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Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Gloria Andreoli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno a carico di Giuseppe Angarussa, 34 anni, di Porto Empedocle, e di Roberto D’Amico, 29 anni, di Cattolica Eraclea, imputati di ricettazione e arrestati il 26 ottobre del 2018 perchè sorpresi nella disponibilità di quasi 7 quintali di rame rubato. Angarussa e D’Amico, difesi dagli avvocati Davide Casà e Davide Santamaria, sono giudicati in abbreviato. Il 9 ottobre è attesa la sentenza.

I carabinieri della stazione di Porto Empedocle hanno arrestato un 60enne del luogo – I.F. – per il reato di stalking nei confronto di una trentenne della “marina”. L’uomo, su cui già pendeva il provvedimento di divieto di avvicinamento alla ragazza, avrebbe violato ripetutamente le prescrizioni imposte dal divieto. Così il giudice Giuseppa Zampino ha aggravato la misura rispondendo gli arresti domiciliari.

Al centro della vicenda ci sarebbero le attenzioni troppo morbose, che si sono spinte in una vera e propria condotta di stalking, che il 60enne avrebbe rivolto alla donna di ben trent’anni più giovane. Pedinamenti e movimenti sospetti si sarebbero trasformati poi in deliri.

Le telecamere di sorveglianza del paese, congiunta all’attività investigativa delle forze dell’ordine, hanno anche permesso di risalire al 60enne quale autore di varie scritte offensive sulle mura della città soprattutto nel quartiere di Vincenzella.

 

Bisognerà individuare un nuovo giudice in sostituzione del presidente della seconda sezione penale Angela Wilma Mazzara che si asterrà nell’ambito del processo sulla vicenda scaturita dall’inchiesta “La Carica delle 104”. Il collegio difensivo ha sollevato la questione in virtù del fatto che il giudice, ricoprendo altro incarico, aveva emesso in passato un provvedimento nei confronti di uno degli imputati. Per tale motivo, dunque, il processo è stato rinviato al 25 settembre per l’individuazione di un nuovo collegio di giudici.

Sul banco degli imputati 48 tra medici, faccendieri e presunti “finti” disabili accusati di aver dato vita ad un “sistema” ben consolidato  che faceva leva sulle agevolazioni della legge 104 e garantiva, a chi non aveva diritto, di poterne usufruire beneficiando quindi di tutti i vantaggi. Tre i filoni che caratterizzano l’inchiesta della “Carica delle 104”: il “terremoto” del settembre 2014 con un totale di 101 indagati; nell’ottobre 2016 e novembre 2017 l’inchiesta si allargò sfociando nel secondo e terzo filone che altro non sono che il seguito delle investigazioni condotte dalla Digos della Questura di Agrigento. Nel marzo scorso il pm Paola Vetro ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 54 persone di cui una quarantina di presunti “finti” invalidi, una decina di medici e insegnanti.

 

Ad Agrigento l’acqua 24 ore su 24 non è stata mai distribuita perché scarseggia: due o tre turni alla settimana. Le bollette idriche a carico dei cittadini sono tra le più care d’Italia. Ciò nonostante – come oggi segnala e rileva l’associazione ambientalista MareAmico – milioni di litri d’acqua si perdono in strada, e a nessuno importa nulla. Il coordinatore di MareAmico, Claudio Lombardo, afferma: “Ad Agrigento, dove l’acqua corrente è una chimera e contemporaneamente ci sono le bollette più care d’Italia, da mesi si perdono per strada milioni di litri del prezioso liquido! Accade in contrada San Benedetto, tra Agrigento, Favara ed Aragona.Sembra incredibile, ma purtroppo è vero!”…

INCREDIBILE MA VERO!

Ad Agrigento, dove l'acqua corrente è una chimera e contemporaneamente ci sono le bollette più care d'Italia, da mesi si perdono per strada milioni di litri del prezioso liquido!Questo succede in contrada San Benedetto, tra Favara ed Aragona.Sembra incredibile, ma purtroppo è vero!

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Mercoledì 11 settembre 2019

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il deputato regionale, Carmelo Pullara, appena reduce da una vacanza in Grecia, intende rilanciare la battaglia contro il vincolo di non edificabilità in riva al mare in Sicilia.

