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A Lampedusa i Carabinieri hanno arrestato due tunisini ospiti del locale centro d’accoglienza perché hanno rubato un telefono cellulare ad una turista, e poi hanno scassinato e svuotato la cassetta delle offerte raccolte da un’associazione locale per i cani randagi. I due africani si sono scatenati in escandescenze all’atto dell’arresto. Uno dei due, in possesso di un coltello, risponderà anche di porto ingiustificato di arma bianca oltre che di furto aggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale.

Incidente sul lavoro a Raffadali dove un giovane di 19 anni, K T sono le iniziali del nome, immigrato dalla Costa d’Avorio, apprendista meccanico in un’officina, ha subito il taglio di tre falangette della mano destra durante il montaggio della catena di trasmissione di una moto. L’africano è stato soccorso da un elicottero del 118 atterrato in piazza Mercato. E’ stato trasportato al “Civico” a Palermo per le cure del caso.

Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti sono intervenuti a San Leone a seguito di numerose segnalazioni su un uomo di mezza età colto a denudarsi, in presenza di altre persone, sulla spiaggia nei pressi della terza traversa. La Polizia gli ha inflitto una sanzione di 3.333 euro, trattandosi di una fattispecie di reato depenalizzata, e gli ha imposto il divieto di avvicinamento alle spiagge agrigentine per alcuni giorni.

L’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, è indagato per favoreggiamento personale, con l’aggravante dell’avere agevolato la mafia, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Halycon”, che ha già provocato sei arresti in carcere. Graci il 13 aprile del 2017 è stato intercettato nell’ovile di un altro presunto affiliato, Giacomo Casa, e nella conversazione – secondo quanto contesta la Procura antimafia di Palermo – rivendica di essersi adoperato da tramite nei confronti dell’attuale deputato regionale licatese Carmelo Pullara, dei Popolari e Autonomisti, per una sistemazione lavorativa ai figli dello stesso Giacomo Casa. Alcuni giorni addietro, Angelo Graci è stato interrogato dal procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Guido. L’ex sindaco, difeso dagli avvocati Gianfranco Pilato e Giuseppe Glicerio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

d Agrigento l’associazione di volontariato e di impegno sociale, “I ragazzi della Trinacria”, presieduta da Salvatore Terrazzino, è stata protagonista di una seconda Giornata ecologica a San Leone, al Viale delle Dune.

Il neo provveditore regionale agli Studi, Raffaele Zarbo, costretto a tagliare classi e accorpare istituti scolastici. Quest’anno 12.251 studenti in meno in Sicilia.

Il nuovo direttore dell’Ufficio scolastico regionale, ex Provveditorato agli Studi, Raffaele Zarbo, già a capo dell’Ufficio scolastico provinciale di Agrigento, si è messo le mani tra i capelli, anche se ne ha pochi. Sì perché giovedì 12 settembre in Sicilia suonerà ufficialmente la prima campanella, e nelle scuole dell’Isola, per l’anno 2019-2020, mancano all’appello 12.251 studenti rispetto all’anno scorso. E’ una emorragia. Giovedì in Sicilia entreranno in classe 715.503 alunni.

