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Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, rivolge un plauso alle forze dell’ordine, alla polizia municipale, ed alle squadre impegnate nella pulizia straordinaria delle spiagge, a lavoro in occasione del Ferragosto. Firetto aggiunge: “La pulizia e un servizio d’ordine eccellente sono stati prima, durante e dopo la festività. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato in queste ore di festa per garantire il servizio d’ordine, il rispetto dei luoghi in centro città e al mare. Complessivamente si è registrato un atteggiamento collaborativo da parte dei cittadini, che, come già in altre circostanze, hanno dimostrato di voler costruire i presupposti di una comunità matura e responsabile. Grazie anche a loro. L’organizzazione complessiva è riuscita a neutralizzare alcuni sporadici atti di inciviltà, anche sulla battigia e in modo particolare a Cannatello. Rispetto alle cronache di altre città possiamo dirci più che soddisfatti”.

Scontro tra i ministri Salvini e Trenta sul divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms. La nave della Ong spagnola è a Lampedusa dopo quanto disposto dal Tar.

Il Tribunale dei Minori di Palermo ha invitato a rendere spiegazioni i ministri Matteo Salvini, Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli che hanno firmato il divieto d’ingresso nelle acque italiane per la nave della Ong spagnola Open Arms. A fronte di un ricorso della Ong, i giudici hanno risposto scrivendo: “Le convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce impongono il divieto di respingimento alla frontiera o di espulsione dei minori stranieri non accompagnati. E sono diritti elusi se i minori continuano a rimanere a bordo della nave in una condizione di disagio fisico e psichico. Tra l’altro, sono a bordo di una nave in prossimità del limite delle acque territoriali italiane e, dunque, in una situazione che equivale ad un respingimento o diniego di ingresso ad un valico di frontiera”.
Ebbene, adesso il Tar del Lazio, verosimilmente anche in ragione di quanto sostenuto dal Tribunale dei Minori di Palermo, ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane. E la Open Arms, carica dallo scorso 2 agosto di 147 naufraghi tra cui 32 minori, scortata da due navi della Marina Militare Italiana inviate dalla ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha valicato il valico di frontiera, è entrata in acque italiane e si è posizionata a ridosso di Lampedusa, in località Cala Francese, a poche centinaia di metri dalla costa.
E i responsabili della Ong spagnola hanno commentato: “Siamo lieti di constatare come, ancora una volta, dopo il Tribunale per i Minori, anche il Tar abbia ritenuto di dovere intervenire per tutelare la vita e la dignità delle persone, e abbia riconosciuto le ragioni della nostra azione in mare, ribadendo la non violabilità delle convenzioni internazionali e del diritto del mare”. Nel frattempo il “braccio di ferro” non si è concluso, anzi tutt’altro: Matteo Salvini ha rinnovato il provvedimento di divieto di ingresso in acque italiane, e il ministero dell’Interno proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato, ovvero l’organo di giustizia amministrativa di secondo grado, contro quanto disposto, in primo grado, dal Tar del Lazio che ha sospeso il divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms.
E dal ministero di Salvini ribadiscono: “Open Arms si è trattenuta in acque libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”. E ancora nel frattempo è scontro tra Matteo Salvini ed Elisabetta Trenta, perché la ministro Trenta, del Movimento 5 Stelle, non ha firmato il nuovo provvedimento di divieto di ingresso emesso da Salvini. La Trenta ha spiegato: Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l’umanità . Per questo non ho firmato”. E Salvini ha replicato: “Umanità non significa aiutare trafficanti e Ong. Per me umanità significa investire seriamente in Africa e non certo aprire i porti italiani”.

Ti accorgi subito di essere in Palestina, sia dal paesaggio che dall’architettura. Un deserto con 4 palme e due case, ti dice che sei in Palestina. Paesaggio che contrasta con il territorio israeliano che è sempre rigoglioso e abbondante di vegetazione. L’architettura israeliana è monotematica e monocromatica. Sembra di stare in una immensa caserma a cielo aperto, mentre in Palestina le case sono più elaborate dal punto di vista estetico – ma siamo lontani dal buon gusto – e dall’immancabile presenza di dossi artificiali.

