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Dallo scorso 10 giugno, quindi da quasi un mese, sulla spiaggia di Ribera giace una barca utilizzata da una ventina di migranti protagonisti di un cosiddetto “sbarco fantasma”. Così denuncia l’associazione ambientalista “MareAmico”, coordinata da Claudio Lombardo, che ha diffuso un video testimonianza e aggiunge: “La barca è rimasta a riva con il motore acceso per una mezza giornata e poi, invece di essere portata nel porto più vicino, è stata trascinata a riva con il risultato di non essere più utilizzabile. Ora il suo destino sarà quello di marcire in spiaggia e i suoi rifiuti inquineranno un lungo tratto di litorale. Negli scorsi mesi MareAmico ha proposto ai Ministri competenti una modifica alla circolare di settore al fine di permettere il riutilizzo di queste imbarcazioni, ad esempio da parte dei pescatori, invece che la loro distruzione con le spese a carico dello Stato”.

CHISSA' PER QUANTO TEMPO RESTERA' IN SPIAGGIA!

Lo scorso 10 giugno all'alba, una ventina di migranti, sono arrivati in spiaggia a Ribera ed immediatamente hanno fatto perdere le loro tracce, per l'ennesimo sbarco fantasma nell'agrigentino.La barca è rimasta a riva con il motore acceso per una mezza giornata poi, invece di essere portata nel porto più vicino, è stata trascinata a riva con il risultato di renderla inutilizzabile.Ora il suo destino sarà quello di marcire in spiaggia e i suoi rifiuti inquineranno un lungo tratto di litorale.Negli scorsi mesi Mareamico aveva proposto ai Ministri competenti una modifica alla circolare di settore al fine di permettere il riutilizzo di queste imbarcazioni, ad esempio da parte dei pescatori, invece che la loro distruzione con le spese a carico dello Stato.

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Lunedì 8 luglio 2019

Polizia e tecnici dei Vigili del fuoco sono a lavoro per accertare le cause di un violento incendio che ha letteralmente raso al suolo, in contrada Grottarossa tra Canicattì e Caltanissetta, un capannone adibito a deposito ed assemblaggio di materiale per il confezionamento e l’imballaggio di merce di ogni genere. L’incendio ha impegnato per ore diverse squadre dei Vigili del fuoco di Canicattì, Licata, Agrigento e Caltanissetta ed ancora le macerie sono fumanti. I danni al capannone, utilizzato dalla “Euro Impex srl” di Rosario Vitanza di Canicattì, sono ingenti, ben oltre il milione di euro. Delle indagini si occupano gli agenti del commissariato di Canicattì in collaborazione con i colleghi delle questure di Agrigento e Caltanissetta. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, dal corto circuito al rogo di sterpaglie fino al gesto volontario e doloso.

E’ dunque in corso l’ormai costante, ed estenuante, braccio di ferro da governo italiano e organizzazioni non governative: nel frattempo proseguono gli sbarchi isolati di migranti a Lampedusa. Tra ieri sera e la notte appena trascorsa, nell’arco di poche ore, si sono registrati due mini sbarchi: prima una piccola imbarcazione è stata intercettata intorno all’una da una motovedetta dei Carabinieri a circa un miglio dalla costa con 19 tunisini a bordo, e poi, poche ore prima, in serata, altri 10 migranti sono stati bloccati a terra dopo essere approdati con un barchino a Cala Galera. I 29 sono stati trasferiti nel centro d’accoglienza dell’isola, con capienza 97 persone, e che adesso invece ne ospita oltre 200. E il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, denuncia: “Il Comune non ha alcuna competenza in merito. Sono altre le istituzioni che devono far sì che i migranti, una volta giunti sull’isola, restino nell’hotspot non oltre il tempo previsto, che è di 24-48 ore, e quindi siano trasferiti in strutture adeguate. Invece cosa succede? Si continua a ripetere che ‘il porto di Lampedusa è chiuso’ quando invece gli sbarchi non si sono mai fermati: la maggior parte dei migranti raggiunge l’isola a bordo di piccole imbarcazioni che approdano lontano dalle telecamere, mentre si gioca una battaglia politica senza scrupoli sulla pelle delle persone che sono a bordo di navi delle Ong”.

Il veliero Alex della organizzazione non governativa italiana “Mediterranea Saving Humans” è approdato a Lampedusa dopo avere forzato il blocco che gli è stato imposto, e ciò per un asserito stato di necessità a bordo insorto a seguito della mancanza d’acqua. Il veliero è stato sequestrato a fini probatori dalla Guardia di Finanza e di conseguenza sono stati sbarcati i 45 migranti soccorsi in acque libiche. Sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il capitano del veliero, Tommaso Stella, e il capo della missione, il parlamentare di Liberi e uguali, Erasmo Palazzotto, che ha presentato un esposto alla Procura di Agrigento perché l’intimazione ricevuta dal blocco italiano di recarsi a Malta come “porto sicuro” avrebbe posto in pericolo la vita dei migranti soccorsi dalla Ong.

