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La SiNaPPe (Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria) di Raffadali, ha proposto una nota di elogio per l’alta professionalità mostrata dal Comandante di reparto che ha prestato servizio al penitenziario Pagliarelli di Palermo nel corso degli anni 2018/2019.

Al Comandante viene attribuito un riconosciuto merito per le difficoltà affrontate nel circonstanziare l’operato che è stato più volte oggetto di ispezioni amministrative che hanno avuto esito negativo.

Il Comandante si è distinto assicurando sicurezza, prevenzione e ritrovamento di sostanze stupefacenti e apparati telefonici all’interno dell’Istituto pur avendo un numero di unità inferiore all’organico previsto.

Con l’Autorità Giudiziaria ha portato a compimento e con grande successo le indagini e per l’esemplare comportamento tenuto si riconosce la capacità organizzativa e risolutiva, di coordinazione e comando che ha mostrato oltre ai vari compiti affidati.

La richiesta è stata inoltrata all’attuale Comandante del Pagliarelli di Palermo al fine di poter dare un elogio all’operato svolto con molta professionalità e dedizione per il proprio lavoro.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà una raccolta , Sabato 06 Luglio saremo ad Agrigento nel Viale della Vittoria, sul marciapiede adiacente la sacrestia del Santuario di San Calogero dalle ore 8.00 alle 12.30, Domenica 07 Luglio saremo a Favara in Piazza Cavour ed a Naro in Piazza Sant’Agostino c/o i contemplattivi dalle ore 8.00 ale 12.30.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

Ad Agrigento, l’Azienda sanitaria, con il patrocinio della Provincia, ha organizzato, un incontro – dibattito intitolato “Cooperare per un mondo più sano”: la collaborazione tra medici infettivologi, veterinari, igienisti e specialisti di medicina interna contribuisce in maniera strategica, attraverso la condivisione delle conoscenze, a prevenire e trattare efficacemente le principali patologie infettive e parassitarie.

Dopo l’annullamento della sentenza di condanna, perché non condannabile, Bruno Contrada presenta il conto: “Tre milioni di euro per la detenzione e il danno che ho subito”.

Bruno Contrada presenta il conto alla cassa dello Stato Italiano. “Sono stato condannato e ho trascorso 10 anni della mia vita in galera a causa di un errore giudiziario: pagatemi 3 milioni di euro”. E sì. Il difensore dell’ex dirigente dei Servizi segreti del Sisde, l’avvocato Stefano Giordano, si è presentato alla Corte d’Appello di Palermo ed ha depositato l’istanza per la riparazione dell’errore giudiziario. E le spese di riparazione a favore del già capo della Squadra Mobile di Palermo ammontano a 3 milioni di euro, non solo per la detenzione subita ma anche per il danno biologico, morale ed esistenziale, patito da lui, Contrada, e dai suoi familiari più stretti, costretti ad un procedimento giudiziario che si è protratto 27 anni. La Corte di Cassazione il 6 luglio del 2017 ha dichiarato non eseguibile e non produttiva di effetti penali la sentenza penale di condanna del 25 febbraio 2006 quando, dopo il rinvio dalla Cassazione, la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 10 anni di carcere inflitta in primo grado a Bruno Contrada, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. E la Cassazione ha recepito a sua volta la storica precedente sentenza della Corte europea dei diritti umani, che il 13 aprile del 2015 ha sentenziato che Bruno Contrada non sarebbe stato condannabile per un reato, il concorso esterno alla mafia, che, nel periodo incriminato, tra il 1979 e il 1988, non è stato ancora reato. E dunque la condanna subita da Contrada ha violato il diritto fondamentale dell’imputato di conoscere le conseguenze penali della propria condotta prima di porla in essere. E si tratta del principio sancito dall’articolo 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo, ovvero il principio del “nulla poena sine lege”, nessun reato senza una legge che condanni il reato. L’ Unione delle Camere Penali italiana, intervenendo a ridosso della sentenza della Corte europea per i diritti umani a favore di Contrada, ha ribadito che il concorso esterno è “una figura di creazione giurisprudenziale elaborata a partire dai primi anni 90, non essendoci una fattispecie di reato di tale natura delineata dal codice penale. Le condotte contestate a Contrada risalivano agli anni 80, quindi ben prima che la giurisprudenza creasse la figura del concorrente esterno in associazione mafiosa. La decisione della Corte Europea ripropone con forza la questione della non retroattività e della prevedibilità della legge penale. Sono principi costituzionali posti a garanzia del cittadino che non possono essere travolti dalla giurisprudenza creativa spesso disegnata, e non disdegnata, dalla magistratura, che nel caso specifico ha elaborato una nuova figura di reato, che è il concorso esterno in associazione mafiosa, estendendone inopinatamente gli effetti anche alle condotte anteriori al tempo in cui tale interpretazione fosse concepita”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Favara è invasa dalle blatte, tutti i cittadini si sono armati ad una battaglia senza tregua.

Tutti sanno, e il comune tace!
È ormai un vecchio film che si ripropone da un paio di anni, la colpa?

L’innalzamento della temperatura e la mancanza d’igiene della città – il nuovo biglietto da visita che quest’anno la sindaca Anna Alba ha proposto per i nostri turisti.
Cittadini e commercianti sono esasperati e la loro pazienza è messa a dura prova.
La sindaca, ha problemi più grandi da gestire, l’abbandono dei suo ex assessori l’ha scossa così tanto che al sol pensiero di dover essere oggetto di una sfiducia consiliare l’ha gettata a capo fitto alla risoluzione del problema (il suo però).
Da sempre lo scarafaggio è sinonimo di sudiciume e sporcizia, proprio perché ama cibarsi di rifiuti di cibo che di solito possono trovarsi nei locali adibiti alla raccolta dei rifiuti, in altre parole “la scarsa qualità dell’igiene pubblica, i troppi rifiuti e immondizia lasciata in strada”.
La città di Favara è stata abbandonata a se stessa, una barca che affonda, questo è veramente grave.