Nei cieli palestinesi, non vola nulla che non sia israeliano o che gli israeliani non vogliano.

Ma la cosa che colpisce di più sono proprio i contrasti.
I palestinesi saranno pure più rozzi ma più affabili, gli israeliani stanno sempre lì con quell’aria austera che ti guardano dall’alto in basso, perché si sentono in cima ad una ideologica catena alimentare. Le scene sono quelle in cui la freddezza lascia il posto solo alla prepotenza, alla supponenza. Nei supermercati i militari e i civili armati israeliani, mostrano come in far west le armi, con atteggiamenti che ricordano il famoso personaggio interpretato da Lee Van Cleef.

Si pensi a Gerico: è deserto. Eppure sulla collina si intravede tra verde e palmeti la parte di territorio israeliano.

Questi i racconti di chi sul territorio si alterna, per lavoro, per turismo o per motivi umanitari. E anche se vai per motivi umanitari, però puoi fare ben poco, perché comunque non puoi far entrare in Palestina nulla che gli israeliani non vogliano. Si è dunque vittime dei capricci – o forse di esigenza? – degli israeliani che centellinano e razionano qualunque bene di prima necessità al popolo palestinese; dall’acqua all’energia elettrica, soffocando anche quel minimo di economia locale.

E poi c’è lei, Pina Belmonte, (leggi qui l’intervista) che vive da anni tra l’Italia e la Palestina dove lavora. La conosco e la stimo da un po’ di tempo ed è colei che con estrema lucidità mi racconta una realtà che è così tagliente da divenire invisibile.
Lei, che ha la possibilità di vedere cosa accade in Palestina, da vicino, vicinissimo.

Dal mese di maggio nella striscia di Gaza la situazione è sempre più complicata. Le notizie in Italia arrivano sempre un po’ distorte, quando arrivano.  Israele ha ristrutturato i check-point che sono più umani solo a livello estetico, ma la sostanza non cambia. Ristrutturati, con la musica di sottofondo, tutto computerizzato con la possibilità di un maggiore controllo da parte degli israeliani. Così quando un palestinese da Gerusalemme va a Betlemme, gli viene fatta la foto digitalizzata. Sui display le facce di tutti, anche quella di Pina che per fortuna mostra solo il suo passaporto senza essere passata letteralmente allo scanner.

I pellegrini non mancano mai, in quei luoghi, anche fuori dalle festività religiose. E’ una terra così bella, ma così tanto difficile – racconta Pina –  dove le maggiori religioni convivono per forza o per volere, insieme. E’ una terra che non si ferma mai, soprattutto Gerusalemme, tranne che un paio di ore a notte. E’ sempre in movimento, è un mix tra la preghiera del muezzin che si innalza, mentre sulla città vecchia di Gerusalemme nello stesso tempo suonano le campane, mentre gli ebrei vanno a pregare al muro del pianto.

Quando varchi la porta della città vecchia di Gerusalemme, potresti capire in quale quartiere ti trovi anche solo dagli odori, senza usare la vista.

E’ il luogo più sacro che possa esserci, eppure è bagnato dalla violenza, dal sangue.

E’ una terra piena di contraddizioni. La libertà religiosa non viene rispettata, nessun permesso è stato concesso ai cristiani per poter uscire dalla striscia di Gaza e recarsi a pregare a Gerusalemme. E’ la terra della violazione dei diritti umani. Le perquisizioni vengono fatte per strada, soprattutto ai palestinesi, dai 14 anni in su; alcune volte vengono fermati nelle postazioni, ma spesso vengono fermati per strada, sbattuti contro un muro e perquisiti, mentre i passanti guardano; e questa è una grande violazione dei diritti umani. Tutta questa violenza per semplici controlli.

Israele sta attento a garantire la sicurezza ai pellegrini e ai turisti, perché meno turisti arrivano meno soldi ci sono per Israele. Pina guarda oltre, si sofferma a guardare i soldati, a vedere cosa c’è oltre la divisa. Spesso è una scelta, poche altre volte no.

