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Blitz dei carabinieri della stazione di Porto Empedocle nell’ambito di un’attività volta a verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie (e non solo) dei commercianti ambulanti.

In particolare i militari dell’Arma hanno fermato un uomo alla guida di una MotoApe in via Berlinguer mentre stava trasportando 300kg di rifiuti speciali senza alcuna autorizzazione. L’uomo, che a bordo del mezzo aveva anche una mazza, è stato denunciato per porto abusivo di arma atta ad offendere.

Poco dopo i carabinieri hanno identificato un commerciante ambulante di prodotti ittici e, durante un controllo, hanno notato la presenza di circa 130kg di pesce mal conservato la cui provenienza peraltro non poteva essere tracciata. Per questo motivo è stata elevata una sanzione di 4 mila euro oltre la distruzione dei prodotti senza tracciabilità.

Otto anni di reclusione e dieci mila euro di multa. E’ questa la richiesta avanzata dal pm ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento nei confronti di Francesco Nocera e della compagna Irene Salvatrice Infuso. I due sono accusati di aver costretto con minacce l’anziana sorella dell’uomo a farsi consegnare i risparmi di una vita.

Secondo la ricostruzione accusatoria la coppia, dopo essersi approcciata con l’anziana malata che aveva bisogno di qualcuno che l’accompagnasse all’ospedale di Canicattì , l’ avrebbe minacciata e addirittura sequestrata in casa se non avesse dato i soldi.

I due coniugi sono difesi dall’avvocato Salvatore Loggia.

La Dda di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini relative all’inchiesta antimafia denominata “Kerkent” che, secondo gli investigatori, avrebbe disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Agrigento e scoperto un vasto giro di tracco di droga.

Le indagini, svolte dalla Dia, avrebbe rivelato la centralità nell’inchiesta di Antonio Massimino, 52 anni, considerato il boss della famiglia mafiosa agrigentina, e quella del suo braccio destro Liborio Militello, 51 anni.

Ecco le persone raggiunte dalla misura cautelare all’epoca del blitz avvenuto circa 7 mesi fa: James Burgio, 25 anni di Porto Empedocle, inteso “Jenny”; Salvatore Capraro, di Villaseta (Agrigento) 19 anni; inteso “Ascella”; Angelo Cardella, 43 anni di Porto Empedocle; Marco Davide Clemente, 25 anni di Palermo inteso “Persicheddra”; Fabio Contino, 20 anni di Agrigento;  Sergio Cusumano,56 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni di Porto Empedocle, detto “Francois”; Daniele Giallanza, 47 anni di  Palermo inteso “Franco”;

Eugenio Gibilaro, 45 anni di Agrigento; Angelo Iacono Quarantino, 24 anni di Porto Empedocle; Pietro La Cara, 42 anni di Palermo,  inteso “Pilota’ o “Corriere”; Domenico La Vardera, 38 anni,   inteso “Mimmo”; Francesco Luparello, 45 anni di Realmonte; Domenico Mandaradoni, 31 anni di Tropea e residente a Francica; Antonio Massimino, 51 anni diAgrigento;  Gerlando Massimino, 31 anni di Agrigento; Saverio Matranga, 41 anni di Palermo; Antonio Messina, 61 anni di Agrigento inteso “Zio Peppe”; Giuseppe Messina, 38 anni di Agrigento; Messina Valentino, 56 anni di Porto Empedocle; Liborio Militello, 58 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, nato Tropea e residente a Briatico, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Calogero Rizzo, 49 anni di Raffadali; Francesco Romano, 33 anni nato a Vibo Valentia e residente a Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni di Agrigento, inteso “Vicè ovu’; Attilio Sciabica, 31 anni di Agrigento; Luca Siracusa, 43 anni di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 36 anni di Agrigento  inteso “Peppi lapa’; Calogero Trupia, 34 anni di Agrigento inteso “Cuccu” e  Francesco Vetrano, 34 anni di  Agrigento, inteso “nivuru.

I carabinieri arrestarono anche i due presunti fiancheggiatori (posti ai domiciliari) del boss di Agrigento Antonio Massimino. Si tratta di Gabriele Miccichè, 28 enne di Agrigento, ritenuto braccio operativo del boss Massimino e Salvatore Ganci, 45 enne del luogo, commerciante di autovetture.

Ora tutti gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie utili ad evitare il rinvio a giudizio.