Il deputato regionale capogruppo dei “Popolari e Autonomisti”, Carmelo Pullara, da Licata, è stato in vacanza in Grecia, in un’isola, a Santorini. E a Santorini ha strabuzzato gli occhi e ha esclamato con stupore e meraviglia: “Ma guarda quante ville sul mare, perché qui in Grecia sì, e da noi in Sicilia, a Licata, no?”. Ecco perché adesso l’onorevole Pullara intende ritentare l’ardua impresa di abbattere il vincolo di non edificabilità assoluta entro i 150 metri dalla riva del mare che in Sicilia, con legge regionale approvata negli anni ’70, incombe e flagella, a colpi di ruspa, centinaia di edifici abusivi, soprattutto nella sua Licata. Ritentare? Sì, già una prima volta Carmelo Pullara ha tentato la cancellazione del vincolo, nello scorso marzo, quando, insieme ai colleghi deputati regionali Edy Tamajo di Sicilia Futura e Marianna Caronia ancora di Forza Italia, ha presentato un emendamento che, se approvato, avrebbe consentito ai Comuni di bloccare le demolizioni entro i 150 metri dalla battigia fino a quando non fosse stato redatto un piano specifico per le demolizioni. Si scatenarono polemiche e critiche infuocate, l’incendio divampò e la Commissione Ambiente all’Assemblea Regionale bocciò l’emendamento. Adesso Carmelo Pullara è stato a Santorini in Grecia e commenta: “In vacanza sono stato a Santorini. Lì ci sono quelle ville a strapiombo sul mare. Noi abbiamo fatto più del resto d’Italia. Altrove il divieto di costruire in riva al mare può essere derogato con un parere della Soprintendenza, da noi no. L’esempio da seguire non è solo Santorini: anche nelle Cinque Terre, in Liguria, è così, con quelle bellissime ville sul mare. La mia è una questione di sviluppo, non di interesse elettorale, anche perché Licata il suo prezzo sugli abbattimenti l’ha già pagato. E non voglio neanche che si pensi che c’entra la mia casa: non ho case in riva al mare. La mia abitazione su cui pende un’ordinanza di demolizione è lontana dal mare”. Secondo l’ultimo dossier di Legambiente, intitolato “Abbatti l’abuso”, a Licata, dove si contano oltre 17mila irregolarità edilizie, vi sono circa 400 case abusive ancora da abbattere in riva al mare. Carmelo Pullara replica: “Il punto è che in Sicilia non c’è solo la mia Licata. La legge in vigore in Sicilia ci priva di uno sviluppo reale sulle coste: in Grecia, ma anche in Liguria, la possibilità di costruire edifici in riva al mare ha dato una spinta reale al turismo. Così, con la possibilità di costruire, renderemmo più appetibili economicamente le nostre coste”. In conclusione, il deputato regionale licatese traccia l’eventuale percorso da seguire per potere abbattere non l’abuso ma il vincolo, e spiega: “Lo strumento è il disegno di legge sull’Urbanistica. Il testo, predisposto dall’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro, è in attesa di essere esaminato all’Assemblea regionale. La proposta potrebbe essere inserita in quel disegno di legge, con un emendamento d’aula”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Oggi sempre di più un efficace contrasto alle organizzazioni di trafficanti di migranti  presuppone una lotta da svolgere sulla terra ferma non in mare, soprattutto nei Paesi di partenza con la necessaria collaborazione dei Paesi di destinazione. Sono poco utili e difficilmente attuabili i blocchi navali, cioè i tentativi di bloccare in mare l’arrivo delle imbarcazioni cariche di migranti“. E’ la denuncia del Procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella,
intervenendo all’Onu a Vienna a un incontro sul traffico di esseri umani.
“La continua modifica dei modelli di business delle organizzazioni dei trafficanti di migranti deve portare necessariamente a una conseguente modifica delle modalità di contrasto da parte delle Forze di polizia”. E’ il monito del Procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella.