Per molti è una sorta di “previdenza sociale”. La maggior parte di loro a stento arriva a 20, 22 anni, e che imbraccia armi più grandi di loro e quasi ti viene da chiederti se siano realmente capaci di gestirle in piena sicurezza.

“Mi ha toccato una scena di un soldato – mi racconta Pina – Era in turno, in servizio. Era il venerdì della settimana santa ortodossa. C’era una marea di gente; ho notato questo soldato che si è messo in disparte e sotto il berretto aveva nascosto un libro e con la mano davanti alla bocca, pregava. Non so dirti di che religione fosse. Non penso fosse ebreo. Non tutti i soldati o poliziotti sono israeliani, ci sono anche arabi e te ne accorgi quando salgono sul pullman, perché sono più gentili e fanno la carezza ai bambini, anche”.

E poi ci sono quelli che abituati solo a dare ordini, non si aspettano il rimprovero di chi si cura del decoro dei luoghi, mentre viene detto loro che nel Santo Sepolcro non si può entrare con un gelato in mano.

E’ di domenica la notizia di incidenti e cariche di polizia sulla Spianata delle moschee. La Mezzaluna Rossa, riferisce di 20 palestinesi feriti e contusi. Attraversando la città vecchia di Gerusalemme, si respira un clima di perenne tensione. Polizia e soldati israeliani ovunque, dislocati anche sui tetti della città; tensione alla porta di Damasco, alla vigilia della festa islamica dell’Al-Adha. I Palestinesi protestano per il possibile ingresso – non autorizzato dalla polizia – di religiosi nazionalisti israeliani sulla spianata della moschea di Al Aqsa in occasione del Tisha B’av, la ricorrenza ebraica della distruzione del Tempio. Intanto coloni ed estremisti ebrei, hanno sfilato con le loro bandiere e canti, in prossimità della città vecchia.

Eppure gli occhi di Pina sanno scorgere sempre immagini di speranza, di piccoli dettagli di rispetto della vita. E così ci mostra le immagini di un mendicante che dona la sua elemosina, per omaggiare la bellezza della musica, suonata per strada, da una violinista.

E mentre Pina continua ad osservare con i suoi splendidi occhi neri, questa terra così bella e così piena di contraddizioni, il mondo, fa finta di non vedere.

Su questa terra a diritto alla vita, su questa terra, signora alla terra, la madre dei principi, la madre delle fini. Si chiamava Palestina si chiamava Palestina. Mia signora ho diritto, che sei mia signora, ho diritto alla vita.

[M. Darwish]

Emergono altri nuovi particolari circa la rocambolesca rapina portata a segno nel pomeriggio dell’altro ieri alla banca Bpr del viale Leonardo Sciascia, nel popoloso quartiere del Villaggio Mosè di Agrigento.

i filmati in possesso degli investigatori sembra che l’azione dei malviventi sarebbe durata in tutto meno di un minuto.

I rapinatori sembra fossero due, armati di taglierino e con indosso delle parrucche, che sono riusciti, nella loro azione fulminea, quasi indisturbatamente, a sottrarre oltre 165 mila euro in contanti per poi dileguarsi.

I delinquenti, forse anche in possesso di una pistola giocattolo, avrebbero atteso che i vigilantes che hanno consegnato la somma si allontanassero per sferrare il colpo.

I soldi erano stati “scaricati” in banca appena venti minuti prima della rapina il che lascerebbe pensare che i malviventi sapessero più cose di quanto ci si possa aspettare. Così come la scelta di andare ad aprire alcune cassette di sicurezza non facendo caso ad altre in cui in egual misura erano contenuti soldi.

I rapinatori, pare dal forte accento siciliano, una volta messo segno il colpo, sarebbero scappati a bordo di una Bmw di colore grigio. I carabinieri della Compagnia di Agrigento stanno cercando di restringere il cerchio intorno ai due malviventi e raccogliere quante più informazioni utili.

 

Sarebbe un malfunzionamento dell’impianto elettrico che alimentava un forno di un panificio, la causa di un incendio che ha danneggiato i locali dello stesso esercizio commerciale e destata tanta paura in viale della Vittoria, a Canicattì.

