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Ad Agrigento al palazzo di giustizia la pubblico ministero Sara Varazi, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 anni e 6 mesi di carcere ciascuno a carico di Domenico De Battista e Agostino Famularo, entrambi di 23 anni, di Lampedusa, imputati di una presunta violenta aggressione, il 18 settembre del 2011, a danno di un poliziotto, che ha subito lo spappolamento della milza ed un conseguente impegnativo intervento chirurgico. I due, difesi dall’avvocato Arnaldo Faro, rispondono di lesioni personali gravissime. Il poliziotto è parte civile tramite l’avvocato Emanuele Dalli Cardillo.

E’ risultato positivo all’alcol test e anche al test sull’assunzione di droga il conducente del Suv che ieri sera ha investito due ragazzini seduti sul marciapiede di casa a Vittoria, in provincia di Ragusa, in via 4 aprile. L’uomo, Rosario Greco, 34 anni, con precedenti penali, è stato arrestato per omicidio stradale. Uno dei due ragazzini, Alessio D’Antonio, 11 anni compiuti nel mese di maggio, è morto sul colpo. L’altro, Simone, coetaneo, primo cugino, non ha più le gambe, è stato ricoverato, intubato, al “Guzzardi” di Vittoria prima di essere trasferito nel reparto di Rianimazione pediatrico di Messina dove in nottata è stato sottoposto un delicato intervento chirurgico. E’ in gravissime condizioni. Greco è fuggito senza prestare soccorso. Poi si è costituito in Commissariato.

Ieri in Consiglio comunale si è svolta l’ennesima farsa. La presunta maggioranza, gonfiata dalla terra di mezzo, non è riuscita a raggiungere per ben 2 volte il numero legale e a far cominciare la seduta sulle direttive generali del PRG. Tutto ciò dopo aver chiesto il rinvio ma soprattutto dopo aver contestato, la scorsa settimana,  all’opposizione di aver abbandonato l’aula, criticando un atto politico volto a misurare i numeri degli arroganti firettiani.

In pratica la rude richiesta presentata in aula è quella della ratifica supina dei vari punti proposti dalla Giunta senza colpo ferire, senza fiatare né battere ciglio altrimenti si viene investiti da puro livore e ridicole e bambinesche schermaglie che fanno perdere la voglia di andare ad occupare gli scranni.

Sempre più Consiglieri agiscono svogliatamente e disertano le sedute.  Anche gli eccitati firettiani, ansiosi di recitare al più presto il loro si e andare via non sono disposti a restare seduti a lungo e qualche pettegolo sussurra che affrontino le poche ore di consiglio giocando con il cellulare.

Questa amministrazione sta sfiancando la città ma anche i consiglieri con le sue ottuse pretese e gli atti di prepotenza. Dopo un’ora di niente si è tornati a casa e oggi si riconvoca con numero legale più basso ma è venerdì, è estate, è San Calogero e magari si rinvierà ancora l’esercizio della democrazia. Al prossimo anno più probabilmente, quando questa amministrazione (forse) non ci sarà più.

Come prevedibile, l’isola ecologica di prossimità, allestita nella frazione di Zingarello, a sud est di Agrigento, dopo solo 12 ore è stata trasformata in una maxi discarica. In proposito interviene il coordinatore dell’associazione ambientalista “MareAmico”, Claudio Lombardo, che ha diffuso un video testimonianza e afferma: “La scelta scellerata di posizionare i cassonetti a Zingarello ha prodotto in meno di 12 ore una gigantesca discarica. In poche ore abbiamo buttato al vento 1 anno di esperienza positiva della raccolta differenziata porta a porta. E’ una scelta folle. Presto sarà promossa un’azione legale da parte dei cittadini che subiscono questo disservizio”.

La scelta scellerata di posizionare i cassonetti a Zingarello ha prodotto in meno di 12 ore una gigantesca discarica.In poche ore abbiamo buttato al vento 1 anno di esperienza positiva della raccolta differenziata porta a porta…UNA SOLUZIONE FOLLE!!!

Pubblicato da Claudio Lombardo su Giovedì 11 luglio 2019

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di vertici ed affiliati delle famiglie mafiose di “Cosa Nostra” di Licata (Ag) e Campobello di Licata (Ag). L’operazione, eseguita su input della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice Assedio, fa seguito all’indagine che, il 19 giugno scorso, aveva già fatto scattare 7 fermi di indiziato di delitto per associazione mafiosa armata.

Nuovamente arrestato a Licata l’ex consigliere comunale Giuseppe Scozzari, 47 anni finito nella rete di nel blitz antimafia “Assedio”,  lo scorso 19 giugno.  Scozzari, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

A riportare agli arresti (domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico) è stato ieri il Gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato (come riporta il quotidiano La Sicilia nell’edizione di oggi).