Il gip del Tribunale di Sciacca Antonio Cucinella ha convalidato il fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Sciacca (pm Griffo) nei confronti del 62enne Salvatore Italiano, originario di Ribera, che negli scorsi giorni ha confesso di essere il killer del 72enne Gaetano La Corte, ex barbiere in pensione con problemi psichici, strangolato nella comunità per anziani “Mondi Vitali.”

Il Gip si è riservato di decidere sulla richiesta di perizia avanzata dalla difesa di Italiano rappresentata dall’avvocato Giovanni Di Caro. Italiano era infatti ospite della stessa comunità per anziani della vittima.

Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati dissidi pregressi. In particolare Italiano avrebbe ucciso il compagno al culmine dell’ennesima lite. Una volta strangolare il 72enne Italiano si sarebbe allontanato dalla Comunità in auto (è in possesso di patente) salvo poi far rientro a Ribera dove poi è stato fermato in una stazione di servizio del paese . Ieri pomeriggio, intanto, si sono svolti i funerali di Gaetano La Corte.

Report in Sicilia della Cgil regionale: si riduce l’occupazione e aumenta il lavoro irregolare. L’intervento di Alfio Mannino. I possibili interventi per tentare di rimediare.

In Sicilia vi è un rapporto direttamente proporzionale tra il numero degli occupati e i lavoratori in nero: quando si riducono gli occupati, aumentano gli irregolari. Dal 2012 al 2018 nella Trinacria si contano 51.509 occupati in meno. E il lavoro in nero è aumentato dal 19,5% al 21,2%. Sì, nero anche in Italia, ma dal 13,3% al 13,4%. E poi ancora in Sicilia vi è un altro rapporto direttamente proporzionale: quando aumentano i lavoratori in nero, aumentano anche gli infortuni sul lavoro. Nel 2016 gli incidenti sul lavoro mortali sono stati 77, nel 2017, 84. E più 0,5% tra il 2018 e i primi sei mesi del 2019. Ecco quanto secondo la Cgil regionale, che ha fornito numeri e percentuali in occasione di un’apposita conferenza. Il segretario regionale, Alfio Mannino, ha commentato: “In Sicilia, oltre al problema della mancanza di lavoro, vi è un problema di qualità del lavoro. Lavoro irregolare significa infatti lavoro sottopagato, mancato rispetto delle normative su salute e sicurezza, evasione contributiva e fiscale”. Dunque, secondo il sindacato bisogna potenziare il sistema dei controlli e delle ispezioni. Ad esempio, in una provincia come Palermo gli ispettori del lavoro sono solo 4. Nell’Isola occorrono almeno 300 ispettori del lavoro, e attualmente sono 90. E poi sono da incrementare gli ispettori Inail dagli attuali 20 a 40, e gli ispettori Inps da 103 a 200. In Sicilia si contano complessivamente 237 ispettori a fronte di 368.816 imprese attive: se ne controllassero una al giorno, servirebbero 7 anni per controllarle tutte. Ad aggravare tale stato è che la Sicilia risulta non inclusa nel concorso nazionale per nuovi ispettori del lavoro. Poi, ancora secondo la Cgil, bisogna intervenire per favorire l’incrocio tra domanda e offerta nei luoghi pubblici, quindi nei Centri per l’impiego, gli ex Uffici del collocamento. Il report della Cgil risponde anche alla domanda su quali siano i settori in Sicilia dove maggiormente incide il lavoro irregolare: nell’agricoltura il 38%, nell’edilizia il 25%, nei servizi il 21,5%, e nel manifatturiero l’11,9%. Come rimediare? Provando ad attivare tavoli nelle Prefetture e programmare interventi mirati negli stessi settori più flagellati dalla piaga del lavoro irregolare. E poi spolverare e applicare tanti protocolli giacenti all’assessorato regionale al Lavoro contro sfruttamento, caporalato e illegalità nel lavoro, che sono da tempo lettera morta. Poi tavoli di confronto col Governo regionale per affrontare le criticità esistenti agendo con apposite normative. E poi un sistema premiale per coloro che denunciano la propria condizione di lavoratore in nero, inserendoli in apposite graduatorie dalle quali attingere negli appalti pubblici.

Angelo Ruoppolo (teleacras)

E’ venuto a mancare oggi 19 Settembre 2019,nella sua casa di Terrasini, all’età di 93 anni, Monsignor Luigi Bommarito, arcivescovo emerito di Catania.

Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno ebbe la nomina episcopale per volere dell’allora pontefice paolo VI e venne destinato alla sede della diocesi agrigentina come vescovo ausiliario di Mons. Petralia.

