Home / 2019 / Luglio (Pagina 38)

I Carabinieri della stazione di Raffadali, nottetempo, impegnati in un posto di blocco lungo la strada statale 118 che conduce ad Agrigento, hanno intimato l’alt ad un’automobile colta a velocità sostenuta. A bordo un ragazzo ed una ragazza, entrambi di 20 anni, hanno assunto un atteggiamento elusivo che ha insospettito i militari. Nel corso della perquisizione, da sotto un tappetino è saltato fuori un involucro contenente circa 20 grammi di cocaina, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. Inoltre, durante le successive perquisizioni domiciliari è stato anche rinvenuto un bilancino digitale di precisione nonché materiale vario solitamente utilizzato per confezionare le dosi di droga. I due ventenni sono ristretti ai domiciliari ed all’Autorità giudiziaria risponderanno di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

 

A seguito della non convalida dell’arresto di Carola Rackete, il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha commentato: “Occorre leggere le motivazioni. Si valuterà un’eventuale impugnazione. Il nostro punto di vista era diverso. Per noi era necessitata l’azione di salvataggio e non era necessitata invece la forzatura del blocco, che riteniamo un atto un po’ sconsiderato nei confronti della vedetta della Guardia di Finanza. E’ evidente però che si rispettano le decisioni dei giudici. Si evince, inoltre, quanto sia difficile muoversi in una materia che sconta forti tensioni politiche in cui qualsiasi decisione uno prenda ha sempre paura di sbagliare”.
 

L’ex capo dell’ufficio amministrativo della Questura di Agrigento, Giovanni Giudice, già capo della Squadra Mobile di Caltanissetta, è indagato di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico nell’ambito della maxi inchiesta antimafia cosiddetta “Camaleonte”, sfociata nell’arresto di diversi presunti affiliati alle famiglie mafiose di Gela. Giudice avrebbe fornito a richiesta delle informazioni su indagini in corso, ricevendo in cambio vantaggi economici come una carta di credito intestata alla famiglia Luca, contigua al clan Rinzivillo, e la possibilità di acquistare automobili a prezzi estremamente bassi.
 

Ad Agrigento, al Palazzo Filippini, l’associazione “Dietro le Quinte”, in collaborazione con la Pro Loco di Agrigento, ha presentato l’ottava edizione della “Settimana Russa in Sicilia”, frutto di un gemellaggio tra Agrigento e la cittadina russa di Perm. Attori, cantanti, modelli, ginnasti, e accompagnatori soggiorneranno per 13 giorni nella provincia di Agrigento, visiteranno la Sicilia e parteciperanno a seminari, meeting e spettacoli insieme ai loro colleghi artisti e ginnasti Italiani.

All’Università di Palermo, in presenza del rettore, Fabrizio Micari, delle autorità civili e accademiche, e di numerosi docenti, studenti ed ex-allievi, si è svolta la cerimonia d’intitolazione al professor Ignazio Melisenda Giambertoni del Complesso didattico del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali, al viale delle Scienze. Al professor Ignazio Melisenda Giambertoni, rettore dell’Ateneo di Palermo dal 1984 al 1993, si riconosce tra l’altro il merito dell’avvio del decentramento universitario ad Agrigento. È stato il primo Presidente del Consorzio Universitario di Agrigento da lui costituito. Numerosi gli interventi che hanno ricordato la Sua figura di accademico, docente appassionato, studioso conosciuto e apprezzato in ambito nazionale e internazionale, progettista di importanti opere di ingegneria idraulica. Alla cerimonia hanno presenti i familiari del professor Melisenda Giambertoni: la moglie signora Mariella e i figli Giuseppe e Luigi. L’intitolazione avviene in un periodo di rilancio della sede universitaria agrigentina, dove dal prossimo anno accademico saranno attivi tre nuovi corsi di laurea: in Architettura e ambiente costruito, Economia e amministrazione aziendale, e Scienze dell’educazione, che si aggiungono al già attivo corso di laurea in Servizio sociale.

Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ascoltato in commissione parlamentare, ribadisce l’allarme infiltrazioni criminali tramite gli sbarchi “fantasma”.

Già nel settembre del 2017, quando la rotta agrigentina dei migranti, gli sbarchi “fantasma”, all’epoca come adesso è stata ricorrente, a cadenza costante, il Procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, lanciò l’allarme, e le sue parole furono: “La maggior parte dei barconi arriva in piena notte o all’alba. Alcuni, però, approdano anche in pieno giorno. Il fenomeno, che si registra nell’Agrigentino, ma non soltanto, è stato etichettato come ‘sbarchi fantasma’. Ed è un’immigrazione pericolosa. Non è la nuova rotta dei migranti al posto di quella libica. Anzi, sembra di essere tornati indietro di 10-15 anni, quando i migranti partivano dalle coste tunisine e venivano in Italia a cercare fortuna. Tunisini e magrebini non scappano dalle guerre o dalle persecuzioni. Sono migranti economici. I motivi per cui arrivano in Italia potrebbero non essere solo legati a bisogni economici. Tra loro ci sono persone che non vogliono farsi identificare, gente già espulsa in passato dall’Italia o appena liberata con l’amnistia dalle carceri tunisine, o magari che ha preso parte alle rivolte del 2011. Tra loro potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale. Per questo penso che siamo di fronte a un’immigrazione pericolosa. La pericolosità è data sia dalla composizione etnica di chi segue questa strada per raggiungere l’Europa sia perché a bordo spesso ci sono soggetti che hanno problemi giudiziari e che, astrattamente, potrebbero essere collegati a gruppi terroristici o all’Isis. La maggior parte dei migranti, dopo i misteriosi approdi, spariscono, nonostante gli sforzi delle Forze dell’Ordine. Alcuni tentano di raggiungere le stazioni ferroviarie o dei pullman più vicine. Riteniamo che i più scaltri abbiano qualcuno che li attenda e li porti via. E’ possibile che ci siano dei basisti a terra. Se esiste una nave madre, questa potrebbe essere benissimo scambiata per una imbarcazione impegnata nella pesca con il cianciolo che prevede la presenza di quattro barche più piccole attorno a quella grande. E dunque nessuno potrebbe sospettare”.