Il Gip ha anche disposto il ritorno in carcere Raimondo Semprevivo, 46 anni di Licata (era ai domiciliari) e la conferma dell’arresto in carcere di Angelo Occhipinti, 64 anni di Licata, inteso “piscimoddru”, considerato il capo della famiglia mafiosa di Licata; Vincenzo Bellavia, 34 anni di Licata considerato membro della locale famiglia;  Giuseppe Puleri, 40 anni di Campobello di Licata, considerato autorevole esponente del clan di Campobello di Licata; Angelo Graci, 32 anni di Licata, ritenuto dagli inquirenti uno dei più stretti collaboratori di Angelo Occhipinti; Giuseppe Salvatore Spiteri, 46 anni di Licata, considerato membro del clan di Occhipinti.

Il consigliere Scozzari è tornato agli arresti, dopo che la scorsa settimana il Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto ne aveva disposto la scarcerazione per mancanza di gravi indizi.

Le indagini, svolte dai carabinieri del Nucleo operative di Agrigento  e dai militari di Licata avrebbero permesso di sgominare, individuando boss e gregari, le “famiglie” di Licata e Campobello di Licata.

All’Ospedale di Villa Sofia a Palermo, un intervento di particolare complessità e delicatezza, con una ricostruzione per via endocranica e transorbitotemporale, salva la vita ad bambino di 11 anni proveniente dal Pronto soccorso di Sciacca, vittima di un grave incidente con la bicicletta.

Tutto è avvenuto ieri nel nosocomio palermitano quando è arrivato il minore con un gravissimo trauma cranio facciale con fratture dalle ossa frontali, temporali e facciali fino alla base del cranio, coinvolgimento della massa cerebrale e un quadro complicato da una emorragia extra durale ed esposizione del parenchima cerebrale con grave rischio di meningite.

Il Trauma Center lo ha accolto per una prima stabilizzazione dei parametri vitali, coordinata dal Direttore Antonio Iacono, e da lì è subito scattata la fase operativa che ha coinvolto le Unità operative di Chirurgia Maxillo facciale e di Neurochirurgia, dirette da Dario Sajeva e Silvana Tumbiolo.

Il bambino è entrato in sala operatoria dove, entro 12 ore dal trauma, è stato sottoposto ad un delicato intervento di ricostruzione cranio facciale da parte di un’equipe multidisciplinare neurochirurgica e maxillo facciale, composta dai dr. Dario Sajeva, Silvana Tumbiolo e Marika Tutino.

L’intervento ha comportato una osteotomia tridimensionale trans – cranica del quadrante orbitario ed una sua stabilizzazione corretta. Fondamentale la tempestività, considerato che questi traumi hanno un timing di ricostruzione ristretto per via della rapidità di guarigione in posizione viziata dei legamenti lesi.

Stamane al Trauma Center il bambino è stato estubato, ed è in buone condizioni fisiche e cognitive.

“Oltre alla tempestività c’è da sottolineare – spiega il Direttore Generale Walter Messina – l’ottima sinergia di intenti e di operatività fra i diversi componenti del trauma team in un’ottica di gestione aggiornata e coordinata del trauma, che presso, l’Azienda Villa Sofia Cervello, fruisce della cultura introdotta da una realtà assistenziale unica in Sicilia come quella del Trauma Center”

Due incidenti stradali per fortuna senza gravi conseguenze stanotte a San Leone, lungo viale Le dune, poco dopo la prima traversa e lungo il viale alberato, sulla strada sottostante i templi.

Quest’ultiimo incidente (scontro tra auto) si è risolto dopo serie preoccupazioni e con l’intervento massiciccio di Vigili del fuoco giunti anche con le foto elettriche e polizia. Una persona è rimasta ferita edè stata trasportata in ospedale, al San Giovanni di Dio, dove si trova ora ricoverata per varie ferite sparse ma non in condizioni critiche.

Stessa sorte per un centauro che è stato soccorso e medicato sul posto nonostante sia anche giunta un’autoambulanza. Sul posto anche I carabinieri.

L’uomo, pare un finanziere, a bordo di uno scooter si è scontrato con altro scooter avendo la peggio.

Due cuginetti di 11 e 12 anni seduti sull’uscio di casa sono stati travolti da un’auto pirata lanciata a folle velocità in via 4 aprile, nel centro storico di Vittoria (Ragusa).

Uno Alessio D’Antonio di 11 anni è morto sul colpo e l’altro, ricoverato in gravissime condizioni nell’ospedale di Vittoria, sta per essere trasferito in elisoccorso a Catania. Le sue condizioni sono disperate. La scena che si è presentata ai soccorritori è stata raccapricciante: l’auto ha infatti tranciato gli arti inferiori di entrambi i bambini. Il conducente dell’auto, che subito dopo l’incidente si è dato alla fuga a piedi, era alla guida di una Jeep Renegade.