“Con i ”barconi” le Forze di Polizia potevano tentare di fare una attività di contrasto in mare che avesse una qualche efficacia, lotta che poteva portare all’arresto dei marinai (professionisti pagati dall’organizzazione) e alla confisca o alla distruzione delle navi dell’organizzazione – avverte – Oggi i numeri maggiori i trafficanti li fanno con i ”rubber boat”, per i quali un’attività di contrasto in mare è poco efficace. Le organizzazioni dei trafficanti non hanno più in mare i loro uomini e la flotta di rubber boat è una flotta di imbarcazioni destinate a essere utilizzate per un solo viaggio, destinate ad essere costantemente sostituite a poco prezzo. Il sequestro di questi mezzi è inefficace, perché sono mezzi non utilizzabili per un nuovo viaggio”.
“Un altro metodo che i trafficanti stanno utilizzando, sempre di più, è quello della ”mother boat”, cioè le navi madre”, ha detto il Procuratore aggiunto Vella.

“Come esempio faccio riferimento a un caso di cui mi sono occupato conclusosi il 23 novembre 2018. In quel caso i trafficanti trasportarono 68 migranti da Sabratha (Libia) a Lampedusa, utilizzando un motopesca di circa 21 metri (nave madre) e una imbarcazione più piccola (nave figlia), costituita da una barca di circa 10 metri con un piccolo motore fuoribordo da 40cv -racconta il magistrato – Arrestammo tutti i sei membri dell’equipaggio, dopo un lungo inseguimento in mare fatto con i mezzi della Guardia di Finanza Italiana”. “Il metodo della ”mother boat” mette, comunque, in pericolo la vita dei migranti, soprattutto nella fase in cui gli stessi vengono accalcati sulla ”barca figlia” in condizioni di grave instabilità (70 persone su una piccola imbarcazione di 10 metri), senza viveri e mezzi di salvataggio individuali, fase che prevede ancora circa 8 ore di navigazione, prima di giungere sulla costa siciliana”, dice. “Questo metodo di viaggio rende, inoltre, più difficile il contrasto alle organizzazioni dei trafficanti, i MIGRANTI nascosti dentro la nave non sono visibili ad una osservazione esterna e le mother boat si fermano in acque internazionali, a grande distanza dalla costa del Paese di destinazione”, conclude ancora Vella.

 

I Segretari confederali di CGIL, CISL e UIL, Alfonso Buscemi, Emmanuele Piranio e Gero Acquisto, hanno incontrato stamattina il Presidente f.f. del Consorzio Universitario Empedocle di Agrigento dott. Giovanni Di Maida per fare il punto sull’attuale situazione alla luce dei positivi risultati raggiunti, che hanno visto crescere in modo esponenziale il Consorzio agrigentino dopo anni di instabilità e lotte per la sopravvivenza e la garanzia del diritto allo studio.
Risultati, faticosamente raggiunti con lavoro ininterrotto e sacrificio di cui sono stati protagonisti anche i sindacati, che, unanimemente hanno sottolineato come in questa nuova fase tutta positiva, sia necessario intraprendere iniziative che abbiano sempre un denominatore unico quale il diritto allo studio ed altresì consentano agli studenti e alle famiglie di avere un importante presidio culturale quale il Consorzio Universitario di Agrigento.
Le tre sigle sindacali, oltre a mostrare compiacimento per gli obiettivi raggiunti, hanno proposto un ulteriore arricchimento dell’offerta formativa con corsi pertinenti alle peculiarità ed alla domanda del territorio, sottolineando l’importanza del Consorzio come sede naturale non solo per la promozione della cultura, ma anche come sostegno alle attività produttive mettendosi a disposizione delle aziende.
A breve verrà organizzato insieme ai sindacati, un convegno programmatico che miri ad individuare strategie da porre in essere a favore del tessuto produttivo della provincia di Agrigento.

I Carabinieri di Caltanissetta, in collaborazione con i colleghi di Canicattì, Palermo e Cantù in provincia di Como, hanno eseguito 11 ordinanze, tra custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora nel Comune di residenza, a carico di 11 indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Caltanissetta, ruota intorno ad una banda di pusher a San Cataldo. Le indagini, iniziate nel 2016 e durate circa un anno, hanno permesso di monitorare, anche attraverso l’uso di microcamere, numerosi episodi di spaccio. Nel corso dell’esecuzione dell’ordinanza sono stati sequestrati 260 grammi di hashish.