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A Scala dei Turchi “cu pigghia un turcu è so” (video)

La bozza di un accordo di transazione tra il Comune di Realmonte e un privato proprietario della Scala dei Turchi solleva clamore e polemiche. I dettagli.

Dal tempo dei Saraceni in terra di Sicilia si recita il proverbio “Cu pigghia un turcu è so”. E davvero a Scala dei Turchi “Cu pigghia un turcu è so”. Infatti, a Realmonte la Scala dei Turchi è sua, “è so”, di un privato, il dottor Ferdinando Sciabbarrà, 72 anni, ex dipendente della Camera di Commercio di Agrigento, con diritto di accesso e di utilizzo delle sue particelle catastali, la sua proprietà. E lui la rivendica, accanito e tenace, tanto che il Comune di Realmonte, sollecitato dal Giudice civile che ha invitato le parti in causa alla conciliazione, ha incaricato l’avvocato civilista Vincenzo Caponnetto, con studio ad Agrigento in via Picone, a tentare un accordo con il signor Sciabbarrà. Il sindaco di Realmonte, Calogero Zicari, ha tra le mani una bozza d’accordo, e si è pentito di averla mostrata ad alcuni consiglieri d’opposizione. Sì, perché la bozza d’accordo tra il Comune di Realmonte e Ferdinando Sciabbarrà sulla proprietà dell’area della Scala dei Turchi, compresa la costa, ancora non definita e ufficiale, è stata spifferata e raccontata ai quattro venti, che tanto hanno soffiato fino a provocare un uragano di critiche e di polemiche. I deputati regionali Michele Catanzaro e Giuseppe Lupo, del Partito Democratico, hanno presentato interrogazioni parlamentari infuocate e urgenti all’assessore regionale a Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, e al presidente della Regione, Musumeci, e invocano di mantenere il contenzioso in Tribunale, non ricorrendo al paventato accordo transattivo. E la direttrice e il presidente di Legambiente, Claudia Casa e Gianfranco Zanna, hanno minacciato le barricate. Dunque, per gli amanti della dietrologia – in attesa che da dietro poi sia avanti e fuori l’accordo ufficiale tra il sindaco Zicari e il dottor Sciabbarrà – quali sono i contenuti della bozza d’accordo imprudentemente mostrata dal sindaco Zicari? Ordunque, al Comune di Realmonte è riconosciuta la proprietà integrale della Scala dei Turchi. E al signor Ferdinando Sciabbarrà e ai suoi eredi per 70 anni è concesso il 70% (e il 30 al Comune) dei diritti televisivi, giornalistici e cinematografici sulla Scala dei Turchi per fini commerciali e pubblicitari. E al dottor Sciabbarrà spetta l’autorizzazione a registrare video o a scattare fotografie. E poi, ai privati si concede anche il brand “Scala dei Turchi”, candidata patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco: e così coloro che avvieranno un locale a Scala dei Turchi o, altro esempio, venderanno una maglietta citando il monumento ambientale “Scala dei Turchi”, tra i più fotografati su Instagram nell’estate 2019, pagheranno i diritti in denaro a Sciabbarrà. E inoltre, se saranno organizzati degli eventi a Scala dei Turchi, una parte dell’incasso sarà riservato a Sciabbarrà o ai suoi eredi. La bozza d’accordo è adesso all’esame del sindaco e della giunta di Realmonte. Non è stato approvato nulla. E per tale ragione il sindaco Zicari non commenta alcunché.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

1COMMENTO
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    enzo carrubba 13 Settembre 2019

    ma siamo alle solite barzellette agrigentine. Se la proprietà passa al Comune ogni diffusione dell’immagine della scala dei turchi aiuterà a promuovere il territorio di Realmonte. se il turista deve pagare perchè fa una foto alla Scala e poi la pubblica sui social…. mi pare una stronzata. se invece con quell’immagine ci fa una speculazione economica è naturale che il Comune a tutela dell’immagine del suo territorio ponga dei limite ed imponga il rispetto di diritti del brand “scala dei turchi”.
    Che la famiglia Sciabbarrà e suoi eredi debbano percepire denaro per i prossimi 70 atti è una cosa decisamente da evitare in ogni modo…. ma io chi sono a dire certe cose? voglio godermi la Scala dei Turchi pensando che è una bellezza unica del nostro territorio. i vari speculatori sia a difesa della Scala dei Tirchi come patrimonio inestimabile di bellezza sia come titolare di un bene pensino che alla fine al bene della nostra terra e si sbrighino a chiudere questa questione.

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