Le fiamme hanno annerito alcune pareti, ma soprattutto, hanno causato una fuoriuscita di fumo che ha allarmato i residenti.

Il fatto si è verificato ieri mattina in un centralissimo panificio del paese agrigentino. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco che hanno prima messo in sicurezza l’area, poi hanno provveduto allo spegnimento delle fiamme e alla verifica dei danni.

 

 

Brutta disavventura per una coppia di turisti che sono stati protagonisti di un incidente stradale, nella giornata di ieri, nei pressi di contrada Mosella.

L’auto su cui viaggiava la coppia, una Fiat 500 presa a noleggio, per cause ancora in fase di accertamento, è sbandata ed è finita fuori strada prima e contro un muretto dopo.

A soccorrere i malcapitati sono stati alcuni automobilisti di passaggio che hanno chiamato il 118. Un’ambulanza si è precipitata sul posto ma sembra che i due turisti non abbiano avuto bisogno delle cure dei sanitari.

Sembra che il manto stradale della zona sia da tempo.

 

I carabinieri della Compagnia di Licata stanno indagando su un incendio che ha distrutto completamente un garage, al piano terra di una villetta.

Le fiamme hanno divorato anche un’auto, una Mercedes, in quel momento custodita all’interno. Garage e automobile erano di proprietà di un pensionato del luogo.

Il fatto è accaduto in contrada Montesole, nei pressi della rinomata località di Mollarella. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco del distaccamento di Corso Argentina che hanno spento il rogo la cui natura è incerta.

Non si esclude la pista dolosa.

 

Un incendio, ieri notte, ha danneggiato un prefabbricato adibito come ufficio e centro comunale per la raccolta dei rifiuti a Racalmuto, centro comunale chiuso da tempo per lavori di adeguamento.

L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco del Comando di Agrigento, avvertiti da una segnalazione giunta ai centralini, ha evitato guai peggiori.

Sul posto i carabinieri della locale Stazione che hanno effettuato dei rilievi utili alle indagini per stabilire la natura delle fiamme.

Nessuna pista è esclusa.

 

 

Con piacere vi presentiamo la nuova, accattivante grafica del nostro giornale, che cresce e cambia veste senza perdere mai di vista i princìpi del nostro lavoro, senza perdere mai l’efficacia della notizia in tempo reale, l’attenzione verso la cultura e il rispetto verso il nostro unico padrone: il lettore.

Abbiamo lavorato con impegno a che i nostri lettori potessero sentirsi sempre più a proprio agio, all’interno delle pagine del nostro giornale e che potessero incuriosirsi, godendo di una grafica che facilita la lettura, la ricerca di articoli in archivio e la volontà di andare a cercare all’interno della testata ciò che è più consono al proprio gusto e alla personale necessità in fatto di informazione.

Ancor più ad oggi abbiamo la possibilità di raccontare la Sicilia è non solo, abbiamo la possibilità di portare la nostra testata, vestita di nuova forma e di una grafica accattivante, fuori dai confini della nostra terra, pronti ad essere come sempre un fiore all’occhiello nel mondo dell’informazione

 

Lelio Castaldo

L’amministrazione comunale di Agrigento non ha organizzato alcuna manifestazione di intrattenimento estivo in città a causa della “grave carenza di risorse finanziarie a disposizione”. In proposito interviene l’ex consigliere comunale e coordinatore del movimento Mani Libere, Giuseppe Di Rosa, che afferma: “Agrigento città turistica, e zero eventi. Ecco come si amministra. Come si possono incassare più di 1 milione di euro di tassa di soggiorno, che è una tassa di scopo turistico vincolato, e non essere capaci di organizzare un calendario di eventi. Nessuno dei consiglieri comunali né tanto meno il presidente del consiglio si chiede dove sono finiti i soldi incassati con la tassa di soggiorno dal 2017 ad oggi? Lo sanno che i soldi vanno spesi entro il 30 dicembre? In quale capitolo del bilancio sono stati inseriti? Scommettiamo che dobbiamo aspettare che la campagna elettorale entri nel vivo per vederli spesi?”.