La pulizia è il primo biglietto da visita di ogni città civile.
Ma non disperiamo, il piano “b” è già stilato dai piani alti di piazza Cavour, quest’anno a Favara oltre alla, famosa sagra dell’Agnello Pasquale si inaugurerà la prima sagra del cibo Thailandese con le famose fritture di blatte (tutti prodotti freschi, di stagione ed a km 0) – arriveranno migliaia di turisti, pronti a deliziare i loro palati!

Francesco Sanfilippo, giovane, finanziere allievo di 23 anni, determinato anche nei suoi obiettivi sportivi, con una ferma passione per la divisa, fin da piccolo ha sempre aspirato a diventare un ufficiale. Oggi, a Bari, ha superato i 400 metri di corsa guadagnandosi il secondo posto tra i campioni, poco prima del suo giuramento. Complimenti al giovane agrigentino.

A Porto Empedocle, domani, venerdì 5 luglio, alle ore 19:30 sarà inaugurato, in presenza delle autorità civili, militari e religiose, il nuovo lungomare Nettuno, al Lido Azzurro, dopo i lavori di riqualificazione urbana. In proposito, la sindaca, Ida Carmina, afferma: “Il nuovo lungomare Nettuno, che restituisce integralmente a Porto Empedocle lo splendido e storico panorama sul mare, sarà a disposizione dei cittadini con momenti di intrattenimento, musica e degustazioni sul boulevard che rispetta la normativa vigente e rende un aspetto totalmente diverso e di impatto che sarà il fiore all’occhiello della nostra frazione balneare. E’ stato un progetto di 882 mila euro realizzato tramite un mutuo della Cassa depositi e prestiti che ha visto amministrazione e ufficio tecnico molto impegnati. I lavori sono stati consegnati all’impresa nell’aprile 2018 e sono stati conclusi in un anno a regola d’arte”.

Era il 26 marzo del 2018 quando il segretario provinciale del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria di Bologna, scriveva al direttore della casa circondariale e alle autorità competenti tutte, per segnalare i tanti problemi legati alla gestione del Caseificio “Liberiamo i sapori” inaugurato nel 2016, grazie alla legge Smuraglia che concede alle imprese che investono nelle strutture penitenziarie, o che assumono detenuti, dei benefit fiscali.

Il progetto per la realizzazione del suddetto caseificio era stato realizzato anche grazie al cospicuo investimento del Ministero della Giustizia.

Nella segnalazione si evidenziavano le problematiche derivanti dal fatto che il casaro (persona non detenuta) lavorava  da solo, senza detenuti, e il personale di Polizia penitenziaria però, era costretto comunque a vigilare sulla attività lavorativa.

Inoltre l’accesso all’istituto avveniva spesso senza preventiva comunicazione, che invece era necessaria per consentire la giusta programmazione del servizio, costringendo il personale a fermarsi oltre l’orario di lavoro, e sovente a coprire più posti di servizio.

Ma non era tutto. Perché lo stesso personale era chiamato a gestire e a contenere gli effetti del crescente malcontento dei detenuti che lamentavano la mancata firma del contratto di lavoro e il mancato pagamento degli stipendi, le numerose ore di straordinario. Già qui ci sarebbe da chiedersi – se tutto ciò corrispondesse a vero – come sia possibile che all’interno  di una struttura detentiva, istituzione statale e presidio di legalità, possano tollerarsi simili gravissime inadempienze.

Fatto sta che tutto questo, accadeva oltre un anno fa. Ma lo scorso 29 giugno, il medesimo sindacato scrive ancora agli organi competenti, dopo aver appreso della chiusura dell’azienda casearia sita all’intento del carcere Felsineo.

Il SiNAPP evidenzia nella lettera, come da tempo il suddetto ordine si è occupato delle problematiche connesse alla cattiva organizzazione dell’azienda che, per logica di consequenzialità, ha avuto crescenti ricadute negative sull’organizzazione del lavoro dei Poliziotti penitenziari.

E pensare che proprio i Poliziotti penitenziari sono stati i primi a credere, nella fase iniziale, alla buona riuscita dell’attività, in un ambiente tanto particolare, dove il lavoro può davvero restituire speranza e dignità alle persone detenute e, conseguentemente, serenità e sicurezza per gli stessi Poliziotti.

Dunque l’enfasi iniziale, ha lasciato purtroppo il posto al fallimento del progetto.

Restano, pertanto, degli interrogativi e delle domande che attendono delle risposte, perché – come si legge nel comunicato –  il carcere non puo’ e non deve fabbricare carcerati, ma cercare di restituire alla società uomini riabilitati e, possibilmente, avviati ad una professione e/o un percorso di studio e di reinserimento.

Questa, una delle tante situazioni difficili che si consumano nelle carceri italiane, che seguiremo anche nei giorni a venire.

La Provincia di Agrigento informa che scade il prossimo 30 luglio il termine ultimo per la presentazione delle istanze per l’aggiornamento del Registro provinciale degli enti accreditati per il servizio di assistenza a favore degli studenti con disabilità grave che frequentano le scuole medie superiori della provincia. Le imprese interessate possono accreditarsi attraverso la presentazione di un’apposita istanza e se ritenute idonee saranno iscritte nel registro provinciale, dopo il riscontro dei requisiti di onorabilità e di affidabilità professionale e tecnica degli enti richiedenti, e delle garanzie offerte agli utenti ed il rispetto dei loro diritti. Altre informazioni e moduli di presentazione dell’istanza sul sito internet della Provincia www.provincia.agrigento.it .