Nel 1980 ottenne la titolarità della diocesi agrigentina fino al 1988 e in seguito fu nominato arcivescovo di Catania da Giovanni Paolo II.

Monsignor Luigi Bommarito viene ricordato tra i celebranti della messa nella Valle dei Templi il 9 Maggio del 1993 insieme a Papa Wojityla.

 

E’ morto asfissiato, il bambino che per una fatalità del caso è stato dimenticato dal padre in auto.

Lui, il padre, un dipendente amministrativo del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Catania, oggi doveva accompagnare il suo piccolo all’asilo, ma qualcosa è andato storto! Il bambino – dalle prime indiscrezioni – si sarebbe addormentato sul seggiolone, e da lì con addizione del sovrappensiero del padre, salta la sosta e fila dritto verso il luogo di lavoro, lasciando la macchina nel parcheggio della cittadella universitaria, dimenticandosi del tutto del figlio dormiente.

La nonna materna, che aveva avuto l’onere da parte della figlia, di andare a riprendere il nipotino dalla scuola dell’infanzia, non avrebbe trovato il piccolo, nessuno lo aveva visto. Da li i primi contatti telefonici con la figlia che poi avrebbe contattato il marito, quest’ultimo dopo aver sentito la moglie – intorno le 14.00 – ricorda del figlio! Fugge verso la sua utilitaria, la vista di quel corpicino inerme e collassato, l’estenuante corsa verso il Policlinico per aiutare quel piccolo angelo, ma nulla è piu’ possibile, è morto asfissiato, è rimasto in auto per cinque ore al caldo, sotto il sole cocente di Catania.

Per esattezza di cronaca, la dinamica è ancora in fase di ricostruzione da parte degli inquirenti.

A seguito del crollo in piazza Cavour ad Agrigento, i coordinatori provinciale di Cisl, Uil e Cgil lavoratori edilizia, Paolo D’Anca, Andrea Festa e Vito Baglio, hanno chiesto un incontro urgente al prefetto, Dario Caputo, affinchè sia riattivato l’Osservatorio per la prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. D’Anca, Festa e Baglio affermano: “Il recente crollo avvenuto in Piazza Cavour è il nuovo campanello di allarme sulle difficoltà che si incontrano per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Alla luce di quanto accaduto dobbiamo purtroppo affermare che nulla è cambiato, formazione, informazione e repressione del fenomeno sembrano non aver sortito gli effetti sperati. Dobbiamo dare risposte immediate, concrete ed efficaci per rafforzare il sistema dei controlli e rendere edotti i lavoratori delle norme che garantiscono la loro incolumità nei luoghi di lavoro”.

Gli ultimi accadimenti politici in città dimostrano che nessun limite esiste tra chi ci governa e i soggetti che dovrebbero alimentarla di impegno e contenuti.
Non persiste un limite di demarcazione tra il confronto e le
accuse, quelle che i pentastellati favaresi si rivolgono fra loro, in una sorta di guerra fratricida che coinvolge tutto il consiglio comunale e quindi, tutta la città.
Un movimento 5 stelle vittima del potere, lontano dai problemi del territorio e disinteressato totalmente alla proposta e risoluzione di atti migliorativi.
Lasciando a future valutazioni la mozione di sfiducia nei confronti della Sindaca Alba, sicuramente non adatta a questo ruolo e già sfiduciata dalla città, ci preme fare delle valutazioni politiche in merito al danno che le diatribe interne ai grillini favaresi arrecano alla città, visto che nel frattempo continuano a disamministrare e penalizzare i cittadini.
Lotta per il potere …interessi e poltrone sono la loro miserevole esistenza !!
Dimenticano che devono amministrare, dimenticano che la popolazione è stanca di tasse e cartelle impazzite, che i servizi non funzionano e lo scollamento e diventato rassegnazione.
Financo la più alta carica pentestellata on. Di Caro, dopo avere abbandonato la sua sindaca, dice che la democrazia e le idee non trovano spazio nel partito di Grillo…che nessuno è autorizzato a parlare, nemmeno quelli che lo hanno sostenuto e che sono stati immortalati da foto e spumante.
Di Caro deve chiarire la sua posizione alla città, non può uscirsene immacolato, non può mettersi da parte dopo averci donato un dramma.
La responsabilità di tutto quello che sta succedendo a Favara è SUA, lui ha voluto alla guida del paese incompetenti ed inetti.
Ci dica per quanto tempo ancora dobbiamo assistere al teatro delle marionette, dove le fila pupari si intrecciano con i pupi e i cittadini spettatori non capiscano la trama.
Che inetti che siete.