Gli agenti della Polizia di Stato lo hanno già individuate e fermato mentre si trovava a casa sua. L’investitore è un 34nne, Rosario Greco, pregiudicato per gravi reati, indagato per omicidio stradale: sarà sottoposto ad esami sull’assunzione di alcool e di droghe. I due passeggeri che erano con lui, e che come l’autista sono fuggiti dopo l’incidente, si sono presentati volontariamente in Questura spiegando di essere scappati per paura di essere aggrediti. La Squadra mobile sta valutando la loro posizione e potrebbero essere denunciati per omissione di soccorso. Sull’accaduto ha aperto un’inchiesta la Procura di Ragusa, che nelle prossime ore valuterà quali provvedimenti adottare.

Un testimone che ha assistito all’incidente è sotto choc: “Ai nostri occhi – ha dichiarato – si è presentata una scena agghiacciante perchè i due bambini sono stati letteralmente falciati e le loro gambe tranciate dall’auto”.

Il bambino ferito è in rianimazione nell’Ospedale di Vittoria; prima di trasferirlo a Catania i medici stanno provando a stabilizzarlo.

Tre persone di Favara sono state iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio nell’ambito dell’inchiesta, riaperta recentemente dalla Dda di Palermo, sul delitto del piccolo Stefano Pompeo assassinato  nel tratto di strada che da Favara conduce al Villaggio Mosè, il 22 aprile di 20 anni fa.

La svolta investigative è stata impressa dale dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati che già qualche anno fa aveva indicato agli inquirenti nomi dei presunti autori e movente.

Lo scrive La Sicilia nell’edizione di oggi spiegando che gli indagati sono le stesse persone indicate da Di Gati ossia Vincenzo Quaranta e I fratelli Pasquale e Gaspare Alba.

L’inchiesta è stata riavviata di recente dopo l’uscita di un docu-film di Gero Tedesco sulla morte del piccolo favarese e di un’inchiesta giornalistica del quotidiano catananese.

A firmare i provvedimenti è stato il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra che ha affidato l’indagine alla Squadra mobile di Agrigento guidata da Giovanni Minardi.

Con l’avviso di garanzia il pm ha anche disposto gli interrogatori delle persone indagate che dovrebbero tenersi nei prossimi giorni anche se uno dei tre ha già comunicato che non si sottoporrà all’esame.

Il vento di scirocco complice del fuoco divampato ovunque in Sicilia, spesso per mano dolosa. Arrestato un ex finanziere piromane. E’ solo il preludio di un’estate rovente.

Il vento di scirocco in Sicilia si è placato, e i violenti incendi divampati ovunque sono stati domati. Adesso è la volta della conta dei danni. Ed è solo il debutto, l’antipasto, di una estate caldissima e di altrettanti piatti infuocati. Sono trascorse giornate tra panico e paura, tra i villeggianti di San Vito Lo Capo in provincia di Trapani costretti ad evacuare un villaggio turistico, e poi nel Palermitano tra Alia, Monreale e la strada verso la discarica di Bellolampo, e poi a Catania dove le fiamme hanno imperversato al lungomare, al viale Kennedy ed alla Plaia, e i bagnanti si sono rifugiati in mare, sui gommoni e le motovedette di Vigili del fuoco e Guardia costiera, ed un pompiere è stato ricoverato al “Cannizzaro” vittima di un malore. Finanche all’aeroporto “Fontanarossa” sono stati sospesi i voli per quasi due ore, sette aerei prossimi all’atterraggio sono stati dirottati altrove, e dai canadair è stata gettata tanta acqua per spegnere le fiamme che hanno lambito le piste. E poi, la riserva “Saline” di Priolo, in provincia di Siracusa, è stata interamente distrutta dal fuoco, che ha bruciato i capannoni e le piante all’interno dell’area protetta. Sono in salvo gli uccelli tra cui i rinomati fenicotteri rosa. Ed i Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa hanno arrestato il presunto autore degli incendi a Priolo. E’ un ex militare della Guardia di Finanza, 62 anni, originario di Messina ma residente da anni a Siracusa. E’ stato sorpreso in prossimità ad uno dei roghi. Avrebbe usato un accendino per appiccare le fiamme subito divampate per l’elevata temperatura e le folate di vento caldo. L’ex finanziere è stato incarcerato. E a fronte della Trinacria arroventata dal fuoco, il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha commentato così: “Siamo in emergenza incendi. A determinarla non è solo l’eccezionale ondata di caldo ma, con molta probabilità, anche una criminale attività dolosa che stavolta nulla avrebbe a che vedere con la nota logica dei pascoli. Almeno questo ci riferiscono i nostri operatori mobilitati sul fronte del fuoco. Sullo sfondo di questa grave emergenza si evidenzia, lasciatemelo dire, la disarmante, carente attività preventiva di molti comuni e dei privati nel predisporre anzitempo, come la legge impone, i viali tagliafuoco nelle aree agricole o in quelle incolte. L’amara verità è che serve in Sicilia una nuova coscienza civica capace di coinvolgere tutti e far sentire ognuno responsabile nella prevenzione del rischio, per una concreta cultura dell’ambiente”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)