E l’Ufficio scolastico regionale capitanato da Zarbo è costretto a tagliare classi, meno 127, e a procedere agli accorpamenti delle scuole laddove il numero degli iscritti è sotto i 600. E il tetto è a 400 per Comuni montani e Isole minori. L’esito è nefasto: in Sicilia sono stati soppressi 19 istituti scolastici: 850 fino a pochi mesi addietro, e adesso sono 831. E tra gli 831, 47 sono sottodimensionati, e quindi non vi sarà un preside ma saranno governati da un reggente. Perché accade ciò, quale è la causa dell’emorragia? Uno: la riduzione delle nascite. Due: la crisi economica e l’emigrazione delle famiglie altrove, fuori Sicilia, alla ricerca di un lavoro. E non è una novità: infatti, nel corso degli ultimi 20 anni il numero di alunni in Sicilia si è ridotto di 140mila. Ancora più nel dettaglio, nell’anno scolastico 2019-2020 che inizia giovedì vi sono 5.478 alunni in meno nella scuola Primaria ovvero la ex scuola Elementare. E tale dato testimonia che sono le giovani coppie le più interessate dalla crisi del “banco di scuola”. E meno studenti si traduce di conseguenza in meno docenti. Su 246 posti aggiuntivi per i docenti della Primaria, più di un terzo, esattamente 96, sono stati restituiti al mittente. E Adriano Rizza, segretario regionale Cgil scuola, conferma e spiega il perché: “Perché alcune scuole non sono riuscite ad attivare il tempo pieno a causa sia delle poche iscrizioni sia del mancato accordo con i Comuni per avere locali idonei ad ospitare laboratori, mense e servizi di trasporto per gli alunni”. Più in generale il ministero dell’Istruzione ha destinato 2.137 posti alle immissioni in ruolo in Sicilia, e sono briciole, appena il 4% dei 53.627 posti autorizzati in tutta Italia. Poi, ancora dettagli: nella scuola Media da giovedì saranno vuoti 3.271 banchi, e nella scuola Superiore 2.785. Inoltre, se alla fuga dalle scuole dell’obbligo si aggiunge l’emigrazione dei diplomati che scelgono di frequentare l’Università fuori dalla Sicilia, la prospettiva inesorabile è lo spopolamento. E lo stesso Adriano Rizza ha una ricetta tampone: nelle scuole gli immigrati. Sì, e il sindacalista Cgil spiega: “Sono convinto che un freno al calo degli studenti possa arrivare dagli immigrati. E da buon ragusano consiglio di partire proprio dalle campagne iblee, dove ci sono tanti stranieri (soprattutto extracomunitari) con figli che non vanno a scuola. Si tratta di persone che lavorano in nero e sfuggono all’anagrafe. Bisognerebbe cominciare da un percorso di riconoscimento dei diritti, che avrebbe ricadute positive anche sul sistema scolastico”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il 9 settembre 2019 sarà ricordato dal neo governo Conte bis,​ per aver incassato la prima fiducia alla Camera dei Deputati, senza alcun problema di numeri e votanti;​ ma rimarrà indelebile anche, a rigor di popolo, per aver ottenuto il trofeo del governo della discordia, contestato dalle piazze e dagli “ex” alleati. Oggi, però spetterà al nuovo governo un esame più arduo, difficile da mettere in campo, incassare​ la fiducia al Senato dove i numeri non sono proprio dei migliori. Se perdessero solo 8 voti dei simpatizzanti, il governo Conti bis segnerebbe il primato del governo meno longevo d’Italia.​

Superando, le fiducie e i protestanti, uno spettro sta prendendo forma in queste ore: una prima ipotesi della legge di bilancio che prevederà tra le altre cose l’aumento dell’iva dal 10 al 23% per le strutture ricettive e ristoranti​ con un però: solo per chi paga in contanti. Chi pagherà con la moneta elettronica e tracciabile avrà diritto ad un rimborso o addirittura ad uno sconto sul fisco.

Secondo le indiscrezioni la norma ha l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale, ma come sempre la norma non tiene conto dei più anziani che ancora oggi preferisco il Cash alla moneta virtuale.

Ad Agrigento, domani, martedì 10 settembre, in occasione dei 202 anni dalla fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria, al carcere “Pasquale Di Lorenzo”, alle ore 17, nella Piazza d’Armi, si svolgerà un’apposita cerimonia. Il direttore del carcere, Valerio Pappalardo, e il comandante della Polizia penitenziaria, Giuseppe Lo Faro, riceveranno le autorità per i festeggiamenti, e consegneranno i riconoscimenti al personale che si è distinto per il servizio prestato.

A Caltanissetta, al processo sul depistaggio della strage di via D’Amelio, con imputati, di concorso in calunnia, il funzionario di Polizia Mario Bò, e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, è stato ascoltato come testimone, dal pubblico ministero Sfefano Luciani, Giuseppe Di Gangi, poliziotto del gruppo “Falcone e Borsellino”, che, tra l’altro, ha affermato: “Una volta sola il falso pentito Vincenzo Scarantino mi disse che aveva paura di non essere creduto, e io gli risposi ‘se tu stai dicendo la verità non devi avere paura’. E’ stata l’unica volta in cui ho parlato di qualcosa che riguardasse la strage. Non ci sono mai voluto entrare nelle dinamiche delle sue dichiarazioni. Sono devastato da questa situazione. Sono in un uno stato di depressione provocato da questa situazione. A volte rimanevamo a casa di Vincenzo Scarantino. Ci occupavamo in generale dei bisogni del nucleo familiare. Un giorno dall’ufficio di Palermo mi chiesero di andare alla questura e ritirare un fax, con la copia di un articolo, e sottoporlo a Scarantino. Nell’articolo si diceva che Gaetano Scotto si trovava a Bologna il giorno della strage e comunque in quel periodo. Il giorno prima della ritrattazione Scarantino aveva detto al personale dell’ufficio di Imperia che voleva parlare con loro urgentemente. Scarantino disse al dottore Bo che voleva tornare in carcere perché non voleva più collaborare. Ho assistito alla discussione tra Scarantino e il dottore Bo. Abbiamo dovuto ammanettarlo a casa perché Scarantino si stava avventando contro il funzionario. Davanti alla moglie e ai bambini. Non feci alcuna relazione di servizio”.