dalli Cardillo, residente in via Biagio De Luca 17

 

Il prossimo 12 maggio la città di Agrigento sarà traguardo della prima tappa della 103esima edizione del Giro d’Italia, che partirà da Monreale, in provincia di Palermo. Complessivamente il Giro d’Italia 2019 attraverserà in Sicilia tre siti Unesco: Palermo arabo-normanna con il Duomo di Monreale, la Valle dei Templi e l’Etna. Il Giro è stato ad Agrigento già nel maggio del 2018 per la partenza della quinta tappa. In proposito, il Comune di Agrigento commenta: “E’ un omaggio alla ricorrenza di Agrigento 2020, e ai 2600 anni dalla fondazione di Akragas. La città dei Templi è ormai un’occasione imperdibile anche per le splendide immagini che riesce a regalare a tutto il mondo. Il prologo del Giro fra le strade ungheresi conferirà un respiro internazionale anche alla prima tappa accrescendo l’interesse di appassionati e curiosi di ogni Paese. Un’altra grande occasione per promuovere la destinazione turistica nel mondo”.

L’ondata di maltempo nell’Agrigentino: tecnici e cantonieri del Settore Infrastrutture stradali della Provincia sono a lavoro dalla notte scorsa per il monitoraggio della rete stradale provinciale. In particolare, contro smottamenti e detriti sulla carreggiata, si lavora sulla strada provinciale 2 Piano Gatta – Montaperto – Giardina Gallotti, provvisoriamente chiusa al traffico dalle ore 5 del mattino di oggi fino al primo pomeriggio. Disagi anche sulla 24 Agrigento-Cattolica, sulla 19 Santa Elisabetta-San Biagio Platani, e poi ancora tra i collegamenti intorno a Comitini, Aragona, Grotte, Racalmuto, Favara, e Licata. Lo staff tecnico della Provincia raccomanda prudenza agli automobilisti in transito sulla rete viaria interna, e massima attenzione sia alle criticità sia ai lavori di rimozione e ripristino dei normali livelli di transitabilità, rispettando divieti di transito e limiti di velocità.