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Mafia, la cassazione non si lascia attendere. Niente domiciliari per il boss Giovanni Brusca

La decisione della Cassazione non si è lasciata attendere: “Niente domiciliari per il boss di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca”.

Per quest’ultima istanza, di concessione degli arresti domiciliari, la Procura Nazionale Antimafia aveva data esito favorevole considerando Giovanni Brusca “ravveduto”. Di parere contrario era la Procura Generale della Cassazione in condivisione con  quello del Tribunale di Sorveglianza, che ha motivato il rigetto evidenziando che il Brusca Giovanni non dimostra un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile.

L’avvocato Antonella Cassandro difensore del boss, commenta così la decisione: non rifarebbe ciò che ha fatto ma indietro non si può tornare, oggi è un uomo diverso, un uomo ravveduto.

I familiari delle vittime tirano un sospiro di sollievo. Nicola Di Matteo fratello del piccolo Giuseppe, ucciso barbaramente e sciolto nell’acido, ha dichiarato: “Giovanni Brusca non ci ha mai chiesto scusa” ; Maria Falcone, sorella del Giudice Giovanni Falcone ucciso durante la strage di Capaci del 92 con Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, ha manifestato forti perplessità sul reale ravvedimento dell’ormai ex boss.

Giovanni Brusca, in arte “lo scannacristiani”, mafioso di seconda generazione, è stato uno degli esponenti di spicco di Cosa Nostra.

Ricordato dalla cronaca per la sua efferatezza e crudeltà.  Il Brusca si è reso responsabile di oltre 100 omicidi, ed è stato condannato all’ergastolo prima, e convertita in 30 anni dopo, per la sua collaborazione con giustizia, oggi detenuto presso il carcere romano di Rebibbia.

Il mafioso, oggi pentito, fu arrestato il 20 maggio 1996 ad Agrigento. Da allora ha trascorso 22anni in carcere, usufruendo di 80 permessi premio. La fine pena per Giovanni Brusca è prevista per il 2022

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