Adesso il Procuratore di Agrigento è volato a Roma, ed è stato ascoltato dalle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera, sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. E Luigi Patronaggio, ancora in riferimento agli sbarchi “fantasma” udito, ha ribadito: “E’ un vero pericolo, è gente che si sottrae a qualsiasi tipo di identificazione. E’ gente che entra in Sicilia e poi parte per l’Europa e non sappiamo più che fine fa. Alcuni dei terroristi degli atti compiuti in Francia, Olanda e in Germania sono entrati dalla porta Sicilia. Attenzione! Io lì vedo dei problemi. Tre anni fa, quando ci siamo occupati di questo problema degli sbarchi ‘fantasma’, le coste non erano presidiate, le nostre difese erano quelle della seconda guerra mondiale ed erano state sostanzialmente smantellate. Le Prefetture hanno fatto poi un lavoro di controllo del territorio, delle coste, l’Arma dei Carabinieri e tutte le Forze dell’ordine si sono molto impegnate e abbiamo risultati che sono incoraggianti, ma che non risolvono il problema e non risolvono la pericolosità del problema. Chi va sui gommoni fantasma, che generalmente arrivano dalla Tunisia, è evidente che vuole sottrarsi ai controlli, anche perché va tenuto conto che tra la Sicilia e Tunisi c’è un traghetto due volte a settimana”. Poi, alla domanda su eventuali collusioni tra i trafficanti di esseri umani e le Ong, le Organizzazioni non governative, Patronaggio ha risposto: “Non abbiamo avuto prova di collusioni del genere. Ciò non significa che non si siano registrate o che non si possano registrare. E comunque non bisognerebbe limitarsi ad un semplice contatto, tipo una telefonata, ma deve esserci una comunicazione del tipo: ‘Stiamo facendo partire migranti, avvicinatevi e prelevateli’. Ci sono indagini in corso sulla zona Sar (Ricerca e soccorso) libica che funziona solo in relazione all’accordo con l’Italia e senza l’apporto dell’Italia non sarebbe presidiata. La Libia non può essere considerata ‘porto sicuro’ e dunque non si può respingere verso quel Paese”.
 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nuovo direttore per il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento: la giunta regionale Siciliana, con deliberazione n.247 del 27 giugno 2019 ha nominato Roberto Sciarratta.
Roberto Sciarratta, laureato in architettura all’Università di Palermo e attivo da molti anni nel progetto di rilancio del sito archeologico, con progetti di ammodernamento, riqualificazione e conservazione paesaggistica.
Sciarratta, classe 1960, di Agrigento, ha oltre 30 anni di esperienza nella archeologia Agrigentina. Il suo curriculum è ricco di incarichi e ruoli dirigenziali, in capo a tutti l’esperienza da commissario straordinario del consiglio del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Completano il suo profilo professionale i ruoli dirigenziali e le esperienze lavorative, l’ottima conoscenza dell’archeologia e dei suoi preziosi segreti, il forte attaccamento al territorio, la capacità di visione strategica locale ed internazionale, nonché l’ottima conoscenza della materia.
Il nuovo direttore è chiamato a gestire uno tra i più importanti siti Archeologici della nazione, e a lui spetta una maggiore attenzione verso il miglioramento e lo sviluppo del sito.

Non è stato convalidato l’arresto alla capitana della Sea Watch, Carola Rackete. Il Gip, Alessandra Vella, ha ritenuto il reato di resistenza a pubblico ufficiale giustificato nell’aver agito per adempiere un dovere ovvero quello di salvare vite umane.

Carola è stata interrogata per circa tre ore ieri dal Gip Alessandra Vella e dai dai legali Alessandro Gamberini e Leonardo Marino. 

Dopo l’udienza, la Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e il divieto di dimora nella città di Agrigento. 

Per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il procuratore aggiunto, Salvatore Vella, ha ordinato delle perquisizioni a bordo della Sea Watch, che arriverà in serata al porto di Licata.

Carola Rackete verrà risentita presso il Tribunale di Agrigento il 9 Luglio.

In questo momento la Guardia di Finanza si è recata al domicilio della Rackete, in via Dante 165, per notificare il provvedimento di libertà. 

Le è stato anche notificato l’ordine di espulsione da parte del Prefetto di Agrigento in attesa del convalidamento de parte del Magistrato.