Semaforo verde, dunque, dal governo di Malta allo sbarco dei 65 migranti che la nave “Alan Kurdi”, della organizzazione non governativa tedesca “Sea Eye” ha recuperato in mare nelle acque libiche. Il premier maltese, Jospeh Muscat, ha annunciato che i 65 saranno tutti ricollocati in altri Paesi europei, e ha spiegato: “A seguito di trattative con la Commissione europea e con il Governo tedesco, le autorità di Malta trasferiranno i 65 migranti su una nave militare che entrerà poi in un porto dell’isola. Tutti saranno poi immediatamente trasferiti verso altri Stati europei. Nessuno rimarrà a Malta, dato che questo caso non si è verificato sotto la responsabilità delle autorità maltesi”.

 

I Carabinieri della Tenenza di Ribera, dopo una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di un’abitazione dove è domiciliato un uomo di 40 anni, A B sono le iniziali del nome, originario della Tunisia. Nel corso della perquisizione, nella camera da letto, da sotto un materasso sono saltati fuori 13 involucri contenenti cocaina per circa 10 grammi, banconote per un ammontare di circa 1.500 euro in contanti ed un bilancino digitale di precisione, il tutto posto subito sotto sequestro. Il tunisino risponderà di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, ed è ristretto ai domiciliari.

 

Il presunto vortice affaristico intorno alle energie alternative in Sicilia: Paolo Arata e il figlio Francesco sono stati scarcerati e adesso sono ristretti ai domiciliari. Così ha deciso il Tribunale del Riesame di Palermo, verosimilmente perché si sarebbero affievolite le esigenze cautelari. Padre e figlio sono stati in carcere dal 13 giugno scorso per corruzione, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

 

Pierobon: “Differenziata in Sicilia quasi al 32%, meno 500mila tonnellate di rifiuti in discarica, e avanti tutta con gli impianti pubblici”. Nelle città però incombe il degrado.

Accade in Sicilia che da una parte il governo della Regione vanta percentuali positive sia in aumento della raccolta differenziata che in riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica. E dall’altra parte il cittadino non crede a tali vanterie perché intorno incombono degrado e rovine. Ad esempio Agrigento è tra le città più virtuose in Sicilia per raccolta differenziata, oltre il 70 per cento. Però ad Agrigento, ad eccezione del Viale della Vittoria e della Via Atenea, sono stati soppressi i servizi di spazzamento delle strade e di decespugliamento. Al decespugliamento tentano di rimediare, con merito e tanto sacrificio, un gruppetto di ragazzi di colore, ingaggiati dall’assessore Hamel, che non sono abilitati ad utilizzare i decespugliatori e che lavorano con le zappette, che peraltro gli sono state anche rubate. L’intero personale delle imprese della nettezza urbana è stato assorbito e destinato alla raccolta differenziata. E ciò a danno dello spread elettorale dell’amministrazione Firetto, che, a fronte della eventuale assunzione di nuovo personale, come avvenuto nelle precedenti legislature, ribatte: “No, perché poi aumentano le bollette, già salatissime, a carico dei cittadini”. E dunque ecco perché il cittadino di Agrigento, a fronte delle proprie strade non spazzate e ricolme di sterpaglie, tra topi, zecche e zanzare, si domanda: “Ma come è possibile che la città di Agrigento è tra le più virtuose in Sicilia?”. E’ così, e lo testimonia da ultimo l’assessore regionale ai Rifiuti, Alberto Pierobon, che ha diffuso i dati aggiornati su differenziata e conferimento in discarica. E lo stesso Pierobon annuncia: “Il governo Musumeci ha diminuito di circa 500mila tonnellate il conferimento all’anno di rifiuti indifferenziati in discarica. Nel giro di due anni siamo passati da un trattamento medio giornaliero di 4.937 tonnellate a 3.539 di quest’anno 2019, sulla base di una percentuale di crescita costante della differenziata. Infatti, tra il 2015 e il 2017 la percentuale di raccolta differenziata è passata dal 12,8 per cento al 22 per cento. Il governo Musumeci nel giro di un anno ha raggiunto adesso quota 31,3 per cento, e il dato continua progressivamente a crescere mese dopo mese”. Poi, in riferimento alla carenza di impianti pubblici dove smaltire i rifiuti, l’assessore Pierobon ammette i ritardi però è ottimista, e afferma: “Bisogna realizzare nuovi impianti, in particolar modo per il trattamento dell’umido, ed è quello che stiamo facendo. Nel 2018 l’incidenza dell’impiantistica pubblica nel sistema dei rifiuti era dell’8,15 per cento contro il 91,85 dei privati. Nel 2019 il dato passerà al 31,64 per cento del pubblico contro il 68,36 per cento del privato e così via, fino a un progressivo riequilibrio tra pubblico e privato. Il primo luglio scorso ha riaperto l’impianto pubblico di Enna. Entro l’anno, secondo il cronoprogramma fornito dai tecnici, riaprirà quello pubblico di Vittoria. Stiamo lavorando per definire la progettazione di altri impianti pubblici in tutte le province, alcuni dei quali già finanziati in giunta come quelli di Calatafimi-Segesta, Ravanusa e Sciacca per i quali siamo già nella fase di progettazione”.

 Angelo Ruoppolo (Teleacras)